Processo a Google sul caso del video relativo al ragazzo disabile. L'udienza del 16 dicembre 2009 (prossima udienza 23 dicembre)

Nel caso relativo al Processo a Google per il video caricato sulla piattaforma di file sharing (GoogleVideo/You Tube), il 16 dicembre 2009 si è svolta l’udienza in cui la difesa degli imputati, dirigenti della nota società americana, ha articolato le proprie argomentazioni conclusive.

Uno dei punti rimarcati nella linea difensiva concerne la presenza, nelle condizioni generali per la fornitura del servizio, di una clausola che impone al’utente, al momento di caricare il file riproducente il filmato (upload) di ottenere previamente il consenso dai soggetti ritratti nel filmato medesimo.

Tale obbligo non sussiste in capo al fornitore del servizio (Google).

Ci si chiede, però, coem questa considerazione possa incidere sul caso in esame. Mi pare di capire, da quanto è emerso finora, che la contestazione riguarda anche l’accertamento sulla tempestiva o intempestiva attivazione del provider per la rimozione del materiale illecito, a seguito delle segnalazioni ricevute.

Anche ammesso che costituisca un’obbligazione contrattuale dell’utente acquisire il preventivo consenso alla riproduzione delle immagini dei soggetti ritratti nel filmato, qualora l’utente ometta di acquisire il consenso e il provider riceve le segnalazioni sull’asserita illiceità del filmato, scatta comunque il meccanismo delineato dal d.lgs. 70/2003 in materia di responsabilità del provider, per cui il medesimo, salva l’applicazione delle norme n materia di protezione dei dati personali, non risponde se non è a conoscenza dell’illecito perpetrato utilizzando la tecnologia che egli stesso mette a disposizione. Viceversa, risponde qualora, avuta conoscenza dell’illecito perpetrato sui propri sistemi, non si attiva per rimuoverlo o per impedirlo.

Le tesi difensive ruotano per la gran parte intorno alla dimostrazione dell’assenza di un dovere di controllo da parte del provider.

Ma l’obbligo di controllo non è la sola questione che investe la fattispecie. Infatti, stando al capo di imputazione, pare che una delle contestazioni riguardi l’illecito penale delineato dal Codice in materia di protezione dei dati personali, per cui c’è da ragionare come si interseca la disciplina sulla responsabilità dell’intermediario nella prestazione dei servizi della società dell’informazione e quella in materia di privacy.

Sarà interessante vedere se nella sentenza il Tribunale di Milano analizzerà il rapporto tra queste due discipline, dato che la normativa in materia di responsabilità del provider di cui al d.lgs. 70/2003 fa espressamente salva e la disciplina dettata in materia di protezione dei dati personali.

La prossima udienza, in cui le argomentazioni difensive proseguiranno, è prevista per il 23 dicembre 2009, mentre la sentenza è attesa per il 27 gennaio 2010.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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