Quando la società della politica dice no alla società dell'informazione. L'anomala chiusura dei talk show della RAI in campagna elettorale

Questo blog (Information Society & ICT Law), essendo interamente dedicato alla società dell’informazione ed alle regole giuridiche che la sorreggono, non può rimanere indifferente all’anomala chiusura dei talk show disposta dal Consiglio di Amministrazione della RAI in coincidenza con la campagna elettorale, ad un mese di distanza delle votazioni regionali previste a fine marzo 2010.

Non è un problema legato solamente alla grave perdita di occasioni economiche per la RAI, visto che le trasmissioni televisive in questione catalizzano un numero considerevole di telespettatori e la loro sospensione finisce per dirottare pubblico e introiti pubblicitari su altre emittenti. Non è questo che mi preme rimarcare.

Ciò che più stupisce, invece, è il segnale di un taglio all’informazione proprio nel momento in cui l’informazione è fondamentale per la la scelta del voto in prossimità delle elezioni. Ed il taglio dell’informazione colpisce a prescindere dagli orientamenti politici (la sospensione colpisce, ad esempio, sia Annozero, sia Porta a Porta, oltre che Ballarò e L’Ultima Parola).

Il 10 febbraio 2010 veniva emanata dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) la discussa Delibera N. 24/10/CSP che dispone nuove regole per gestire la Par Condicio in vista del confronto politico relativo alle prossime elezioni regionali.

A fronte di tale delibera, prima che il Consiglio di AMministrazione della RAI prendesse le proprie determinazioni, c’era già il timore che la politica fagocitasse l’informazione, con un atteggiamento e con conseguenze mai viste prima. Un allarme veniva lanciato da Giovanni Floris in una sua audio-intervista riportata sul sito del Corriere della Sera.

A seguito della decisione adottata dal CdA della RAI, Floris riprende il suo stupore. Tra tutte le espressioni di commento usate dal giornalista, mi ha colpito quella con cui rimarca come nessuna legge sopprime ciò che invece si propone di regolamentare.

E’ chiaro il riferimento all’eccessiva “premura” del CdA della RAI, che finisce per cogliere l’occasione della Delibera restrittiva dell’AGCOM cancellando dal dibattito politico trasmissioni di rilevanza nazionale che permettono agli italiani di formare i propri convincimenti in vista dell’appuntamento elettorale.

Ancora, la preoccupazione corale è che si vada davvero verso lo spettro della censura. Molti sono intervenuti ad esprimere perplessità verso il clima che si sta creando e i segnali, mi pare di cogliere, sono tutt’altro che rassicuranti.

Tra le tante voci che si sono sollevate rimando a quella di Manlio Cammarata, perché contiene un passaggio importante là dove sottolinea che è sempre stato restio a parlare disinvoltamente di censura, ma che, alla fine, ha dovuto ricredersi.

Nel suo post (di cui consiglio la lettura integrale) dedicato alla sospensione dei talk show disposta dalla RAI, infatti, ha premesso che

Chi ha avuto la pazienza di seguire queste pagine negli ultimi mesi, sa che sono stato molto prudente nell’usare la parola “censura”. Perché la censura è una cosa molto seria. In Italia, fino a due giorni fa, si poteva lamentare una forte compressione del “diritto di essere informati”, ed era giusto protestare contro questo o quel bavaglio. Ma nessuno aveva ancora soppresso formalmente la quasi totalità degli spazi dell’informazione televisiva non omologata, non ossequiosa del potere.

Mi sembra di assistere ad un’erosione grave dei principi democratici (in cui il giornalismo gioca – o meglio dovrebbe giocare – un ruolo fondamentale per il controllo dei pubblici poteri, tramite l’opinione pubblica) e dei diritti fondamentali (che ricomprendono non solo il diritto di informare, ma anche il diritto ad essere informati).

Per ricordare un’espressione di Giovanni Floris,

“Quello che sta accadendo è qualcosa di unico nella storia della realtà occidentale”.

Occorre tenere vigile l’attenzione, facendo in modo che sulla blogosfera, sui social network, sul web 2.0, non cali la soglia dell’interesse verso il diritto ad informare e ad essere informati, caposaldo di ogni democrazia.

Il senso di questa pagina è di dare il mio contributo in tal senso e di stimolare chiunque legga a fare altrettanto.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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