Carlo Vaccari

Open Source: l’ISTAT abbraccia la EUPL


EUPL.IT - Sito italiano interamente dedicato alla EUPL

Su EUPL.IT ho dedicato attenzione all’introduzione della EUPL nel software usato dall’ISTAT, segnalando una interessante presentazione di Carlo Vaccari (responsabile sviluppo software dell’ISTAT) in cui viene illustrato il processo di avvicinamento all’open source da parte della p.a. italiana, passando dall’iniziale diffidenza espressa ad un’apertura notevole.

La diffidenza iniziale sull’open source ha registrato il timore (espresso in un parere reso dalla Direzione Generale, da quanto ho capito precedente al 2007) che potesse ravvisarsi addirittura un danno erariale, per via dell’interpretazione restrittiva della legge sulla ragioneria generale dello Stato o, comunque, sulla ocntabilità pubblica.

Nel 2008, si legge nella significativa ed interessante pesentazione di Vaccari, la CONSIP esterna, in un appunto che non assurge al rango formale di parere, il timore sul rischio che la distribuzione in open source e, in particolare, la cessione del software a terzi possano integrare una violazione delle norme sulla contabilità pubblica nella parte in cui stabiliscono il divieto di cessione gratuita a terzi di un bene, il software, che viene considerato come mobile immateriale.

L’esternazione della CONSIP lascia a dire in vero un po’ perplessi, per via della specializzazione e della datazione recente delle predette dichiarazioni riportate da Vaccari, ma esprime bene il clima in cui l’open source si è fatto strada nella pubblica amministrazione italiana.

La cose per l’ISTAT , ma non solo, sembra siano cambiate con il parere favorevole della Commissione Cultura della Camera (Folena, Iodice), in cui correttamente si precisa che l’open source e la cessione del software tramite la sua distribuzione su sito Internet non integra alcuna violazione delle disposizioni normative sulla contabilità pubblica, in quanto non solo appare in linea con la volontà politica di ricorrere all’open source, ma giuridicamente il divieto di cessione a titolo gratuitonon viene a configurarsi perché lo stesso allude all’ipotesi in cui, cedendo un bene, la pubblica amministrazione se ne priva perdendo il corrispondente valore.

Ciò, ovviamente, non avviene in caso di distribuzione gratuita del software, ove la cessione a terzi non priva la pubblica amministrazione del bene in parola e dei diritti su di esso vantati.

Inoltre, come se ciò non  bastasse, viene riconosciuto che il business model dell’open source può portare ad un incremento dei livelli di efficienza della publica amministrazione ed a benefici che possono essere apprezzati anche come dei vantaggi economici.

L’approvazione della European Union Public Licence (EUPL) da parte della Commissione europea ha fornito, ovviamente, un contributo notevole anche per superare ogni remora nelle scelte del software di tipo open source nel settore pubblico.

Per chi volesse approfondire il tema dell’open source e pubblica amministrazione rimando ai risultati di un progetto di ricerca, esposti in diverse pubblicazioni scientifiche e sull’e-Book n. 4 dal titolo “Software “Open Source” e Pubblica Amministrazione (L’esperienza europea e quella italiana tra diritto d’autore, appalti pubblici e diritto dei contratti. La EUPL)“.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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