Commissione europea

Antitrust, UE e Microsoft. Recente apertura di Bruxelles alla casa di Redmond

Sulla pretesa violazione da parte di Microsoft, nel mercato europeo, delle norme regolanti il regime di concorrenza tra le imprese,  l’UE era intervenuta con vigore, temendo che la casa di Redmond potesse approfittare della posizione raggiunta sul mercato dal proprio sistema operativo per veicolare tramite esso il browser Internet Explorer, che si assesterebbe di fatto sul mercato non perché migliore rispetto ad altri browser concorrenti e a tal fine scelto dagli utenti, ma perché, essendo preinstallato, questi ultimi finirebbero per usarlo comunque.

Il rapporto tra browser e sistema operativo è stato pertanto oggetto di forti attenzioni da parte delle istituzioni comunitarie, nel timore che si potesse ripetere quanto tempo addietro avvenne per il mercato del music/video players.

Ora si apprende, da un comunicato dell’ANSA, che gli sforzi di adeguamento fatti dalla Microsoft per venire incontro alle esigenze manifestate dalal Commissione europea sarebbero tali da eliminare il rischio di abuso di posizione dominante.

Purtroppo non è possibile scorgere informazioni tecniche di maggior dettaglio dalla notizia diramata. Vedremo come si evolveranno le cose.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Antitrust, Windows e Internet Explorer. La decisione della Microsoft nelle more del procedimento per violazione della concorrenza nell’UE

Abbiamo seguito le tappe principali [cfr. 1234] del procedimento incardinato dalla Commissione europea nei confronti della Microsoft per la violazione delle norme sulla concorrenza.

Tali violanzioni sono state ravvisate nell’installazione nativa del browser Internet Explorer all’interno del sistema operativo Windows, approfittando in tal modo della larga diffusione del sistema operativo al fine di garantire la penetrazione nel mercato dei browser, a danno dei software di navigazione concorrenti.

Nell’ambito del procedimento antitrust, la Microsoft, dopo aver reso tecnicamente possibile, in fase di installazione del sistema operativo, la mancata installazione del browser mediante operazione di spunta [cfr. immagini] ha comunque reso le proprie osservazione agli addebiti sollevati a suo carico, seppur dopo taluni differimenti del termine inizialmente previsto per il deposito.

Il contenuto delle dichiarazioni della Microsoft, però, in una prima fase non è stato rivelato.

Solo recentemente si è potuto apprendere la decisione della Microsoft di commercializzare il sistema operativo Windows 7 senza il browser Internet Explorer preinstallato.

Come riferito da La Stampa, infatti, tutto ciò è

«per rispondere alle critiche delle autorità dell’Unione europea, che ritengono lesivo della concorrenza il comportamento finora tenuto dalla Microsoft di privilegiare il proprio programma di navigazione per il Web»,

anche se, riprende l’articolo citato,

«Dopo l’annuncio, la Commissione Ue ha ricordato che è ancora in corso la sua ricognizione sul comportamento della multinazionale del software.

Nel caso fosse riconosciuta ufficialmente la lesione della concorrenza non sarebbe sufficiente non dotare il sistema operativo di alcun navigatore Web, bensì occorrerebbe che Microsoft offrisse diverse alternative concrete, come i browser «alieni» Safari, Firefox, Chrome e Opera».

Vedremo come la Commissione europea concluderà il procedimento.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Antistrust sul caso Explorer. La risposta di Microsft alla Commissione europea

Dopo la proroga di una settimana, è venuta in scadenza il termine concesso alla Microsoft per replicare, con proprie memorie, alle accuse di violazione delle norme sulla concorrenza in relazione alla presenza del proprio browser Internet Explorer nel sistema operativo Windows, che di fatto esclude dal mercato i browser concorrenti [si vedano, per approfondimenti, questi post: 123].

Con un comunicato del 29 aprile 2009 la Microsoft, il cui contenuto è riportato in un articolo pubblicato su Wall Street Italia, ha dato conferma di aver presentato una risposta formale alle contestazioni avanzate dalla Commissione europea.

Precisa tale articolo che

«Il gruppo di Redmond può anche chiedere di ottenere un’audizione prima che i funzionari europei prendano una decisione finale che potrebbe costare all’azienda un’ammenda pari al 10% dei suoi ricavi globali annuali. (…)»

Peraltro, come è stato precisato da altra fonte,

«Il contenuto della deposizione scritta della compagnia americana non è stato rivelato»

Sarà interessante conoscere le motivazioni, su cui avremo modo di riflettere.

Fabio Bravo

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