I Robots e la questione del controllo

Noel Sharkey, professore di Computer Science all’Università di Sheffield, lancia un monito, raccolto da Giovanni Caprara per il Corriere della Sera nel suo articolo «2011, l’invasione dei robot»:

«I robot stanno per diventare un pericolo, dobbiamo pensare a come difenderci».

L’attenzione del Prof. Sharkey è rivolta non solo alla robotica, ma anche alle conseguenze che la sua massiva introduzione porterà nel nostro sistema sociale ed economico.

L’impatto dell’uso degli androidi sarà sicuramente senza precedenti e produrrà conseguenze irreversibili. Lo stato della tecnica è particolarmente avanzato, molto più di quanto non si riesca a credere.

Non si ha, infatti, la percezione di quanto avanti siano le ricerche scientifiche e non appena il progresso sarà accompagnato da possibilità di una più vasta commercializzazione dei prodotti ora allo stato prototipale, ma che presto saranno perfezionati in versione definitiva, avremo un’ambiente profondamente mutato.

Sharkey avverte sul rischio che l’uso degli androidi porti ad affrontare a breve rischi nuovi per la società, visto che potrebbero poi sfuggire al controllo.

Occorrerà allora ripensare fin da subito, prima che il «poi» diventi realtà, a come affrontare il rischio, per l’uomo, della perdita di controllo sugli androidi.

L’articolo di Caprara è sottile, perché coglie anche un altro aspetto del timore di Sharkey, quello legato a chi dovrà stabilisce come controllare gli androidi e la loro introduzione nella società civile. Infatti, se questa non prende coscienza del problema fin da ora, potrà capitare a breve che le regole vengano dettate solamente dal mondo militare e da quello industriale, senza alcun equilibrio con le possibili diverse esigenze di chi dovrà relazionarsi con un robot antropomorfo usato per i servizi domestici, per esigenze di compagnia e divertimento o per impieghi in altre realtà come esercizi commerciali, musei, case di cura, etc.

Questi decisivi mutamenti sociali, che realizzeranno le visioni di Isaac Isimov e ci costringeranno presto a confrontarci con le sue famose leggi della robotica, appaiono vicini se si pensa alle statistiche diffuse dalla International Federation of Robotics (IFR), all’esito dello studio «World Robotics 2008», ove si è avuto modo di precisare che

At the end of 2007 about 1 million industrial robots and 5.5 million service robots were worldwide operating in factories, in dangerous or tedious environment, in hospitals, in private houses, in public buildings, underwater, underground, on fields, in the air, in the space – robots are everywhere! Up to the end of 2011 more than 17 million service robots and 1.2 million industrial robots will populate the world, reports the IFR Statistical Department in the new study “World Robotics 2008”, which was published on October 15, 2008.

Rimando alla lettura integrale dell’articolo di Caprara per una migliore percezione del problema. Qui mi limito a citare alcune parti:

la maggior parte la ritroveremo in ambienti di vita familiari, domestici o che comunque frequentiamo nella nostra quotidianità. «Le indagini ci dicono che ormai molti bimbi preferiscono il robottino al tradizionale orsacchiotto di peluche—nota Sharkey in un articolo pubblicato sulla rivista americana Science —, che numerosi anziani sono seguiti nelle case di cura e in alcuni ospedali da robot, aiutandoli nella loro indipendenza e ricordando loro quando prendere le medicine. Ma anche nei musei, oltre ovviamente alle fabbriche, i robot sono sempre più presenti. Quindi significa che gli umani passano sempre più tempo in compagnia dei robot affrontando rischi che non possiamo ignorare e finora sottovalutati». Proprio l’esplosione nella quantità di queste macchine e soprattutto la loro intelligenza sempre più sofisticata amplia, infatti, la possibilità che possano sfuggire al controllo. E che il loro software li porti a compiere azioni pericolose non previste, frutto di anomalie o errori dei sistemi.

(…)

«Se non si interviene—sostiene allarmato Sharkey — finirà che le decisioni circa le applicazioni dei robot saranno prese dai militari e dagli industriali che li producono invece che da organismi internazionali che considerano prima di tutto il cittadino». E per dare la dimensione di quanto la robotica sia ad esempio ormai diffusa negli ambienti militari in impieghi terrestri e aerei ricorda che in Iraq i robot di diverso tipo utilizzati sono quattromila. Complessivamente i robot in grigioverde oggi sono il 25 per cento di tutti i robot di servizio attivi. Ma Sharkey aggiunge pure un’altra preoccupazione: «La tecnologia — nota — nonostante sia sempre più sofisticata è diventata più economica e consente già di realizzare in casa dei marchingegni automatici da utilizzare come sistemi di offesa a scopo terroristico». La crescita ha trasformato ovviamente i robot anche in un gigantesco affare: il mercato mondiale ha raggiunto il valore di 18 miliardi di dollari, un terzo del quale è rappresentato dai robot industriali.

(…)

L’area tuttavia in cui si prevede il maggior sviluppo è quella del robot di intrattenimento e piacere che quasi triplicheranno rispetto ad oggi. Ciò significa che il contatto con questa tecnologia diventerà davvero intimo e sempre più protagonista delle nostre abitazioni. Valutare i rischi e scrivere regole adeguate di prevenzione e tutela da parte degli umani che devono interagire sarebbe dunque necessario. Ma sarebbe altrettanto utile per i produttori, i quali finalmente disporrebbero così di riferimenti precisi entro i quali salvaguardare diritti e necessità.

Nei successivi post Vi indicherò esempi concreti su come la robotica sta progredendo.

Poi, cercheremo di tracciare un ragionamento per ciò che concerne le scelte giuridiche.

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