Rischio di diffamazione e rimozione del forum contenente commenti in forma anonima

Un interessante quanto sconcertante caso contrappone un’associazione di consumatori (ADUC) ad un esperto di mercati finanziari, in relazione ad una discussione aperta sul forum presente sul sito dell’ADUC con il titolo “Fabio Oreste e la Fantafinanza”. Questi, infatti, ricorreva ex art. 700 c.p.c. per ottenere un provvedimento di urgenza in via cautelare, chiedendo la rimozione del forum nella parte in cui veniva ospitata la discussione predetta, e ciò, a quanto pare di capire, sulla base del rischio di essere diffamato via Internet, dagli utenti della rete, avvalendosi dell’anonimato.

Il giudice, all’esito della fase cautelare, accoglie il ricorso con un provvedimento singolare, in cui precisa che

“(…) osservato e considerato che è degno di tutela il diritto di opinione e di critica; ma che nell’ordinamento non può trovare protezione l’anonimato; che dalle notizie anonime e incontrollate, diffuse via Internet, può derivare danno irreparabile alla reputazione del ricorrente Fabio Oreste, con conseguenze negative anche economiche; ritenuto quindi che il ricorso sia accoglibile;

P.Q.M.

visto l’art. 700 c.p.c., inibisce all’ADUC la divulgazione del sito “Fabio Oreste e la fantafinanza” e ne ordina la rimozione (…)”.

La singolarità risiede nell’adozione di un provvedimento di rimozione del forum, negando a priori la libertà di manifestazione del pensiero in forma anonima, là dove l’art. 21 della Cost. non sembra invece richiedere la spendita delle generalità o l’identificazione del soggetto da parte degli interlocutori per avvalersi del diritto fondamentale in esso sancito.

Il provvedimento sorprende anche per altre ragioni, di carattere più tecnico, dato che in realtà il messaggio reso in forma anonima, ossia non “firmato” (nel senso: “privo dell’indicazione del nome e del cognome dell’autore”), non implica l’impossibilità di identificazione del soggetto che l’ha inviato. Infatti, tecnicamente, è possibile risalire all’indirizzo IP del soggetto che ha inviato il messaggio eventualmente diffamatorio e, tramite l’Internet Service Provider, risalire all’identità del soggetto a cui l’IP è stato assegnato, sia esso un IP statico o dinamico.

Ciò che appare sconcertante, però, è la natura del provvedimento che di fatto finisce per essere censorio, assecondando la richiesta di tutela preventiva a fronte del lamentato rischio di lesione dell’onore e della reputazione, che sarebbe ricollegato direttamente alle modalità di veicolazione in forma anonima dei messaggi che alimentano il forum.

Non v’è traccia, nella motivazione resa dal giudice, della constatazione di messaggi lesivi dell’onore e della reputazione del ricorrente. La motivazione poggia invece solamente su due argomentazioni:

a) sul rischio che la reputazione venga compromessa da messaggi diffusi su Internet in forma anonima (ma sarebbe meglio dire “anonimizzata”, con possibilità di risalire all’effettiva identità del mittente);

b) sull’asserito differente grado di tutela che meriterebbero la protezione dell’onore e della reputazione, da un lato, e l’anominato, dall’altro lato, il quale ultimo non avrebbe cittadinanza nel nostro ordinamento giuridico.

L’errore di impostazione mi sembra evidente.

Il contraltare della tutela dell’onore e della reputazione non è l’anonimato (ovvero, nel caso di specie, l’anonimizzazione del messaggio con conservazione della possibilità di identificazione dell’autore tramite il provider), ma la manifestazione del pensiero in forma anonimizzata, che, in quanto manifestazione del pensiero, ricade sempre nell’articolo 21 della Costituzione ed è meritevole di tutela nel nostro ordinamento fino a che il messaggio non sia in contrasto con le altre norme dell’ordinamento giuridico (ad esempio perché offendono l’onore e la reputazione di un soggeto o perché istigano a delinquere, etc.).

A dire il vero non c’è alcuna norma che vieti la diffusione di messaggi anonimi(zzati) sui forum di discussione.

Una prospettazione che individua un disvalore insito nella modalità di comunicazione a prescindere dai contenuti sinceramente  non mi pare accettabile nel vigente quadro normativo.

Ove il rischio di diffamazione venisse ricondotto alla forma anonima dei messaggi, non si vede perché il provvedimemento cautelare imponga la rimozione del forum e non, ad esempio, il mantenimento dello stesso con modifica delle modalità di inoltro dei messaggi, disponendo che il sistema consenta la pubblicazione dei soli messaggi che contengano l’indicazione dell’identità del mittente. Ma anche l’imposizione dell’identità del mittente, a dire il vero, appare una evidente forzatura, non inferiore a quella della rimozione del forum contenente messaggi anonimi, dato che non v’è alcuna norma che vieti il ricorso all’anonimato (e dato che l’identità dichiarata potrebbe non corrispondere con l’identità effettiva, anagrafica, del mittente). 

Diversamente ragionando, poi, la rimozione preventiva del forum di discussione alimentato da messaggi anonimi(zzati), rimozione disposta semplicemente sulla base di un asserito rischio di diffamazione e non sul concreto accertamento della presenza di messaggi diffamatori, appare sorretta da una motivazione debore e poco felice anche sotto altro profilo, dato che la diffamazione potrebbe essere perpetrata, come spesso avviene in contesti giornalistici, anche da chi firma gli articoli con nome e cognome.

Del resto, è noto, in un forum i commenti possono essere anche positivi e non solo negativi (e quando negativi non sono lecessariamente diffamatori). La chiusura del forum, ex abrupto, impedisce l’espressione della manifestazione del pensiero a tutti, anche a chi esprime idee e opinioni senza diffamare alcuno. 

La rimozione ha gli stessi effetti del sequestro dell’intero sito.   

Di questo provvedimento, importantissimo sotto il profilo giuridico, è bene che se ne parli, perché, pur nella sua non condividibile impostazione, è prezioso per far capire meglio i rischi che si celano dietro l’interpretazione e l’applicazione ad Internet delle norme vigenti.

La giurisprudenza, incluso il provvedimento cautelare in questione, è il banco di prova con cui si deve misurare anche il legislatore. 

Nell’auspicio che il dibattito sia alimentato vigorosamente, perché tocca temi importanti che attengono alle libertà fondamentali, rimando anche alla pagina critica dell’amico Guido Scorza, la cui lettura suggerisco per avere ulteriori spunti di riflessione.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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