Privacy nei Taxi: installate webcam per registrare immagini e audio dei passeggeri

In via sperimentale, in alcuni taxi di Napoli, sono state installate delle webcam in grado di registrare audio e immagini di ciò che avviene a bordo. Ne dà notizia il Corriere del Mezzogiorno con l’articolo a firma di Paolo Cuozzo dal titolo “Napoli, il Grande Fratello sale sul taxi“.

Le critiche per la lesione della privacy e del diritto alla protezione dei dati personali dei passeggeri fanno dubitare della bontà del progetto, nato per motivi di sicurezza. 

Ecco cosa rivela l’articolo:

A Napoli esordiscono le telecamere antirapina a bordo dei taxi. Un vero e proprio «Grande Fratello», capace di registrare immagini e voci di conducente e passeggeri riprendendo però solo il conducente. Un provvedimento utile, indispensabile per elevare i livelli di sicurezza che si è reso necessario dopo l’escalation di rapine di cui sono stati vittime i conducenti dei taxi in una città sempre molto difficile come Napoli. Ma anche gli stessi passeggeri sono stati aggrediti, magari da scippatori, mentre camminavano a bordo della vettura pubblica. Soprattutto nelle zone turistiche. Per questo anche a Napoli, come a Milano, Roma, Parma e tante altre città italiane, stanno per esordire le telecamere a bordo. (…)

Nelle intenzioni, le immagini riprenderebbero solo sul conducente (ma non ci vuole poi molto ad orientare la telecamera diversamente, in maniera stabile o all’occorrenza!) e registrerebbero l’audio di taxista e passeggeri (in sostanza è un’intercettazione ambientale).

Per ora, a bordo di 500 dei 2.376 taxi circolanti. Si tratta delle vetture della compagnia «Radio Taxi Napoli», ma presto anche le altre Cooperative di tassisti potrebbero estendere questo sistema sulle loro vetture. Sistema che, collegato ad una centrale, permette di registrare immagini e le voci dei passeggeri del taxi; immagini e audio che possono quindi essere utilissimi in caso di rapine e aggressioni per risalire ai responsabili. Ma che possono servire anche in caso di forti liti tra tassista e conducente. Si comincia a breve con cinque auto, ma in meno di un anno la compagnia ritiene che tutti i suoi consorziati avranno questo sistema (…).

Sui dettagli di funzionamento del sistema così riferisce l’articolo citato:

La webcam non funziona però sempre, registrando tutto comunque. Proprio come accade in Cina, dove le polemiche sono accesissime per chi si sente privato dalla privacy e dove, se si prende un taxi, il cliente sta sempre in silenzio per paura di essere registrato. No. In Italia la cosa è molto diversa.

Telecamera e microfono devono essere azionati infatti dal tassista tramite un pedale nascosto per terra e solo se necessario. Solo da quel momento entra in azione il sistema di localizzazione satellitare della vettura e comincia, presso la centrale della cooperativa del taxi, la registrazione delle immagini.

Il tassista, peraltro, non può mai visionarle. Insomma, non dovrebbe esistere il pericolo di un uso improprio delle immagini.

Ovviamente la cooperativa di radio taxi individuerà, come prevede la norma, un responsabile del servizio. Ma non solo. Dall’azionamento del sistema, quindi, la centrale, contestualmente alla localizzazione della vettura, comunicherà anche alle forze dell’ordine l’allarme lanciato dal taxi per chiedere l’intervento di una volante a sostegno della vettura.

Va chiarito però che la registrazione viene distrutta automaticamente nelle 24 ore successive. Ovviamente, solo se le immagini non saranno utili ai fini di eventuali indagini giudiziarie. In quel caso, saranno decriptate e utilizzate dagli inquirenti.

Secondo l’articolo, si afferma poi, discutibilmente, che

Non siamo però in presenza di videosorveglianza, perché, peraltro, la minicamera collocata al di sotto dello specchietto retrovisore del taxi può riprendere solo il conducente e non anche il passeggero.

Ancora, l’articolo chiuse richiamando alcune disposizioni del Garante per la protezione dei dati personali:

Chiare, comunque, le norme in materia introdotte dal Garante per tutelare la privacy: «A bordo dei taxi le telecamere non devono riprendere in modo stabile la postazione di guida», si legge nella direttiva. Così come, più in generale, sul trasporto pubblico viene ricordato che è «lecita l’installazione sui mezzi e presso le fermate, ma rispettando limiti precisi: ad esempio, la visuale circoscritta e le riprese senza l’uso di zoom».

I cittadini e gli utenti dei taxi saranno comunque avvertiti da un adesivo posto all’esterno e all’interno della vettura con su scritto: «Auto con sistema di videosorveglianza». Così si saprà prima, se si sale su un’auto bianca, che in caso di situazioni pericolose si potrà essere registrati. Osservati e sicuri, insomma. Almeno così si spera.

Il Garante, però, in un caso relativamente recente ha vietato l’uso di telecamere in grado di registrare l’audio (telecamere “con le orecchie”, perché in grado non sono di acquisire le immagini, ma anche di “ascoltare” l’audio), installate da un commerciante per finalità di sicurezza all’interno di un locale nel quale aveva subito atti vandalici e aggressioni.

Nel provvedimento, il Garante ha posto l’attenzione proprio sull’acquisizione congiunta di video e audio, ritenendola esorbitante rispetto al principio di finalità. Gli scopi di sicurezza possono essere raggiunti, infatti, senza necessità di acquisire l’audio, essendo sufficiente la registrazione delle immagini.

Per far comprendere meglio la questione riporto la sintetica ricostruzione fatta dal Garante per la privacy nella newsletter del 16 gennaio 2009, in cui illustra il caso delle “telecamenre con le orecchie”:

Telecamere con le orecchie: stop del Garante

Una telecamera posta all’interno di un locale registra suoni e memorizza voci. Interviene il Garante ne vieta l’uso e ordina la cancellazione delle registrazioni.

Si noti che

(…) una circostanza ha richiamato maggiormente l’attenzione degli ispettori del Garante e ha fatto scattare il divieto: una delle tre telecamere interne, collocata vicino al registratore di cassa, risultava, infatti, dotata di registratore audio.

Il negoziante dovrà rimuovere la “telecamera con le orecchie” e cancellare i dati (suoni, voci) finora raccolti. L’Autorità ha ritenuto, infatti, illecita la registrazione delle voci perché non conforme al principio di finalità, secondo cui il trattamento deve essere effettuato per finalità determinate, esplicite e legittime. Finalità che non risultano ricorrere nel caso esaminato.

Qui è possibile reperire il testo integrale del provvedimento.

Salvo un ripensamento del Garante, mi sembra proprio che anche in questo caso l’uso congiunto di strumenti di acquisizione audio e video non possa ritenersi lecito, per i medesimi motivi.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

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