Ministro di Internet

Interessante la proposta di istituire un Ministro di Internet, anche senza portafoglio, segnalata da Massimo Sideri in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, ma che riproduce, nella sostanza, le osservazioni formulate da Stefano Rodotà nella sua lettera a Monti, in vista della costituzione del nuovo governo.

La riflessione è avvalorata dalla constatazione che l’economica digitale costituisce oggi il 2% del nostro Pil, a fronte del 2,63% proveniente dall’agricoltura. Quest’ultima è supportata da un ministero, la prima no. Un ministero ad hoc, in grado di dialogare anche con le start-up e di affrontare gli specifici problemi della rete, potrebbe essere la soluzione importante per incrementare il Pil.

Non è a mio avviso solo una provocazione. Le questioni non attengono solo alla crescita economica, ma anche alla cittadinanza elettronica, alla democrazia (elettronica e non), alle libertà fondamentali, alla crescita culturale di un Paese e al miglioramento della qualità della vita, attraverso una migliore qualità dei servizi per il cittadino.

L’economica, sicuramente, ne beneficerebbe non poco.

Io appoggio l’idea. Mi sembra sensata e lungimirante ed in linea con le riflessioni già maturate [cfr. Come si rilancia l’economia (in Italia) e Wi-fi e banca larga. Come si rilancia l’economica (negli USA)].

Sarebbe auspicabile vedere un segnale forte, in tal senso, nei programmi elettorali che verranno presentati in vista delle prossime elezioni politiche.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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