L’Agenda Digitale Italiana

Al “Progetto Strategico Agenda Digitale Italiana” del Governo Monti fa eco il documento dell’AGCOM dal titolo “Segnalazione al Governo in tema di liberalizzazione e crescita. Un’agenda digitale per l’Italia“.

Da soluzioni incentrate sull’implementazione delle infrastrutture di rete, delineate nel Progetto Strategico, si passa ora ad individuare misure concrete per la crescita, che su quelle infrestrutture poggiano, ma che sono destinate ad andare oltre.

Certo, alcune delle misure segnalate dall’AGCOM sono da ridiscutere perché criticabili e altre da accogliere con entusiasmo e da approdondire, perché lodevoli, ma ciò che più rileva è che finalmente le istituzioni italiane sembra essersi improvvisamente rese conto che il sistema Italia ha urgente bisogno dello sviluppo tecnologico per crescere e per aumentare di competitività.

Miope sarebbe quel Governo che si illude di lasciare tecnologicamente arretrata l’Italia solamente per agevolare lo status quo di un sistema televisivo-centrico sul quale veicolare la diffusione delle informazioni, distribuire opere intellettuali (film, varietà, inchieste, etc.), ospitare talk show, raccogliere proventi pubblicitari.

Lo sviluppo della telematica nel sistema Paese è diventato non più procrastinabile, perché sulla medesima infrastruttura tecnologica possono transitare, al contempo, i servizi della pubblica amministrazione per cittadini e imprese, nuove possibilità di business per le start-up, nuovi mercati per le imprese già presenti sul mercato, nuove modalità di accedere alle informazioni e di comunicare, nonché di fruire di contenuti digitali.

I benefici sarebbero immediati e progressivi, capaci di incidere sia sulla crescita economica e la competitività del Paese, sia sulla crescita culturale e sull’effettivo concreto esercizio dei diritti fondamentali dell’Uomo.

Occorre tenere alta l’attenzione e mobilitare l’opinione pubblica.

Ecco perché continuerò a riproporre il tema su questo blog,  come già fatto in passato, nella speranza di poter contribuire a veicolare la consapevolezza diffusa che lo sviluppo tecnologico sia una priorità per il nostro Paese.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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Google e la pubblicità di attività illecita (e i proventi incassati)

Un interessante articolo del Corriere.it dal titolo “Profitti da pubblicità illegali, Google nel mirino“, di Martina Pennisi, mette in luce alcuni recenti casi di particolare rilevanza, segnalati dalla BBC:

a) il primo caso riguarda

 

“AdWords. Il programma mette a disposizione spazi pubblicitari abbinati ai risultati del motore di ricerca di Mountain View e finisce periodicamente nell’occhio del ciclone per la visibilità concessa ad attività illecite.

L’ultimo caso in ordine di tempo è relativo alla vendita dei biglietti per le Olimpiadi di Londra della prossima estate: è stata la Bbc, su indicazione di un’ascoltatrice del programma5 live Investigates, a segnalare la presenza in testa alle ricerche sponsorizzate di un portale non autorizzato alla vendita di ingressi per la manifestazione sportiva“.

Uno dei punti critici maggiori riguarda il senso di fiducia ingenerato nei fruitori del motore di ricerca per via del posizionamento in testa ai risultati del noto search engine:

Fidandosi della priorità data da Big G al sito LiveOlympicTickets, la donna ha sborsato 750 sterline per seguire i 1.500 metri, ma non ha ricevuto i due biglietti e rischia di perdere il denaro”.

 

Le repliche di Google rese al Corriere.it:

Google, come ha fatto notare all’internauta stessa in cerca di risposte, chiarisce a Corriere.ti che esistono «una serie di regole che illustrano quali annunci pubblicitari possono e quali non possono comparire su Google e vengono applicate e fatte rispettare sia da sistemi automatizzati sia da persone». «Di recente – spiega facendo riferimento al caso in questione – grazie al lavoro effettuato con la polizia, abbiamo rimosso alcuni annunci relativi ai biglietti delle prossime Olimpiadi che violavano tali regole»”.

 

La questione degli introiti:

“Gli introiti ottenuti nei cinque giorni in cui la società fraudolenta, che avendo sede fuori dai confini britannici non è stata ancora intercettata dalle autorità, ha beneficiato dell’involontaria (ma pagata) esposizione rimangono nelle casse del colosso californiano e la polemica monta ulteriormente”.

***

b) il secondo caso riguarda le farmacie canadesi e la normativa statunitense che impone restrizioni alla vendita di medicinali on-line:

“Un caso analogo risalente allo scorso agosto è costato a Google 500 milioni di dollari, cifra versata nelle casse del governo Usa per aver permesso a farmacie canadesi di pubblicizzare la vendita online di medicinali agli internauti statunitensi. La legge a stelle strisce impedisce l’importazione dal Canada di medicine alla stressa stregua, nella specifica situazione di peso (economico) ovviamente inferiore, in cui il London Olympic and Paralympic Act del 2006 si scaglia contro i venditori abusivi di biglietti. “

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Robot violinista

Non sarà Paganini, ma è comunque sorprendente la delicatezza del tocco e la precisione delle note (il violino, com’è noto, a differenza di altri strumenti a corda come la chitarra, non ha i “tasti”, essendo il manico privo di barre verticali. Per ottenere una nota “pulita”, dunque, occorre molta precisione nel posizionamento delle dita). Ciò non solo per la mano sinistra, ma anche per quella destra, che muove l’archetto.

Al di là dell’applicazione in ambito musicale, si comprende bene come la robotica sia pronta per impieghi di precisione e intrattenimento. Entrerà presto nelle nostre case come un elettrodomestico evoluto, gioiello di tecnologia avanzata, fino a realizzare presto, con una larga diffusione nei prossimi decenni, scenari simili a quelli delineati da Isaac Asimov o consegnatici dalla cinematografia, come in “I, Robot” con Will Smith.

Fabio Bravo

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Governo Monti: ministri Passera e Barca rilanciano la Banda Larga

In un articolo del Corriere della Sera, dedicato alle nuove manovre del Governo Monti per il rilancio dell’economia, tra le diverse misure si accenna, timidamente, al rilancio della “Banda Larga”.

Nell’articolo, firmato da Enrico Marro, si legge:

Passera e il ministro della Coesione Fabrizio Barca stanno lavorando anche al rilancio della «banda larga», cioè delle infrastrutture per la connessione veloce a internet, partendo dal Sud dove queste sono più carenti.

La direzione mi sembra quella giusta. Vedremo come si svilupperà concretamente quello che, per ora, appare solamente un proposito.

Occorrerebbe che l’opinione pubblica si mobilitasse seriamente, perché è per la banda larga che passa una parte importante dello sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro Paese.

Fabio Bravo

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Apple e la garanzia biennale. Multa di 900.000 euro dall’Antitrust

La Apple ha posto in essere pratiche commerciali scorrette nel mercato italiano (e probabilmente anche europeo) con riguardo alla garanzia biennale dovuta nelle vendite commerciali con i consumatori.

Dopo numerosi casi, alcuni segnalati anche su Information Society & ICT Law, l’Antitrust italiana (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – AGCM), nel corso dell’adunanza del 21 dicembre 2011, ha sanzionato tre società del gruppo Apple per un importo complessivo di 900.000 euro, per due distinte condotte.

Ecco il provvedimento integrale dell’AGCM (82 pag.) e l’estratto (1 pag.)

Come precisato dall’Authority,

In particolare (…) le tre società del gruppo, Apple Sales International, Apple Italia S.r.l. e Apple Retail Italia hanno messo in atto due distinte pratiche commerciali scorrette:

 

1) presso i propri punti vendita e/o sui siti internet apple.com e store.apple.com, sia al momento dell’acquisto che al momento della richiesta di assistenza, non informavano in modo adeguato i consumatori sui diritti di assistenza gratuita biennale previsti dal Codice del Consumo, ostacolando l’esercizio degli stessi e limitandosi a riconoscere la garanzia convenzionale del produttore di 1 anno;

 

2) le informazioni date su natura, contenuto e durata dei servizi di assistenza aggiuntivi a pagamento AppleCare Protection Plan, unite ai mancati chiarimenti sull’esistenza della garanzia legale biennale, erano tali da indurre i consumatori a sottoscrivere un contratto aggiuntivo quando la ‘copertura’ del servizio a pagamento si sovrappone in parte alla garanzia legale gratuita prevista dal Codice del Consumo.

 

In conseguenza dell’accertamento delle due violazioni sono state comminate diverse sanzioni:

Le sanzioni sono pari a 400mila euro per la prima pratica e 500mila per la seconda pratica. Per la prima pratica, l’Autorità ha infatti tenuto conto delle modifiche adottate dalle società del gruppo nel corso del procedimento, in grado di garantire una migliore informazione ai consumatori, riducendo così il massimo edittale di 500mila che è stato invece applicato per la seconda pratica.

 

Tali importi sono stati ripartiti tra le tre società in ragione del loro fatturato, secondo il seguente schema:

 

1) Mancata informazione e riconoscimento della garanzia legale:

 

- Apple Sales International 240 (duecentoquaranta) mila euro;

 

- Apple Italia S.r.l. 80 (ottanta) mila euro;

 

- Apple retail Italia S.r.l. 80 (ottanta) mila euro;

 

2) informazioni fuorvianti per indurre alla sottoscrizione del contratto di assistenza aggiuntiva a pagamento:

 

- Apple Sales International 300 (trecento) mila euro;

 

- Apple Italia S.r.l. 100 (cento) mila euro;

 

- Apple retail Italia S.r.l. 100 (cento) mila euro;

 

Le società, oltre a cessare le pratiche e comunicare all’Autorità le misure assunte per ottemperare al provvedimento, dovranno pubblicare un estratto della delibera dell’Antitrust sul sito www.apple.com in modo da informare i consumatori.

 

La società Apple Sales International, infine, entro 90 giorni, dovrà adeguare le confezioni di vendita dei servizi AppleCare Protection Plan, inserendo l’indicazione sulla esistenza e durata biennale della garanzia di conformità nonché indicando correttamente la durata del periodo di assistenza con riferimento alla scadenza della garanzia legale di conformità (…).

 

Fabio Bravo

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Corso di Perfezionamento in Computer forensics e investigazioni digitali. Dalla tecnologia all’investigazione

Per chi fosse interessato segnalo che l’Università degli Studi di Milano, per l’a.a. 2011-2012 ha attivato il Corso di Perfezionamento in “Computer forensics ed investigazioni digitali” coordinato dal Prof. Giovanni Ziccardi.

La quinta edizione del Corso, dal titolo “DALLA TECNOLOGIA ALL’INVESTIGAZIONE”, si svolgerà presso l’Università Statale di Milano, via Festa del Perdono 7, con cadenza settimanale, ogni giovedì nel periodo dal 19 gennaio 2012 al 16 febbraio 2012, dalle ore 09.00alle ore 18.30.

Il Corso ha l’obiettivo di formare esperti nelle fasi di individuazione, gestione, acquisizione e produzione di evidenze digitali nel processo penale, nel processo civile, nelle questioni di diritto di famiglia e del lavoro ed ambito stragiudiziale.

Ogni giornata prevederà l’illustrazione, dal punto di vista tecnico-informatico, della tecnologia oggetto d’indagine, seguita da interventi di magistrati, esponenti del mondo accademico, delle forze dell’ordine, avvocati e computer forensics expert.

Le tecnologie oggetto d’analisi riguarderanno:
• SMS e MMS;
• Immagini,video, audio;
• dati provenienti da dispositivi mobili (lettori mp3, navigatori, schede di memoria), telefoni cellulari e smartphone;
• pagine web e messaggi di posta elettronica;
• file di log di conversazioni o chat;
• dati su piattaforme di social networking (facebook, twitter, foursquare);
• dati su piattaforme di condivisione di contenuti;
• dati trattati mediante sistemi di cloud computing.

Il percorso formativo post-laurea, sia essa laurea dottorale o magistrale, è  rivolto a liberi professionisti (avvocati, ingegneri, periti informatici, investigatori), dirigenti di settore pubblici e privati, investigatori delle Forze dell’Ordine, officer nel Sistema di Gestione per la Sicurezza delle Informazioni, officer impegnati nelle investigazioni interne di aziende). Non sono, purtroppo, ammessi uditori.

Il contributo di iscrizione per il Corso è pari a 814,32 Euro (comprensivo della quota assicurativa e dell’imposta di bollo, pari a 14,32 Euro).

Le domande di ammissione dovranno essere presentate con le modalità e nelle tempistiche previste dal bando di attivazione pubblicato sul sito www.computerforensics.unimi.it.

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Bando IV Premio Nazionale Vittorio Frosini

Il 30 dicembre 2011 scade il termine per partecipare alla IV edizione del Premio Nazionale Vittorio Frosini in Informatica giuridica e diritto dell’informatica.

Dal sito della Fondazione Piero Calamandrei è possiibl escaricare il bando, che comunque riporto di seguito:

 

La Rivista Il diritto dell’informazione e dell’informatica, unitamente con la famiglia Frosini, promuove il quarto premio nazionale dedicato alla memoria di Vittorio Frosini e destinato a una tesi di dottorato in informatica giuridica e diritto dell’informatica.

Il Premio intende rendere omaggio alla memoria di Vittorio Frosini, ricordando il Suo contributo di fondatore della informatica giuridica in Italia, attraverso la Sua pionieristica opera Cibernetica, diritto e società, del 1968, e poi in numerosissimi studi nell’arco di oltre trent’anni. Il Premio offre, inoltre, occasione per ulteriori riflessioni sul pensiero di Vittorio Frosini, quale straordinario divulgatore della materia, attraverso la Sua opera di Maestro, di docente universitario, di conferenziere e anche di coordinatore del primo dottorato di ricerca in informatica giuridica attivato nelle Università italiane.

Il Premio Nazionale Vittorio Frosini prevede l’assegnazione al vincitore della somma di duemila euro, ed è riservato ad una tesi di dottorato dedicata a un tema di informatica giuridica e/o diritto dell’informatica, già discussa, oppure presentata in via definitiva, negli anni 2009-2010-2011. Una parte della tesi premiata potrà essere pubblicata sulla Rivista Il diritto dell’informazione e dell’informatica.

Entro il 30 dicembre 2011 i concorrenti dovranno inviare una copia della loro tesi, insieme con un breve curriculum della loro attività di ricerca, indirizzandola a: “Fondazione Piero Calamandrei”, via Boezio n. 14 – 00193 Roma” (farà fede il timbro postale). La Commissione del Premio Nazionale Vittorio Frosini – composta dai professori Pietro Rescigno, Vincenzo Zeno-Zencovich e Tommaso Edoardo Frosini – ha il compito di premiare la migliore tesi di dottorato, il cui estratto verrà pubblicato sulla Rivista Il diritto dell’informazione e dell’informatica. Responsabile della Segreteria del Premio è l’avv. Pieremilio Sammarco.

In occasione del conferimento del Premio Nazionale Vittorio Frosini, la Rivista Il diritto dell’informazione e dell’informatica promuoverà una giornata di studi in memoria di Vittorio Frosini su di un tema concernente l’informatica giuridica e il diritto dell’informatica.

 

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Conferenza NEXA su Internet & Society

Vi segnalo questo interessante appuntamento:

Sabato, 17 Dicembre 2011, ore 10.00 – 18.00
I3P, Incubatore Imprese Innovative Politecnico di Torino – Sala Conferenze
Via Pier Carlo Boggio 59, www.i3p.it
 

nexa
La terza conferenza NEXA su Internet & Società sarà un momento di discussione sul tema “Dati aperti su una Rete aperta“. I ricercatori e i fellow del Centro NEXA su Internet & Società del Politecnico di Torino ne parleranno con esperti, policy makers, professionisti, appassionati e semplici cittadini.

L’incontro includerà anche CCIT2011, una sessione sullo stato di Creative Commons in Italia, continuando la tradizione degli incontri annuali CC-IT. La partecipazione alla conferenza NEXA è gratuita, ma occorre registrarsi entro il 13 dicembre 2011, fino a esaurimento posti disponibili (la registrazione è aperta su nexa2011.eventbrite.com).

Quest’anno la conferenza è co-organizzata da EVPSI, “Extracting Value from Public Sector Information”, progetto di ricerca coordinato dal Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Torino, con il patrocinio e il finanziamento della Regione Piemonte. L’incontro è accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torino. La partecipazione è titolo per l’attribuzione di 7 crediti formativi.

A questo link è possibile visualizzare il Programma

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RTI vs Choopa, VVB. Differenze tra hosting passivo e gestore della piattaforma di condivisione video nella responsabilità del provider

Mi pare significativo il caso affrontato dal Tribunale di Roma con l’ordinanza cautelare del 20 ottobre 2011 nel caso RTI contro Choopa e VVB in tema di responsabilità del provider e del gestore della piattaforma di file audiovisivi coperti da diritto d’autore.

I principi affermati dalla disciplina sul commercio elettronico di derivazione comunitaria (direttiva 2000/31/CE, recepiti in Italia con d.lgs. 70/2003) sono stati felicemente applicati in favore di Choopa, al quale è stato riconosiuto il ruolo di fornitore del servizio di hosting “passivo”.

Va però rimarcato che sui server di Choopa, in funzione di hosting provider, veniva ospitata una piattaforma per la condivisione dei video, gestita da VBB.

Mentre nei confronti di Choopa la domanda cautelare è stata rigettata, in quanto sono valse le ipotesi di eccezione al regime di responsabilità contenute nella disciplina sul commercio elettronico, altrettanto non è avvenuto per VBB, nei cui riguardi la domanda è stata accolta senza che sia entrata in rilievo, a quanto mi consta, la disciplina di cui al citato d.lgs. 70/2003.

In altre parole, chi gestisce la piattaforma di contenuti multimediali, li organizza, li indicizza e ne ricava introiti pubblicitari, non si trova a svolgere un ruolo di hosting “passivo”, che invece spetta a chi si limita ad ospitare la piattaforma e i file in essa contenuti.

Se confrontiamo tale caso, in cui è netta la separazione tra gestore del server per la fornitura di mero hosting  (Choopa) e gestore della piattaforma (VBB), con i casi RTI / Google-YouTube, e gli altri casi analoghi, ci si rende conto di come i principi enunciati dall’ordinanza del 20.10.2011 a carico di VBB (gestore della piattaforma) non sono tanto distanti da quelli resi nei precedenti che hanno interessato i providers che, come avvenuto per Google-YouTube, s’è ritenuto abbiano un ruolo attivo nella gestione dei contenuti.

Il caso RTI vs Choopa e VBB aiuta, a mio avviso, a comprendere meglio il concetto, esplorato dalla giurisprudenza precedente, tra hosting “attivo” e hosting “passivo” e, al contempo, evidenzia un errore di fondo.

Come più volte sostenuto, l’hosting a cui si faceva riferimento nella direttiva 2000/31/CE non era altro che la messa a disposizione di una porzione di memoria su server accessibili tramite la rete Internet, al pari di quanto avviene, mutatis mutandis, quando si ha a disposizione una unità di memoria sul proprio hard disk in locale.

Non rientra in tale concetto di hosting la fornitura di servizi ulteriori, tramite piattaforme in grado di dare un valore aggiunto all’hosting e che, in realtà, vanno a configurare servizi aggiuntivi e utilità economiche addizionali per il fornitore, come avviene per YouTube e le altre piattaforme di gestione dei contenuti (incluso piattaforme di blogging) o di relazioni sociali (tra cui FaceBook e altri social network).

V’è chi, per distinguere la formitura di mero hosting dal servizio aggiuntivo reso mediante il ricorso ad una determinata piattaforma, insiste sulla distrinzione tra hosting “passivo”, nel primo caso, e hosting “attivo”, nel secondo caso, avendo solitamente presente, per l’hosting attivo, una realtà in cui il gestore della piattaforma è anche, al contempo, fornitore di mero hosting.

In realtà tale approccio produce, a mio avviso, una confusione nell’inquadramento della fattispecie.

Sarebbe infatti opportuno mantenere separati concettualmente i due servizi (di mero hosting e di gestione della piattaforma), i quali possono anche essere cumulativamente resi da un medesimo soggetto, ma, come nel caso RTI vs. Choopa e VBB, possono rimanere distinti ed essere forniti da soggetti diversi.

La separazione concettuale lascia ben comprendere come il regime di favore delineato dalla disciplina sul commercio elettronico sia riservato al mero hosting (quello che è stato definito, anche in giurisprudenza, come hosting passivo, da ultimo nell’ordinanza resa dal Tribunale di Roma il 20 ottobre 2011 nel giudizio RTI vs Choopa e VBB) e non, invece, al servizio di gestione della piattaforma, nella quale i contenuti immessi vengono gestiti, indicizzati ed eventualmente utilizzati anche a fini pubblicitari, ed appoggiati su un server in forza di un separato rapporto di hosting.

Mentre la fornitura del servizio di hosting, che è alla base della fornitura del servizio di gestione della piattaforma, incontra il regime di maggior favore enunciato dalla disciplina in materia di commercio elettronico, altrettando non pare possa sostenersi per la fornitura del servizio di gestione della piattaforma di contenuti multimediali, che è altro rispetto al servizio di hosting e, per tale motivo, la definizione di hosting attivo, anche se non errata in senso meramente descrittivo, rischia di essere fuorviante.

Ove un soggetto cumulerà su di sè entrambi i servizi, di (mero) hosting e di gestione della piattaforma, l’analisi dei profili di responsabilità potrà più facilmente essere delineata tenendo conto di tale distinzione.

Nel caso di specie Choopa e VBB hanno fornito separatamente i due servizi e sono andati incontro, in sede cautelare, a sorti completamente diverse in ordine all’applicazione del regime di responsabilità del provider delineato dalla normativa sul commercio elettronico.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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Clini e l’ipotesi malsana del ritorno al nucleare


ReferendumNuclueare.info

Destano stupore le parole del neoministro dell’ambiente  Corrado Clini sull’ipotesi del ritorno al nucleare per l’Italia, visto l’esito del referendum.

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