attentati terroristici

La questione dei Body Scanner

E’ notizia recente che l’Italia ha deciso di adottare i body scanner per incrementare la sicurezza ed i controlli negli aereoporti, con l’idea di scongiurare il rischio di possibili attentati terroristici.

La questione è più delicata di quello che si possa pensare in prima battuta.

L’Italia, stando alle esternazioni di Maroni e di Matteoli, avrebbe già deciso di installare entro tre mesi (il tempo tecnico per l’acquisto e l’installazione delle apparecchiature) un sistema di body scanner per il controllo negli aeroporti di Roma, Venezia e Milano, a prescindere dalla decisione che verrà presa a Toledo, nel vertice USA-UE in programma per il 20-21 gennaio 2010.

La decisione sembra repentina, rispetto agli ultimi episodi di cronaca che hanno portato a sventare attentati come quello programmato nell’aeroporto di Amsterdam.

I problemi, però, sono tanti e vanno analizzati sotto diversi punti di vista.

1) DANNI ALLA SALUTE. – Non c’è la sicurezza che tali macchine non siano nocivi per la salute e, prima della loro eventuale adozione, occorrerebbe effettuare un’apposita verifica da parte delle competenti autorità nazionali.

Il problema è stato segnalato, tra tutti, anche da Fazio, Ministro della Salute, il quale ha evidenziato come non possano essere presi per buoni gli eventuali controlli effettuati in altri Stati. Anche lo Stato italiano ha il dovere di verificare la sicurezza di tali apparecchiature per la tutela della salute dei cittadini e tale dovere non è demandabile, così come avviene per la sicurezza dei farmaci che, ove ammessi a circolare nel nostro Paese, necessitano di apposita autorizzazione ministeriale per la commercializzazione in Italia (cfr., con attenzione, l’intervista rilasciata dal Ministro Fazio per la Stampa).

Si pensi, al riguardo, che il body scanner è apparecchio che nasce per impieghi medici e pertanto l’uso disinvolto al di fuori del controllo medico va valutato con accuratezza.

Come precisato in un accurato articolo di Alessandra Mangiarotti per il Corriere della Sera (dal titolo “A nudo ai raggi X con i body scanner“), che consiglio di leggere con attenzione, benché gli specialisti siano concordi nel ritenere che le emissioni di onde radio siano in teoria inoffensive perché non presenti in grande quantità, l’incognita maggiore è sugli effetti nel lungo periodo, che non sono ancora ben noti (lo precisa, al riguardo, il Primario di Radiologia dell’Ospedale Meyer di Firenze, Prof. Claudio Fonda, come da dichiarazioni riportate nella parte finale dell’articolo dianzi citato di Alessandra Mangiarotti).

I rischi maggiori possono riguardare le donne in gravidanza, i bambini, i portatori di pacemaker e defribillatori, nonché chi è già sottoposto ad altre fonti di emissione di radiazioni (viaggiatori frequenti, costretti ad usare ripetutamente i body scanner; soggetti che hanno già effettuato altre radiografie; etc.).

Secondo il Prof. Massimo Chiariello, direttore della Cattedra di Cardiologia della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Federico II di Napoli, i rischi sono da valutare con attezione. Lo stesso, infatti, ha precisato che 

“I cardiopatici e i portatori di dispositivi salvavita viaggiano molto”, sottolinea l’esperto. E “quando i body scanner saranno adottati in Italia, dovranno essere fissate norme severe per la tutela della loro salute, analoghe – aggiunge Chiariello – a quelle previste ad esempio per i controlli di sicurezza in banca”. Per questi pazienti dunque, conclude, si dovrà ricorrere a una accurata perquisizione manuale.

2) DIGNITA’ PERSONALE E DIRITTI FONDAMENTALI DELLA PERSONA. - Il Body Scanner è in grado di mettere a nudo le persone, esponendole davanti a chi si troverà davanti al monitor in tempo reale o a chi osserverà successivamente le immagini ove queste fossero eventualmente salvate. A parte i casi in cui diviene visibile l’identità sessuale diversa da quella apparente, protesi non visibili o piercing nelle parti nascoste del corpo, il problema è ancora più ampio.

In alcuni Paesi dell’UE, come ad esempio nel Regno Unito, v’è la forte preoccupazione dell’impatto dei Body Scanner sui minori, tant’è che addirittura è stato segnalato sul Guardian il rischio di sistematica violazione delle norme restrittive adottate per contrastare la pedopornografia.

C’è chi però, generalizzando il problema (ossia senza circostanziarlo ai soli minori), ha giustamente rimarcato che ciò che sta avvenendo è la rinuncia alla dignità ed alla libertà personale, con un baratto iniquo, frutto di un patto “perverso e disugale”.

Mi riferisco, tra le tante, alle osservazioni di Vittorio Zambardino (nel suo post dal titolo colorito ma efficace: “Body scan, la libertà persa nelle mutande“), per il quale

“Ammesso e non concesso che più invasività dia meno pericolo, la mia contestazione vige proprio sul principi: dare privacy in cambio di sicurezza è un patto satanico che ci perde e soprattutto perde la libertà collettiva e personale.

Che per garantire sicurezza si debba possedere – a questo punto materialmente – il corpo del cittadino è una aberrazione che si pensava persa col bushismo. E’ un patto perverso e disuguale.

(…)

 Pensate ai mille abusi che anche nel più efficiente e regolato (non si parla dell’Italia ovviamente) dei sistemi politici sono possibili. Ma pensate soprattutto al danno culturale: do la mia libertà in cambio di sicurezza. Da questo danno non potremo mai più riprenderci, perché è sempre il vero oggetto di ogni campagna sulla sicurezza: stringere sulla libertà per far fronte alla paura, il pedaggio dello stato sull’individuo.Così, mentre brindavamo al 2010, e con la paura del nigeriano depresso con un preservativo pieno di esplosivo, ci siamo giocati un’altra fetta di libertà.

Il problema, in effetti, è proprio culturale.

C’è chi non vede l’erosione progressiva a cui sono sottoposte le libertà fondamentali, ed accetta il “patto scellerato”, barattando libertà e diritti fondamentali con la sicurezza percepita, che nulla ha a che vedere con la sicurezza effettiva, quella reale.

In questo dibattito sulle nuove tecnologie di controllo sociale, non solo infrequenti le voci di chi si sente di poter rinunciare a qualcosa che viene percepito già eroso, come in una battaglia persa in partenza (così come per Winston  Smith, l’ultimo uomo in Europa, nell’epilogo dell’orwelliano ”1984″), e si acconta della percezione di sicurezza, demandata ad uno strumento tecnologico la cui efficacia reale è del tutto discutibile.

In quest’ottica leggo la rispettabilissima opinione di Pierluigi Battista, nel suo articolo “L’ipocrisia di chi contesta il Body scanner”, pubblicata sul Corriere della Sera.   

E’ importante il confronto con la sua posizione, come in un dialogo, perché emerge bene il vero tema centrale del dibattito: la rassegnazione o meno dell’individuo all’erosione dei diritti fondamentali.

Ecco il ragionamento di Pierluigi Battista:

Strano, davvero: la vita privata viene quotidianamente uccisa senza resistenza, però si grida alla privacy violata dall’intrusione di un body scanner negli aeroporti. Tutti i giorni tracciano con meticolosa precisione ogni atomo della nostra esistenza, e ci si scandalizza invece se il nostro corpo viene sottoposto ai raggi X per evitare che sia disintegrato in volo grazie a un farabutto che nasconde l’esplosivo nelle mutande.

(…)

Se non è il corpo fisico a essere stato frugato, scrutato, osservato, è pur sempre l’insieme dei comportamenti di un individuo che non conosce più privatezza, segretezza, riserbo, pudore. Prigionieri della trasparenza universale, vittime e bersagli di una visibilità illimitata che ha già provveduto a polverizzare ogni barriera che separi il pubblico dal privato, i passeggeri che dovranno essere sottoposti all’intrusione degli aeroporti avranno già fornito alle pubbliche autorità informazioni molto più dettagliate su di sé. E senza che le proteste per l’intollerabile violazione della privacy abbiano avuto la minima eco. Ciò che nella vita ordinaria viene accettato e interiorizzato come costo inevitabile della vita personale e sociale, diventa in un luogo sempre più esposto alle scorribande di malintenzionati qualcosa che offende addirittura, come è stato detto, la dignità umana.

Ed ancora:

L’invasione nella sfera dei comportamenti, delle abitudini, degli stili di vita, dei consumi, delle frequentazioni, dei rapporti umani, della vita familiare non appare come un attentato a qualcosa la cui salvaguardia un tempo appariva sacra e imprescindibile. Una radiografia compiuta con scopi difficilmente contestabili appare invece oltraggiosa e intollerabilmente invasiva. La vita privata è già scomparsa, ma è nata una società un po’ schizofrenica, che accetta rassegnata l’ineluttabile, ma rifiuta una semplice opportunità per viaggiare (un po’) più sicuri. 

  E’ proprio questo il punto.

Quale limite siamo disposti a tollerare?

Di fronte alla constatazione dell’erosione inevitabile della privacy, della dignità umana, dei diritti fondamentali, mi sembra non utile la posizione rinunciataria, che costringe l’individuo a rassegnarsi all’introduzione progressiva di strumenti di controllo sempre più invasivi e penetranti.

Occorre la riflessione sulla modernizzazione, una riflessione che produca reazione individuale e sociale al fine di correggere gli effetti collaterali e quelli nocivi delle nuove tecnologie (c.d. “modernizzazione riflessiva”).

Occorre, prima di tutto, considerare che le tecnologie non sono sempre la panacea di tutti i mali, dato che le stesse portano vantaggi e svantaggi, da soppesare bene e, ove necessario, correggere con atteggiamento critico, non rinunciatario.

Mi piace pensare, però, che la lettura di Battista sia provocatoria.

Un punto di partenza tra le due opposte posizioni c’è: la constatazione che qualcosa, con i Body Scanner, si stia perdendo in termini di libertà, privacy, riservatezza, se non di dignità.

Cosa si andrebbe però a guadagnare?

3) INEFFICACIA DEI BODY SCANNER - Il body scanner, in realtà, ha una capacità di prevenzione e di controllo assai limitata con riferimento alla lotta agli attentati terroristici. L’introduzione di tale tecnologia consente infatti, a chi volesse porre in essere attentati terroristici, di utilizzare le vulnerabilità dei bodi scanner, adeguando le strategie di azione alla nuova situazione di controllo.

Solo per fare un esempio, è noto che il body scanner non consente di controllare le cavità corpore. Come è stato già notato, sarebbe fin troppo facile utilizzare le naturali cavità corporee che l’anatomia umana ha disegnato, così come le otturazioni o le capsule dei denti, per nascondere o ospitare materiale esplosivo nella quantità necessaria per il compimento di azioni terroristiche.

La sicurezza, dunque, non sembra passare per la tecnologia dei body scanner ed il baratto tra privacy, riservatezza, dignità, libertà personale, da un lato, e sicurezza, dall’altro, non sembra affatto equo. Anzi, è illusorio.

4) PRIVACY E CONTROLLO DEI DATI – Certo, l’introduzione dei Body scanner pone anche dei problemi legati alla protezione dei dati personali, ma non basta regolamentare il tempo di conservazione delle immagini, la loro cancellazione, la possibilità di accesso, etc., per bilanciare la perdita di dignità e di libertà a cui le tecnologie in questione sottopongono i cittadini, in massa, senza un vantaggio effettivo in termini di sicurezza. 

5) MALINTESO SENSO DI SICUREZZA (percezione del senso di sicurezza nel breve periodo. Incremento del sentimento di paura nella popolazione nel medio e nel lungo periodo) – La rinuncia progressiva alla privacy, alla libertà e dignità personale ed, in generale, ai diritti fondamentali della persona viene ceduta in cambio di un malinteso senso di maggior sicurezza, percepita nel breve periodo ma non reale.

L’introduzione di strumenti tecnologici di controllo sociale finisce per essere una soluzione facile sotto il profilo politico, perché costituisce un prodotto visibile, da mostrare ai cittadini. Costituisce una risposta tangibile per i cittadini di fronte all’impatto emotivo suscitato dal clamore con cui i media hanno diffuso le notizie degli attentati sventati nell’ultimo periodo.

Il rischio, però, è che le tecnologie di controllo come i Body scanner si traducano solo in un comodo strumento a servizio della politica, nella prospettiva di una facile soluzione alla ricerca di consenso eletorale, basata sull’impatto emotivo. Nel dire ciò, si noti, non intendo dare connotazioni specifiche di destra, di centro o di sinistra, dato che il tema della sicurezza non ha colore politico e in tutti gli schieramenti si finisce per demandare alla soluzione tecnologica la soluzione dei problemi relativi alla sicurezza. E’ un discorso non nuovo.

Il problema, però, è che l’impatto sociale di tali tecnologie finisce, ironicamente, per avere un effetto inverso:

a) il senso di sicurezza è come una parabola, per cui nell’immediato si avrà l’impressione che la misura tecnologica effettivamente serva a rendere più sicuri i voli e le nostre città, preservandoli dai terroristi. Per questo si rinuncia a parte della libertà, con quel patto perverso e disuguale a cui ha fatto riferimento Vittorio Zambardino;

b) successivamente la tecnologia, proprio perché trasformata da “processo” o da “servizio” a “prodotto tangibile”, sta lì a ricordare a ciascun individuo che può essere vittima del terrorismo e che il rischio è immediato, costante. Più si incrementa la “sicurezza-prodotto”, più si incrementa la percezione del rischio, fino a ingenerare un clima generalizzato e costante in cui la paura fa da sfondo all’esistenza.

La società tecnologica finisce per diventare società del rischio e della paura, con quel bisogno crescente di sicurezza che si autoalimenta e reclama ulteriori “prodotti”, in cambio di un altra fetta di libertà, di dignità o di privacy, a cui la società rinuncia, perdendo anche progressivamente un po’ di democrazia.

6) COSTI ELEVATI. – L’impatto sulla sicurezza reale, in altre parore, se c’è è confinato nel primissimo periodo di adozione dei Body Scanner, ossia fin tanto che l’azione terroristica non adeguerà le proprie strategie ed i relativi addestramenti per scavalcare le vulnerabilità ed i limiti connaturati a tale strumento tecnologico. Nel giro di pochi mesi, pur a fronte dei notevoli costi iniziali sostenuti, i Body Scanner potrebbero risultare quasi completamente inefficaci, funzionando da deterrente solamente per l’azione di chi isolatamente, lontano dall’azione terroristica organizzata, decida di portare avanti un gesto folle, forse per disturbi psichici non risolti (come per il caso dell’aggressione a Silvio Berlusconi per mano di Tartaglia).  Si tratterebbe però di azioni isolate che l’attuale sicurezza è già  perfettamente in grado di fronteggiare, senza ricorrere ai body scanner.

La valutazione in ordine alla reale utilità ed efficacia dei body scanner dovrebbe essere effettuata con una programmazione seria, che faccia riferimento non solo alla situazione attuale, ma che abbracci una considerazione prospettica, capace di prevedere gli effetti quantomeno nel medio periodo, bilanciando i vantaggi attesi (“reali” e non solamente “percepiti”) con gli alti costi sociali ed economici che tali tecnologie comportano.

7) LA LETTURA DI STEFANO RODOTA’ – Per chiudere questa riflessione sulla “questione dei Body Scanner”, vorrei segnalare la lettura illuminata di Stefano Rodotà (apparsa su La Repubblica del 6 gennaio 2010 con il titolo “La tecnologia come alibi per l’impotenza politica incapace di decidere il confine fra sicurezza e libertà. Su la Repubblica, 6 gennaio 2010″ e riprodotta on-line da eddyburg.it con il titolo “L’illusione tecnologica“).

Bello l’incipit:

Sicurezza o libertà? Questo antico dilemma continua ad accompagnarci, diviene più stringente quando terrorismo e criminalità si fanno più aggressivi.
E dopo l’11 settembre l’imperativo della sicurezza è divenuto dominante, fino a cancellare quasi ogni altro riferimento. Questo spirito è tornato in questi giorni, nelle reazioni non sempre composte che hanno accompagnato il fallito attentato a un aereo in volo verso gli Stati Uniti. Dobbiamo rassegnarci a una continua erosione dei diritti, a un lento declinare dei principi della democrazia?

La risposta è piuttosto articolata e Vi invito a percorrerla tutta con molta attenzione.

8) L’AUSPICIO – L’auspicio è che si mediti un po’ di più sul versante istituzionale, con quella capacità di riflessione che il Ministro Maroni ha mostrato di avere in occasione delle annunciate norme volte a controllare le esternazioni su Internet dopo il caso dell’aggressione subita dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per mano dell’Ing.  Massimo Tartaglia. 

Il dibattito è aperto ed a livello internazionale mi sembra che non ci sia ancora unanimità di vedute.

Mi sembra chiaro che, ad ogni modo, il dibattito sul terma delle tecnologie di controllo sociale rimane aperto. L’attenzione deve rimanere alta e, anche ove i Body Scanner dovessero essere introdotti, vanno individuati gli strumenti migliori per valutare l’impatto sociale e sui diritti fondamentali ed apportare gli eventuali necessari correttivi, finanche, ove fosse necessario, a meditare un  ripensamento radicale.

Certo è che la prospettiva nichilista, così come quella rinunciataria, vanno osteggiate, perché la riflessione critica, nella blogosfera come nei media tradizionali e nel mondo accademico, vanno incoraggiate e continuamente alimentate.

Anche chi legge queste righe, ove fosse sprovvisto di un proprio blog o non avesse accesso ai media tradizionali, può contribuire con un suo commento, per dare il proprio contributo alla riflessione in Rete.

Qualunque idea si abbia l”importante è non rimanere indifferenti.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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