Su Sarah Scazzi: Mariangela contro Sabrina. L’esposizione mediatica e il ruolo investigativo del giornalismo

Dall’epilogo tragico, sconvolgente, che ha rivelato i misteri intorno a Sarah Scazzi, si apre il dramma familiare, che reclamerebbe un po’ di silenzio. Non scriverò molto. Rimarco solo quanto sia decisiva, nella ricostruzione dei fatti, la figura di Mariangela Spagnoletti, l’amica automunita che avrebbe dovuto portare a mare Sarbina e Sarah.

Nella ricostruzione criminologica , oltre al discusso ruolo adultomorfo di Sabrina, si fa riferimento alla nascosta coazione a confessare di Michele Misseri, che avevo già avuto modo di segnalare con riferimento all’episodio del ritrovamento del cellulare.

Michele Misseri dapprima accentra esclusivamente su di sé tutte le responsabilità penali relative alla triste fine della nipote quindicenne, poi offre altri particolari, muta leggermente la versione e coinvolge la figlia Sabrina, la quale nega decisamente ogni addebito.

Una parola contro l’altra? La posizione di Sabrina Misseri non sembra tra le migliori, perché le dichiarazioni del padre, da lei smentite, non sono rimaste isolate.

Segnalo infatti che, come precisato dal Corriere della Sera, l’amica Mariangela ha rotto qualche indugio, dichiarando, con una lettera indirizzata alla giornalista del TG5 Francesca Pozzi, che

«Quando ho appreso dell’arresto di Sabrina, ho provato tanta rabbia perché mi sono sentita presa in giro da Sabrina che era una mia ex amica». Mariangela Spagnoletti, amica di Sabrina Misseri, ha scritto questa mattina una lettera all’inviata del Tg5 Francesca Pozzi.

Nel testo della lettera Mariangela, come scritto anche nel decreto di fermo emesso dalla Procura di Taranto ai danni di Sabrina Misseri, conferma le sue dichiarazioni in contrasto con la versione fornita da Sabrina.

«Cara Francesca», scrive alla giornalista «al momento non voglio rilasciare interviste perché aspetto che tutto sia chiarito. Quando ho appreso dell’arresto di Sabrina, ho provato tanta rabbia perché mi sono sentita presa in giro da Sabrina che era una mia ex amica».

E prosegue: «I nostri rapporti si sono deteriorati perché lei voleva che io parlassi con i giornalisti e io mi sono rifiutata. Quel giorno quando sono arrivata a casa alle 14.40 lei era in strada molto agitata e il padre non c’era sul garage. Mi è apparso molto strano che fosse già sulla strada e mi è apparso ancora più strano che da subito lei mi abbia detto “l’hanno presa”»

E’ da osservare anche, in questa nostra società dell’informazione, il ruolo dei giornalisti, destinatari di dichiarazioni decisive per le indagini provenienti direttamente dai protagonisti della videnda.

Si tratta, credo, di dichiarazioni che sono state rese o verranno rese anche agli investigatori, ma il giornalista diventa una sorta di referente necessario dei “protagonisti”, soggetti mediaticamente esposti, per gestire la propria immagine di fronte all’opinione pubblica.

La quantità di interviste e dichiarazioni che tutti hanno reso, ad iniziare da Michele e Sabrina Misseri, ha consentito anche di ottenere una sorta di interrogatorio differito ad altra sede, utile a fini investigativi. Si tratta cioè di materiale importante, che viene analizzato dagli investigatori, come fosse una sorta di estensione dell’interrogatorio o delle dichiarazioni innanzi a loro rese. In realtà sono dichiarazioni rese agli organi di informazione, divenute di dominio pubblico.

L’atmosfera da reality in cui i protagonisti della vicenda si sono calati fa aprire un nuovo importante capitolo nell’analisi investigativa, perché il giornalismo e la sovraesposizione mediatica a cui Sabrina e Michele Misseri non si sono sottratti, ha prodotto una quantità impressionante di materiale, in primo luogo videointerviste, utililissimo per gli inquirenti.

Di tutto questo forse gli stessi protagonisti non se ne sono neanche resi ben conto, immaginando forse (ove le responsabilità penali venissero confermate) di gestire l’impatto mediatico a proprio vantaggio.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Aggiornamento (18.10.2010)

1) Gli SMS tra Sabrina, Sarah e Mariangela il primo pomeriggio del 26 agosto 2010, pochi minuti prima della scomparsa (da un articolo del Corriere della Sera di Giusi Fasano):

(…) dal Ros arrivano i testi dei messaggini telefonici di Sarah e di chi ha avuto a che fare con lei quel giorno e nei giorni precedenti. Eccone alcuni. Alle 14.10 Sabrina scrive a Sarah: «Mettiti il costume che andiamo al mare». Alle 14.18 ancora Sabrina a Sarah: «Hai letto il messaggio?». Alle 14.18 Mariangela a Sabrina: «Preparati che andiamo al mare». Alle 14.22 Sabrina a Mariangela: «Ok avviso Sarah». Alle 14.22 Mariangela a Sabrina: «Sì». Alle 14.23 Sabrina a Mariangela: «Sono pronta». Alle 14.28 squillo di Sarah a Sabrina per confermare l’arrivo.

2) le dichiarazioni di Mariangela Spagnoletti agli inquirenti in merito all’incontro con Sabrina e alle primissime attività di ricerca il giorno della scomparsa (da un altro articolo del Corriere della Sera di Giusi Fasano):

Ecco un riassunto del racconto di Mariangela Spagnoletti dalle due deposizioni davanti ai carabinieri di Avetrana e al Comando provinciale dell’Arma di Taranto. «Quel giorno sono arrivata davanti a casa di Sabrina alle 14.40 circa per andare al mare con lei e Sarah. Nell’auto assieme a me c’era la mia sorellina. Appena giunta davanti all’abitazione di via Deledda ho visto Sabrina in strada ad aspettarmi. Era in uno stato di agitazione che ho trovato molto strano. Mi ha detto che aspettava Sarah, ma che lei non era arrivata e mi ha chiesto se l’avessi vista. Io ho risposto di no e lei è salita sulla mia auto e siamo andate a cercarla. Appena è salita in macchina ha provato a contattarla, non c’è riuscita e mi ha detto “l’hanno presa”, “l’hanno presa”». Mariangela ricorda di essere rimasta stupefatta. Di aver pensato «ma perché dice una cosa del genere?».

Ancora, continua Giusi Fasano:

«La Spagnoletti è una teste genuina, spontanea, molto precisa e non si contraddice mai» dicono gli inquirenti. Precisa al punto da ricordare la posizione delle auto e la presenza o meno dei protagonisti del suo racconto. «Ricordo che al mio arrivo non c’era nessuno, a parte Sabrina».

Le due ragazze partono alla ricerca della cugina di Sabrina. Prima di tutto provano a casa. Mariangela dice di essersi fermata all’angolo della via che incrocia quella dove viveva Sarah, che Sabrina è scesa ed è andata dalla madre di Sarah a chiedere se e quando la ragazza era uscita. Sempre più agitata, Sabrina torna da Mariangela e le due decidono di ripassare da casa Misseri, chissà mai che Sarah nel frattempo sia arrivata… Ci arrivano alle 14.55. «Al secondo giro ricordo che le auto di Michele Misseri e di sua moglie Cosima erano nella stessa posizione di quand’ero arrivata. Solo che stavolta sulla scena c’era anche Michele. L’ho visto che era accovacciato fra il marciapiede e la porta del garage e stava facendo qualcosa con un oggetto che non ho visto bene cosa fosse, forse ferro, non so». Sabrina parla con suo padre: «Hai visto Sarah?». «È arrivata?». «No». «Se casomai la vedi arrivare dille che la stiamo cercando», «Va bene».

E la Ka di Mariangela riparte per un altro giro di ricerca. Di nuovo le due vanno a casa di Sarah, rifanno la strada dei primi due giri e tornano una terza volta davanti a casa Misseri. Sono più o meno le 15.10-15.15. Altro cambio di protagonisti: stavolta non c’è più Michele fuori dal garage.

Ma c’è Cosima (nel frattempo avvisata con un messaggino di Sabrina della scomparsa di Sarah) che sembra pronta a saltare sulla sua Opel Astra. E c’è l’auto di Michele Misseri leggermente spostata in avanti rispetto agli altri due giri. «A quel punto abbiamo deciso di separarci perché io dovevo portare a casa la mia sorellina» racconta Mariangela. «Sabrina è scesa dalla mia macchina e ci siamo dette che io andavo a casa e che loro mi avrebbero raggiunto così saremmo andate a cercare Sarah assieme».

Mariangela riparte verso via Silvio Pellico, dove vive. Ci arriva in pochi minuti, 4-5 al massimo perché le strade sono vuote e di traffico non c’è nemmeno l’ombra.

Ma poi le tocca aspettare Cosima e sua figlia Sabrina per una decina di minuti abbondanti. E mentre aspetta si chiede: «Perché ci mettono così tanto».

La domanda, vista con il senno del poi, è: che fanno in quei dieci minuti di buco Sabrina e i suoi genitori?

Così conclude:

È quello che si chiedono anche gli inquirenti. Una cosa è certa: in quei dieci minuti Sarah era sicuramente già morta e il suo corpo poteva essere soltanto in due posti: o ancora in garage, dov’è stata uccisa, oppure sulla Marbella dov’è stata caricata e portata fino al pozzo. Cercare di capire di più di quei dieci minuti potrebbe cambiare una volta di più le sorti di quest’inchiesta.

3) le parole di Sabrina nell’intercettazione ambientale, riportate dai ROS (articolo del Corriere della Sera di Giusi Fasano):

Ecco

(…) le parole captate dalle intercettazioni ambientali. Sabrina probabilmente intuisce di essere intercettata, ma non sa trattenersi: commenta quasi sempre le notizie che sente in tivù, soprattutto se riguardano la versione di Mariangela, e lo fa più del solito da quando suo padre inscena il ritrovamento del telefonino di Sarah (il 29 settembre). «Perché ha fatto ritrovare il cellulare? Il giorno prima lo abbiamo toccato tutti quel telefono, ci sono anche le nostre impronte…» sembra abbiano annotato fra le altre cose gli uomini del Ros.

Tutto questo pochi giorni fa, quando Sabrina non era ancora stata accusata da suo padre, Michele Misseri, dell’omicidio di Sarah Scazzi.

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