Associazione Penelope

Riflessione a partire dal caso di Sarah Scazzi: privacy e controllo sociale

In casi come quello di Sarah Scazzi, e purtroppo ce ne sono molti, l’uso di ogni strumento tecnologico utile al ritrovamento è d’obbligo. Comprensibili dunque le richieste, caldeggiate dall’associazione Penelope, per la verifica delle rilevazioni satellitari militari nella zona che la quindicenne scomparsa avrebbe percorso prima di scomparire nel nulla.

Sulla vicenda consiglio di leggere due recenti articoli che mi hanno colpito.

Il primo è di Cristina Bassi, per Panorama. Intervista Elisa Pozza Tasca, Presidente dell’associazione Penelope (associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse). In tale articolo vengono diffuse informazioni di interesse generale e di contenuto tenico, dalle Linee Guida per favorire la ricerca di persone scomparse all’attività del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse ed a quella del RI.SC., il sistema informatico per il ritrovamento delle persone scomparse.

Si parla anche della richiesta di accedere ai risultati delle rilevazioni effettuate con il sistema satellitare militare:

Presidente, crede che le persone e i mezzi impegnati nelle ricerche di Sarah siano inadeguati?
A mio parere la madre di Sarah non ha motivo di lamentarsi, ho visto un notevole impiego di forze: uomini, cani, elicotteri. Piuttosto il mio primo consiglio ai familiari della ragazza è quello di dire agli inquirenti tutto quello che sanno e al più presto. Spesso in questi casi accade invece che i parenti diano informazioni “a rate”, non facilitando le indagini. Forse però si poteva pensare prima all’utilizzo del sistema satellitare, che potrebbe mostrare con chi è salita in auto Sarah, la targa e il modello della macchina. Ora comunque abbiamo richiesto il ricorso al sistema satellitare militare e il ministro La Russa ha dato il via libera.

Ed ancora:

Come funziona questo sistema?
Nelle ricerche di Sarah verranno impiegati sia il sistema civile sia il militare. Quest’ultimo è molto sofisticato, viene utilizzato a scopi importanti come la sicurezza e contro il terrorismo, i risultati sono secretati. Il satellite “fotografa” quello che succede nell’area monitorata: nella zona di Avetrana c’è una base Nato e quindi contiamo sul fatto che il satellite fosse attivo nei giorni della scomparsa e che le immagini siano state conservate. Potrebbero aiutare molto il magistrato, che coordina le indagini ed è il solo che le può visionare. La famiglia e le associazioni come la nostra non hanno accesso a certe informazioni, ma l’importante è che le indagini procedano.

Sarei davvero felice se si riuscisse a far luce sulla vicenda tramite tali rilievi. C’è da riflettere però, a margine di queste dichiarazioni, su ciò che in fin dei conti già sappiamo tutti, ma su cui non c’è una adeguata coscienza critica: il dettaglio con cui siamo monitorati quotidianamente è davvero impressionante. C’è un controllo sociale sistematico spaventoso.

L’altro scritto è firmato da Goffredo Buccini per il Corriere della Sera. Nella parte finale del suo articolo mette in evidenza l’invasività dei media nella sfera intima delle persone toccate dalla tragedia e, forse anche per questo, incapaci di reagire di fronte alle richieste provenienti dai “giornalisti d’assalto”:

«Dai, manda un messaggio caloroso alla tua bambina», la incita una cronista tv a caccia d’emozioni. «Su, mandale un bacio», azzarda un’altra. «Non mi sembra il caso…», abbassa gli occhi Concetta, che baci alla figlia non ne ha dati granché neanche di persona, e forse per farsi perdonare, forse per riempire questi vuoti, spalanca diari e cassetti, sicché taccuini e telecamere registrano e spiattellano di Sarah persino l’emozione del primo reggiseno, i cuoricini della prima cotta, i palpiti del primo giorno da signorina: tutte le emozioni negate in quelle vite finiscono in televisione (…)

Siamo di fronte a due aspetti diversi sulla condizione della privacy nella società dell’informazione, concernenti il medesimo caso. Ma se pensiamo a Facebook, gli esempi potrebbero continuare.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Aggiornamenti sul caso di Sarah Scazzi. Un’altra pista su Facebook e rilevazioni satellitari militari (già disposte)

Continuano le investigazioni sul caso di Sarah Scazzi, la quindicenne scomparsa e si affaccia un’altra pista su Facebook.

Leggo su “Libero” un articolo del 13 settembre 2010 nel quale viene precisato che

Negli ultimi giorni l’attenzione della polizia postale si è concentrata su un gruppo su Facebook che ha il nome di una città della Germania, Regen, e che è gestito da un’altra cugina coetanea di Sarah. I post di questo gruppo, anche se non viene mai nominata  la ragazza, sembrano tutti riferiti alla sua scomparsa.

Ancora una conferma della centralità delle investigazioni digitali e dell’analisi dell’attività svolta sui social network.

Sia chiaro: Facebook non è da demonizzare perché, come ogni innovazione tecnologica, porta con sé fantastiche opportunità che meritano di essere colte. Occorre ovviamente imparare (ed anche insegnare) a gestire i rischi, ai quali i ragazzi sono i primi ad essere esposti.

Altra importante svolta alle indagini potrebbe venire, come ricorda l’articolo citato, dalle rilevazioni satellitari chieste dall’associazione Penelope:

l’associazione “Penelope”, a sostegno delle famiglie delle persone scomparse, ha annunciato di aver chiesto al Ministero della Difesa, Ignazio La Russa, l’utilizzo delle rilevazioni dei satelliti militari per accertare il momento della scomparsa di Sarah. La rilevazione satellitare militare potrebbe essere molto importante poiché a Brindisi, c’è una base della Nato e si spera che ci sia un monitoraggio 24 ore su 24.

A fine giornata si è appreso dal TG COM che le rilevazioni satellitari militari sono state disposte, in quanto potrebbero portare ad individuare immagini utili per il ritrovamento della quindicenne scomparsa. In un comunicato è stato infatti precisato che:

E’ stata avviata la ricerca di immagini satellitari utili alla soluzione del caso Sarah Scazzi, la 15enne scomparsa da venti giorni da Avetrana (Taranto). Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha aderito alla richiesta di Elisa Pozza Tasca, presidente della onlus Penelope (Associazione famiglie e amici delle persone scomparse), disponendo che “si verifichi l’esistenza di immagini riprese da satelliti militari sull’area interessata”.

Seguiremo gli sviluppi.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

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