Google, Facebook, Flickr e Profilazione non autorizzata

Chi usa Internet lascia tracce indelebili che, se raccolte e messe l’una accanto all’altra, possono far ricostruire profili molto particolareggiati.

Ne ha dato conto, con un articolo molto provocatorio, il giornale francese «Le Tigre», che:

a) ha preso una persona tra tanti;

b) ha raccolto, tramite Facebook, Google e Flickr, le informazioni che questi aveva lasciato di sé;

c) ne ha costruito un profilo molto dettagliato, anche ricorrendo alle numerose foto lasciate su Facebook e su Flickr ed alle notizie di vita privata e personale abbondantemente presenti nei social networks;

d) ha pubblicato, sia on-line che in versione cartacea, il profilo (sorprendentemente dettagliato) ricostruito mediante l’insieme dei dati personali raccolti via Internet.

La notizia, ripresa da Giampiero Martinotti (che ha firmato per la Repubblica l’interessante articolo dal titolo «Scopre la sua vita sul giornale che ne ha raccolto le tracce sul web»), ha qualcosa di sconcertante e conferma alcune preoccupazioni legate all’uso ingenuo che si fa dei social networks e degli altri strumenti di comunicazione che via Internet vengono messi a disposizione degli utenti:

(1) una prima preoccupazione riguarda la profilazione che è possibile effettuare con facilità sui dati personali di un soggetto che non ha dato il consenso per tale finalità. Le tracce lasciate su Internet divengono spesso abbondanti, accumulandosi nel tempo e rimanendo visibili anche ove perdano attualità e si vorrebbe che fossero cancellate o dimenticate;

(2) le tracce lasciate su Internet riguardano dati personali non solo propri (compresi quelli attinenti alla vita privata), ma anche riferibili a terze persone. Può capitare, dunque, che qualcuno si ritrovi suo malgrado esposto alla conoscibilità planetaria per il semplice fatto che altri, ad esempio, hanno parlato di lui su Facebook (o si altro social network). Può capitare, allo stesso modo, che una persona, anche senza il proprio consenso, ritrovi la propria immagine su Internet, con rischio di essere sottoposta a profilazione da parte di terzi, solamente perché c’è stato chi ha pubblicato una foto o un video che lo ritrae, eventualmente con tanto di commento.

(3) la profilazione e la pubblicazione (dei dati e dei profili) avviene sovente senza il rispetto delle norme in materia di protezione dei dati personali, con riferimento, ad esempio, alle condizioni di liceità del trattamento (es.: il consenso dell’interessato o altra condizioni di liceità ammessa dall’ordinamento), al principio di necessità (cfr. art. 3 del Codice privacy), al principio di rispondenza alle finalità del trattamento per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati (cfr. art. 11 del Codice privacy), etc.

Vero che l’art. 24, co. 1, lett. c), del Codice in materia di protezione dei dati personali consente di fare a meno del consenso per i «dati provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque», ma la norma, spesso mal interpretata nella prassi, va coordinata, ad esempio:

a) con il principio di corrispondenza alle finalità del trattamento in relazione al quale i dati sono stati originariamente conferiti (ancorché inseriti in «pubblici registri, elenchi o documenti conoscibili da chiunque»), di modo che non è lecito un trattamento effettuato per finalità diverse;

b) con il disposto di cui all’art. 25 del Codice, che vieta la comunicazione e la diffusione «per finalità diverse da quelle indicate nella notificazione del trattamento, ove prescritta»;

c) con il principio di essenzialità dell’informazione di cui all’art. 6 del Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica, ove per la divulgazione di notizie e dati relativi alla sfera privata di un individuo si richiede, tra le altre cose, l’indispensabilità dei dati relativi alla sfera privata, che vanno omessi qualora non necessari (ad esempio, la notizia potrebbe menzionare che è stata rinvenuta la data di nascita senza necessariamente doverla precisare; così può dar conto che risultano i nomi dell’attuale fidanzata e della ex, senza doverli necessariamente riportare, etc.).

L’articolo di Gianpiero Martinotti meriterebbe di essere letto, soprattutto perché in grado di far ragionare sulla sottovalutazione delle conseguenze relative all’uso disinvolto dei moderni strumenti di social networking disponibili su Internet.

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