Lavoratori, biometria e privacy nel settore dei trasporti

Recentemente è intervenuto in Garante per la protezione dei dati personali negando il consenso, in sede di verifica preliminare, all’utilizzo di sistemi di rilevazione biometrica dei lavoratori di un’impresa di trasporti, che intendeva utilizzare sistemi di autenticazione basati sulle impronte digitali dei lavoratori al fine di verificare l’identità dei medesimi.

Da uno dei due provvedimenti resi dal Garante, si leggono le motivazioni a base della richiesta e le caratteristiche dei sistemi biometrici in questione:

1. Trattamento di dati personali dei dipendenti attraverso un sistema di autenticazione su base biometrica (impronte digitali).

Autotrasporti Irpini S.p.a. (A.IR. S.p.a.), società che effettua il servizio di trasporto pubblico di persone su tutto il territorio della Regione Campania e, in parte, in altre regioni limitrofe, intende adottare un sistema di rilevazione di dati biometrici basato sulla elaborazione di template originati dalla lettura delle impronte digitali di alcuni dipendenti della società. In particolare, si tratterebbe di un “dispositivo di rilevazione delle presenze per il personale addetto al controllo degli automezzi e del personale di guida e per quello autorizzato ad entrare nelle aree ad accesso controllato (…) finalizzato ad assicurare, inequivocabilmente, la presenza del suddetto personale in servizio”, con esclusione della sua utilizzazione “per verificare l’orario di lavoro ai fini del calcolo della retribuzione ordinaria e straordinaria”.

La società ha affermato che il trattamento di dati biometrici che intenderebbe effettuare per verificare la presenza in servizio del personale addetto al controllo sugli automezzi e sul personale di guida, oltre ad essere connesso alla sicurezza del trasporto pubblico, sarebbe giustificato dall’esigenza di prevenire condotte irregolari poste in essere da alcuni dipendenti, tra cui lo scambio dei badge attestanti la presenza in servizio; secondo la società, detti inconvenienti sarebbero ovviabili attraverso il sistema di rilevazione biometrica che si intenderebbe installare, perché in grado di assicurare un elevato grado di certezza nell’identificazione dei lavoratori e, di conseguenza, di impedire eventuali false attestazioni relative a controlli effettuati sull’efficienza dei mezzi e sullo stato di salute del personale addetto alla guida, con evidenti benefici per l’incolumità degli utenti e del personale viaggiante.

L’azienda ha precisato che il controllo preliminare sull’efficienza degli automezzi – avente ad oggetto, in particolare, le parti elettriche, le parti meccaniche, l’usura delle gomme e la funzionalità delle porte – viene effettuato da meccanici, mentre quello sugli autisti – concernente il rispetto dei turni di lavoro e la verifica sommaria delle loro condizioni psico-fisiche – viene effettuato da personale con qualifica di capo servizio.

Per quanto concerne, invece, il controllo degli accessi dei lavoratori ad alcuni locali dove sono custodite le banche dati cartacee ed informatiche, la società ha dichiarato che le stesse conterrebbero dati sensibili relativi ai dipendenti, informazioni concernenti eventuali procedimenti disciplinari, dati giudiziari relativi a partecipanti a gare, informazioni “su utenti colpiti da multe e terzi coinvolti in sinistri”, “dati relativi ai turni di servizio del personale viaggiante” e informazioni connesse a transazioni commerciali (contratti e fatture). Da qui deriverebbe l’esigenza di un dispositivo di verifica degli accessi assolutamente affidabile, che dovrebbe riguardare 48 dipendenti appositamente incaricati del trattamento di tali dati.

1.2. Caratteristiche tecnico-organizzative del sistema

Il sistema oggetto di verifica preliminare comporterebbe un trattamento di dati personali biometrici (impronta del dito indice), i quali, al termine della fase di enrollment, verrebbero memorizzati su una card rilasciata in possesso esclusivo degli interessati, priva dei dati anagrafici di costoro.

Nella fase di enrollment, la predisposizione delle card verrebbe affidata al responsabile della sicurezza informatica (designato anche responsabile del trattamento dei dati ex art.29 del d.lgs. 196/03), il quale, dopo la consegna della card, avrebbe anche il compito di verificare l’inesistenza di tracce dei dati biometrici rilevati sulle apparecchiature informatiche aziendali.

Per prevenire accessi non autorizzati al sistema, sarebbero state previste alcune misure di sicurezza, consistenti in:

• utilizzazione di un computer “stand alone”, non collegato quindi ad alcuna rete;

• cancellazione dal computer dei dati al termine dell’operazione di enrollment;

• esecuzione dell’operazione a cura del solo responsabile della sicurezza informatica (ingegnere informatico dirigente dell’azienda) particolarmente formato sul d.lgs 196/2003.

I dipendenti sottoposti al rilevamento biometrico, inserirebbero la card in un’apposita fessura, poggiando l’indice in un alloggio predisposto dell’apparecchio. Il dispositivo rileverebbe la corrispondenza dei dati contenuti nella card con quelli dell’indice e, conseguentemente, poiché ad essa sarebbe associato un numero di identificazione del dipendente, ne rileverebbe la presenza al lavoro.

Il sistema, tuttavia, non verrebbe utilizzato per verificare il rispetto dell’orario di lavoro ai fini del calcolo della retribuzione ordinaria e straordinaria.

Stando a quanto dichiarato dalla società, il personale tenuto a servirsi del sistema di autenticazione, una volta informato, sarebbe invitato a prestare il proprio consenso al trattamento dei dati sin dalla fase di enrollment; inoltre, sarebbe comunque previsto un sistema di rilevazione delle presenze alternativo, da utilizzare nel caso in cui i dipendenti fossero impossibilitati a partecipare all’enrollment (in ragione delle proprie caratteristiche fisiche) o non intendessero acconsentire al trattamento.

Il diniego è avvenuto per le motivazioni sintetizzate nel Comunicato Stampa del Garante, che di seguito si trascrive:

Trasporto: impronte digitali solo in casi particolari

Occorre dimostrare che non sono sufficienti strumenti alternativi

Le imprese che intendono adottare sistemi di lettura delle impronte digitali per verificare la presenza in servizio dei dipendenti devono prima dimostrare che le finalità di controllo non possano essere realizzate con sistemi meno invasivi. Questa la decisione Garante che ha respinto le richieste di verifica preliminare con le quali due società – una impresa di autotrasporti e la sua capogruppo – chiedevano di poter usare un meccanismo di autenticazione biometrico. [vedi doc. web 1779745 e 1779758]

In base alla documentazione presentata, tale procedura avrebbe dovuto riguardare in primo luogo i lavoratori addetti al controllo degli automezzi e del personale di guida. Secondo le società, il rilevamento delle impronte avrebbe evitato eventuali condotte irregolari, come lo scambio di badge attestanti la presenza in servizio, e avrebbe di conseguenza determinato anche maggiori garanzie per l’incolumità degli utenti e del personale viaggiante. Nel corso dell’istruttoria è però emerso che i tradizionali metodi di controllo si erano dimostrati più che sufficienti a garantire la verifica della presenza in servizio dei dipendenti, evidenziando la mancata necessità di introdurre sistemi così invasivi. L’uso dei sistemi biometrici era stato richiesto dalle due società anche per accedere ai locali dove sono custoditi le banche dati cartacee e informatiche contenenti i dati personali dei dipendenti. Anche in questo caso, dagli accertamenti effettuati dal Garante è però emerso che tali dati non richiedevano particolari sistemi di controllo, trattandosi di informazioni solitamente elaborate dagli uffici amministrativi di qualsiasi azienda.

Nei provvedimenti con i quali ha respinto la richiesta delle due società di autotrasporti, l’Autorità ha ritenuto opportuno sottolineare che l’utilizzo di sistemi di riconoscimento basati su dati biometrici è possibile solo in casi particolari, per i quali sia dimostrato che non siano sufficienti strumenti alternativi e che dunque la raccolta delle impronte digitali risulti davvero necessaria e proporzionata.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

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