FAPAV contro Telecom. La decisione del Tribunale di Roma del 15 aprile 2010

Il caso FAPAV contro Telecom mette in discussione responsabilità e ruoli degli Internet Service Providers, con riferimento specifico al fornitore di connettività alla rete Internet.

Ricorderete che FAPAV (la Federazione Anti-Pirateria AudioVisiva), ha intentato un procedimento cautelare contro Telecom Italia lamentando l’inerzia di quest’ultima a fronte delle diffide con cui la prima contestava l’illecita attività degli utenti del provider italiano ai danni dei titolari dei diritti di sfruttamento economico su opere protette da diritto d’autore.

Sulla vicenda rinvio a quanto ho già avuto modo di rimarcare su Information Society & ICT Law (cfr. 1234).

Il 15 aprile 2010 il Tribunale di Roma si è pronunciato, emanando l’ordinanza con cui rigetta in gran parte le pretese della FAPAV medesima.

La notizia è stata diffusa dagli organi di stampa, tra cui Il Sole 24 Ore, in un articolo di oggi, nel quale si legge:

L’ordinanza precisa che, a confutazione di quanto sostenuto da Fapav, Telecom non aveva alcun obbligo di sospendere il servizio di accesso ai siti per essere stata informata di fatti o circostanze che rendevano evidente l’illiceità dell’attività in corso. Si tratta, infatti, di una previsione che è «applicabile solo al prestatore dei servizi di hosting, ossia di memorizzazione permanente di informazioni, consistente nella messa a disposizione di una parte delle risorse di spazio e di memoria digitale contenute all’interno di un server al fine di rendere visibile su internet materiale informativo del destinatario del servizio, mentre Telecom fornisce solamente il servizio di connessione, come è pacifico».
In presenza della sola diffida presentata da Fapav, Telecom non solo, osserva il giudice, non avrebbe dovuto, ma nemmeno potuto interrompere il servizio «non essendo responsabile delle informazioni trasmesse ai sensi dell’articolo 14, comma 1, ed essendo obbligata contrattualmente alla prestazione».
L’unico obbligo di cui fare carico all’azienda, che non ha comunque ricevuto richiesta di informazioni dalla magistratura, è relativo all’obbligo di informare senza esitazione l’autorità giudiziaria.

Solo se nell’ambito delle attività di accertamento delle violazioni descritte nella diffida di Fapav l’autorità giudiziaria chieda a Telecom informazioni ulteriori o la solleciti a interrompere il servizio di accesso ai siti implicati nelle violazioni, Telecom sarà tenuta a fornire informazioni ulteriori o a sospendere il servizio di accesso ai siti, e sarà ulteriormente responsabile verso i titolari dei diritti lesi in caso di mancata risposta a questi ordini.

Sarà interessante leggere con attenzione il testo del provvedimento, appena verrà reso disponibile nella sua versione integrale.

Anche su tale pronuncia non mancherò di intervenire con ulteriori specifici commenti.

E’ chiaro che stiamo attraversando un periodo in cui le norme in materia di responsabilità dei providers stanno subendo un assestamento ad opera della giurisprudenza. Come ricordato più volte (da ultimo anche nella relazione che ho tenuto al Congresso Nazionale di Aggiornamento Forense del CNF e nella lezione di ieri che ho svolto, proprio in materia di Responsabilità degli Internet Service Providers, al Master in Diritto delle Nuove Tecnologie e Informatica Giuridica all’Università di Bologna), pare sia giunto il momento, non più differibile, di procedere ad un più accurato intervento normativo, in sede comunitaria e nazionale, al fine di far fronte alle numerose questioni che il progresso tecnologico sta sollevando in tema di responsabilità civile e penale dei providers.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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