Tecnologie nucleari

Clini e l’ipotesi malsana del ritorno al nucleare


ReferendumNuclueare.info

Destano stupore le parole del neoministro dell’ambiente  Corrado Clini sull’ipotesi del ritorno al nucleare per l’Italia, visto l’esito del referendum.

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La sopravvivenza del referendum sul nucleare

ReferendumNuclueare.info

Si è ipotizzato che l’emendamento al decreto omnibus possa aver fatto vacillare l’appuntamento referendario sul nucleare.  A me sembra che il referendum debba sopravvivere: il popolo deve potersi esprimere e l’esercizio diretto della sua sovranità, tanto invocata per legittimare la supremazia del parlamento, deve essergli consentita.

Al riguardo Vi segnalo l’interessante contributo, dal titolo “Emendamento al Decreto Omnibus e Referendum Nucleare: prime considerazioni di teoria generale applicata“, che mi è stato inviato per la pubblicazione sul sito del progetto “ReferendumNucleare.info” da Donatello Puliatti (avvocato, docente a contratto di “Deontologia Professionale, Logica giuridica ed Argomentazione forense” presso la Facoltà di Giurisprudenza di Messina).

Il contributo presenta un’analisi giuridica accurata.

Con l’occasione segnalo che sul sito di progetto (ReferendumNucleare.info) sono stati caricati altri materiali utili, nelle seguenti sezioni: documenti, interviste, video.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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La sicurezza del nucleare. Ora Fukushima è a livello 7


Aggiornamento sul disastro nucleare nipponico. Leggo e riporto da un articolo del Corriere della Sera intitoloato: “E’ ufficiale. Ora Fukushima è come Chernobyl“:

L’Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del Giappone ha alzato da 5 a 7 il livello di gravità della crisi nell’impianto nucleare di Fukushima Daiichi, che è ora lo stesso di quello del disastro di Chernobyl del 1986.

(…)

Un funzionario della Tepco, la società che gestisce l’impianto, ha evocato addirittura la possibilità che i livelli di radioattività siano superiori: «La perdita radioattiva non si è ancora arrestata completamente», ha spiegato, «e la nostra preoccupazione è che possa anche superare Chernobyl».

(…)

Secondo l’Aiea di Vienna, il nuovo ranking significa un «grave incidente», con «conseguenze più ampie» rispetto al livello precedente. «Abbiamo alzato il livello di gravità a 7 perché la fuoriuscita di radiazioni ha avuto impatto nell’atmosfera, nelle verdure, nell’acqua di rubinetto e nell’oceano», ha detto Minoru Oogoda, della Nisa appunto.

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Fusione nucleare a Fukushima. Contaminata l’acqua dell’oceano – La vicinanza del mare non è misura di sicurezza (aggiornamenti)

 

Con questo articolo il Giornale, che fino a qualche giorno fa parlava di strumentalizzazione della questione nucleare nipponica da parte di chi non condivideva la scelta del nostro governo di voler reintrodurre in Italia le centrali nucleari,  mostra di condividere le preoccupazioni, che ora si fanno realtà tangibile.

Viene dato atto che alla centrale di Fukushima si è raggiunta la fusione (parziale) del nocciolo e che le contaminazioni hanno ora interessato anche l’oceano, la cui acqua è divenuta radioattiva.

C’è chi, pensando alla sicurezza delle centrali, ritiene che la vicinanza con il mare consenta di utilizzare le risorse idriche marine per il raffreddamento e, al contempo, diminuisca i rischi in caso di incidenti.

Siamo sicuri? E’ vero? La radioattività presente nell’acqua del mare come viene arrestata? Che capacità di propagazione ha? Che diffusione ha? I pesci che nuotano nel mare, raggiunti dalle radiazioni, che fine fanno? Ce li ritroveremo sulle nostre tavole, in quelle del nostro ristorante  o nelle scatolette di tonno?

La vicinanza del mare sembra amplificare le possibilità di propagazione della radioattività (cfr. gli aggiornamenti riportati in calce), incidendo in maniera irreversibile sull’ecosistema marino, che diventa incontrollabile e dal quale l’uomo, da sempre, attinge per alimentarsi.

Insomma, mi sembra sia il caso di fermare la follia del nucleare in Italia, cogliendo l’occasione del Referendum sul Nucleare.

Non sempre c’è Homer Simpson a risolvere la situazione.

 

***

 

AGGIORNAMENTI:

1) Nell’oceano 11.500 tonnellate di acqua radioattiva:

15mila tonnellate d’acqua radioattiva in mare. Intanto, la Tepco, il gestore dell’impianto nucleare di Fukushima, ha reso noto che è iniziato il travaso in mare dell’acqua radioattiva della centrale. Complessivamente verranno riversate nell’oceano 11.500 tonnellate d’acqua contaminata. L’operazione servirà per fare spazio nell’impianto ad altra acqua che presenta livelli di radioattività molto maggiori.

La Tepco ha comunque assicurato che il travaso non comprometterà l’ecosistema marino e la sicurezza del pescato. Un ufficiale della società ha assicurato che, se si consuma pesce proveniente dal mare contaminato una volta al giorno per un anno, si potranno assorbire circa 0.6 millisievert di radioattività, pari a un quarto delle normali radiazioni provenienti dall’ambiente nell’arco di un anno.

Non abbiamo altra scelta che riversare l’acqua radioattiva nell’oceano come misura di sicurezza“, ha confermato il portavoce dell’esecutivo, Yukio Edano, durante una confernza stampa.

2) La radioattività in mare è di 7,5 milioni di volte superiore alla norma

Lo iodio radioattivo trovato nell’acqua marina dinanzi al reattore numero 2 dell’impianto atomico di Fukushima, in Giappone, è 7,5 milioni di volte superiore al limite legale. Lo scrive la stampa nipponica, precisando che il campione è stato raccolto il 2 aprile e dunque prima che la società che gestisce la disastrata centrale, la Tepco, cominciasse a riversare tonnellate di acqua radioattiva nell’Oceano Pacifico.

(…)

Il rilascio di acqua contaminata in mare è una violazione senza precedenti delle normative di sicurezza, ma è stato ritenuto inevitabile: il governo ha giustificato l’azione come una sorta di male minore

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Censurati i Simpson sui rischi della centrale nucleare di Springfield

Un articolo di denuncia del Corriere della Sera avverte che, a seguito del disastro giapponese e di quanto sta avvenendo alla Centrale Nucleare nipponica di Fukushima, in Svizzera si è pensato di vietare la diffusione di un episodio in cui Homar, nel panico di fronte ad un allarme nucleare, non sapendo quale tasto premere per far fronte all’emergenza, pigia miracolosamente un tasto a caso: quello giusto. In tal modo sventa il processo di fusione del nocciolo, salvando la comunità di Springfield (e l’umanità intera) dall’esplosione.

L’episodio non è affatto nuovo. Rivisto oggi allarma qualcuno. Perché?

Così inizia l’interessante articolo del Corriere della Sera dal titolo “Effetto Fukushima, Simpson censurati“:

Intoppo nel settore 7G. Homer Simpson, ispettore alla sicurezza presso la centrale nucleare di Springfield, viene svegliato di colpo dalla sirena d’allarme. Centinaia di tasti sulla sua postazione di controllo lampeggiano a intermittenza. È iniziato il processo di fusione del nocciolo.

«Devo pensare, ora concentrati», dice Homer in evidente stato di panico. «Ci deve essere un coso da qualche parte che ti dice come far funzionare questa roba». E poi esclama: «Il manuale, il manuale!», che però è grosso quanto un elenco telefonico. Mancano pochi secondi alla fusione del nocciolo ma Homer, premendo a casaccio uno dei bottoni, riesce a sventare la catastrofe.

Dopo l’incidente nucleare di Fukushima I, la televisione svizzerotedesca SRF non trasmetterà più gli episodi dei Simpson che trattano di sicurezza atomica.

Tutte le puntate verranno attentamente analizzate dai responsabili di rete, quelle «inopportune», tagliate.

«Per quale motivo? Proprio ora che sarebbe interessante capire», si lamentano i fan della serie.

 

E’ sconcertante. La satira sociale dei Simpson, in grado questa volta di destare l’attenzione dell’opinione pubblica su un tema attuale, facendo in modo che i cittadini reclamino e pretendano di comprendere come si svolge la sicurezza delle centrali nucleari, viene fatta tacere.

Ci vorrebbe quella trasparenza che da un po’ di tempo in Italia è assente in materia di centrali nucleari.

Sinceramente, anche prima del disastro nipponico, avevo manifestato il mio impegno apartitico a favore dell’abrogazione della legge sul nucleare, nella convinzione che le scelte tecnologiche devono muovere passi in altra direzione.

In vista della tornata referendaria vi invito a consultare il sito www.referendumnucleare.info ove è possibile reperire anche materiale di approfondimento.

Di seguito riporto ancora una volta il video CSR di ReferendumNucleare.info:

 


 

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Pubblicità ingannevole. Ordine di cessazione per lo spot di ForumNucleare

L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) ha dichiarato ingannevole il messaggio pubblicitario diffuso da ForumNucleare, su cui avevo avanzato diverse perplessità (ma il coro di voci era nutrito).

L’IAP ha ordinato la cessazione del messaggio in questione con pronuncia n. 12/2011 del 18.2.2011:

Pronuncia n. 12/2011 del 18/2/2011
Parti Comitato di Controllo nei confronti di Forum Nucleare Italiano
Mezzi televisione
Presidente Spada
Relatore Libertini

Prodotto

Energia nucleare

Messaggio

“E tu sei a favore o contro l’energia nucleare o non hai ancora una posizione?” – www.forumnucleare.it

Dispositivo

Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la pubblicità contestata non è conforme all’art. 2 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, letto ed applicato alla luce delle ‘Norme preliminari e generali’ e integrato dal disposto dell’art. 46, e ne ordina la cessazione nei sensi di cui in motivazione.

(Art. 2 – Comunicazione commerciale ingannevole)

Come rilevato da ZeroEmission,

In altri parole, più che promuovere un dibattito aperto e spregiudicato sul tema nucleare, lo spot del Forum nucleare cercava di pilotare un’opinione precisa creando un clima favorevole al ritorno del nucleare in Italia e dando quasi l’impressione che i cittadini siano stati messi in condizione di scegliere.

Troppo tardi?

Qui il controspot di ReferendumNucleare.info

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Referendum Nucleare. Ti fidi della tecnologia? Allora ascoltala!

Da oggi è on-line (su www.referendumnucleare.info) la campagna di comunicazione, di informazione e di responsabilità sociale sul referendum abrogativo della legge che intende reintrodurre le centrali nucleari in Italia (Aggiornamento: ora anche su YouTube).

Votare sì per l’abrogazione del nucleare non ha colore politico, ma è un gesto di responsabilità sociale.

La comunicazione è incentrata su un testimonial di nome Clear, che è una donna Cyborg addetta alle centrali nucleari del futuro, tornata nel 2011 per avvisarci di ripensare alla scelta del nucleare.

Alla comunicazione spot tramite Avatar vi sono ulteriori strumenti di approfondimento, tra cui i link a molte inchieste sul nucleare ed a diversi documenti utili.

Per chi intendesse contribuire alla diffusione della campagna, in un’ottica di responsabilità sociale e di impegno civico, indipendentemente dal credo politico, sul sito ci sono i codici html per importare sul proprio sito i video, l’avatar parlante, i banner su sfondo nero.

Prossimamente verranno caricati altri banner, su sfondo bianco

Aggiornamento: ora sono disponibili anche i banner su sfondo bianco. A questo link ho riportato i nuovi  codici html per importare gli oggetti sul Vostro sito [video in flash, video su YouTube, diversi banner su sfondo nero e su sfondo bianco].

L’idea parte proprio dalla campagna di Forum Nucleare con la quale stimolava il destinatario a chiedersi se si fida o meno della tecnologia.

La domanda era malposta ed aveva un chiaro intento provocatorio. A tale domanda va data una risposta.

Perché non far parlare direttamente la tecnologia?

La scelta è ricaduta su un avatar cyborg, che fornisce una risposta immediata, alla quale si affiancano risposte più meditate, di approfondimento, rimesse alle inchieste e agli articoli di approfondimento presenti in rete.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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Energie alternative, innovazione e ricerca: l’aereo solare

Si discute sul futuro delle scelte energetiche per l’Italia e su quale sia la strada migliore da percorrere.

Ci si chiede su quale energia investire e scommettere: quella solare offre ottime possibilità, più di altre (penso alla contrapposizione tra energia solare ed energia nucleare, ma anche tra energia solare e petrolio utilizzato come carburante per i mezzi di trasporto).

Nel video sopra riportato si vede in azione un aereo alimentato sia di giorno che di notte da energia solare.

Ha già volato per ben 26 ore consecutive, dimostrando la capacità di alimentarsi ad energia solare anche in orario notturno.

L’aereo, dice il servizio di cui al filmato,

“non è stato progettato per trasportare passeggeri, ma un messaggio in difesa dell’ambiente: nulla è impossibile. Se un aereo può volare di giorno e di notte senza carburante (…) allora nessuno potrà dire che queste tecologie non possono funzionare per tutto il resto“.

Mi sembra un messaggio chiaro. E’ il segnale che, volendo, la ricerca è in grado di trovare soluzioni, ma merita di essere alimentata.

Il panorama italiano sta tuttavia diventando disastroso, perché da un lato si tagliano pesantemente i fondi alla ricerca universitaria e, dall’altro lato, si percorrono, come per il nucleare, soluzioni fortemente diseconomiche per la collettività e foriere di rischi incalcolabili. Occorre una maggiore sensibilità e, sopratutto, occorre il risveglio della coscienza civile.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

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Energia nucleare. Le ragioni del no

E’ una questione di fiducia nella tecnologia? A me sembra di no. Mi pare che la questione sia malposta. Eppure compare nella pubblicità online di ForumNucleare, l’associazione noprofit costituita prevalentemente da società industriali interessate al ritorno al nucleare.

L’idea di affrontare il dibattito con un forum è interessante, ciò che sconcerta è l’assenza di neutralità, di terzietà, che mi sembra sia invece volta a persuadere del contrario. Lo “spot” che vede contrapposte nella scacchiera la donna “nera”, contraria al nucleare perché “non si fida della tecnologia” (tout court) e la donna “bianca”, favorevole al nucleare perché “si fida della tecnologia” è già un indice significativo del grado di obiettività con cui si accoglie l’utente (Aggiornamento: in questo articolo trovo ora una conferma alla mia lettura).

Sono rimasto un po’ scettico, perché il problema non può essere impostato sulla fiducia e sull’efficacia persuasiva degli spot. Ancor di più, l’idea di fondo è sbagliata, secondo me, perché pretende di far scegliere (ma non sarà il cittadino a scegliere) il ritorno al nucleare per fiducia nella tecnologia.

Di quale tecnologia stiamo parlando? Quali sono gli effetti a breve, medio e lungo termine?

A me sembra che il ritorno al nucleare vada affrontato con serietà, non solo perché il “la sovranità popolare”, tanto invocata in quest’ultimo periodo a proposito di altre vicende, ha già fatto una scelta chiara con il referendum del 1987, ma anche perché, ancora oggi, al di là della fiducia che si può o non si può riporre, occorre affrontare a fondo i grandi problemi che questa tecnologia solleva.

Lo dico con preoccupazione, anche se in questo blog il tema sembra un po’ off topic, se non fose per quella pubblicità on-line che chiede un atto di fiducia sulla tecnologia  (non è escuso che ritorni sull’argomento con un nuovo spazio on-line dedicato al nucleare).

Le iniziative per il ritorno alle centrali nucleari nel nostro Paese sono in stato avanzato.

A mio avviso c’è da iniziare a preoccuparsene veramente, ad elevare la soglia di guardia, ad organizzarsi per stimolare un dibattito più forte a livello scientifico, più disincantato, meno condizionato da logiche esclusivamente economiche.

Ecco perché ritengo importante, come primo approccio, andare a capire meglio quali siano le ragioni del no, per comprendere quali siano i motivi esposti da chi consiglia di lasciare abbandonata la strada che condice l’Italia alla riapertura delle centrali nucleari.

Nel mio piccolo vorrei segnalarVi ed amplificare la voce dell’Università, di professori e ricercatori che hanno deciso di interpretare la loro missione scientifica anche in impegno sociale a sostegno delle energie rinnovabili.

Un comitato scientifico di tutto rispetto, riunito sotto l’iniziativa “Energia per il Futuro” (sorto molti anni addietro, per cu senza alcuna connessione con i finiari di Futuro e Libertà), ha articolato i motivi del no al nucleare.

Ecco chi compone il comitato:

Il Comitato energiaperilfuturo.it

Vincenzo Balzani (Presidente), Università di Bologna
Vincenzo Aquilanti, Università di Perugia
Nicola Armaroli, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna
Ugo Bardi, Università di Firenze
Salvatore Califano, Università di Firenze
Sebastiano Campagna, Università di Messina
Marco Cervino, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna
Luigi Fabbrizzi, Università di Pavia
Michele Floriano, Università di Palermo
Giovanni Giacometti, Università di Padova
Elio Giamello, Università di Torino
Nazareno Gottardi, già ricercatore dell’EURATOM (Commissione Europea)
Giuseppe Grazzini, Università di Firenze
Francesco Lelj Garolla, Università della Basilicata
Luigi Mandolini, Università “La Sapienza”, Roma
Giovanni Natile, Università di Bari
Giorgio Nebbia, Università di Bari
Gianfranco Pacchioni, Università Milano-Bicocca
Giorgio Parisi, Università “La Sapienza”, Roma
Paolo Rognini, Università di Pisa
Renzo Rosei, Università di Trieste
Leonardo Setti, Università di Bologna
Franco Scandola, Università di Ferrara
Rocco Ungaro, Università di Parma

Ecco i motivi del no al nucleare (articolati dal comitato di “Energia per il Futuro”)

(1)

Si sostiene che l’energia nucleare è in forte espansione in tutto il mondo, ma si tratta di un’informazione smentita dai fatti. Da vent’anni il numero di centrali nel mondo è di circa 440 unità e nei prossimi anni le centrali nucleari che saranno spente per ragioni tecniche od economiche sono in numero maggiore di quelle che entreranno in funzione. In Europa il contributo del nucleare alla potenza elettrica installata è sceso dal 24% del 1995 al 16% del 2008. L’energia elettrica prodotta col nucleare nel mondo è diminuita di 60 TWh dal 2006 al 2008. In realtà, quindi, il nucleare è in declino, semplicemente perché non è economicamente conveniente in un regime di libero mercato. Se lo Stato non si fa carico dei costi nascosti (sistemazione delle scorie, dismissione degli impianti, assicurazioni), oppure non garantisce ai produttori di energia nucleare consumi e prezzi alti, il tutto ovviamente a svantaggio dei cittadini, nessuna impresa privata è disposta ad investire in progetti che presentano alti rischi finanziari di vario tipo, a cominciare dalla incertezza sui tempi di realizzazione. Negli Stati Uniti, dove non si costruiscono centrali nucleari dal 1978, il Presidente Obama, nel suo discorso di insediamento ha detto: “utilizzeremo l’energia del sole, del vento e della terra per alimentare le nostre automobili e per far funzionare le nostre industrie”. La recente decisione del Governo americano di concedere 8,3 miliardi di dollari come prestito garantito ad un’impresa che intenderebbe costruire due reattori nucleari non modifica sostanzialmente la situazione. Obama è evidentemente condizionato dalla fortissima lobby nucleare americana, capeggiata dalla Westinghouse che, volendo vendere all’estero i suoi reattori, deve costruirne almeno qualcuno in patria. La notizia, peraltro, conferma la necessità per il nucleare di ricevere aiuti statali ed è accompagnata (si veda Chem. Eng. News 2010, 88(8), p. 8, February 22, on line February 18) da due interessanti informazioni: la Commissione di sicurezza ha riscontrato difetti nei progetti della Westinghouse e non ha dato il suo benestare alla costruzione dei reattori in oggetto, e l’Ufficio del Bilancio del Congresso ha manifestato preoccupazione perché c’è un’alta probabilità che il progetto fallisca e vadano così perduti gli 8,3 miliardi di dollari dei contribuenti.

(2)

Si sostiene che lo sviluppo dell’energia nucleare è un passo verso l’indipendenza energetica del nostro Paese, ma anche questa è una notizia falsa, semplicemente perché l’Italia non ha uranio. Quindi, nella misura in cui il settore elettrico si volesse liberare dalla dipendenza dei combustibili fossili utilizzando energia nucleare, finirebbe per entrare in un’altra dipendenza, quella dall’uranio, anch’esso da importare e anch’esso in via di esaurimento.

(3)

Si sostiene che con l’uso dell’energia nucleare si salva il clima perché non si producono gas serra. In realtà le centrali nucleari, per essere costruite, alimentate con uranio, liberate dalle scorie che producono e, infine, smantellate, richiedono un forte investimento energetico basato sui combustibili fossili. In ogni caso, le centrali nucleari che si intenderebbe installare in Italia non entreranno in funzione prima del 2020 e quindi non potranno contribuire a farci rispettare i parametri dettati dall’Unione Europea (riduzione della produzione di CO2 del 17% per il 2020).

(4)

Si afferma anche che la Francia, grazie al nucleare, è energeticamente indipendente e dispone di energia elettrica a basso prezzo. In realtà la Francia, nonostante le sue 58 centrali nucleari, importa addirittura più petrolio dell’Italia. E’ vero che importa il 40% in meno di gas rispetto all’Italia, ma è anche vero che è costretta ad importare uranio. Che poi l’energia nucleare non sia il toccasana per risolvere i problemi energetici, lo dimostra una notizia pubblicata su Le Monde del 17 novembre scorso e passata sotto silenzio in Italia: pur avendo 58 reattori nucleari, la Francia attualmente importa energia elettrica.

(6)

Secondo voci ufficiali, la costruzione (si noti, solo la costruzione) delle quattro centrali EPR AREVA che si vorrebbero installare in Italia, costerebbe complessivamente 12-15 miliardi di €, ma la costruzione in Finlandia di un reattore dello stesso tipo si è rivelata un’impresa disastrosa. Il contratto prevedeva la consegna del reattore nel settembre 2009, al costo di 3 miliardi di €: a tale data, i lavori erano in ritardo di 3,5 anni ed il costo era aumentato di 1,7 miliardi di €; ma non è finita, perché in novembre le autorità per la sicurezza nucleare di Finlandia e Francia hanno chiesto drastiche modifiche nei sistemi di controllo del reattore, cosa che da una parte causerà ulteriori spese e ritardi e dall’altra conferma che il problema della sicurezza non è facile da risolvere.

(7)

L’Italia non solo non ha uranio, ma non ha neppure la filiera che porta, con operazioni di una certa complessità, dall’uranio grezzo estratto dalle miniere all’uranio arricchito utilizzato nei reattori. Per il combustibile dipenderemo quindi totalmente da paesi stranieri, seppure amici come la Francia. Non bisogna però dimenticare che la Francia a sua volta non ha uranio e che per far funzionare i suoi reattori ne importa il 30% da una nazione politicamente instabile come il Niger.

(8)

C’è poi il problema dello smaltimento delle scorie, radioattive per decine o centinaia di migliaia di anni, che neppure negli USA ha finora trovato una soluzione.

(9)

E c’è il problema dello smantellamento delle centrali nucleari a fine ciclo, operazione complessa, pericolosa e molto costosa, che in genere viene rimandata (di 100 anni in Gran Bretagna), in attesa che la radioattività diminuisca e nella speranza che gli sviluppi della tecnologia rendano più facili le operazioni.

Si tratta di due fardelli che passano sulle spalle delle ignare ed incolpevoli future generazioni!

(10)

Il rientro nel nucleare, quindi, è un’avventura piena di incognite. A causa dei lunghi tempi per il rilascio dei permessi e l’individuazione dei siti (3-5 anni), la costruzione delle centrali (5-10 anni), il periodo di funzionamento per ammortizzare gli impianti (40-60 anni), i tempi per lo smantellamento alla fine della operatività (100 anni), la radioattività del combustibile esausto (decine o centinaia di migliaia di anni), il nucleare è una scommessa che si protende nel lontano futuro, con un rischio difficilmente valutabile in termini economici e sociali.

(…)

(11)

Quanto alle fonti di energia, l’Italia non ha petrolio, non ha metano, non ha carbone e non ha neppure uranio. La sua unica, grande risorsa è il Sole, una fonte di energia che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un’immensa quantità di energia, 10.000 volte quella che l’umanità intera consuma. Una corretta politica energetica deve basarsi sulla riduzione degli sprechi e dei consumi e sullo sviluppo dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili. Come è già accaduto in altri paesi europei, una diffusa applicazione delle energie rinnovabili creerebbe in tempi brevi nuove imprese industriali ed artigianali e nuovi posti di lavoro.

(…)

(12)

L’espansione del nucleare non è una strada auspicabile neppure a livello mondiale in quanto si tratta di una tecnologia per vari aspetti pericolosa. C’è infatti una stretta connessione dal punto di vista tecnico, oltre che una forte sinergia sul piano economico, fra nucleare civile e nucleare militare, come è dimostrato dalle continue discussioni per lo sviluppo del nucleare in Iran. Una generalizzata diffusione del nucleare civile porterebbe inevitabilmente alla proliferazione di armi nucleari e quindi a forti tensioni fra gli Stati, aumentando anche la probabilità di furti di materiale radioattivo che potrebbe essere utilizzato per devastanti attacchi terroristici.

(13)

Infine, è evidente che, a causa del suo altissimo contenuto tecnologico, l’energia nucleare aumenta la disuguaglianza fra le nazioni. Risolvere il problema energetico su scala globale mediante l’espansione del nucleare porterebbe inevitabilmente ad una nuova forma di colonizzazione: quella dei paesi tecnologicamente più avanzati su quelli meno sviluppati.

A questi motivi vorrei aggiungere le riflessioni sul collegamento tra centrali nucleari e tumori.

Mi ha colpito, ad esempio, un’intervista rilasciata dal Dott. Giuseppe Miserotti, Presidente dell’Ordine dei medici di Piacenza e membro dell’ISDE, ove viene chiarita la pericolosità cancerogena delle centrali nucleari per chiunque si trovi nei pressi, fino ad una distanza di 20-30 km (riporto alcuni passaggi significativi):

Quante sono e cosa producono le centrali nucleari?

Le centrali elettronucleari sono a oggi 441 nel mondo, alle quali corrisponde il 17% della produzione elettrica totale. Innanzitutto distinguiamo tra funzionamento in condizioni normali e problematiche radioattive relative agli incidenti. Il primo problema è costituito dal trizio, idrogeno a massa pesante, tre volte di più dell’idrogeno normale. Questo gas si forma di norma negli strati alti dell’atmosfera per azione dei raggi cosmici sull’azoto e sull’ossigeno; una parte contribuisce a determinare il fondo radioattivo naturale. Ma ora la maggior parte del trizio presente sul nostro pianeta è di tipo antropico. Cioè prodotto dalle attività umane. Negli ultimi anni la quantità di trizio è aumentata enormemente. è definito un tossico di classe quarta dalla legge. In una centrale si produce un atomo di trizio ogni 10mila fissioni al secondo.

Il trizio poi dove va a finire?

Viene assorbito sia per ingestione, perché entra nella composizione degli alimenti, nonché sotto forma di acqua triziata, che per inalazione. Uno studio del governo tedesco ha dimostrato come vi siano aumenti d’incidenza di leucemie, in particolare nei bambini, e tumori vicino le sedici centrali nucleari del Paese, finanche a distanze di 20-30 chilometri da questi impianti.

Le donne in gravidanza possono assorbire radiazioni: le staminali del feto sono sensibilissime e subendo una prima radiazione vi sarebbe una specie di preparazione proleucemizzante del clone; successive radiazioni potrebbero provocare la malattia.

(…)

Ancora, l’intervista prosegue evidenziando come i problemi non mancano neanche a chi risiede a centinaia di km dalle centrali:

Quale può essere il meccanismo ipotizzato per queste patologie?

Il destino di molti di questi bambini si giocherebbe ancora quando sono in utero. Uno studio fatto in Romania mostra la quantità di trizio trovato nel latte. E la catena alimentare, peraltro, è caratterizzata dall’imprevedibilità dell’assorbimento.

La distanza dalle centrali condizionerebbe la quantità di trizio assorbito; vi sono studi pubblicati che tuttavia evidenziano come quantità di trizio non trascurabile possano ancor essere significative a distanze di centinaia di chilometri dall’impianto nucleare.

Il trizio cade sotto forma di vapore acqueo, e ha una grande importanza nella formazione delle piogge acide. Il trizio e il carbonio 14 vengono eliminati in situazione di normale funzionamento dai camini dove vengono trasportati nella troposfera, sono fortemente solubili, interferendo con l’uomo. Il trizio si concentra nel sangue e rimane nell’uomo, nella matrice organica in cui si è coniugato e vi persiste praticamente per tantissimo tempo a seconda della costituzione fisico-chimica dei diversi tessuti e del tipo di radionuclide.

Le altre sostanze prodotte quali sono?

Il cesio (che ha un’emivita di 30 anni), lo stronzio 90 (28), lo iodio 131 (di 8 giorni ma con variabilità enorme, influenzato dall’età e dalle caratteristiche della persona) e il plutonio, che è un inevitabile prodotto delle centrali (25mila anni) e il carbonio 14 (5.700). Nei reattori delle centrali con le reazioni fissili, infatti, si forma anche il plutonio. Se inalato, anche in sola frazione di milligrammo, è letale per una persona. Anche lo iodio viene assorbito nella catena alimentare. La tiroide dei bambini è talmente “golosa” di iodio che l’assorbimento è velocissimo. In uno studio di qualche anno fa (dati Cnr sugli effetti di Chernobyl) si vede che dal 1987 in poi c’è un aumento lineare negli adulti e, dato su cui riflettere, ce n’è uno molto più importante, da un punto di vista dell’incidenza del cancro alla tiroide, nei bambini. Negli adolescenti si è avuto un assorbimento a linearità intermedia.

Cosa c’era di particolare in queste malattie?
Quando evidenziata, la patologia si trovava in uno stadio molto più avanzato e si presentava con metastasi linfonodali e polmonari con una frequenza molto superiore alla media; questi tumori erano molto più aggressivi. Un’altra patologia studiata sempre a Chernobyl è la cardiomiopatia da cesio, che ha generato infarti senza fenomeni infiammatori (gli studi sono quelli del dottor Yuri Bandazhevskij). L’Oms ha sempre ammesso che Chernobyl ha prodotto 4.000 vittime. Sono andato a vedere cosa ha detto Eugenia Stepanova, una ricercatrice del centro scientifico del governo ucraino: «Siamo pieni di caso di cancro della tiroide, mutazioni genetiche che non sono state registrate nei dati che erano sconosciuti venti anni fa». E ancora il vicecapo della commissione di valutazione per la radioprotezione: «Abbiamo studi che dimostrano come 34.499 persone, di quelle che partecipavano alla ripulitura, sono morte di cancro». Il tasso di mortalità è aumentato del 30%. Queste informazioni sono state ignorate dall’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ente nato sostanzialmente per la promozione del nucleare civile nel 1957 cui aderiscono 137 Paesi.

(…)

Ulteriori rischi giungono poi dagli incidenti sulle centrali nucleari. Chi le vuole dice che il rischio non è elevato e gli incidenti sono in numero esiguo.

Nell’intervista si legge ancora, a tal riguardo:

E i piccoli incidenti?
Solo nel 2007 ci sono stati registrati 942 incidenti cosiddetti “minori”. Quindi non è che siano così rari come qualcuno sostiene. Incidenti che, peraltro, vengono quasi sempre nascosti. In Spagna hanno dato notizia di un incidente sei mesi dopo che era accaduto. In Francia hanno sconfessato apertamente alcuni studi scientifici che avevano dimostrato come si era verificato un aumento delle leucemie nei bambini nei pressi degli impianti. Dal 1980 al 2005, i casi di cancro della tiroide in Francia sono aumentati negli uomini del 433 per cento e nelle donne del 186% (Joseph J. Mangano, direttore del Radiation and public health project di NewYork). Negli Stati Uniti il 29 gennaio scorso si è scoperto che in una falda di una centrale americana (Vermont Yankee) il trizio presente è mille volte superiore rispetto a quello ammesso dall’Epa, l’agenzia americana, peraltro molto più restrittiva di quella europea. Questo trizio, ora, è in una falda di controllo, ed è monitorato. Ma se dovesse arrivare in una falda di acqua potabile…. Altro esempio: sui seimila km quadrati di Chernobyl non ci potranno più essere attività a causa della prolungata contaminazione. Ho calcolato che un eventuale incidente alla centrale di Caorso avrebbe potuto causare la “contaminazione” di tutta la Val Padana, che produce oggi il 40% delle nostra produzione alimentare.

Mi piace anche la chiusura dell’intervista, che vi ripropongo:

Cosa dovrebbe insegnare l’esperienza?
A rinunciare a questi sogni di grandezza che, oltretutto, sono antieconomici. Il decommissioning delle centrali ha costi elevatissimi e tempi non prevedibili.

E poi ci sono i costi umani e sanitari…

Che valore diamo alla vita di un bambino che muore di leucemia per una causa evitabile? La prevenzione della salute in relazione all’ambiente è, oggi, anche un dovere previsto dall’Art. 5 del Codice deontologico dei medici. La verità è che sono troppi gli interessi in campo per il nucleare. Ma noi medici dobbiamo curarci della salute dei cittadini. Il resto m’interessa molto meno.

C’è un punto cruciale da risolvere: il rapporto tra centrali nucleari e incremento di tumori.

I casi in cui si registrano una maggior incidenza di tumori nei pressi delle centrali nucleari o delle zone di stoccaggio delel scorie sono significativi e, sinceramente, mi sembra poco liquidare il discorso dicendo che non è scientificamente dimostrato che l’innalzamento dell’incidenza tumorale dipenda dalla presenza delle centrali o delle scorie.

Si dovrebbe ragionare al contrario: finché non si dimostra, in termini di certezza, l’assenza di ogni connessione causale, allora il ritorno al nucleare dovrebbe essere impedito.

Quando si affronta l’analisi dei rischi con le tecniche di risk management si affrontano i problemi intervenendo su due fattori, l’incidenza (la portata delle conseguenze) e la frequenza (le probabilità di accadimento).

La formula è questa: R=i*f

Il rischio è dato dal prodotto tra l’intensità dei danni (ossia dall’impatto che si verificherebbe in caso di incidente o in caso di verificarsi dell’evento addotto a rischio) e la frequenza di accadimento.

Per ridurre i rischi, dunque, non occorre solo intervenire sulla frequenza (“f”), mettendo in sicurezza le centrali affiché le probabilità di incidenti sia ridotta o sia esigua.

Occorre verificare anche se “i” (l’intensità del danno prodotto) possa essere ridotta in qualche modo ove l’evento a rischio che si è ipotizzato si verifichi.

Per dire, nel caso in cui l’evento a rischio sia il furto di un’auto, posso intervenire sulla frequenza (“f”), mettendo ad esempio dei sistemi di allarme e di antifurto, ma anche sull’intensità del danno prodotto dall’evento (“i”), ad esempio sottoscrivendo un’assicurazione contro il furto, che mi ristorerebbe (anche solo parzialmente) del danno subito, di modo che a seguto dell’evento a rischio (furto di auto) posso recuperare delle somme per acquistare un’altra auto e ripristinare lo status quo ante riducendo l’intensità del danno.

In caso di rischi da centrale nucleare, mi sembra che si possa intervenire sulla frequenza di accadimento, riducendola (non eliminandola), ma non si può intervenire sull’intensità del danno che si subirebbe ove l’evento a rischio si verifichi.

Per evento a rischio possiamo individuare, nel caso di ordinario funzionamento delle centrali, il rischio di tumore e, nel caso di incidenti (“maggiori” o “minori”) che investono le centrali, gli eventi catastrofali a cui abbiamo assistito nel tragico caso di Chernobyl.

Così, solo per ricordare qual è il problema, ripropongo una videotestimonianza di alcune conseguenze prodotte dal disastro di Chernobyl, apparse in rete su blog molto noti.

Ancora, vi sono poi i rischi per l’ambiente, non eliminabili facilmente, visti i lunghissimi tempi di smaltimento del materiale radioattivo.

Dunque, concludendo, mi pare che nonsi possa essere attualmente favorevoli al ritorno all’energia nucleare se non si risolve completamente il problema della gestione del rischio, in entrambe le componenti (“i”, “f”).

Purtroppo ci sono video ancora più inquietanti sul disastro di Chernobyl, facilmente reperibili su YouTube, per chi volesse approfondire.

Pur non essendo a priori contrario all’energia nucleare, dico solo questo. Prima di introdurla, occorre che l’uomo sia in grado di controllare gli effetti.

Allo stato attuale, il rischio rimane ancora troppo elevato perché se anche si controlla la frequenza non si è ancora in grado di controllare l’impatto.

Se ne potrà parlare, forse, tra qualche centinaia o migliaia di anni. Non oggi.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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