Avvocati

Sul business intorno all’omicidio di Sarah Scazzi e i rapporti tra giornalismo, programmi TV, avvocati, consulenti e parti interessate. L’intervento del Garante per la privacy, quello del consiglio dell’ordine degli avvocati e quello della procura

In un articolo di Repubblica si legge:

Da ieri sul business nato attorno all’omicidio di Sarah Scazzi ci sono soprattutto tre inchieste.

Il Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, ha chiesto (dopo un esposto del Codacons) spiegazioni a Rai, Rti Mediaset, Sky e Telecom sulla diffusione dei verbali e dei file audio degli interrogatori dei protagonisti del giallo.

Il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, ha invece aperto un fascicolo per fuga di notizie e ricettazione di atti giudiziari.

L’Ordine degli avvocati, infine, oggi ascolterà i tre legali coinvolti della vicenda cercando di capire se davvero siano stati violati i principi deontologici nella gestione di questo caso.

I problemi sono diversi.

Per quanto riguarda la Procura,  il problema è quello di valutare eventuali ipotesi di reato in relazione alla dovulgazione di atti di indagine e giudiziari coperti da segreto.  Si pensi all’audio degli interrogatori, messo on-line  a pochi giorni da quando era stato reso.

Altra questione attiene al diritto alla protezione dei dati personali dei soggetti coinvolti dal fenomeno mediatico, dato che non tutto ciò che è passato in onda o messo nero su bianco sembra possa rientrare nei limiti dell’interesse pubblico alla notizia, tanto per fare un esempio. L’attaccamento morboso a stati d’animo, a particolari inutili e ai colpi di scena sembra aver oltrepassato il limite dell’informazione e aver consegnato all’opinione pubblica assetata di reality show il reality show più triste e più drammatico che si potesse avere. Vedremo le deduzioni del Garante, che intanto è entrato in fase istruttoria.

Vi sono poi le posizioni dei familiari di Sarah Scazzi, dei consulenti e degli avvocati.

Con riferimento a questi ultimi, la discussione atteiene ai possibili illeciti disciplinari che riguarderebbero eventuali violazione al codice deontologico forense, il cui accertamento è di competenza dell’Ordine degli Avvocati di appartenenza.

Nell’articolo citato si trova scritto:

C’è il consulente che chiede ottomila euro per le fotografie del garage dell’orrore. L’avvocato che ne pretende qualche migliaio per essere ospite in televisione. C’è anche l’ex portavoce delle famiglie Scazzi e Misseri che racconta di cifre a quattro zeri pagate per avere interviste, diari e video in esclusiva.

(…)

E proprio da un avvocato, Daniele Galloppa, difensore di Michele Misseri, parte un’inchiesta di RepubblicaTv sul mercato nato ad Avetrana. “Sì – confessa Galoppa ripreso con un telecamera nascosta – mi sono fatto pagare per andare in televisione. Qual è il problema? Lo fanno tutti, non capisco perché non dovrei farlo anche io: alcune trasmissioni pagano, è vero, ma bisogna saperci fare”. Per lui nessun problema di deontologia professionale. “Io sono un professionista – ribatte Galloppa, che oggi dovrà rispondere all’Ordine del comportamento tenuto con la stampa, insieme con i colleghi Vito Russo ed Emilia Velletri – e quella in fin dei conti è una prestazione. Per stare in tv perdo ore di lavoro: se vengo chiamato come ospite esperto, posso essere pagato. Sono tranquillo”. Galloppa non dice quanto incassa, anche se nell’ambiente si parla di cifre intorno ai tremila euro. Certo non si può dire che non ami la televisione: l’avvocato è presenza fissa di Quarto Grado (Rete 4, è ospite il 10, il 15 e il 22 ottobre), ma ha partecipato anche a l’Arena di Domenica in, Matrix,  Mattino cinque, la Vita in diretta.

(…)

Qui mi sorge un dubbio perché si noti, per ironia della sorte, l’uso della telecamera nascosta, di per sè lecito in ambito giornalistico, avviene per acquisire gratuitamente un’intervista ad un professionista che dichiara di farsi pagare per rilasciarle.

Per capire meglio su cosa sta riflettendo l’Ordine degli Avvocati, trascrivo l’articolo 18 del Codice deontologico forense, relativo ai rapporti con la stampa e gli altri mezzi di diffusione:

ART. 18. – Rapporti con la stampa.

Nei rapporti con la stampa e con gli altri mezzi di diffusione l’avvocato deve ispirarsi a criteri di equilibrio e misura nel rilasciare interviste, per il rispetto dei doveri di discrezione e riservatezza.

I. Il difensore, con il consenso del proprio assistito e nell’esclusivo interesse dello stesso, può fornire agli organi di informazione e di stampa notizie che non siano coperte dal segreto di indagine.

II. In ogni caso, nei rapporti con gli organi di informazione e con gli altri mezzi di diffusione, è fatto divieto all’avvocato di enfatizzare la propria capacità professionale, di spendere il nome dei propri clienti, di sollecitare articoli di stampa o interviste sia su organi di informazione sia su altri mezzi di diffusione; è fatto divieto altresì di convocare conferenze stampa fatte salve le esigenze di difesa del cliente.

III. E’ consentito all’avvocato, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza, di tenere o curare rubriche fisse su organi di stampa con l’indicazione del proprio nome e di partecipare a rubriche fisse televisive o radiofoniche.

Il problema, forse, potrebbe risiedere proprio nel parametro dato dall’interesse esclusivo del cliente, giacché accettare la restribuzione potrebbe indurre taluno a ritenere che l’interesse non sia esclusivamente quello del cliente, ma anche il proprio.

Il caso è interessante, perché vale a delineare i limiti nei rapporti tra avvocati e stampa, almeno quando il difensore compare in sede giornalistica per riferire sul caso per il quale ha ricevuto il mandato professionale e, si noti, viene già pagato dal proprio cliente.

Ove l’intervista avvenga però per esigenze difensive e con il consenso del cliente, il difensore ha il diritto di farsi pagare dal cliente per l’attività prestata anche in sede giornalistica. Tuttavia, ove sia la testata giornalistica a corrispondere i compensi o, per ipotesi, la società che gestisce la raccolta pubblicitaria delle trasmissioni in cui l’intervista appaia, qualche problema interpretativo potrebbe porsi, a meno che non si voglia ammettere che il terzo stia adempiendo la prestazione economica a cui sarebbe tenuto il cliente dell’avvocato, ad esempio per il meccanismo delineato dall’art. 1180 c.c. (“Adempimento del terzo”), secondo cui

“L’obbligazione può essere adempiuta da un terzo anche contro la volontà del creditore, se questi non ha interesse a che il debitore esegua personalmente la prestazione.

Tuttavia il creditore può rifiutare ‘adempimento offertogli dal terzo, se il debitore gli ha manifestato la sua opposizione”.

Esemplificando, è possibile immaginare uno scenario del genere:

a) un difensore compaia in programmi televisivi per esigenze difensive con il consenso del cliente e matura il diritto agli onorari professionali per tale attività;

b) tali onorari dovrebbero essere corrisposti dalla parte assistita e la prestazione, restribuita, viene posta in essere nell’interesse esclusivo della medesima, non potendo il compenso professionale costituire un ostacolo nel ravvisare l’esclusività dell’interesse per cui viene eseguita la prestazione professionale, giacché è la naturale controprestazione dell’attività svolta;

c) un terzo, in questo caso la testata giornalistica o l’emittente televisiva o la società che gestisce gli introiti pubblicitari decide di adempiere in proprio alla prestazione economica che grava in capo al cliente, ai sensi dell’art. 1180 c.c. sopra trascritto, con conseguente obbligo da parte del difensore di emettere la relativa parcella.

Così configurati i rapporti (salvo a valutare la congruità dei compensi in ragione dell’attività svolta che non potrebbe avere, come parametro, l’entità degli introiti incamerati dall’emittente televisiva o dalla testata giornalistica in relazione all’indice di ascolto o delle copie vendute) v’è illecito deontologico?

Diverse, invece, sono le posizioni degli altri soggetti.

Un po’ meno tranquillo sarà probabilmente il consulente tecnico dell’avvocato Russo: l’uomo, un ingegnere nominato per ricostruire il luogo del delitto, ha chiesto (all’insaputa degli avvocati, giurano loro) prima diecimila e poi ottomila euro all’inviato del Tg2, Valerio Cataldi per le foto del garage dell’orrore. Il giornalista ha registrato tutto e poi ha mandato in onda il servizio. Dopo mezz’ora è stato convocato in procura dal procuratore Sebastio e dall’aggiunto Pietro Argentina dove fino alle tre di notte ha raccontato quello che è accaduto. Dopodiché è scattata la perquisizione a casa del consulente, dove sono state trovate le fotografie proposte. Le stesse, tra l’altro, andate in onda in esclusiva qualche ora prima in un programma Mediaset.

(…)

“Anche Cosima e Sabrina sono state lautamente compensate”, si difende, accusando, l’avvocato Galoppa. E una conferma in questo senso arriva da un altro personaggio assai controverso, Valentino Castriota. Per 15 giorni, dopo la scomparsa di Sarah, funge da portavoce della famiglia. Poi viene allontanato proprio da Sabrina Misseri, con l’accusa di essere un “disturbatore televisivo”, modello Paolini. É Castriota però a convincere i calciatori del Lecce a scendere in campo con una maglietta per Sarah, su richiesta della famiglia. É Castriota che organizza la fiaccolata in paese. “Di offerte di denaro per interviste o materiale video esclusivo ne arrivavano tutti i giorni – racconta oggi – per il filmato del viaggio a Roma di Sarah e Sabrina sono arrivate proposte da quattromila euro, per i diari cifre superiori a diecimila euro. Quando non erano soldi, erano promesse di costosi regali” (…).

Vedremo l’esito delel inchieste.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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