Chip

Arti bionici: dalla ricerca alla vita quotidiana. Problemi applicativi e responsabilità tra biotecnologie, bioetica e diritto

Ricorderete gli esperimenti cibernetici di Kevin Warwick, con il progetto “Cyborg”, che si era fatto impiantare un chip sotto pelle e, collegato con le proprie terminazioni nervose, era riuscito, tramite il pensiero, a comandare un bracio meccanico ed a spostare una sedia a rotelle.

Accanto a queste invezioni vi sono due percorsi: da una parte si tenta di aiutare nelle difficoltà quotidiane chi deve fare i conti con delle menomazioni fisiche; dall’altra parte v’è anche chi ipotizza la nascita dell’uomo bionico, come una sorta di evoluzione rispetto all’uomo normodotato. Con le nuove tecnologie, infatti, per la prima volta le applicazioni artificiali di tipo cibernetico possono portare veramente all’avvento dei cyborg, in parte uomoni e in parte robot, in grado di avere prestazioni superiori rispetto all’uomo senza ibridazioni robotiche.

Insomma, l’ibridazione uomo-macchina è realtà e può consentire, invero, una vista ed un udito migliori, una velocità di corsa superiore, una forza maggiore e così via, a seconda della tecnologia di cui si fa uso.

C’è chi ipotizza come normale il fatto che persone priva di handicap e di disfuzioni possano ricorrere volontariamente all’ibridazione con macchine, per diventare volontariamente cyborg o super-uomini, dotandosi di super-poteri.

C’è anche chi, proseguendo su questa scia, pensa che l’uomo ibridato sia destinato a sostituire l’uomo non ibridato, nella linea evolutiva, per cui quest’ultimo, in buona sostanza, sarebbe una specie non evoluta del primo. L’uomo ibridato, divenuto cyborg per scelta o per necessità, sarebbe in questo senso un soggetto superiore, dominante, rispetto a chi non sarà disposto ad ibridarsi.

Warwick ipotizzava che presto il sistema consentirà, ad esempio, di guidare un’automobile con la sola forza del pensiero.

Un recente fatto di cronaca, purtroppo tragico, segna l’evidenza di come le visioni che appaiono fantascientifiche siano più reali di quanto non si possa pensare.

Un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma di Elmar Burchia, dal titolo “Muore in un incidente il primo uomo con arto bionico adatto alla guida“, si sofferma sul caso di

Christian Kandlbauer, un ragazzo austriaco di 22 anni al quale furono amputate entrambe le braccia (…)

Precisando che

è stato (…) il primo paziente europeo a ricevere un arto bionico comandato direttamente dal cervello.

Si tratta di speciali protesi tecnologiche, con ibridazione uono-macchina:

il suo arto sinistro era un robot metallico con tanto di cavi, microchip e caricabatteria. La protesi super-tecnologica da diversi milioni di euro imitava in modo stupefacente un arto naturale. Con quel braccio bionico guidato dal pensiero, un prodigio della tecnica, il giovane aveva ritrovato un’esistenza normale: aveva ricominciato a lavorare e guidare.

Ed ancora:

i medici della Technische Universität di Graz assieme agli ingegneri della società Otto Bock, specializzata in tecnologia medica, gli applicarono due speciali protesi.

Il dato soprendente, che distingue l’ibridazione uomo-macchina dalle altre protesi non cibernetiche risulta proprio nell’interazione tra sistema nervoso, impulsi cerebrali e animazione della protesi, con possibilità di innescare flussi non solo in uscita (cervello-terminazioni nervose-chip-braccio robotico), al fine di comandare il movimento della protesi attraverso gli impulsi cerebrali, ma anche in entrata (braccio robotico, chip, terminazioni nervose, cervello), al fine di restituire al soggetto la percezione del movimento.

Così prosegue l’articolo:

Con il braccio sinistro riusciva di nuovo a sentire; l’arto bionico era anche in grado di riconoscere la volontà del soggetto ed eseguire gli ordini motori del cervello in tempo reale.

L’avvento della cibernetica e l’ibridazione uomo-macchina, che rende l’uomo un cyborg, porta anche problemi giuridici di non poco conto.

Tra questi v’è anche il profilo delle responsabilità per i disfunzionamenti dei risultati dell’ibridazione.

Il giovane con il braccio bionico comandato dal cervello, che era riuscito a superare l’esame per il rilascio della patente con l’arto artificiale, purtroppo ha avuto martedì scorso un incidente con la propria automobile, perdendo la vita.

Nell’articolo si precisa che

La polizia stradale ha spiegato che è impossibile affermare se l’incidente sia stato causato da un problema di controllo degli arti artificiali del giovane.

La vicenda fa però comprendere le seguenti cose:

a) l’avvento dei cyborg non è finzione filmica, non è fantascienza cinematografica, ma è realtà;

b) la reale presenza di cyborg deve farci riflettere sulle questioni bioetiche connesse all’ibridazione uomo-macchina, anche in ragione alle teorie, discusse, che intravedono nel ricorso volontario alle tecnologie ibridanti (cyborg per scelta) il nuovo anello della catena evolutiva umana, destinato a soppiantare quello attuale. Possono apparire distanti, ma il progresso scientifico e tecnologico galoppante porteranno presto, forse nei prossimi decenni, a paventare come serio il rischio connesso ad ideologie inneggianti a razze o specie superiori;

c) la reale presenza dei fenomeni ibridativi uomo-macchina (cyborg) deve farci riflettere anche sui problemi giuridici connessi al funzionamento o al disfunzionamento di queste nuove tecnologie ed al regime giuridico di responsabilità per danni arrecati ai soggetti ibridati, ai prossimi congiunti ed a soggetti terzi.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Ibridazioni uomo-macchina. Ancora sul dialogo tra chip e neuroni (l'attenzione del mondo industriale: Intel e Toyota)

Su La Stampa è apparso un articolo dal titolo “Chip nei neuroni per comandare computer e TV“, in cui vengono dipinte come fossero una novità la ricerce di Intel e, poi, di Toyota.

Si legge nell’articolo, infatti, che

Lo scenario da fantascienza si apre grazie alle ricerche che sta compiendo la Intel. L’azienda elettronica americana sta studiando di impiantare nel cervello umano un chip capace di trasformare le onde del nostro cervello in impulsi elettrici per dialogare con le apparecchiature elettroniche.

Ancora, nel medesimo articolo viene altresì riportato che 

Nei laboratori Toyota, gli scienziati hanno realizzato un modello di sedia a rotelle che viene controllata direttamente con il cervello.

Come fatto presente in altri post su questo blog, le ricerche sull’ibridazione uomo-macchina, sulla possibilità di comandare  apparecchi elettronici, mano robotiche e sedie a rotelle (ed in futuro anche automobili) mediante impulsi cerebrali non rappresentano una novità assoluta, ma sono il frutto di un’attività che impegna da tempo illustri esponenti del mondo accademico, tra cui, sicuramente il più noto, Kevin Warwick, Professore di Cibernetica all’Università di Reading (cfr. il progetto “Cyborg 1.0″ del 1998 e “Cyborg 2.0″ del 2002)

L’articolo de La Stampa è interessante perché ci rimarca come l’attenzione dell’industria (Intel, Toyota) sia destinata a rendere operante lo scenario finora realizzato nei laboratori delle università.

Non si tratta di fantascienza, ma di realtà non conosciuta ai più.

E’ importante ragionare su questi temi, illustrarli e pensare come affrontarli. Occorre anche in questo caso una convergenza interdisciplinare, in grado di analizzare e prevedere gli effetti sociali dell’introduzione di tali tecnologie, quando saranno su larga scala, per poi sindacare le soluzioni giuridiche con il supporto di tutte le scienze utili a comprendere quale tipo di modernizzazione vogliamo per la nostra società (mi riferisco all’etica, alla filosofia, alla sociologia e, ovviamente, alla politica ed al diritto). 

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Farmaci muniti di chip edibili, Internet e tracciamento dati corporei

chip edibile

Abbiamo dato rilievo, nel precedente post, alle innovazioni più significative del 2008.

 Voglio riprendere il tema dei chip commestibili (o edibili) introdotti per le applicazioni mediche-farmacologiche.

La Proteus Biomedical ha realizzato un sistema che, schematizzando e semplificando, funziona così:

1) la pasticca da ingerire, contenente il prodotto farmaceutico (medicina), contiene un microchip quadrato di appena 1 mm. per lato;

2) il chip, da ingerire insieme alla medicina, è fatto con sostanze tali da renderlo «commestibile»;

3) il chip ingerito rileva, con un tracciamento costante, tutti i dati relativi alle risposte del soggetto al farmaco ingerito (tra cui: pressione del sangue, ritmi respiratori, angolo del corpo per determinare la posizione eretta o supina, etc.);

4) i dati rilevati costantemente dal chip vengono «catturati» da un ulteriore dispositivo, a forma di cerotto, che si colloca sulla pelle del paziente. Tale dispositivo serve ad amplificare il segnale del chip interno ed a trasmetterlo ad un ulteriore dispositivo di elaborazione e di comunicazione esterno al corpo;

5) i dati prelevati dal chip, inviati al dispositivo a forma di «cerotto» e da questo amplificati, vengono strasmessi via Bluetooth ad un sistema di memorizzazione on-line, che può elaborare le informazioni e controllare costantemente la risposta del paziente al prodotto farmaceutico ingerito ed avvertirlo, anche via sms, in caso di necessità o qualora debba riprendere il farmaco.

Sotto un profilo terapeutico l’innovazione è di forte impatto, soprattutto nei casi più gravi.

Le riposte al farmaco vengono constantemente monitorate e ciò consente di avere cura attimo dopo attimo dello stato di salute del paziente. Il sistema, poi, è in grado di interagire con il paziente, ad esempio nel ricordargli via sms (o con altro eventuale sistema) l’assunzione del farmaco secondo la prescrizione medica o se deve interrompere o no l’assunzione del farmaco in relazione alle sue risposte corporee, previa consultazione del medico curante, ad esempio, oppure se deve variare il dosaggio (la posologia).

Il sistema, tuttavia, è di forte impatto anche per la protezione dei dati personali (privacy).

Ciò su cui va posta molta attenzione, infatti, è il fatto che:

1) il monitoraggio è costante e, pertanto, v’è un continuo trattamento di dati personali;

2) si tratti di dati attinenti alla salute e, pertanto, al trattamento occorre porre l’elevato grado di attenzione che la normativa in materia di protezione dei dati personali impone per tali dati;

3) oltre ai dati relativi allo stato di salute v’è la seria possibilità che il trattamento dei dati in questione dia ulteriori informazioni rispetto a quelle relative allo stato di salute ed alla risposta del paziente al farmaco (es. il monitoraggio costante dei ritmi respiratori, della pressione del sangue e dell’angolo del corpo lascia informazioni, per chi ha accesso ai dati, non solo sullo stato di veglia o di sonno del paziente, ma anche sulla sua attività sportiva e su quella sessuale, tanto per fare degli esempi. Poiché il monitoraggio è costante, possono essere in tal modo apprese abitudini e stili di vita del soggetto. Andrebbero adottati, in tal caso, sistemi crittografici per i dati tratati e di mascheramento dell’identità del soggetto, al fine di evitare, per chi non ha le relative autorizzazioni, di risalire all’identità del soggetto interessato);

4) le informazioni vengono trattate anche via Internet e/o via sms, o con altri sistemi di comunicaizone a distanza, e rese disponibili in un “online repository“. Occorre pertanto prestare molta attenzione al flusso dei dati e ai criteri di accesso.

Da questa fonte (“Wired”) riporto alcuni passaggi:

A biomedical company has created a system to embed tiny computers and sensors into drugs and link them to a cellphone or the internet in a bid to make the monitoring of drug efficacy foolproof.

(…)

“We are enabling intelligent medicine by adding sensors to existing therapies so it can be personalized to every individual on a cost-effective basis,” says George Savage, co-founder and chief medical officer of Proteus Biomedical.

(…)

Proteus’ product consists of two parts: an ingestible sensor chip and an external band-aid-like patch. The chips are just 1mm square and 200 microns thick and are attached to pills with a bio-compatible glue. When swallowed the chips send a signal to the patch. The patch has accelerometers and amplifiers to track heart rate, respiratory rate, temperature and body angle to determine if the patient is lying down or standing up.

That information is transmitted via Bluetooth to an online repository and can show how the body is responding to the drug, says Savage.

“This provides automated physiological data that gets uploaded with a time stamp to the internet,” he says. “So when physicians see a patient for a few minutes they know exactly what is going on.”

Anno 2008. La Top-ten delle innovazioni tecnologiche

Per comprendere la società dell’informazione (information society), occorre capire quali invenzioni tecnologiche vengono di volta in volta realizzate. Ce le riassume, per l’anno appena trascorso, la rivista americana «Wired», che ha dedicato un servizio alla top ten delle invenzioni hi-tech del 2008, indicata anche da fonti italiane.

Mi preme segnalare, tra le tante che vengono riportate, quelle relative a:

1) Chip commestibili

2) memorie «Memristor», destinate a soppiantare le RAM

Riporto di seguito la notizia sui Chip commestibili

«Ingerendo uno dei microchip prodotti dalla Proteus, si attiva nel paziente un sistema di controllo del corpo con valori come temperatura e battito cardiaco trasmessi a un cerotto collocato esternamente che invia i dati al computer o al cellulare e crea un database di monitoraggio. Utile per capire come ad esempio il corpo reagisce a una cura. E anche qui, le possibilità di sviluppo sono innumerevoli»

Quanto alle Memristor, invece, viene precisato che

«Non solo gli hard disk sono destinati all’oblio. Anche la Ram del computer potrebbe, entro un decennio, fare la stessa fine. Il memristor è ancora una tecnologia per gli addetti ai lavori ma già esistente, ed è una memoria dinamica che non abbandona le informazioni quando viene interrotta l’alimentazione. In poche parole, i computer potranno a breve ricordare tutto anche da spenti, senza più tempi di avvio, e con notevoli risparmi energetici. Con un contrappasso: la macchina diventa sempre più simile a un organismo vivente. E forse non è un male, come spesso invece racconta la fantascienza»

Sono segnali di una società che sta cambiando, ed anche rapidamente.

L’integrazione uomo-macchina, segnalata anche in altri post (come nel caso delle ricerche di Kevin Warwick, per esempio) porterà a nuovi sviluppi. Si parla già da molto tempo di post-umanesimo e ci ritorneremo su.

Il caso del chip commestibile, che esercita le proprie funzioni sul corpo umano quando è nel suo interno, aggiunge nuove possibilità allinterazione tra l’uomo ed il computer, anche al di là delle applicazioni in campo medico. Staremo a vedere quali ulteriori applicazioni verranno proposte nel corso del termpo.

Il caso delle memorie c.d. Memristor, invece, lascia grandi spazi di applicazione nel campo della robotica, che sta avendo applicazioni sempre più sofisticate. Avremo nel breve periodo uno scenario decisamente simile a quello che, chi si trova al di fuori dell’attività di ricerca scientifica, immagina possa rinvenirsi solo nei film di fantascienza, ma che in realtà è prossimo a venire (le applicazioni tecnologiche ci sono già, anche se in via prototipale).

Umanoidi ed altre applicazioni robotiche e cibernetiche segneranno la vita quotidiana di ciascuno di noi. La società ne uscirà presto stravolta.

Occorrerà prepararsi in tempo per affrontare temi che sono di grande impatto sotto il profilo culturale, sociale, economico e, non da ultimo, giuridico. Occorre sapere come affrontarli adeguatamente.

Nei prossimi post vi segnalerò come la ricerca scientifica nel settore tecnlogico produrrà a breve mutamenti sociali epocali, forse i più grandi tra tutti quelli con cui la società umana ha dovuto, finora, confrontarsi.

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