Google e responsabilità. La mappa delle richieste provenienti dalle autorità di tutto il mondo e la violazione della privacy con Google Buzz

Con un’interessante iniziativa, Google sta mettendo il luce, con una mappa digitale di Google Maps, le richieste provenienti dalle autorità di tutto il mondo concernenti i servizi Google e YouTube.

La mappa è intitolata “Government requestes directed to Google and YouTube”.

Come spiegato da Google,

Like other technology and communications companies, we regularly receive requests from government agencies around the world to remove content from our services, or provide information about users of our services and products. The map shows the number of requests that we received between July 1, 2009 and December 31, 2009, with certain limitations.

Ed ancora, quanto alla precisione di numeri indicati sulla mappa, Google aggiunge:

We know these numbers are imperfect and may not provide a complete picture of these government requests. For example, a single request may ask for the removal of more than one URL or for the disclosure of information for multiple users.

Per far comprendere meglio l’iniziativa, Google si affida a specifiche FAQ (Frequently Asked Questions).

La mappa è stata commentata da Elmar Burchia per il Corriere della Sera, in un articolo  che sin dal titolo spiega l’intento del colosso americano: “Le pressioni che i Governi esercitano su Google“. Altrettanto significativo è il titolo della notizia diramata dall’ANSA: “Google: un misuratore anticensura

Tra i problemi che Google è tenuta a gestire, oltre al noto caso Google-Vividown ed a quello YouTube-RTI (con riferimento al caricamento sulla piattaforma di videosharing di video coperti da diritti d’autore, primi tra tutti quelli relativi al Grande Fratello), c’è anche il problema della privacy degli utenti, per via della trasposizione automatica sul social network  Google Buzz di tutti gli utenti Google Mail, facendo suscitare la reazione, su scala internazionale, di dieci Autorità garanti per la protezione dei dati personali.

Le Autorità garanti dell’Italia, del Canada, della Francia, della Germania, dell’Irlanda, di Israele, dell’Olanda, della Nuova Zelanda, della Spagna e della Gran Bretagna, infatti, hanno richiesto ufficialmente a Google

“un rigoroso rispetto delle leggi sulla privacy in vigore nei Paesi in cui immettono nuovi prodotti on line”

Nella nota firmata congiuntamente dai Garanti, precisa l’articolo poc’anzi citato di Repubblica, si leggono parole del seguente tenore:

“si esprime profonda preoccupazione per il modo in cui Google affronta le questioni legate alla privacy, in particolare per quanto riguarda il recente lancio del social network, Google Buzz”.

“Troppo spesso (…) il diritto alla privacy dei cittadini finisce nel dimenticatoio quando Google lancia nuove applicazioni tecnologiche. Siamo rimasti profondamente turbati dalla recente introduzione dell’applicazione di social networking Google Buzz, che ha purtroppo evidenziato una grave mancanza di riguardo per regole e norme fondamentali in materia di privacy. Inoltre, questa non è la prima volta che Google non tiene in adeguata considerazione la tutela della privacy quando lancia nuovi servizi”.

Ancora, prospegue l’articolo di Repubblica,

Le dieci Autorità di protezione dei dati ricordano come attraverso Google Buzz, “Google mail (o Gmail) sia stato improvvisamente ‘trasformato’ in social network”. Assegnando a ogni utente di Google Buzz una rete di ‘amici’ ricavati dalle persone con cui l’utente risultava comunicare più spesso attraverso Gmail. Un’operazione fatta senza interpellare gli utenti ed “impedendogli di esprimere un consenso preventivo e informato”.

“Con questo comportamento – spiegano i Garanti – è stato violato un principio fondamentale e riconosciuto a livello mondiale in materia di privacy:  ossia, che spetta alle persone controllare l’uso dei propri dati personali”.

L’azione congiunta dei Garanti è un altro elemento interessante che emerge dalla vicenda, visto il carattere internazionale (direi Globale) che caratterizza la diffusione dei servizi di Google.

Ritornerò ancora su tali argomenti.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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6 risposte a Google e responsabilità. La mappa delle richieste provenienti dalle autorità di tutto il mondo e la violazione della privacy con Google Buzz

  • simo scrive:

    bella mossa ;)

  • simo scrive:

    (PS… la Cina: ? lol!)

  • Fabio Bravo scrive:

    Grazie per il commento. Cliccando sul punto interrogativo che nella mappa di Google è riportato in corrispondenza della Cina, l’assenza del dato è giustidicata con la seguente spiegazione: “Chinese officials consider censorship demands as state secrets, so we cannot disclose that information at this time”.

  • simo scrive:

    si… mi faceva “ridere” che stiano censurando la censura, ricorsivamente. (in programmazione, nei cicli, la ricorsione (cioè far chiamare a una funzione se stessa) è sconsigliabile in quanto se ne perde facilmente il controllo e i programmi tendono a impallarsi.

  • Fabio Bravo scrive:

    Concordo appieno e Ti ringrazio nuovamente per l’osservazione. Avevo solamente colto l’occasione per precisare, in favore di chi ci legge, cosa è rappresentato sulla mappa con riferimento alla Cina.
    Mi sembra che il tema della censura e quello, che giustamente hai rimarcato, della censura della censura, si nuova nella direzione delle azioni di webmarketing, orientate alla necessità di diffondere nell’opinione pubblica, negli opinion leaders e, da ultimo, nei decision makers, l’idea che Google sia vittima di un’azione censoria posta a suo danno dalle pubbliche autorità dei singoli Stati. Nel mio post avevo accompagnato la notizia della mappa “anticensura” di Google con il richiamo alla lettera dei 10 Garanti per la privacy sulla trasformazione di imprerio degli account di posta elettronica (Google Mail o GMail) in social network (Google Buzz), proprio per dare il segno di come non ci sia una contrapposizione tra il bianco e il nero, tra vittime e censori. L’operazione di “ricorsione” da Te sottolineata va proprio nella direzione di influire sugli opinion leaders (es. giornalisti, blogger accreditati, etc.) e sui decision makers (es. politici, giudici) per ribaltare l’idea generalizzata che accompagna le decisioni giurisprudenziali che si stanno sommando nei diversi Paesi, volti a ravvisare le responsabilità dei providers, tra cui Google (così come The Pirate Bay ed altri), anche per l’attività posta in essere dai propri utenti.
    Quindi, concordo appieno con la Tua osservazione.
    Mi pare che si stiano delineando i presupposti per ridiscutere le regole sulla responsabilità dei providers, perché quelle delineate dalla disciplina sul commercio elettronico (che fanno riferimento al mere conduit, al caching ed all’hosting “semplice”, di tipo “passivo”) non sono idonee ad arginare i profili di responsabilità connessi ai servizi del web 2.0, che abbraccia una nuova filosofia ed un nuovo approccio da parte dei providers.

  • simo scrive:

    purtroppo sono daccordo con te (e questo credo potrà impoverire la discussione) su molti fattori. Mi capita per lavoro di parlare con alcuni interni di Google e la posizione del “l’abbiamo fatto con ingenuità” è fin troppo presente, al punto che spesso tirano in ballo la storia che google è “capitanata dagli ingegneri” e che le decisioni prese risentono della mancanza di controllo di avvocati che tengano conto delle norme locali dei vari stati oltre che degli uomini del marketing. L’unico pensiero che mi viene in mente riguarda Stan Lee (l’inventore dell’uomo ragno) quando ci raccontava che a grandi poteri devono corrispondere grandi responsabilità (hai forse centrato con l’eventuale responsabilità dei providers? è una tematica che trattare in modo sia capillare che unitario potrebbe risultare in forzature degli stessi presupposti di uguaglianza… che stiamo tentando di conservare).
    Purtroppo per ora nessuno sa immaginare piattaforme software che non richiedano una costosa (e fallace) moderazione umana dei contenuti. Esistono progetti di moderazione umana che interviene in seguito a moderazione affidata al popolo (come funziona di solito il “flag this as inappropriate”) che tuttavia fa leva su uno spirito civile che non sempre è presente (mi è capitato di trovare su youtube un video che spiegava la costruzione di esplosivi, deliberatamente provocatorio e inneggiante al “far esplodere tutto” con oltre ventimila visite, che non è stato rimosso fino ad una mia segnalazione (la rimozione ha richiesto un giorno).
    credo che un progetto come quello che hai linkato sulle richieste di rimozione vada nella direzione della trasparenza, una direzione in cui google si sposta da anni a quanto mi sembra di capire da “tecnico”, anche talvolta su dati sensibili per la stessa google (mi riferisco a progetti come google insight e alla continua sponsorizzazione di progetti open source).
    da comune utente mi chiedo che internet sarebbe stata senza tecnologia e sforzi umani di google.
    non credo nemmeno che dare il controllo diretto al pubblico (come spesso ventila da noi Beppe Grillo) sia una soluzione concreta (proporre a non-tecnici domande su tematiche tecniche? a che pro?).
    Ho visto in rete community in cui la moderazione è affidata ad una oligarchia (risultati pessimi dopo poco tempo in termini di considerazione del libero pensiero). E community in cui i punti moderazione venivano dati a chiunque in funzione del livello di coinvolgimento nella stessa community (risultati ancora peggiori dei precedenti).
    Le uniche comunità automoderanti e funzionali che ho visto sono quelle per la produzione di software, in cui comunque c’è bisogno spesso di una “direzione” data dall’alto (ad esempio come viene prodotto da qualche anno wordpress, che tu stesso usi per la pubblicazione dei contenuti).
    Tanto per chiudere il cerchio vorrei far notare che ho raggiunto il tuo sito cercando la mappa delle richieste di censura sullo stesso Google, che ancora una volta cerca di mettersi in posizione inattaccabile, da primo della classe che sa di esserlo e vuole tenere il suo posto.
    Ti ringrazio molto per gli interessanti spunti, alla prossima.

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