Intervista al PM Alfredo Robledo sulla sentenza del caso Google. Replica a Eric Schmidt

Il Corriere della Sera ha pubblicato l’intervista ad Alfredo Robledo, PM insieme a Francesco Cajani nel processo svoltosi a carico dei quattro dirigenti di Google per il caso relativo alla diffusione on-line del video riproducente le vessazioni a carico di un ragazzo disabile.

Tale insolita intervista, condotta da Massimo Mucchetti, nasce come replica all’intervista resa al Financial Times da Schmidt, amministratore delegato di Google, nella quale commenta in maniera a dir poco colorita (“bullshit”) la sentenza di condanna resa dal Tribunale di Milano.

Più precisamente, nell’intervista a Schmidt sul Financial Times si leggono le seguenti parole:

“The judge was flat wrong. So let’s pick at random three people and shoot them. It’s bullshit. It offends me and it offends the company.

“But this is not an indictment of Italy,” says Mr Schmidt, who earlier noted that Europe was a highly profitable market for the company.

Nella replica di Robledo il magistrato nota come Google stia portando avanti un’azione mediatica per far passare una interpretazione della sentenza difforme da quella effettiva.

Robledo infatti, con riguardo alla necessità che le sentenze siano non solo rispettate, ma anche comprese, riferendosi a Schmidt dice che

La sua è volontà esibita di non comprendere nel quadro di un’aggressione mediatica che ha avuto, tre le sue conseguenze, le minacce on line al giudice Oscar Magi

La lettura dell’intervista è interessante.

Si apprendono restroscena dell’inchiesta, compreso il riferimento all’episodio

di uno dei tre condannati che, raggiunto a Milano durante un convegno dagli agenti che gli devono consegnare l’avviso di garanzia e di comparizione per l’interrogatorio, nega di aver a che fare con Google.

Si avverte, poi, la contrapposizione di cultura giuridica, rivendicando le radici profonde di quella europea, più attenta alla tutela della persona rispetto a quanto non lo sia quella americana, maggiormente orientata al mercato.

Si legge la posizione sul controverso rapporto tra, censura, privacy e libertà di informazione.

C’è anche un ulteriore interessante passaggio nell’intervista: il rapporto tra Internet e diritto.

Mucchetti, nell’intervistare Robledo, sostiene che

In verità, il capo di Google solleva anche problemi reali. Per esempio, il diritto fatica a tenere il passo di Internet.

Il tema è centrale per chi studia il diritto delle nuove tecnologie, cercando risposte ai problemi che l’impatto dell’informatica e della telematica ha sulla società.

Robledo risponde, forse provocatoriamente:

«Non ci vuole un genio per porre il problema. È per trovare la soluzione che servono intelligenza, volontà, senso di responsabilità e, ancor più, la disponibilità ad accettare la pluralità delle culture, e dunque delle legislazioni. In questo contesto, per noi, italiani ed europei, sono irrinunciabili i diritti della persona. Mi par di capire, invece, che Schimdt teorizzi, pratichi e difenda il Far West e poi lamenti l’inadeguatezza della legge. Un po’ troppo comodo, non le pare?».

La contrapposizione tra culture fa da sfondo a questa vicenda e, mi sembra, continuerà ad influenzare anche gli ulteriori problemi che già si affacciano all’orizzonte.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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