Ibridazione uomo-macchina. L’avvento dei Cyborg

L’integrazione tra uomo e computer è stata sperimentata, al di là della domotica, anche con altre applicazioni. Dal 1998, ad esempio, vengono condotte ricerche e sperimentazioni concrete di ibridazione uomo-macchina da Kevin Warkick, celebre scienziato e professore di cibernetica all’Università di Reading, in Inghilterra.

I suoi esperimenti sono celebri anche per i dilemmi etici che pongono. La tecnologia usata prevede tecniche di impianto di microchip sottocutanei, innestati con le terminazioni nervose presenti nel corpo umano.

Gli esperimenti hanno avuto come primo obiettivo quello di fare in modo di arricchire le funzionalità dell’uomo attraverso l’interazione con gli apparati elettronici.

Nel corso del tempo gli esperimenti condotti da Warwick sono stati sempre più ambiziosi, giungendo ad unire tecnologie di ibridazione uomo-macchina con tecnologie telematiche e robotiche. Nel 2002 Kevin Warwick, dagli Stati Uniti ha telematicamente comandato, mediante impulsi cerebrali raccolti da un microchip installato sul suo avambraccio, un braccio robotico presente nel suo laboratorio inglese (si veda anche il resoconto di Alessandra Retico, per la Repubblica, in questo post dell’11.11.2002).

Ulteriori esperimenti sono legati alla percezione dei segnali in entrata ed alla loro decodificazione da parte del cervello umano, dopo essere passati per il microchip installato chirurgicamente sottopelle. Un test è stato effettuato tra Kevin Warwick e sua moglie, che hanno tentato un primo esperimento di comunicazione da cervello a cervello con la sola intermediazione dei chip rispettivamente impiantati nel loro corpo, con l’obiettivo di emulare una sorta di conversazione telepatica.

Le possibilità che si aprono sono tante. C’è chi (e tra questi anche Warwick) ipotizza l’avvento dei cyborg come naturale evoluzione della specie umana, che sarà dominata da chi accetterà di ibridarsi con le macchine.

Sicuramente la società è destinata a cambiare radicalmente ed a subire una metamorfosi profonda, strutturale, senza precedenti. Queste tecnologie, oltre alla creazione di una super-specie umana, sono attese anche come benefiche per chi si trova ad affrontare il dramma esistenziale di disfunzioni fortemente invalidanti. Occorre però capire fino a che punto è possibile utilizzare ciò che il progresso tecnologico consente.

È bene che se ne parli, per evitare di trovarci, come spesso avviene, di fronte ad una tecnologia che potremmo essere costretti a subire senza esserci organizzati per scegliere le modalità del suo utilizzo.

Vi segnalo, sull’argomento, l’interessante intervista (MP3) effettuata da Margherita Fronte a Kevin Warwick in occasione del Fiera Internazionale dell’Editoria Scientifica di Trieste ad aprile del 2008, nonché l’intervento integrale di Warwick, documentato dalla WebTV della Regione Autonoma Friuli-Venezia-Giulia.

Vi prego di notare, sia nell’intervista in MP3, sia nell’inotrduzione all’intervento di Warwick sulla WebTV, la centralità del tema relativo alla gestione dei mutamenti prodotti dal progresso tecnologico sull’information society.

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