COdici di autoregolamentazione

Nuove regole per il controllo di Internet. I codici di autoregolamentazione dei providers

In un mio saggio dal titolo “Codici deontologici nel settore informatico” (pubblicato per la Giuffrè nel 2006 uniamente alle altre relazioni del Convegno “Codici deontologici e autonomia privata”, svoltosi presso la sede del Consiglio Nazionale Forense), incentravo l’attenzione sul tema dei codici di autoregolamentazione in ambito informatico.

Oggi il tema viene alla ribalta in ambito nazionale, a seguito dell’annuncio di nuove norme di controllo della Rete, diffuso dal Ministro Maroni sulla spinta emotiva dell’aggressione a Silvio Berlusconi da parte di Massimo Tartaglia.

Ricorderete che il Ministro Maroni aveva dapprima dichiarato che era allo studio un decreto legge, poi aveva mitigato l’intenzione dichiarando di voler procedere con discussione parlamentare tramite la presentazione di un più ragionato disegno di legge, non istitutivo di nuovi reati, che demandava alla magistratura le modalità di accertamento e repressione dei reati ravvisabili. Tuttavia, negli intenti, sembrava che si sarebbero dovute rafforzare le possibilità di intervento per la chiusura forzata delle pagine web contenenti i pretesi illeciti, senza badare al fatto che gli strumenti giuridici in realtà già esistono, compreso l’ipotesi del sequestro.

In una esternazione recente, però, il Ministro Maroni ha annunciato di voler far leva sui codici di autoregolamentazione, in grado di coinvolgere attivamente le parti interessate (i providers primi tra tutti), al fine di ottenere la loro collaborazione per giungere al risultato auspicato.

In un articolo di Alessio Balbi per la Repubblica (“Web e reati, no a nuove leggi. Verso un codice di autoregolamentazione“) viene precisato che:

Non si faranno nuove leggi contro chi istiga alla violenza o commette reati gravi su internet. Saranno invece i fornitori di servizi a dotarsi di un codice di autoregolamentazione per arginare minacce e insulti sul web. E’ il risultato dell’incontro al Viminale tra il ministro dell’Interno Maroni e i rappresentanti dei social network, incontro cui ha preso parte anche il responsabile delle politiche europee di Facebook, Richard Allan.

(…)

L’incontro, a cui sono stati invitati anche rappresentanti delle società che forniscono connettività e servizi internet e i rappresentanti delle associazioni di categoria, si era reso necessario dopo l’aggressione al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo scorso 13 dicembre. Alcuni esponenti della maggioranza di governo avevano individuato in internet la causa del clima di violenza che avrebbe portato all’attacco. Il presidente del Senato Renato Schifani aveva paragonato i social network, in particolare Facebook, ai gruppi extraparlamentari degli anni Settanta e lo stesso Maroni aveva ipotizzato l’introduzione di filtri per limitare l’accesso a contenuti controversi. Parole che avevano immediatamente scatenato la reazione di blogger e associazioni per le libertà in rete.

Il tema è molto delicato.

Infatti i codici di autoregolamentazione nel settore informatico possono portare al rischio che, tramite un’azione unilaterale del provider sulle spinte di più severe azioni di intervento da parte del governo o del parlamento, si finisca per incidere pesantemente sui diritti fondamentali degli utenti, compreso quello di manifestazione del pensiero.

Il rischio è che sia il settore industriale, dietro le pressioni del governo, a fare da filtro unilaterale (oserei dire da “valvola”, come meglio sostenuto nel saggio a mia firma richiamato in apertura di questo post) all’autonomia ed alla libertà individuali.

Un tipico esempio sono i gruppi su Facebook, che possono essere rimossi unilateralmente dalla società che gestisce il social network.

Un altro esempio potrebbe venire dall’eventuale apposizione di filtri alla navigazione da parte di società che gestiscono motori di ricerca o addirittura la connettività alla Rete.

Occorre che i codici di autoregolamentazione da emanare in questa materia vengano redatti in maniera molto oculata.

Sarebbe interessante se si potesse procedere, anche da parte del mondo industriale (immagino realtà sensibili come l’Associazione Italiana Internet Providers – AIIP) ad una pubblica consultazione capace di raccogliere anche le idee degli utenti o degli esperti di settore, prima di giungere alla redazione della bozza del codice di autoregolamentazione.

Gli strumenti non mancano, incluso il software gratuito di tipo “open source” licenziato in EUPL  (European Union Public Licence), denominato IPM – Interactive Policy Making, dedicato ai sondaggi ed alle consultazioni pubbliche in tempo reale. 

La consultazione del mondo industriale con gli esperti di settore e con il popolo della rete è molto importante nella selezione delle scelte per la redazione del codice di auoregolamentazione, in vista delle tape che scandiscono il dialogo con il governo.

V’è da riordare infatti che, come riportato da Balbi nell’articolo citato, il dialolo tra i providers ed il governo è già scandito:

“Ci siamo impegnati ad elaborare delle proposte e a costituire un tavolo con tutti i soggetti che sono intervenuti”, ha spiegato Maroni al termine del vertice. “Abbiamo avuto un incontro molto produttivo con il ministro”, ha detto Allan a Repubblica.it. “Valutiamo positivamente gli sforzi di industria e governo per lavorare insieme”.

Il tavolo sarà riconvocato a metà gennaio per discutere delle idee nel frattempo elaborate.

 L’evoluzione mi sembra interessante. Occorrerà verificare se, contenuti dei codici alla mano, si riesca o meno a colgiere effettivamente l’occasione per sperimentare un percorso positivo di “autonormazione” da parte degli internet service providers, su un tema che tocca da vicino il loro ruolo e le loro responsabilità, da un lato, e le libertà fondamentali degli utenti, dall’altro lato.

L’autoregolamentazione attraverso i codici di settore, se usati in maniera accorta, potrebbero portare ad un buon punto di equilibrio nel contemperamento delle opposte esigenze.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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