Privacy e Geolocalizzazione del cellulare

Ci siamo soffermati sul caso della geolocalizzazione del cellulare per risolvere un caso di sequestro in un Paese del Massachussets, affinando la ricerca precedente all’intervento in loco tramite utilizzo delle mappe digitali e del servizio street view di Google.

La geolocalizzazione può essere usata anche per rinvenire le tracce delle persone disperse in montagna.

La normativa sulla protezione dei dati personali richiede, normalmente, il consenso dell’interessato, ma questo, ovviamente, non è l’unica condizione di liceità per il trattamento dei dati personali.

In molti casi è già previsto per legge che del consenso preventivo se ne può fare anche a meno. Si tratta dei casi di esclusione del consenso disciplinati, ad esempio, dall’art. 24 del Codice in materia di protezione dei dati personali.

All’art. 24, co. 1, lett. e), del Codice, in particolare, è previsto che il consenso non è richiesto quando il trattamento dei dati personali «è necessario per la salvaguardia della vita o dell’incolumità fisica di un terzo. Se la medesima finalità riguarda l’interessato e quest’ultimo non può prestare il proprio consenso per impossibilità fisica, per incapacità di agire o per incapacità di intendere e volere, il consenso è manifestato da chi esercita legalmente la potestà, ovvero da un prossimo congiunto, da un familiare, da un convivente o, in loro assenza, dal responsabile della struttura presso cui dimora l’interessato. Si applica la disposizione di cui all’art. 82, co. 2».

Tale ultima norma citata (l’art. 82, co. 2, del Codice) prevede che l’informativa e il consenso al trattamento dei dati personali possano avvenire anche successivamente alla prestazione, ma senza ritardo, in caso di rischio grave, imminente ed irreparabile per la salute o l’incolumità fisica dell’interessato, oppure nel caso di impossibilità fisica, incapacità di agire o incapacità di intendere o di volere dell’interessato, quando non è possibile acquisire il consenso da chi esercita legalmente la potestà, ovvero da un prossimo congiunto, da un familiare, da un convivente o, in loro assenza, dal responsabile della struttura presso cui dimora l’interessato.

La norma, già di per sè chiara, aveva incontrato casi di errata interpretazione o dubbi nell’applicazione, che aveveno comportato il rischio di ritardo nei soccorsi di persone disperse in montagna, tant’è che è stato necessario l’intervento del Garante per chiarire ogni equivoco.

Riporto di seguito il comunicato stampa diramato nel mese di dicembre appena trascorso, al quale il Garante chiede venga data la massima diffusione.

 

Persone disperse in montagna: si può localizzare il cellulare per rintracciarle

Sarà più facile rintracciare le persone disperse in montagna, almeno quelle che portano con sé un cellulare. Il Garante privacy ha chiarito che gli organismi di soccorso possono ottenere dalle società telefoniche i dati relativi alla posizione delle persone in pericolo di vita per le quali siano state attivate formalmente le ricerche.

Il Soccorso alpino (Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, Cnsas) che ha spesso la concreta necessità di localizzare con urgenza una persona dispersa, potrà dunque avvalersi della possibilità di utilizzare più rapidamente informazioni concernenti i ponti e le celle attivate o “agganciate” dal telefono mobile della persona dispersa.

L’Autorità è intervenuta a chiarire che il Codice della privacy, nel caso vi sia la necessità di salvaguardare la vita o l’incolumità di una persona, consente alla società telefonica di comunicare  i dati all’organismo di soccorso, anche senza il consenso dell’interessato.

Il provvedimento dell’Autorità è stato adottato a seguito delle richieste provenienti da diversi Comuni che avevano rappresentato la necessità di poter disporre di queste informazioni. Pur riguardando il Soccorso alpino, il provvedimento afferma principi suscettibili di essere applicati, con le dovute cautele, anche in altri casi di soccorso.

I dati dovranno essere utilizzati dagli organismi di soccorso solo per lo scopo di ricerca e soccorso della persona dispersa.

Per quanto riguarda le chiamate di emergenza, l’Autorità ha inoltre ricordato che i servizi abilitati a ricevere questo tipo di chiamate possono comunque  trattare i dati relativi all’ubicazione dei telefoni relativi a chi chiama, anche quando l’utente o l’abbonato abbiano già rifiutato o omesso di prestare il consenso.

Per assicurare la massima diffusone del provvedimento (di cui è stato relatore Giuseppe Fortunato) tra i soggetti interessati, l’Autorità ha disposto l’invio, oltre che ai Comuni interessati, anche ai principali operatori di telefonia mobile.

“Rispetto alla salvaguardia della vita umana – ha commentato Giuseppe Fortunato – non può esserci dubbio nel rintracciare, con la necessaria celerità, la persona dispersa. Il Garante della privacy, ancora una volta, rammenta che la normativa sulla privacy, correttamente interpretata, non è mai impedimento alla tutela dei valori inviolabili del nostro ordinamento. Al tempo stesso, fuori dalla fattispecie chiaramente definita dal Garante, a nessuno è permesso controllare i nostri liberi spostamenti”.

Roma, 24.12.2008

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