I regolamenti AGCOM sulla WebTV non si applicano ai siti che ospitano contenuti generati dagli utenti senza operare una selezione ex ante. E per YouTube?

I regolamenti AGCOM sulle WebTV e sulle WebRadio si applicano a YouTube (e altre piattaforme di User Generated Content – UGC)?

ANTITESI, TESI E SINTESI (DUBITATIVA)

(I) ANTITESI. – Un lancio di agenzia di ADN-Kronos di qualche giorno fa, ripreso poi da fonti giornalistiche, sconfessando le allarmanti ipotesi formulate da diversi commentatori, aveva annunciato che

I siti internet che non selezionano ex ante i contenuti generati dagli utenti ma effettuano una mera classificazione degli stessi non rientrano nel campo di applicazione della norma” in materia di servizi media audiovisivi a richiesta deliberata dall’Autorita’ per le comunicazioni, e questo in piena sintonia con la direttiva Ue in materia.

Lo ha spiegato il ministro per i Rapporti col Parlamento Elio Vito, replicando in aula alla Camera nel corso del question time a un’interrogazione di Flavia Perina (Fli) sui rischi di cesura per siti internet con contenuti audiovisivi come ad esempio Youtube.

“Lo stesso ministero per lo Sviluppo economico – ha spiegato Vito – ha fatto presente che i siti che effettuano una semplice classificazione dei contenuti audiovisivi non rientrano nei nuovi regolamenti sugli audiovisivi

La questione, come rileva prontamente anche il collega Marco Scialdone, è stata affrontata dall’AGCOM medesima nella seconda delle due nuove FAQ sulle web TV, aggiuntive rispetto a quelle esternate in prima battuta. Ecco le ultime due recenti FAQ sulle webTV (e sulel webRadio):

20) Sono una radio a richiesta, devo chiedere l’autorizzazione?

No. Mentre la direttiva disciplina solo i servizi audiovisivi, il decreto di recepimento si è limitato a fare riferimento alle radio lineari trasmesse sul web, mentre non reca alcuna disciplina per quelle a richiesta.
21) I regolamenti si applicano ai siti che diffondono contenuti generati dagli utenti (cd. UGC)?
No. Le delibere dell’Autorità, in piena aderenza con i principi stabiliti dalla direttiva e dal decreto, ne hanno esplicitamente previsto l’esclusione dal campo di applicazione dei regolamenti, tranne nel caso in cui sussistano, congiuntamente, due condizioni in capo ai soggetti aggregatori: sia la responsabilità editoriale, in qualsiasi modo esercitata, sia uno sfruttamento economico. Mentre lo sfruttamento economico è facilmente individuabile, affinché si determini la responsabilità editoriale, sono invece richiesti due elementi concorrenti: l’esercizio di un controllo effettivo sia sulla selezione dei programmi, ivi inclusi i programmi-dati, sia sulla loro organizzazione in un palinsesto cronologico, nel caso delle radiodiffusioni televisive o radiofoniche, o in un catalogo nel caso dei servizi a richiesta. Pertanto, i siti che non selezionano ex ante i contenuti generati dagli utenti, ma effettuano una mera classificazione dei contenuti stessi, non rientrano nel campo di applicazione della norma.

Mancando la selezione ex ante dei contenuti, pur in presenza di una classicazione, la disciplina in parola non è applicabile. Le annotazioni, sebbene informali, dell’AGCOM in risposta alle FAQ aiutano a dissipare gli equivoci che si sono creati intorno alla disciplina in parola.

Marco Scialdone, nel suo post poc’anzi citato, critica l’allarmismo con cui su Wired si era arrivati ad includere YouTube e altre piattaforme UGC (User Generated Content) nell’ambito di applicazione della disciplina regolamentare dell’AGCOM:

Sarebbe ora necessario che gli stessi che hanno sparso urbi et orbi informazioni di segno opposto sulla base di una discutibilissima attività ermeneutica provvedano a porre rimedio, visto che la vicenda, grazie a Repubblica (come sempre ben informata) e Wired era finita ben oltre i confini italiani, inducendo a profetizzare che, in virtù delle nuove regole, YouTube avrebbe dovuto lasciare l’Italia.

(II) TESI. – Questo è il ragionamento dell’amico Guido Scorza su Wired, richiamato da Marco:

Un capitolo a parte, infine, merita la questione relativa all’applicabilità o meno della nuova disciplina ai gestori di piattaforme di users generated content.

L’art. 2 del Testo unico della fornitura di servizi media, come modificato dal c.d. Decreto Romani, infatti, esclude espressamente dall’ambito di applicazione “i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse”.

La disciplina dettata dall’AGCOM propone una rivisitazione, – peraltro di dubbia legittimità perché volta a ridefinire una previsione di rango superiore, ovvero primario – di quanto disposto dall’art. 2 del Testo unico, chiarendo che tale esclusione è valida salvo che “nel caso in cui sussistano, in capo ai soggetti che provvedono all’aggregazione dei contenuti medesimi, sia la responsabilità editoriale, in qualsiasi modo esercitata, sia uno sfruttamento economico”.

E’, dunque, evidenteed è, d’altra parte, esplicitato nelle delibere con le quali sono stati approvati i due regolamenti – l’intento dell’Autorità di far ricadere nell’ambito di applicazione della disciplina da essa dettata anche le grandi piattaforma di aggregazione dei contenuti audiovisivi prodotti dagli utenti, quali, ad esempio, Youtube, Vimeo, Dailymotion ecc.

(III) SINTESI (dubitativa). - Io sinceramente non ho ancora preso una posizione, perché devo riflettere bene. Devo dissipare ancora un dubbio che mi echeggia in mente, anche se in cuor mio mi piacerebbe poter aderire all’interpretazione avvalorata da Marco, volta ad escludere YouTube dall’ambito di applicabilità delle nuove norme.

A parte le esternazioni ministeriali nel question time parlamentare e la sede del tutto ufficiosa nel quale l’AGCOM ha pronunciato la sua interpretazione, noto due cose:

1) l’interpretazione informale dell’AGCOM, nella risposta n. 21 alle FAQ, parla astrattamente e, se non erro, ad oggi non fa esplicito richiamo a YouTube. Si limita cioè a chiarire che l’esclusione della normativa si ha ove sussistano determinati presupposti, tra cui, necessariamente, la selezione ex ante dei contenuti.

Va dunque verificato se la selezione ex ante dei contenuti sussista o no anche per YouTube e altre piattaforme. Ove la selezione ex ante dei conteuti non sia ravvisabile, la normativa non può trovare applicazione. Questo si ricava dalle esternazioni dell’AGCOM. Non si evince una netta esclusione di YouTube dal novero dei soggetti a cui la disciplina si applica.

2) Nell’analizzare le modalità di fornitura del servizio offerto da YouTube, al fine di verificare se vi sia o meno una selezione ex ante dei conteuti, si può osservare che, in home page, viene illustrato come la piattaforma proponga, tra l’altro:

- video consigliati in maniera personalizzata (Consigliati per te);

- video selezionati secondo nella categoria “I più popolari”, sulla base del totale delle visualizzazioni.

Tralasciando il discorso in ordine alal visualizzazione dei “Video correlati”, sui quali ora non voglio soffermarmi, qui ci si potrebbe chiedere se tali video “più popolari”, contenuti in homepage, siano il risultato di una mera classificazione in una “categoria” (quella dei video “più popolari”) o se, al contrario, configurino una selezione ex ante dei contenuti per gli utenti (attraverso un criterio di selezione dei video ex ante, tra i molteplici organizzati ed archiviati negli spazi messi a disposizione degli utenti).

In altre parole, sembrerebbe proprio che il servizio sia congeniato in modo tale da formare un “Palinsesto” o un “Catalogo” di video proposti al visitatore e selezionati ex ante dal sistema sulla base del totale delle visualizzazioni (equiparabile, in un certo senso, allo “share” televisivo) ed offerto in visione all’utente, salva la possibilità per quest’ultimo di utilizzare altri criteri di ricerca, come la ricerca testuale sul search engine la cui maschera è ospitata nella parte iniziale della homepage di YouTube, oppure secondo altre classificazioni tematiche, a prescindere dal totale delle visualizzazioni.

Sorge cioè il dubbio che, oltre alla classificazione dei video ed alla loro organizzazione, tramite canali e tag, vi sia anche un concomitante sistema di scelta dinamica del “palinsesto” o del “catalogo” sulla base di quell’indice di ascolto ottenuto attraverso le visualizzazioni dei video da parte degli utenti.

La “categoria” dei  video più popolari, proprio perché formata non attraverso una classificazione tematica, ma attraverso un criterio di selezione dinamico, dipendente dal totale delle visualizzazioni, potrebbe rivelarsi, a ben guardare, non una vera e propria “categoria”, bensì un “catalogo” di video a richiesta dinamicamente formato atraverso il criterio di selezione consistente nel numero di visualizzazioni totalizzate dai video, i quali, proprio perché “più popolari”, vengono presentati in prima pagina (home page) per l’offerta al “video-spettatore” che ne faccia richiesta.

Se così fosse, stando anche al tenore della risposta data alla FAQ n. 21), l’esclusione di YouTube dall’ambito di applicazione della disciplina dell’AGCOM non sarebbe immediata e palese, ma costringe ad ulteriori riflessioni ed approfondimenti.

Sarebbe preferibile, ovviamente, un intervento ufficiale dell’AGCOM volto a chiarire, magari con un emendamento al testo regolamentare, se l’offerta siffatta di contenuti video ricada o meno nell’ambito di applicazione della disciplina.

Nel caso in cui la disciplina, come appare sulla base delle riflessioni sopra esposte, dovesse trovare applicazione all’attuale servizio di videosharing offerto da YouTube, il provider americano si troverebbe di fronte a diverse possibilità. Non sarebbe cioè costretto ad abbandonare l’Italia, come qualcuno ha drasticamente paventato, ma, ove avesse al convenienza economica a farlo, potrebbe porre in essere accorgimenti tecnici al fine di adeguare il servizio al contesto normativo.

Ove volesse sottrarsi all’ambito di applicazione della normativa, ad esempio, e salvo a verificare altri elementi, potrebbe articolare diversamente le modalità di erogazione del servizio, eliminando le forme di presentazione dei video che possano apparire come il risultato di una selezione ex ante dei contenuti (ad esempio l’offerta di visualizzazione dei video “più popolari”), affidandosi solamente a criteri di classificazione volti alla mera organizzazione dei video ed al loro reperimento, senza aspirare alla formazione preventiva di palinsesti o cataloghi a richiesta. Certo, YouTube potrebbe emergere in parte snaturata dall’operazione, ove posta in essere.

Di fronte al dubbio sull’applicabilità o meno a YouTube dei regolamenti in questione, concordo con Guido Scorza là dove, pur dando per scontata l’applicazione dei regolamenti AGCOM alle piattaforme di UGC, ammonisce sull’opportunità di estendere l’indagine anche in rapporto ai testi di rango primiario (facendo riferimento all’art. 2 del testo unico della fornitura di servizi media, come modificato dal c.d. Decreto Romani):

Ma poteva l’Agcom spingersi a tanto?

Il sospetto è che non potesse ridiscutere la scelta – giusta o sbagliata che fosse – del legislatore di escludere i gestori delle citate piattaforme dall’ambito di applicazione della nuova disciplina.

Il vaglio di conformità delle deliberazioni dell’AGCOM  e degli allegati regolamenti sulle WebTV e sulle WebRadio ai testi legislativi di rango primario, preordinati nella gerarchia delle fonti, andrebbe condotto con attenzione, per verificare se effettivamente vi sia o meno un contrasto tra disciplina legislativa e disciplina regolamentare.

In conclusione, la sorte di YouTube e delle altre piattaforme UGC è tutt’altro che lineare.

Approfondirò queste linee di riflessioni. Ci confronteremo ancora sull’argomento.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

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2 risposte a I regolamenti AGCOM sulla WebTV non si applicano ai siti che ospitano contenuti generati dagli utenti senza operare una selezione ex ante. E per YouTube?

  • Marco Scialdone scrive:

    Ciao Fabio,

    personalmente non ritengo che la presentazione dei “video più popolari” integri una selezione ex ante, ma al contrario operi una mera classificazione sulla base della popolarità degli stessi.

    L’attività di selezione implica necessariamente, a mio avviso, che l’operatore conoscendo i video decida prima che gli stessi vengano visualizzati quali saranno proposti e quali no (altrimenti non ci sarebbe tecnicamente “selezione”).

    Nel caso dei video popolari YouTube non opera alcuna selezione, ma si limita a proporre una “classifica” sulla base delle preferenze espresse dagli utenti.

  • Pingback: YouTube, la selezione ex ante e il controllo dei contenuti

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