La sterilizzazione dell'esonero di responsabilità dei providers

In molti articoli che ho dedicato al caso Google-Vividown avevo messo in guardia sul delicato rapporto tra normativa in materia di protezione dei dati personali e quella sul commercio elettronico, nonché, più precisamente, sul rischio di inapplicabilità del regime di esonero della responsabilità dei providers nel caso in cui si verta in materia di trattamento di dati personali (cfr., ad esempio, il mio post del 29-30.9.2009 e quello del 24-2-2010).

Il D.Lgs. 70/2003, infatti, non contiene solo norme di (parziale) esonero di responsabilità dei providers, con contemporanea previsione di talune ipotesi specifiche di colpa omissiva, ma contiene anche (all’art. 1, co. 2, lett. b) l’espressa previsione secondo cui il decreto in questione non si applica con riferimento alle questioni relative al diritto alla riservatezza, con riguardo al trattamento dei dati personali nel settore delle telecomunicazioni di cui non solo al d.lgs. 171/98, ma anche alla legge 675/96 e successive modificazioni (vedi ora il d.lgs. 196/2003, Codice in materia di protezione dei dati personali).

Avevo segnalato molte volte il rischio di una sterilizzazione del regime di esonero di responsabilità dei providers proprio in forza dell’art. 1, co. 2, lett. b), D.Lgs. 70/2003, dato che la mancata applicazione del decreto in questione finirebbe per tradursi nella impossibilità di applicare, in caso di trattamento di dati persnali, il regime di esonero contenuto agli artt. da 14 a 17 del decreto legislativo sul commercio elettronico.

Ne ho parlato anche ieri, in occasione del mio intervento al Congresso Nazionale Giuridico-Forense per l’Aggiornamento professionale degli Avvocati.

Invero, leggendo le esternazioni della Procura della Repubblica di Milano sul caso Google, come riportate dall’Espresso, mi sembra di aver colto nel segno, nel senso che nel percorso argomentativo ipotizzato sembra abbia fatto ingresso anche tale prospettazione.

Riporto il passaggio dell’articolo dell’Espresso che più mi interessa:

Secondo la tesi della Procura, l’informazione non veritiera che Google ha veicolato – fin dall’inizio del processo, fuori e dentro l’aula – consiste nel qualificarsi, in relazione al servizio Google Video, come mero intermediario, non assumendo quindi alcuna responsabilità sui contenuti. In realtà i Pubblici Ministeri sostengono come la normativa sul commercio elettronico non possa trovare applicazione al caso in esame anche perché è lo stesso D.Lvo 70/2003 (art. 1 comma 2) a prevedere che “non rientrano nel campo di applicazione del presente decreto… le questioni relative al diritto alla riservatezza, con riguardo al trattamento dei dati personali”.

È quindi l’utilizzo dei dati personali, a fini di lucro (nella documentazione ritrovata presso la sede italiana era indicato chiaramente come “la missione di Google Video” fosse quella di “monetizzare ogni video presente nel nostro indice”) e trattati presso la sede di Google Italy a Milano, rientra nell’ambito di applicazione della normativa europea ed italiana a tutela della persona (legge privacy).

A prescindere dalle motivazioni che verranno lette in sentenza e dall’eventuale recepimento o meno dell’argomentazione in parola, mi sembra che la questione sia comunque rilevante e finirà per tormentare il delicato equilibrio degli interessi in gioco nell’ambito del commercio elettronico.

A parer io, infatti, il discorso sul rapporto tra disciplina sulla privacy e disciplina sul commercio elettronico, lo dico da molto tempo ormai, è uno dei punti critici della disciplina della responsabilità dei providers.

Andrebbe riformulato con attenzione a livello normativo, auspicabilmente anche in sede comunitaria allorché si procederà alla revisione della disciplina, per giungere ad un più elevato grado di armonizzazione tra le discipline nazionali degli Stati membri.

Vero è che c’è bisogno di una riflessione ampia su questo tema, ad iniziare dalla dottrina prima ancora che dalla giurisprudenza, ed è per questo che ne sto facendo oggetto centrale del mio percorso di ricerca universitaria.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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