"Come distruggere definitivamente la vostra pagina di Facebook". Nuove privacy policeis per il social network

“Come distruggere definitivamente la vostra pagina di Facebook”. Questa la nuova pagina del popolare social network, nella nuova versione del sito, voluta da Zuckerberg (giovanissimo e celebre fondatore di Facebook) per far fronte alle numerose critiche mosse dagli utenti ed ai numerosi casi di emorragia di iscritti.

Si legge, nell’articolo redazionale del Corriere della Sera intitolato “Zuckerberg ammette: troppi errori nella gestione della privacy“, che:

a) è stato dato l’annuncio di nuove e più semplici regole di privacy (privacy policies) nella gestione del profilo utente su Facebook, le quali saranno operative “entro la prossima settimana”;

b) in concomitanza con l’annuncio delle nuove regole aziendali per la gestione della privacy, Zuckerberg ha scritto una e-mail al noto blogger Robert Scoble, ammettendo gli errori fatti nella gestione della privacy. In tale e-mail v’è scritto:

«(…) So che abbiamo fatto un pacchetto di errori, ma la mia speranza dopo tutto questo è che il nostro servizio migliori, che la gente capisca che le nostre intenzioni erano buone e che noi reagiamo di fronte alle reazioni della gente per la quale lavoriamo (…)».

La mobilitazione dell’opinone pubblica, quando raggiunge una massa critica notevole, ha  un peso decisivo nelle scelte strategiche di impresa (e, direi, di Governo) e sono in grado di determinare un mutamento della regole.

In questo caso, si noti, il recupero dell’opionione pubblica non avviene solo con l’annuncio di un diverso approccio nella gestione della privacy e, dunque, con un ripensamento delle regole che governeranno la fruizione dei servizio, ma viene accompagnata (anzi, preceduta) da contatti diretti con un opinion leader di influenza mondiale, qual è Scoble.

Se volessimo fare un confronto con quanto sta avvenendo nel nostro Paese su altri fronti, possiamo vedere, nel caso Anemone-Scajola, come finalmente l’opinione pubblica italiana, che finora non era in grado di determinare quegli effetti che in altri Paesi determina, inizi a farsi sentire veramente ed a contare qualcosa. Produce ora una modificazione dell’esistente, mentre prima finiva per rimanere in un certo senso anestetizzata o comunque silente, fatta eccezione per talune prime reazioni percepite diffusamente come un borbottio che poi si placava.

I blogger iniziano a raccogliere consensi anche per le scelte politiche, come Beppe Grillo o come quelli che hanno alimentato il NoBDay. Diventano opinion leader politici e, abbandonati i panni di instancabili demolitori, si propongono di ricoprire quelli di aggregatori, non solo di consensi, ma anche di idee progettuali, prima politiche poi forse anche partitiche.

Lo scenario sta cambiando e ignorarlo sarebbe atteggiamento miope.

L’opinione pubblica si può lenire in tanti modi, anche con leggi come quella sulle intercettazioni, con disposizioni delle Authority, con le decisioni dei consigli di amministrazione (della RAI), con la chiusura dei talk show in prossimità delle elezioni, con l’allontanamento di giornalisti non graditi (ad iniziare dal mite Enzo Biagi).

Ma l’opinione pubblica italiana, se ho capito bene, sta imparando a non rimanere più silente come una volta. Sta imparando a non placare più il suo borbottio, ma a farsi sentire ed a mantenere alta la voce quando si hanno cose importanti da dire e principi fondamentali da difendere.

Così, anche il Governo tenta la strada delle concessioni dell’ultima ora.

Chissà se, tanto nel caso di Facebook sulla privacy degli utenti quanto nel caso del Governo italiano sulle intercettazioni, le concessioni che verranno accordate agli utenti ed ai cittadini siano o meno di poco conto.

Ci vorrebbe, per la verità, un ripensamento deciso dell’impianto normativo.

Notate come la costante sullo sfondo sia proprio la privacy. E’ pur sempre in nome della esigenza di tutelare la privacy che la disciplina sulle intercettazioni viene riformata.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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