Videosorveglianza

Cass. Pen., sent. 11997/2011. Caso di pedopornografia tra ragazzi

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (Cass. Pen. 11997/2011) interviene su un caso di detenzione di materiale pedopornografico, confermando la decisione di merito che aveva condannato un ragazzo di 25 anni per aver ripreso con telecamera le effusioni di un suo amico in intimità con una compagna minorenne, per poi mostrare le immagini ad una cerchia ristretta di conoscenti.

Come riportato in un articolo su La Stampa,

la Cassazione (sentenza 11997/11) (…) ha confermato la condanna inflitta ad un 25enne milanese colpevole di avere realizzato, insieme ad altri due amici, riprese filmate di effusioni amorose a sfondo sessuale tra un’amica minorenne e il ragazzo che lei frequentava all’epoca.

(…)

I tre amici avevano marinato la scuola: con una loro compagna e il ragazzo di questa erano andati a casa dell’imputato dicendo che li avrebbero lasciati soli e di mettersi a loro agio. In camera da letto avevano predisposto una telecamera che ha filmato le effusioni fra i due giovani, poi mostrate ad altri amici. Il fatto aveva causato un grave disagio alla ragazza, che aveva accusato disturbi psichici e alimentari. Da qui la denuncia.

 

La sentenza, come precisato nell’articolo citato,

non fa sconti, nemmeno se «la condotta incriminata sia posta in essere nell’ambito di una struttura rudimentale e non idonea alla diffusione del prodotto su vasta scala». Non bisogna creare una «zona franca caratterizzata dall’impunità per quei comportamenti nei quali lo sfruttamento del minore per la produzione del materiale pornografico, nonchè la sua diffusione, avvengano in maniera artigianale e per una cerchia limitata di soggetti». Altrimenti si finirebbe per rendere inefficace una norma che assicura una tutela anticipata, ampia e progressiva dello sviluppo fisico, psicologico, spirituale, morale e sociale dei minori, con particolare riguardo alla sfera sessuale. Quindi «non vi è dubbio che una condotta apparentemente minima come quella dell’imputato, sia pure inquadrabile nell’ambito della ragazzata, possa rappresentare un’aggressione al bene giuridico»

 

V’è comunque da osservare che il reato ipotizzato risulterebbe essere quello di detenzione di materiale pornografico concernente minori.

Ciò che rileva, dunque, è la detenzione consapevole del materiale, penalmente rilevante a prescindere dalla diffusione che se ne fa del materiale e indipendentemente dalla destinazione o meno di tale materiale. La norma incriminatrice sulla detenzione di materiale pornigrafico concernente minori trova infatti applicazione anche nel caso di specie, ove, come ricorda la sentenza citata,

“l’assenza di prove di altre condotte analoghe, la mancata replica su supporti informatici del filmato rendono evidente che lo scopo perseguito dai prevenuti era quello di invadere la privacy e diffamare al parte lesa, ma non già di realizzare materiale pornografico destinato al mercato dei pedofili”.

Per tale fatto, già in sé lesivo della riservatezza e sfera sessuale della parte lesa (che è tanto più fragile perché minore), è, quindi, corretto irrogare la sanzione (…).

 

Come chiarisce la Corte di Cassazione, nel provvedimento de quo,

corretto è stato il sanzionare l’agire di L.F. per il solo fatto di avere detenuto quel materiale.

D’altro canto, la chiara finalità della disposizione in esame di non lasciare varchi di impunità alle molteplici modalità di lesione del bene della integrità psicofisica-sessuale del minore è costituita anche dal ricorso alla previsione di condotte alternative (ma che possono anche coesistere) come il “procurarsi” (inteso in varie accezioni) o, comunque, “disporre” del materiale pedo-pornografico (sez. III, 20.9.07, rv. 238079).

Siffatto comportamento – nel senso dell’aver avuto la “disponibilità” – è sicuramente riconoscibile nell’azione del L.F. e non vi è neanche dubbio che detta condotta sia stata sostenuta dalla coscienza circa il tipo di materiale detenuto e dalla volontà di disporne (indipendentemente da qualsiasi specifica finalità di diffusione 0 dalla sussistenza o meno di qualsivoglia pericolo in tal senso – non essendo, né l’uno né l’altro, elementi richiesti dalla norma per la integrazione della fattispecie-).

Inoltre, v’è da rilevare nel caso di specie anche la portata del concetto di “materiale pornografico” concernente minore. In questo caso pare sia stata ravvisato come materiale pornografico quello risultante dalla ripresa di effusioni tra fidanzati, di cui una minorenne.

Nella sentenza, in particolare, si parla di immagini

riproducenti scene di effusioni e toccamenti trai due ragazzi solo in parte denudati [di cui una minorenne]

La sentenza è interessante anche per un altro passaggio motivazionale, ove, nel delineare il rapporto con la diversa fattispecie punita dall’art. 600 ter c.c., tratta in maniera differente l’ipotesi in cui si rinvenga materiale pedopornografico ottenuto a seguito di ripresa con telecamera (senza che entri in rilievo ulteriore strumentazione idonea potenzialmente alla diffusione delle immagini), dall’ipotesi in cui il rinvenimento del materiale derivi da riprese effettuate con cellulare, in quanto con tale strumento ricorre il concreto pericolo di una vasta ed indiscriminata diffusione del materiale prodotto.

In altre parole, la medesima condotta (videoriprese di materiale pornografico concernente minori, nella fasstispecie le effusioni tra fidanzati) finisce per assumere rilevanza penalmente diversa, nell’interpretazione della Suprema Corte di Cassazione, a seconda dello strumento usato: videocamera o un cellulare.

Fabio Bravo

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Le nuove frontiere della videosorveglianza

Mi hanno colpito i risultati delle nuove ricerche del DARPA nell’ambito del NAV (Nano Air Vehicle) Program. Il filmato mostra un uccello telecomandato con un sistema di videosorveglizna integrato.

Nel video sopra proposto è possibile vedere sia il volo del NAV, sia (con Pitch-in-Pitch) il risultato della ripresa di video effettuata dalla telecamera installata sul NAV medesimo.

Fabio Bravo

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Privacy nei Taxi: installate webcam per registrare immagini e audio dei passeggeri

In via sperimentale, in alcuni taxi di Napoli, sono state installate delle webcam in grado di registrare audio e immagini di ciò che avviene a bordo. Ne dà notizia il Corriere del Mezzogiorno con l’articolo a firma di Paolo Cuozzo dal titolo “Napoli, il Grande Fratello sale sul taxi“.

Le critiche per la lesione della privacy e del diritto alla protezione dei dati personali dei passeggeri fanno dubitare della bontà del progetto, nato per motivi di sicurezza.  Continua a leggere

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Videosorveglianza in strada e panoptICONS: anche gli uccelli potrebbero filmarci e non ce ne accorgiamo

La videosorveglianza ha raggiunto, nel tessuto urbano, livelli impressionanti. Ha un’estensione capillare.

Spesso c’è, ma non siamo in grado di vederla, di identificarla. Altrettanto spesso c’è, la vediamo, ma siamo così assuefatti che non ci facciamo più caso. Ci lascia indifferenti, forse nell’illusione che ci possa regalare più sicurezza.

Sul tema della videosorveglianza ho condotto un progetto presso l’Università di Bologna, con rilevazione, mappatura ed analisi della situazione della videosorveglianza visibile nel centro della città di Bologna. Non tarderò a rendere consultabili su Internet i risultati, ottenuti anche con l’apporto collaborativo di numerosi studenti.

In linea  con lo spirito del progetto, che intende interrogarsi sul bilanciamento tra sicurezza urbana e tutela della privacy, segnalo il video proposto di seguito, in cui viene abilmente presentato un progetto artistico olandese, denominato “panoptICONS”,  nel quale sono state installate telecamere mobili di videosorveglianza al posto della testa di uccelli verosimili, posizionati sui cornicioni degli edifici e sui tetti dei palazzi, al fine di far riflettere sull’invasività delle telecamere e al contempo di porre in essere un’azione di sensibilizzazione contro lo stato di assuefazione che il cittadino ha di fronte al fenomeno della videosorveglianza.

Ecco il video:

Come riassume efficacemente per RepubblicaTV Pier Luigi Pisa,

A Utrecht, in Olanda, gli artisti Thomas voor ‘t Hekke e Bas van Oerle hanno installato – sui tetti e sui cornicioni dei palazzi della città – una serie di finti uccelli con telecamera al posto della testa. Alcuni di questi seguono i passanti che camminano sul vicino marciapiede. Il progetto, chiamato non a caso panoptICONS, intende sottolineare il preoccupante stato di sorveglianza in cui versano i cttadini 24 ore su 24

Fabio Bravo

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Information Society & ICT Law

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Diffuse su Internet le nuove regole del Garante Privacy per i sistemi di videosorveglianza

Oggi 27 aprile 2010 il Garante per la protezione dei dati personali ha provveduto a diffondere on-line, sul proprio sito Internet:

a) il comunicato stampa con cui annuncia i contenuti delle nuove norme sulla videosorveglianza;

b) un vademecum che illustra sintetivamente i contenuti delle nuove norme sulla videosorveglianza;

c) il Provvedimento Generale dell’8 aprile 2010, non ancora pubblicato in G.U., contenente la nuova disciplina in tema di videosorveglianza, che sostituisce il provvedimento del 2004;

d) gli allegati contenenti i nuovi modelli di informativa semplificata sulla videosorveglianza.

Come presicato nel comunicato stampa,

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha varato le nuove regole alle quali soggetti pubblici e privati dovranno conformarsi per installare telecamere e sistemi di videosorveglianza. Il periodo per adeguarsi è stato fissato, a seconda degli adempimenti, da un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno.

Ritenendo di fare cosa utile, riporto di seguito la parte del Comunicato stampa in cui vengono riassunti schematicamente i contenuti della nuova disciplina, raccomandando al contempo, però, l’attenta lettura dell’intero provvedimento generale.

Il provvedimento, di cui è stato relatore Francesco Pizzetti, in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, tiene conto delle osservazioni formulate dal Ministero dell’interno e dall’Anci.

Ecco in sintesi le regole fissate dal Garante.

Principi generali

• Informativa: i cittadini che transitano nelle aree sorvegliate devono essere informati con cartelli della presenza delle telecamere, i cartelli devono essere resi visibili anche quando il sistema di videosorveglianza è attivo in orario notturno. Nel caso in cui i sistemi di videosorveglianza installati da soggetti pubblici e privati (esercizi commerciali, banche, aziende etc.) siano collegati alle forze di polizia è necessario apporre uno specifico cartello (allegato n. 2), sulla base del modello elaborato dal Garante. Le telecamere installate a fini di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica non devono essere segnalate, ma il Garante auspica comunque l’utilizzo di cartelli che informino i cittadini.

• Conservazione: le immagini registrate possono essere conservate per periodo limitato e fino ad un massimo di 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini. Per attività particolarmente rischiose (es. banche) è ammesso un tempo più ampio, che non può superare comunque la settimana. Eventuali esigenze di allungamento dovranno essere sottoposte a verifica preliminare del Garante.

Settori di particolare interesse

• Sicurezza urbana: i Comuni che installano telecamere per fini di sicurezza urbana hanno l’obbligo di mettere cartelli che ne segnalino la presenza, salvo che le attività di videosorveglianza siano riconducibili a quelle di tutela specifica della sicurezza pubblica,  prevenzione, accertamento o repressione dei reati. La conservazione dei dati  non può superare i 7 giorni, fatte salve speciali esigenze.

• Sistemi integrati:  per i sistemi che collegano telecamere tra soggetti diversi, sia pubblici  che privati, o che consentono la fornitura di servizi di videosorveglianza “in remoto” da parte di società specializzate (es. società di vigilanza, Internet providers) mediante collegamento telematico ad un unico centro, sono obbligatorie specifiche misure di sicurezza (es. contro accessi abusivi alle immagini). Per alcuni sistemi è comunque necessaria la verifica preliminare del Garante.

• Sistemi intelligenti: per i sistemi di videosorveglianza “intelligenti” dotati di software che permettono l’associazione di immagini a dati biometrici (es. “riconoscimento facciale”) o in grado, ad esempio, di riprendere e registrare automaticamente comportamenti o eventi anomali e segnalarli (es. “motion detection”) è obbligatoria la verifica preliminare del Garante.

• Violazioni al codice della strada: obbligatori i cartelli che segnalino i sistemi elettronici di rilevamento delle infrazioni. Le telecamere devono riprendere solo la targa del veicolo (non quindi conducente, passeggeri,  eventuali pedoni). Le fotografie o i video che attestano l’infrazione non devono essere inviati  al domicilio dell’intestatario del veicolo.

• Deposito rifiuti:  lecito l’utilizzo di telecamere per controllare discariche di sostanze pericolose ed “eco piazzole” per monitorare  modalità del loro uso, tipologia dei rifiuti scaricati e orario di deposito.

Settori specifici

• Luoghi di lavoro: le telecamere possono essere installate solo nel rispetto dello norme in materia di lavoro. Vietato comunque il controllo a distanza dei lavoratori, sia all’interno degli edifici, sia in altri luoghi di prestazione del lavoro (es. cantieri, veicoli).

• Ospedali e luoghi di cura: no alla diffusione di immagini di persone malate mediante monitor quando questi sono collocati in locali accessibili al pubblico. E’ ammesso, nei casi indispensabili, il monitoraggio da parte del personale sanitario dei pazienti ricoverati in particolari reparti (es.rianimazione), ma l’accesso alle immagini deve essere consentito solo al personale autorizzato e ai familiari dei ricoverati.

• Istituti scolastici: ammessa l’installazione di sistemi di videosorveglianza per la tutela contro gli atti  vandalici, con riprese delimitate alle sole aree interessate e solo negli orari di chiusura.

• Taxi: le telecamere non devono riprendere in modo stabile la postazione di guida e la loro presenza deve essere segnalata con appositi contrassegni.

• Trasporto pubblico: lecita l’installazione su mezzi di trasporto pubblico e presso le fermate, ma rispettando limiti precisi (es.angolo visuale circoscritto, riprese senza l’uso di zoom).

•  Webcam a scopo turistico: la ripresa delle immagini deve avvenire con modalità che non rendano identificabili le persone.

Soggetti privati.

• Tutela delle persone e della proprietà: contro possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo, prevenzione incendi, sicurezza del lavoro ecc. si possono installare telecamere senza il consenso dei soggetti ripresi, ma sempre sulla base delle prescrizioni indicate dal Garante.

Fabio Bravo

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Videosorveglianza di strada. La webcam sugli occhiali di quattro senzatetto e le immagini grezze diffuse permanentemente su Internet

Un interessante sperimento di comunicazione sociale, ma anche di videosorveglianza furtiva, è stato elaborato in Francia, a Parigi, da parte dell’assistenza sociale francese (SAMU SOCIAL).

Ne da notizia La Stampa nell’articolo “Una webcam sugli occhiali del clochard“, nel quale si apprende che quattro senzatetto hanno accettato di filmare, con una minitelecamera nascosta sugli occhiali, la loro quotidianità, riprendendo tutto ciò che capitava loro davanti durante le giornate trascorse come sempre. Si legge, nell’articolo, che

per 24 ore quattro clochard hanno filmato alcuni momenti della loro giornata. Le 40 ore di pellicola sono state poi ridotte a 24 e messe online, volontariamente senza montaggio. Le immagini scorrono quasi in tempo reale, un orologio segna il passare delle ore. Ecco quindi come è tutti i giorni la vita di un senzatetto. Quella vera, vissuta in strada, sotto i corridoi del metrò, fatta di poco, di noia, di disagi. Ci sono la violenza, la solitudine, l’alcol condiviso con i compagni, l’indifferenza della gente.

Ed ancora:

(…) hanno filmato i pasti consumati alla mensa dei poveri, il cestino posato a terra con le monete lasciate dai passanti, il sacco a pelo e i cartoni dove dormono la notte, il via vai delle gambe della gente.

La loro vita è fatta di poco, passano ore a vagare, a dormire sulla panchina di un parco, a chiedere l’elemosina seduti davanti all’ingresso di un negozio. Volendo, restando connesso, l’internauta può vivere un giorno intero nei panni di un senzatetto. Ma quando vuole lasciarlo, chiudendo la pagina web, un messaggio di errore compare sul monitor: «Spiacenti – c’è scritto – ma lasciare la strada è molto più difficile»

Chiaro è l’intento: smuovere le coscienze, far comprendere come si trova chi vive la condizione di clochard, creare attenzione sociale, combattere l’emarginazione, avvicinare la gente o, almeno, ridurre le distanze psicologiche.

Viene infatti precisato, nell’articolo in questione, che

L’iniziativa rientra nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione promossa dall’assistenza sociale francese, il Samu social.

Le immagini filmate dalle minitelecamere, tagliate solamente per ridurle da 40 a 24, senza alcun montaggio,

si possono vedere sul sito danslapeaudunsansabri.com (letteralmente: nei panni di un senzatetto). Le immagini sono grezze, talvolta sfocate, ma di una realtà sconcertante.

A parte le finalità dell’iniziativa, il metodo mi sembra a dir poco sconcertante, per via delle modalità del trattamento dei dati personali. Passanti videosorvegliati in strada, nelle situazioni più varie, con immagini memorizzate sine die, messe a disposizione della comunità mondiale, liberamente e permanentemente accessibili on-line.

Sguardi, volti, situazioni.

Si tratta comunque di una interessante campagna di sensibilizzazione, innovativa per le modalità di comunicazione, soprattutto nella parte in cui offre la possibilità di replicare, almeno in parte, la percezione visiva del clochard, comprendere gli stimoli ambientali a cui sono sottoposti, come in una sorta di osservazione partecipante, e, sopratutto, l’accorgimento tecnico della voluta difficoltà ad  abbandonare il sito, evidente richiamo alla difficoltà ad abbandonare la condizione vissuta in strada.

E’ un esperimento che la dice lunga, però, sulle possibili modalità di controllo sociale, in una società costantemente sorvegliata.

Avete idea di quante telecamere popolano i centri cittadini? Quante sono nascoste o difficilmente visibili? Quante registrano conservando le immagini oltre i limiti temporali ristretti imposti dalla rigorosa disciplina  di settore? Che fine fanno le informazioni raccolte? Chi le controlla? Chi può avere accesso alle immagini registrate? Chi le usa? Per quali fini?

Queste domande se le pone il Samu Social de Paris?

Fabio Bravo

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Videosorveglianza. Le nuove regole annunciate dal Garante per la Privacy

La videosorveglianza si pone in un delicato rapporto tra esigenza di sicurezza ed esigenza di tutela della privacy. Si tratta di un rapporto difficile, frutto di equilibri non chiari e talvolta non scontati o equivocati.

Fanno poi da sfondo al fenomeno le pressioni degli interessi commerciali di chi offre sicurezza, la paura della gente alimentata dai mass-media, la bramosia latente o palese di controllo, talvolta anche l’idea politica di offrire facili ed apparenti risposte a problemi (quello della sicurezza e del contrasto alla criminalità), per intercettare la risposta emotiva degli elettori.

La videosorveglianza prolifera in maniera spaventosa, incontrollata.

Si evolve in maniera altrettanto spaventosa. Sistemi intelligenti sono in grado di coordinare l’azione di migliaia di telecamere in un’unica centrale di controllo, rilevare in maniera automatica scene sospette, basate sulla logica del soggetto in movimento. Una persona che corre ed incrocia, nel campo visivo della telecamera, un’altra persona potrebbe essere automaticamente indicata dal sistema “intelligente” come un sospetto.

Il testo di riferimento per la disciplina della videosorveglianza è il provvedimento generale del Garante del 2004, reso a seguito di alcuni provvedimenti emanati a seguito di ricorsi o segnalazioni, su casi specifici, nonché a seguito di un’indagine conoscitiva effettuata nel 2000, in cui si prendeva atto della videosorveglianza visibile in 4 città italiane.

Le regole della videosorveglianza, però, meritavano un aggiornamento, per tener conto dell’evoluzione del fenomento e dell’aggravamento dei rischi in materia di protezione dei dati personali. In altre parole, quel difficile equilibrio doveva essere rimeditato, meglio bilanciato.

Segnalo al riguardo l’articolo di Raffaello Masci dal titolo “Ci spiano ovunque, ma cambieranno“, per La Stampa, in cui si precisa chiaramente che

L’Autorità ha così deciso di inasprire le norme del 2004 e di fissare paletti stringenti a tutto un sistema di videosorveglianza che, con la scusa della sicurezza, stava producendo un’invasione costante nella nostra vita. Il testo è in attesa di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (…)

Interessante è poi l’intervista, sempre di Raffaello Masci, a Franco Pizzetti (Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali), che di seguito riporto nei passaggi più importanti.

Afferma Pizzetti:

«Abbiamo rilevato che il fenomeno della videosorveglianza è esploso e abbiamo stabilito un criterio: chi viene ripreso deve saperlo. Entrando in un negozio, attraversando una stazione, entrando in banca, se c’è una telecamera puntata, deve esserci anche una adeguata e visibile segnalazione della sua presenza».

E se la telecamera è collegata alla polizia?
«Ancora di più. Noi stessi abbiamo elaborato uno speciale cartello. Ma non è tutto: se la telecamera è connessa con un sistema intelligente che non solo osserva, ma interpreta le azioni, i gesti, allora occorre una specifica autorizzazione del Garante per valutare se tutto questo sia necessario, opportuno. E soprattutto proporzionato alla finalità che si vuole perseguire».

In altro passaggio richiama l’evoluzione degli strumenti di videosorveglianza:

«Ci sono dei sistemi intelligenti di monitoraggio in certe metropolitane che segnalano il flusso dei passeggeri e indicano la necessità di far partire più o meno convogli, a seconda del caso. Ma possono anche segnalare comportamenti “anomali”: qualcuno che corre, che fa un percorso più volte, che sbircia, che ha un atteggiamento, diciamo, equivoco. È un tipo di sorveglianza che può servire per individuare un ladro, un pazzo pericoloso, ma in questa rete può incappare anche l’innocuo cittadino che in realtà corre veloce, ma solo perché cerca una toilette. Ecco: per capire dove sia il limite tra il grande fratello e la tutela della sicurezza, noi prescriviamo in questi casi che il sistema venga prima sottoposto alla nostra valutazione».

Particolarmente importante per fugare numerosi equivoci è poi il chiarimento sul perché la videosorveglianza deve essere visibile:

Troppi limiti non rischiano di vanificare l’efficacia del monitoraggio?
«Torniamo al principio di finalità. A cosa serve monitorare? A prevenire un reato. Se cioè metto sotto controllo un negozio è per evitare che qualcuno rubi. Se quel qualcuno sa di essere monitorato sarà il primo ad evitare di commettere reato. E se mai lo commettesse saprebbe di essere facilmente identificabile. Quindi il controllo con telecamera, adeguatamente segnalato, mi aiuta a prevenire i furti, che è ciò che voglio. Altri tipi di controlli non rientrano in queste finalità. E quindi d’ora in avanti non saranno ammessi».

Proprio sulla videosorveglianza sto portando avanti un progetto di ricerca a Bologna, che si propone di aiutare a capire meglio l’evoluzione del fenomeno.

Non mancherò di rendere pubblici, nei prossimi mesi, i risultati della ricerca.

Fabio Bravo

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Tecnologie di controllo usate dagli istituti scolastici per monitorare di nascosto gli studenti con webcam a casa propria

Un istituto scolastico americano, fornendo ai propri studenti dei computer portatili muniti di webcam, è riuscito a monitorare di nascosto il loro comportamento. La telecamera montata sul portatile acquisiva le immagini e le trasmetteva all’istituto scolastico all’insaputa degli studenti e delle loro famiglie.

La notizia, riportata dal Financial Times, è  rimbalzata anche nelle testate giurnalistiche italiane. Si legga, ad esempio, l’articolo di Lorenzo Maira Falco per Repubblica dal titolo “Computer portatili agli studenti ma la scuola li spiava in casa“.

Chiarissimo, in tal senso, l’incipit di tale articolo:

Quella nota sul registro suonava strana: uno studente della Lower Marrion High School di Philadelphia veniva richiamato per i suoi “comportamenti inappropriati” non tra i banchi di scuola, ma nella sua cameretta, in casa. E come prova delle sue malefatte veniva fornita una foto dello studente scattata dalla webcam del computer portatile che la stessa scuola aveva fornito un anno fa all’alunno incriminato e a tutti gli altri suoi 1800 compagni di scuola. Era da allora che il distretto scolastico teneva sotto controllo gli allievi anche dentro le proprie case, attraverso un software di sicurezza che attivava in remoto la webcam dei laptop e consentiva di spiare le loro attività casalinghe.

Ed ancora, Lorenzo Maria Falco nota come in realtà il caso non sia isolato:

La scuola di Philadelphia non è l’unica ad aver cercato di estendere fin dentro le case degli studenti i propri strumenti di controllo. La South Bronx di New York City ha fornito i computer dei suoi alunni di un software che permette di visualizzare a distanza tutto ciò che appare sul desktop dei loro computer. Una funzionalità che consente quindi di ritrasmettere anche il volto degli studenti, quello che fanno e quello che dicono in videochat, quando la webcam del computer viene avviata, e sullo schermo si apre la finestra del video. Due settimane fa nel programma televisivo della Pbs Digital Nation, il vicepreside della scuola, Dan Ackerman, ha mostrato come riusciva a usare quel programma proprio come lo specchio oscurato degli interrogatori, e vedere senza essere visto.

Le tecnologie di controllo sociale sono sempre più invasive. Occorre prestare attenzione a tali tendenze, evitando che i sistemi di controllo, generalmente introdotti per motivi di sicurezza, possano travalicare oltre misura anche i più ragionevoli paletti a difesa dei diritti fondamentali della persona.

E’ appena il caso di ricordare che nell’ordinamento italiano, oltre alle norme in materia di protezione dei dati personali (che, tra l’altro, esigono che il trattamento avvenga non solo in maniera lecita, ma anche secondo correttezza) vi sono anche le disposizioni del codice penale, prime tra tutte quelle che prevedono il reato di “Interferenza illecita nella vita privata” (art. 615 bis c.p.):

Art. 615 bis – Interferenze illecite nella vita privata
1. Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614 [Violazione di domicilio, n.d.r.], e’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
2. Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chi rivela o diffonde mediante qualsiasi mezzo d’informazione al pubblico le notizie o le immagini, ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.
3. I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena e’ della reclusione da uno a cinque anni se il fatto e’ commesso da un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione d’investigatore privato.

Fabio Bravo

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Il caso Mesiano. Interviene il Garante per la privacy

Poco meno di due settimane fa veniva resa dal giudice Mesiano la famosa sentenza civile di condanna al risarcimento danni, per un importo elevatissimo, nella controversia che ha visto contrapposta la Cir alla Fininvest.

La reazione della Fininvest si è fatta sentire su Mattino 5 (sulla rete televisiva ”Canale 5″), con un servizio apparso discutibile sotto molti punti di vista.

Il servizio riprendeva di nascosto il giudice Mesiano in normali comportamenti di vita pivata. Le riprese sono andate in onda accompagnate da commenti che pretendevano di mettere in evidenza asseriti atteggiamenti “stravaganti” del magistrato, assonciandoli in qualche modo all’attività lavorativa svolta, senza che vi sia in realtà alcun nesso. Veniva poi artatamente ricollegata la promozione avuta dal giudice di recente con la sentenza resa nel giudizio Cir-Fininvest, quando in realtà il sistema di avanzamento di carriera è per anzianità e non in relazione al merito delle pronunce emesse. 

I dettagli possono essere appresi nell’articolo di Repubblica e in quello de La Stampa.

La vicenda è singolare per le implicazioni relative alla disciplina in materia di protezione dei dati personali.

Il Garante, infatti, ricevuta una segnalazione dall’Associazione Nazionale Magistrati, ha emanato proprio oggi un comunicato stampa, in cui si legge:

 

  Caso Mesiano: Garante privacy sta valutando l’apertura di una possibile istruttoria

L’Autorità garante per la privacy sta valutando la segnalazione dell’Anm, relativa ai servizi di alcune testate giornalistiche riguardanti la persona del giudice Raimondo Mesiano, anche al fine di aprire una possibile istruttoria.

Roma, 16 ottobre 2009    

 

Vita privata, privacy, attenzione mediatica, giornalismo, politica, giustizia, stanno vivendo un connubio forte, che fa da eco con nuova forza alla situazione che ha dato vita, nel 1890, alla prima teorizzazione del diritto ad essere lasciato in pace (the right to be let alone) portata avanti da Warren e Brandeis allorché costruirono l’impalcatura teorica per il diritto alal privacy.

Vedremo l’esito dell’interessamento del Garante, che nelle sue esternazioni darà sicuramente un contributo prezioso.

Fabio Bravo

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Videosorveglianza globale. Google Earth e le informazioni video in tempo reale

Avrete sentito parlare delle sperimentazioni che alcuni ricercatori del Georgia Institute of Technology stanno effettuando per visualizzare tramite Internet immagini tridimensionali in movimento che rappresentano in tempo reale ciò che sta avvenendo in un determinato angolo della terra, sviluppando il servizio le capacità offerte dal servizio Google Earth, .

In un interessante articolo apparso sul Corriere della sera, a firma di Carola Frediani, si rendono noti i dettagli sul sistema di videosorveglianza globale che si sta realizzando, attraverso l’imprementazione di tecnologie aggiuntive rispetto a quelle già in atto per l’offerta del servizio Google Earth, che attualmente offrono immagini statiche ottenute con il satellite, aggiornate a lunghi intervalli temporali.

Con l’evoluzione descritta da Carola Frediani assistiamo a scenari incredibili. Vengono aggiunte molteplici telecamere, in grado di effettuare riprese in tempo reale, tridimensionali, con un dettaglio significativo. Le immagini vengono elaborate da particolari software in grado di mostrare ciò che sta accadendo in quel determinato momento, con possibilità di cambiare anche l’angono di visuale.

Nell’articolo citato  si legge:

In questo modo è possibile aggiungere alle mappe aeree della Terra – come il già citato Google Earth, ma anche Microsoft Virtual Earth – dei video live sul traffico, i passanti, le nuvole e qualsiasi altro dato dinamico che venga trasmesso da una telecamera. Combinando le riprese di diverse cam, i ricercatori sono stati in grado di sovrapporre a Google Earth la rappresentazione in 3D di una partita di calcio, del traffico di automobili lungo una data strada, del movimento di pedoni in un campus. Benché ricreato artificialmente da un software, quello che si vede mostra dati, veicoli, persone reali, che si stanno muovendo proprio in quel momento.

 

  Ecco su YouTube una dimostrazione di cosa è possibile fare ora.

 Annota ancora Frediani:

Le hanno chiamate Augmented Earth Maps, riferendosi al concetto di realtà aumentata (augmented reality), cioè all’idea di sovrapporre alla realtà dati digitali provenienti dal web o da altri database. Anche se, in questo caso, sembra essere piuttosto la realtà – intesa come flussi di persone, auto, oggetti catturati da una telecamera – a essere inserita sul virtuale. In ogni caso il risultato finale è dirompente. E anche se finora si tratta solo di una sperimentazione applicata ad alcune videocamere, già c’è chi prefigura scenari orwelliani.

Si tratta di tecnologie che va tenuta presente, perchè siamo ancora in fase sperimentale ed è destinata ad essere implementata velocemente. Occorre iniziare a riflettere se l’uso di tale tecnologia debba essere regolamenta in dettaglio, anche in considerazione dell’impatto che la stessa può avere sulla società civile in generale e sui diritti fondamentali della persona. La normativa in materia di protezione dei dati personali offre già un’ampia tutela, ma come spesso accade per settori o applicazioni di particolare rilevanza, non mancano provvedimenti generali che disciplinano nel dettaglio singoli aspetti o singole tecnologie.

Il Garante già si è attivato egregiamente nel settore della videosorveglianza.

I nuovi scenari che si annunciano all’orizzonte, tuttavia, reclamano strategie di intervento diverse, anche alla luce delle peculiarità della tecnologia in esame e della possiiblità tecnica di realizzare il sistema di videosorveglianza in maniera globale e ultraterritoriale.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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