carte di credito

il database di 130 milioni di carte di credito "rubate". Victimless crime?

La Rete offre pregi ed espone difetti. Si sa.

Tra gli illeciti che vengono commessi, alcuni ci colpiscono perché sono particolarmente ripugnanti, come quelli relativi alla pedopornografia on-line, nell’ambito della quale l’emersione della tendenza pedofila mi sembra cedi il passo all’impresa criminale che, nel pedo-business, intercetta e strumentalizza la pedofilia per arricchirsi, a danno di piccole vittime destinate a portare segni indelebili per tutta la loro esistenza.

Vi sono però altri illeciti che non hanno un impatto così forte a livello emotivo fino quando non ci si sente colpiti, riscoprendosi in qualche modo vulnerabili, anche se alla fine, nell’ipotesi migliore, si può anche “cadere in piedi”, senza subire gli effetti del nocumento al patrimonio.

Eppure tali illeciti (dove la dimensione patrimoniale è totalizzante, giacché non si incide direttamente sul piano esistenziale di quanti ne subiscono gli effetti) hanno proporzioni enormi, gigantesche, impressionanti.

Il giro d’affari si comprende bene se si pensa che una delle ultime notizie relative alle frodi commesse su Internet tramite carte di credito, riferisce numeri davvero elevati: si parla dell’esistenza di un database o di un archivio con dati relativi a ben 130 milioni di carte di credito e relativi titolari.

Per comprendere bene il fenomeno suggerisco la lettura di un articolo, molto ben scritto, di Vittorio Zucconi per la Repubblica, dal titolo “La banda globale tradita dall’ingordigia“, a cui va tutto il pauso possibile. Contenuti interessanti e ben resi.  

Le riflessioni di Zucconi, a mio modesto avviso, vanno però riconsiderate criticamente solamente in un punto: quello in cui parla di “victimless crime”.

Infatti è vero che il sistema può anche essere in grado di assorbire la perdita e mantenersi stabile senza collassare, ma la perdita (ossia il danno ingente), benché recuperata in parte dagli introiti connessi alle linee di credito associate al rilascio delle carte di credito ed in parte da un sistema assicurativo volto ad ammortizzare gli effetti degli illeciti, costituisce pur sempre una perdita che esce da un portafoglio ed entra in un altro, facendo arricchire chi gli illeciti li commette e portando ad un corrispondente depauperamento di chi deve attrezzarsi per gestire i rischi di frode.

Tale traslazione di somme da u nportafoglio ad un altro non può che riverberarsi sul’intero sistema, portando ad un innalzamento dei costi degli utenti nei rapporti con gli istituti di credito, ad una diminuzione di utili per le società che gestiscono il credito con effetti anche sul valore delle azioni in mano ai singoli azionisti, che talvolta solo gli stessi riparmiatori.

V’è poi da considerare anche che gli illeciti relativi all’uso indebito o fraudolento di carte di credito portano al furto d’identità ed al trattamento illecito di dati personali del titolare della carta, che diventa vittima individuabile e certa di illeciti che dal piano econonico sconfinano su quello dei diritti fondamentali della persona.

In altre parole, non credo si possa parlare di victimless crime.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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