Carcere

Facebook, arresti domiciliari e violazione del divieto di comunicazione (Cass. Pen., sent. 37151 del 18 ottobre 2010)

Vi segnalo l’interessante sentenza della Corte di Cassazione, Sez. II Penale, del 18 ottobre 2010, n. 37151, inerente al divieto di comunicazione per chi è posto agli arresti domiciliari, ex art. 276, co. 1, c.p.p.:

La generica prescrizione di non comunicare con persone diverse dai familiari conviventi ex art. 276, co. 1, c.p.p. va intesa nell’accezione di divieto non solo di parlare con persone non della famiglia e non conviventi ma anche di entrare in contatto con altri soggetti dovendosi ritenere estesa, pur in assenza di prescrizioni dettagliate e specifiche, anche alle comunicazioni sia vocali che scritte attraverso internet.

L’uso di internet non può essere vietato tout court ove non si risolva con una comunicazione con terzi comunque attuata ma abbia solamente funzione conoscitiva o di ricerca senza entrare in contatto tramite il web con altre persone.

E’ una sentenza che può far discutere non poco.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it



Attivato e rimosso il falso profilo Facebook di Sabrina Misseri

Mi sembra sconcertante il caso dell’attivazione del falso profilo Facebook di Sabrina Misseri, riportato dall’ANSA.

Qualcuno avrebbe simulato l’identità della cugina di Sarah Scazzi, attualmente in stato di fermo e, a quanto illustrato dalla fonte sopra citata, in isolamento fino all’udienza di convanida del fermo innanzi al G.I.P.

Sulla pagina intitolata ’500mila fan uniti per trovare Sarah Scazzi’, che ha quasi 55mila iscritti, è comparso (e dopo meno di due ore è stato cancellato) perfino l’intervento di qualcuno che, dopo aver aperto un nuovo profilo, si presentava proprio come Sabrina Misseri e sosteneva di scrivere dal carcere, anche se il fatto che la ragazza sia in isolamento porta ad escludere che ciò sia possibile.

“Io non sono malata – si leggeva nel messaggio di cui è impossibile stabilire con certezza la reale provenienza – ho dovuto farlo per salvare mio padre che non l’ha mai toccata mia cugina! Siamo solo vittime, non capite che se lo meritava?!”.

E ancora: “Mia cugina accusava ingiustamente mio padre! Lui non l’ha mai toccata lo giuro!”.

Rispondendo ai moltissimi commenti di quanti si sono subito chiesti come mai la presunta ‘Sabrina’ potesse scrivere dal carcere, la risposta è stata: “In carcere ci danno la possibilità di comunicare. Io sono in stato di fermo fino al processo e non condannata!”.

Ancora:

E poi, in un altro post, si leggeva: “Ho aperto questo nuovo profilo per difendermi. Nessuno di voi può capire. Credetemi, ho dovuto difendere me stessa e mio padre da colei che voleva la nostra rovina, perdonatemi se potete”.

Parole che hanno provocato commenti infuriati sulla rete. In realtà, risulta che Sabrina Misseri sia in isolamento nel carcere di Taranto (e cioè che non possa comunicare in alcun modo con l’esterno) almeno fino a domani quando si terrà davanti al Gip l’udienza per la convalida del fermo.

Inoltre, il messaggio di stamattina è stato inviato da un Iphone e non risulta che Sabrina l’avesse, tanto meno che possa averlo portato in carcere.

Infine, le foto inserite nel nuovo profilo sono quelle in circolazione da giorni e la pagina di Facebook in questione è già stata usata nei giorni scorsi da mitomani per suscitare attenzioni morbose, ad esempio quando è stata pubblicata una foto falsa del cadavere di Sarah.

Va tenuto presente che:

a) tecnicamente è relativamente facile risalire all’identità del soggetto che ha posto in essere tale condotta, salvo l’uso di accorgimenti tecnici volti ad anonimizzare la navigazione in rete o, come in caso di utilizzo di server proxy, a far apparire un ip diverso da quello effettivamente usato;

b) la condotta, ove effettivamente sia stata posta in essere da un soggetto diverso da Sabrina Misseri, potrebbe ricadere nel reato previsto e punito dall’art. 494 c.p., rubricato “Sostituzione di persona”:

Art. 494 Codice Penale – Sotituzione di persona

Chiunque al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici è punito se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno.

I profili fake di Facebook sono piuttosto frequenti.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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