Sarah Scazzi. L’incredibile epilogo

Quante ipotesi sulla scomparsa di Sarah Scazzi. Lo zio ha confessato, dopo un interrogatorio durato circa 10 ore, non solo le proprie responsabilità penali, ma anche le modalità con cui ha avvicinato, rapito e ucciso la nipote e, infine, abusato sessualmente di lei quando era già morta. Poi ha rivelato ove fosse il cadavere, nei pressi in cui v’era stato il “ritrovamento” del cellulare. Il corpo di Sarah è stato ritrovato in una fossa piena d’acqua, nudo e in posizione fetale, ironia della sorte in una posizione che ricorda la nascita, prima ancora, la vita intrauterina che ha la sua protezione dentro il corpo materno, nello scambio simbiotico, istintivo, naturale di emozioni tra madre e figlia.

La madre ha appreso la drammatica notizia in diretta, come è per sua natura senza una lacrima, senza un segno esterno di disperazione, senza una parola, come chi rimane impietrito e il dolore lo sente dentro, lacerante, a tal punto da farla rimanere immobile.

Facebook era dunque un disperato tentativo di fuga da una situazione difficile, perché le attenzioni dello zio non erano sorte quel 26 agosto, il giorno della sua scomparsa, ma duravano da tempo.

Il social network fonte di pericoli e rischi per i giovani? Può darsi. Anzi, sicuramente i rischi ci sono. Ma era anche l’ancora di salvezza a cui si stava aggrappando Sarah, che dal confronto con la cugina non sembrava aver ricevuto un aiuto e forse, come capita nei drammi in cui si consuma la violenza domestica, la famiglia finisce spesso per fare l’errore di minimizzare i segnali di allarme e ricondurre la vittima designata nel vortice di solitudine che conduce al baratro.

Avverto che le confessioni dovrebbero essere in ogni caso verificate (ricorderete che in un caso celebre la confessione di uno stupro era stata contraddetta dalla prova del DNA). Ma l’autopsia che sarà disposta sul corpo ritrovato potrà confermare la versione dello zio e fornire i riscontri scientifici incontrovertibili in relazione all’abuso necrofilo.

Riporto alcune osservazioni e le fonti che mi hanno colpito di più.

1) le modalità con cui le azioni si sono susseguite sono sconcertanti:

Quel 26 agosto, Misseri l’aveva avvicinata ancora ma questa volta per redarguirla e costringerla a non rivelare a nessuno le sue “attenzioni” (…)

ha raccontato che intorno alle 15 del 26 agosto, dopo aver ucciso la nipote nel garage di casa, ha messo il corpo nel portabagagli della sua auto e lo ha trasportato nel suo terreno alla periferia di Taranto, ai confini con la periferia di Lecce. Qui, lo ha gettato nella cisterna sotterranea. E lì, intorno alle 2 della scorsa notte, i carabinieri del Comando provinciale di Taranto lo hanno rinvenuto, “nudo e in posizione fetale”.

L’uomo ha detto di aver strangolato la ragazza con una cordicella “mentre era di spalle”, poi afferma: “Ho abusato di lei dopo che era già morta”.

Questa è la ricostruzione del Quotidiano di Puglia:

Le cose, secondo quanto è stato possibile sapere, sarebbero andate così. Sarah arriva a casa degli zii, perchè ha appuntamento con la cugina Sabrina, nel primo pomeriggio del 26 agosto. Trova lo zio che la convince ad andare in cantina. Sulle scale la quindicenne viene aggredita e strangolata con una corda. “non ha sofferto”, avrebbe detto lo zio agli investigatori. Sarah, quindi, muore strangolata nel giro di pochi secondi.

Il corpo senza vita viene caricato sull’auto e portato in una campagna sulla San Pancrazio- Avetrana. In un podere, Michele Misseri consuma la violenza carnale e poi si libera del cadavere gettandolo in un posso con un metro e passa di acqua. Poi torna a casa.

La ricostruzione è sommaria e la testimonianza è al vaglio degli investigatori.
Tanti, ancora, i punti oscuri. Tra questi c’è da chiarire se i familiari, ovvero la moglie e Sabrina, si fossero accorti di nulla.

2) La madre di Sarah, in questa storia, subisce l’invasività della TV anche nel momento più delicato e drammatico. La televisione entra nella sua casa e riprende l’attimo in cui la madre riceve in diretta la notizia della morte della figlia e l’identità del suo assassino: lo zio, reo confesso.

Lo scenario evoca The Truman Show, in versione drammatica, di ispirazione orwelliana.

Aldo Grasso, per il Corriere della Sera, commenta sostenendo l’impossibilità di spegnere le telecamere.

3) In occasione del ritrovamento del cellulare da parte dello zio, la madre di Sarah, che tempo prima non aveva esitato ad additare come possibili responsabili, i parenti più stretti, compreso il padre, ed aveva chiesto che si procedesse con le indagini su chiunque della sua famiglia e di chi la frequentava, aveva dichiarato al TG5 che sullo zio di Sarah, il proprio cognato, non aveva sospetti alcuno e che sicuramente era estraneo alla vicenda:

«Se dovessi escludere una persona io escluderei proprio mio cognato, lui non c’entra niente». Lo ha detto al Tg5 la mamma di Sara Scazzi, la ragazza scomparsa da Avetrana il 26 agosto scorso, a proposito del ritrovamento del cellulare della 15enne fatto ieri dal cognato Michele Misseri mentre era a lavoro in un uliveto.

Perché tanta sicurezza? La cosa mi aveva colpito e sembrava quasi volesse esorcizzare una verità sospettata o saputa.

Successivamente la donna nutre dubbi dicendosi confusa e, infine, esorta gli organi investigativi ad interrogarlo a lungo, perché non ha dubbi sul fatto che sia stato lui, ammettendo anche che sua sorella e Sabrina, rispettivamente la zia e la cugina di Sarah, sapevano tutto.

4) il corpo di Sarah è stato ritrovato in una buca-cisterna nei pressi in cui lo zio aveva simulato il ritrovamento del cellulare.

L’uomo, fermato con l’accusa di omicidio volontario, ha indicato il luogo in cui ha seppellito la ragazza, uccisa lo stesso giorno della scomparsa: in un terreno vicino a un casolare di proprietà della famiglia a un paio di chilometri circa da Avetrana, in località Mutunato, proprio dove Misseri aveva detto di aver ritrovato il cellulare di Sarah.

Carabinieri e vigili del fuoco hanno scavato a lungo alla luce delle fotoelettriche. A un certo punto sono dovuti intervenire dei sommozzatori perché la fossa, profonda circa 80 centimetri, era piena d’acqua.

Verso l’una e 30 di notte è affiorato il corpo di Sarah.

S’è detto, con il senno di poi, che s’è trattato di un maldestro tentativo di depistaggio.

Chi ha nozioni criminologiche potrebbe dire che s’è trattato di quella nascosta coazione a confessare l’illecito commesso. Se avesse voluto effettuare in vero tentativo di depistaggio avrebbe per lo meno “ritrovato” il cellulare in un luogo diverso da quello in cui si trovava il corpo di Sarah.

Il signor Messeri, lo zio di Sarah, voleva non solo che il cellulare venisse ritrovato, ma voleva che venisse ritrovato anche il corpo della nipote.

Forse la costante pressione esercitata dall’attenzione mediatica e dal dispiego di mezzi per il ritrovamento della giovane ha indotto lo zio di Sarah ad alleggerire la pressione, simulando il ritrovamento del cellulare nei pressi ove aveva nascosto la giovane, affinché venisse di conseguenza trovato sul posto anche il cadavere, immaginando che dal ritrovamento parte delle attenzioni meditiche e investigative venissero a lenirsi e, con esse, il peso della coscienza che poi lo ha indotto alla confessione, al termine di 10 ore di interrogatorio.

La volgia di confessare c’era già da tempo ed emerge dalle dichiarazioni alla stampa rese da Michele Messeri, annotate da Goffredo Buccini per il Corriere della Sera

«Stavo bruciando le stoppie, era come se Sarah mi stesse chiamando», dice lui, prima ai carabinieri, poi alle telecamere. «Ero tornato a cercare un cacciavite e ho trovato il cellulare…», ripete, piangendo. Ma quel cellulare, troppo integro per star lì da 35 giorni, è un atto d’accusa, non può essere un caso.

«Era come se Sarah mi stesse chiamando», dice lui ai cronisti, e forse ha già voglia di svelare di più: «Me la rivedo ancora qui in cantina, Sarah», dice una sera alle tv, e piange.

Gli dicono: dai, Michele, faccela vedere la cantina. «Magari un’altra volta», dice lui, mentre Valentina, la figlia grande, lo trascina via: «Basta, papà, basta».

Ormai è questione di giorni, di ore. Tutto è successo lì sotto.

5) tra gli elementi investigativi, oltre al ritrovamento del cellulare da parte dello zio, significativa è stata anche un’intercettazione di cui riferisce Diliberto per la Repubblica:

Quella telefonata della cugina. La svolta sarebbe giunta con un’intercettazione ambientale della cugina Sabrina, mentre parlava con la madre e diceva piangendo “Tanto lo so che l’ha presa lui…”. Il giorno della sua scomparsa, Sarah sarebbe dovuta andare al mare proprio copn la cugina, figlia di Misseri. L’intercettazione sarebbe stata cruciale per confermare ai carabinieri che erano sulla pista giusta.

La famiglia Messeri era quindi sotto costante osservazione o, come si dice in gergo, “attenzionata”.

Sabrina pare sapesse delle attenzioni di suo padre verso la giovanissima cugina:

La lite con la cugina. Di quelle molestie, Sarah aveva parlato anche con sua cugina Sabrina, figlia dell’uomo, con la quale il giorno prima, proprio per questo motivo, aveva avuto una violenta lite. Quel 26 agosto, Misseri l’aveva avvicinata ancora ma questa volta per redarguirla e costringerla a non rivelare a nessuno le sue “attenzioni”. E invece l’ha uccisa.

Nel diario, però, Sarah riporta che si trattava delle “solite” discussioni per la gelosia con Ivano.

Ancora, su la Stampa viene fornita la seguente ricostruzione sulla lite di Sarah con Sabrina:

Sarah alla vigilia della scomparsa aveva cercato aiuto dalla cugina Sabrina, figlia dell’uomo, confidandole che il padre la molestava sessualmente.

Una confidenza che provocò un litigio fra le due ragazze. Sabrina e le sue dichiarazioni sono state al centro delle indagini fin dall’inizio.

Sabrina andò a parlare con il padre di quanto le aveva detto la cuginetta.

E proprio da un’intercettazione ambientale di Sabrina che diceva alla madre «tanto lo so che l’ha presa lui…» i carabinieri di Taranto hanno tratto la certezza di essere sulla pista giusta.

Emerge nelle ultime ore anche una lite avvenuta la sera precedente alla scomparsa tra Sarah e Sabrina a causa di un ragazzo più grande, Ivano, molto amico di entrambe, di cui Sabrina si era invaghita. Il giovane quel pomeriggio ha sempre detto di avere riposato a casa sua e di aver lasciato il suo cellulare in auto. Anche lui e Sabrina vengono interrogati a lungo dagli inquirenti. Una circostanza, quella della lite, confermata da alcune testimonianze e che i protagonisti Sabrina, Ivano e gli altri, si erano dimenticati di riferire agli investigatori.

La ricostruzione è plausibile.

Se ricordiamo poi che Sarah dal 23 al 25 sera era andata fuori da Avetrana, dalla zia residente a San Pancrazio, con consenso della sua famiglia, verrebbe da ipotizzare che Sarah si sia voluta allontanare per un po’ o sia stata allontanata per un pò da una situazione che non poteva più gestire.

Forse il confronto avuto con la cugina la sera prima della scomparsa e la presumibile discussione tra la cugina Sabine e il padre Michele Messeri, riportata dall’articolo sopra citato, ha portato a far precipitare gli eventi.

Lo zio di Sarah se redarguito o comunque informato dalla figlia Sabrina sulle lamentele di Sarah, anziché desistere ha voluto ottenere il silenzio della nipote, che, non per caso, desiderava insistentemente andare via da Avetrana.

Paradossalmente, il tragico epilogo è stato provocato dal tentativo di reazione di Sarah e della cugina, incapaci di gestire una situazione familiare complessa.

La vicenda, di per sé sconvolgente, reclama attenzione su due aspetti importanti:

a) gestione del disagio giovanile: occorre saper cogliere le richieste di aiuto che provengono dai giovani, da non sottovalutare mai, neanche quando si celano dietro il desiderio di fuga dalla città di provincia che appare troppo stretta o troppo scomoda per una quindicenne;

b) prevenzione e gestione delle dinamiche conflittuali familiari: chi ruota attorno ai soggetti della violenza (all’autore e alla vittima) nel contesto familiare, non è preparato a gestire la crisi. Cosa avrebbe dovuto fare Sabrina o la madre di Sabrina di fronte alle rivelazioni di Sarah?

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

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4 risposte a Sarah Scazzi. L’incredibile epilogo

  • Mc Foresight scrive:

    Il tutto è passato nel giro di poche ore dal tragico al sadico.
    La gestione di un dramma famigliare (e che come tale non dovrebbe essere di dominio pubblico) è stata poi assurda.
    Si sprecheranno commenti in decine di blog, centinaia di siti e programmi, televisivi o meno, e si protrarrà ancora lo spettacolo di ieri sera.

    Pur quotando i due punti finali a chiusura del 3D, mi chiedo perché se (e sottolineo SE) qualcosa si sapeva delle attenzioni dello zio, nessuno ha anche solo sollevato la questione prima di ora.

    Saluti.

  • Elena scrive:

    c) chiediamoci anche com’è possibile che tanti uomini (ma non meritano questo appellativo. diciamo “esseri di sesso maschile”) italiani e sani di mente uccidano tante ragazze e donne, specie dopo essere stati rifiutati…
    chiediamoci perché il contrario non avviene – o avviene ogni morte di Papa che una donna uccida un uomo per un rifiuto sentimentale.
    qui bisogna ripartire dalle basi

  • Davide scrive:

    Secondo la casistica gli omicidi per mano degli uomini raggiungono circa il 70%, però ricordo che esiste anche una grossa branca della criminologia che tratta sui delitti ad opera di donne.
    Nella maggior parte dei casi non sono le esecutrici materiali, agiscono perlopiù da istigatrici.
    Questa branca va dall’aborto all’avvelenamento.
    Purtroppo siamo tutti esseri umani: sia uomini che donne commettono delitti in base alle loro caratteristiche fisiche, biologiche e mentali.
    Non è che una donna è automaticamente perfetta solo perché è una donna e chi scrive è un femminista convinto.
    Quest’odio che si sta creando nei confronti degli uomini lo giudico davvero molto controproducante.

  • Pingback: Su Sarah Scazzi: Mariangela contro Sabrina. L’esposizione mediatica e il ruolo investigativo del giornalismo

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