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Convegno “Cybersecurity e Data Protection” (Bologna, 11.5.2017)

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 Nell’ambito del Corso di Alta Formazione in “Web Security e Privacy Officer” organizzato dall’Università di Bologna insieme alla Fondazione Alma Mater, è in programma per giovedì 11 maggio 2017 il Convegno dal titolo “Cybersecurity e Data Protection”, con il patrocinio di Unindustria Bologna e dell’AIIP (Associazione Italiana Internet Provider).

Il Convegno, con accesso libero, si svolge presso la sede universitaria di Strada Maggiore 45, Palazzo Hercolani, Sala Poeti.

Si articola in due sessioni:

10:00-13:00 – Tavola Rotonda sul tema “Cybersecurity e Data Protection. La Network and Information Security Directive (direttiva 2016/1148/UE) e le modalità di attuazione

14:00-18:00 – Relazioni sul tema “Privacy e Data Protection. Il dialogo con le imprese alla luce del nuovo Regolamento europeo sulla privacy“.

E’ in corso l’accreditamento del Convegno presso l’Ordine degli Avvocati ai fini del riconoscimento dei crediti per la formazione continua.

La locandina del Convegno, con il programma completo e con l’elenco dei relatori, è disponibile al seguente link:
http://campus.unibo.it/281629/14/Convegno_UNIBO_Cybersecurity-DataProtection_11-05-17_def.pdf

La posizione dell'AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) sul caso The Pirate Bay, sul caso RTI contro YouTube e sul Decreto Romani

Nella discussione sulle regole più adatte, anche de jure condendo, a disciplinare Internet è rilevante osservare la posizione di tutti gli stakeholders. Nel settore industriale hanno una forte voce l’industria della produzione di opere protette dal diritto d’autore o, comunque, l’industria che detiene e “controlla” i diritti.

E’ importante, però, che sia data diffusione, la più ampia possibile, anche ad altri stakeholders, tra i quali in primis i Providers, che, pur avendo un ruolo determinante per lo sviluppo tecnologico ed economico del Paese,  non sembrano avere un’altrettanto forte capacità di presa sulle politiche dell’innovazione che si affacciano ogni giorno su tale materia.

Nel continuo confronto che intendo mantenere su tali temi, segnalo le posizioni dell’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) sia sul tanto discusso (cfr. 123) decreto Romani, che pone nuove forme di controllo sul web, sia sui casi caso The Pirate Bay. e RTI contro YouTube.

Invero, il caso The Pirate Bay (su cui è ora in corso di pubblicazione un mio contributo per la Giuffrè in un’opera collettanea curata dal Prof. Giovanni Ziccardi) suscita interrogativi a partire dall’interpretazione delle norme vigenti fornita in sede giurisprudenziale della Suprema Corte di Cassazione, la quale tuttavia, va ricordato, ha una funzione nomofilattica nel nostro ordinamento, anche se non vincolante. E’ comunque opportuno cogliere l’occasione del caso giurisprudenziale per ridiscutere sul ruolo che i Providers devono avere nella società dell’informazione (information society).

La discussione apre due fronti: a) quali regole per il futuro; b) come interpretare le regole esistenti.

Per la verità si potrebbe forse affermare che le regole già ci sono e vanno bene così, basta interpretarle correttamente. E’ però innegabile che la società si evolve costantemente, soprattutto con riferimento al contesto tecnologico, per cui di pari passo con l’evoluzione sociale, economica e tecnologica, nonché con il moltiplicarsi degli effetti che la tecnologia ha sulla società, diventa inevitabile che si evolva anche il quadro normativo, destinato a divenire via via sempre più complesso.

Rimando ulteriori riflessioni ai prossimi post.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Peer-to-Peer, privacy e responsabilità del provider. Il caso Fapav contro Telecom si allarga

Sul caso FAPAV (Federazione Anti-Pirateria Audio-Visiva) contro Telecom,  che coinvolge temi molteplici (come la disciplina del commercio elettronico e la responsabilità del provider, le tecniche investigative per l’accertametno degli illeciti e la tutela dei dati personali degli utenti, le tecniche di tutela della prorpietà industriale, etc.), sono state riportate nteressanti novità.

Apprezzo l’interesse di Alessandro Longo, per la Repubblica, che fornisce utili riscontri. In un suo articolo dal titolo “Lecito spiare che scambia file? Il Garante è con gli utenti“, che consiglio di leggere, interviene nuovamente sul caso in questione, rivelando che nel giudizio pendente innanzi al Tribunale Civile di Roma, con  prossima udienza prevista per i l10 febbraio 2010, si è costituito anche il Garante per la protezione dei dati personali, così come tempo addietro aveva fatto per il caso Peppermint.

Nell’articolo citato, poi, viene riportata anche la dichiarazione di Paolo Nuti, Presidente dell’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP), che ha dichiarato, a propria volta, che anche l’AIIP intende costituirsi nel medesimo giudizio, per fronteggiare la posizione, ritenuta inaccettabile, della FAPAV.

La società a cui la Fapav ha demandato gli accertamenti tecnici e, a quanto pare, anche il monitoraggio della rete per la documentazione delle asserite violazioni tramite peer-to-peer sarebbe la Co-Peer-Right-Agency. Infatti, come riporta Longo,

Telecom (…) respinge le richieste di Fapav, perché “basate su prove raccolte illegittimamente”. Fapav ha scoperto i file condivisi dagli utenti tramite i servizi di CoPeerRight, azienda specializzata che è entrata sulle reti peer to peer con un proprio software di monitoraggio. È giallo invece  su come Fapav abbia potuto conoscere i siti visitati. CoPeerRight nega di aver fornito quest’informazione. L’unico modo per ottenerla sarebbe di introdurre un malware spia sui pc degli utenti, azione di vera e propria pirateria informatica. Repubblica.it attende la risposta di Fapav, da due settimane. La Federazione ha fatto sapere che fornirà chiarimenti nei prossimi giorni.

Ritornerò presto sul tema.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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