Tecniche investigative

Investigazioni in rete tramite il monitoring e tracing di indirizzi IP per il contrasto delle violazioni al copyright. Logistep, US Copyright Group, CoPeerRight Agency e ancora Logistep

Le investigazioni on-line sono spetto svolge da soggetti privati, alcuni dei quali, in casi celebri, sono stati ingaggiati per supportare azioni esemplari di contrasto alle violazioni della normativa in materia di diritto d’autore su Internet, con particolare riferimento al peer-to-peer, ma non solo.

Tra i casi più eclatanti v’era il caso Peppermint, che ha fatto parlare molto di sè, con indirizzo giurispudenziale assestatosi (semplificando ciò che è in realtà ben più complesso) sul riconoscimento della tutela della protezione dei dati personali degli utenti avverso le pretese delle major, che facevano rastrellare alla Logistep (società che ma della lotta alla “pirateria” su Internet la sua mission) una quantità enorme di indirizzi IP di presunti violatori del copyright, per poi azionare pretese in giudizio o ottenere una transazione vantaggiosa a fronte di discutibili minacce di azione giudiziaria.

Dopo il caso della Logistep utilizzata da Peppermint, che ha fatto scuola in tutto il mondo, è saltato alla ribalta il caso della Co-Peer-Right Agency, società francese a cui la FAPAV (la Federazione Anti-Pirateria AudioVisiva) si era affidata per supportare l’azione giudiziaria nei confronti della Telecom, di cui si adduceva la responabilità come Internet Service Provider in ordine alle violazioni dei propri utenti ai quali Telecom offriva la connettività ad Internet.

Ora, concluso da mesi il giudizio cautelare tra FAPAV/Telecom, nel quale diveniva centrale il controllo di liceità in ordine all’attività svolta dalla CoPeerRight ai fini dell’accertamento delle pretese della ricorrente, torna a far parlare di sè la Logistep.

Lo rileva l’attento Marco Scialdone nel suo blog, ove ci viene segnalata la sentenza resa dal Tribunale Federale di Losanna, ripresa anche da Punto-Informatico il giorno dopo, con la quale veniva accolto il principio di prevalenza della tutela per la protezione dei dati personali degli utenti prospettata dall’ IFPDT (Incaricato Federale della Protezione dei Dati e della Trasparenza, con compiti solo in parte analoghi al nostro Garante per la protezione dei dati personali):

Berna, 09.09.2010 – L’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza accoglie con favore la sentenza del Tribunale federale di ieri nella causa Logistep. Il Tribunale federale ha praticamente ripreso l’argomentazione dell’IFPDT, dando così un segnale contro la tendenza dei privati, che si riscontra anche in altri settori, a svolgere mansioni che competono chiaramente allo Stato di diritto.

Secondo la sentenza emessa l’8 settembre 2010 dal Tribunale federale di Losanna, gli indirizzi IP sono indubbiamente dati personali e sottostanno quindi alla legge sulla protezione dei dati. In una decisione di maggioranza, inoltre, l’Alta Corte ha definito illecita la pratica di alcune imprese private che acquisiscono segretamente indirizzi IP. Un siffatto modo di agire è privo di una valida giustificazione. La ditta Logistep SA non è più autorizzata a raccogliere e a comunicare dati, ossia deve sospendere immediatamente ogni elaborazione di dati nell’ambito dei diritti d’autore.

L’IFPDT osserva che la sentenza odierna non fornisce protezione alcuna a coloro che infrangono la legge. Beninteso, le violazioni dei diritti d’autore in Internet devono poter essere sanzionate: la LPD non protegge pratiche illegali. Il perseguimento deve tuttavia avvenire in modo conforme alla legge e, mediante l’attuale decisione, il Tribunale federale ha posto un limite ben definito contro le ingerenze arbitrarie nella sfera privata in Internet.

Ancora, l’IFPDT precisa, nel proprio comunicato stampa, gli antefatti che hanno portato alla decisione del Tribunale di Losanna:

All’inizio del 2008, l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT), Hanspeter Thür, chiede in una raccomandazione che la ditta Logistep SA sospenda le proprie ricerche nelle reti peer to peer, fintanto che il legislatore non abbia elaborato una base legale corrispondente. Su incarico di titolari di diritti d’autore, Logistep acquisisce  su tali reti indirizzi IP di user sospettati di offrire illegalmente lo scambio di contenuti protetti da diritti di autore (file video o musicali). Servendosi di tali indirizzi IP, i titolari dei diritti avviano procedimenti penali al fine di poter conoscere nome e indirizzo degli user interessati (avendo ottenuto il diritto di consultazione degli atti) e ottenere un risarcimento secondo le disposizioni del diritto civile. Viene così eluso il segreto delle comunicazioni, applicabile senza eccezioni nel diritto privato e che può essere sciolto soltanto nell’ambito di un procedimento penale. L’IFPDT giudica questa pratica abusiva, in particolare perché l’utente interessato non è a conoscenza del trattamento di dati personali, come invece esige la legge sulla protezione dei dati.

Poiché Logistep ha ignorato la raccomandazione, l’IFPDT ha adito il Tribunale amministrativo federale (TAF). Con sentenza del 27 maggio 2009, il TAF ha respinto l’azione. Pur concordando con il parere dell’IFPDT, secondo cui gli indirizzi IP sarebbero dati personali, e riconoscendo anche che il trattamento di dati da parte di Logistep SA infrange il principio della riconoscibilità e della finalità, il TAF ha attribuito maggiore importanza agli interessi dei titolari di diritti d’autore rispetto agli interessi di protezione dei dati. Non condividendo tale decisione, l’IFPDT ha adito il Tribunale federale.

Dal Tribunale Federale di Losanna, l’IFPDT, come già riportato, si è visto accogliere l’azione promossa nei confronti della Logistep.

Il dibattito, in Svizzera, non può però considerarsi ancora chiuso, se è vero che, come riporta Alfonso Maruccia per Punto-Informatico,

(…) l’avvocato di Logistep Ursula Sury [è stato] scelto per essere il nuovo Garante della privacy del Canton Vallese. Sury ha già fatto sapere che a suo parere un indirizzo IP non è affatto classificabile nella categoria “dati personali”.

Avv. Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

L’uso continuativo del computer da parte di Sarah Scazzi nei giorni immediatamente precedenti alla sua scomparsa

Mi ha colpito l’intervista alla zia di Sarah Scazzi, Cosima Serrano, madre della cugina di Sarah Sabrina Misseri.

I contenuti dell’intervista sono stati riportati da Marco D’Errico per Mesagnesera, in un articolo dal titolo “Intervista alla zia di Sarah Scazzi“, ove, con riferimento ai movimenti della quindicenne nei giorni immediatamente precedenti alla sua scomparsa, si legge quanto segue:

Sabrina avrebbe dichiarato che Sarah, nei giorni trascorsi dalla cugina a San Pancrazio Salentino, sarebbe stata adocchiata da qualcuno, che poi l’avrebbe rapita ad Avetrana. Cosa ne pensa di questa ipotesi?

“Se qualcuno l’abbia notata quando è andata al mercato con la cugina Antonella, poiché non passava inosservata per il colore biondo dei capelli, io non posso saperlo.

Ma durante il soggiorno da mia sorella Salvatora, Sarah non è stata mai da sola. Ha incontrato il padre, che si trovava anche lui in paese, e poi ha trascorso gran parte del tempo in casa davanti al computer e, con l’aiuto di Antonella, ha creato un profilo su Facebook con il nickname di “Buffy”.

Quanto alla tempistica, la zia intervistata riferisce quanto segue:

Sarah, a San Pancrazio, è stata accompagnata da mia sorella Salvatora, che è venuta a prenderla, con il permesso della mamma Concetta, la sera di lunedì 23 agosto. Ad Avetrana è stata riaccompagnata, sempre da mia sorella, intorno alle 19 di mercoledì 25 agosto”.

Poiché la zia non era presente, non può che riferire ciò che le è stato detto, quindi le sue affermazioni devono essere verificate dagli investigatori. Ove venissero confermate si nota che:

1) il profilo di Sarah Buffy sarebbe stato attivato e adoperato nei giorni immediatamente precedenti alla scomparsa, dal 23 al 25 agosto (a leggere le dichiarazioni di Antonio, riportate da Raffaella Griggi, si ha però l’impressione  – ma di impressione si tratta – che l’interazione sul profilo Facebook a nome di Sarah Buffy avesse avuto una più lunga durata);

2) sarebbe stato gestito direttamente da Sarah e, probabilmente, insieme alla cugina di San Pancrazio, che l’avrebbe aiutata a creare il profilo Sarah Buffy. E’ probabile che quest’ultima le fosse accanto in molti dei momenti di interazione che Sarah aveva con gli amici di Facebook e, dunque, potrebbe essere la persona che potrebbe avere le informazioni più utili per la ricostruzione degli avvenimenti;

3) la zia riferisce che Sarah avrebbe trascorso gran parte del termpo davanti al computer e, dunque, l’interazione su Facebook sarebbe stata probabilmente lunga e continuativa, portandola ad interagire con “Antonio” e altri “amici” in rete. Ciò conferma la decisiva rilevanza sia delle interazioni sul profilo Sarah Buffy, sia del contenuto della memoria nel pc usato in quei giorni. Mi chiedo: ma è stato sequestrato il computer della cugina di San Pancrazio utilizzato da Sarah? Ad esempio, pare che Sarah avesse riferito di aver pensato anche ai volantini. C’è traccia di tali volantini nella memoria del pc usato da Sarah? L’attività di navigazione effettuata in quei giorni sul web, al di là di Facebook, lascia emergere qualcosa? La posta elettronica di Sarah e della cugina di San Pancrazio?

4) le dichiarazione della zia secondo cui Sarah “non è mai stata lasciata sola” da un lato confermerebbero l’ipotesi che la prossibile interazione su Internet sia stata sempre assistita dalla cugina, dall’altro lato, percò, conferma l’assoluta illusione che molti adulti hanno di fronte alle attività su Internet dei ragazzi. Stare ore davanti al computer, collegato a Internet sui social network non vuol dire, ovviamente, non incontrare nessuno e mettere il giovane al riparo dal rischio di brutti incontri. La realtà è ben diversa. Occorre un’attività informativa e formativa di maggiore impatto, capace di usare il linguaggio dei ragazzi, per far comprendere i rischi della rete ed insegnare come prevenirli e gestirli. Occorre anche un’attività informativa e formativa specifica, capace di educare i genitori, per orientarli a gestire meglio l’impatto dei social network nella vita deiloro figli.

Ho letto che la madre di Sarah Scazzi, di fonte alle richieste di acquisto di un pc da parte della figlia, allarmata dai rischi della rete appresi dai media, abbia deciso di differire l’acquisto di qualche anno, nella convinzione di allontanare dalla giovane i pericoli connessi all’uso di Internet e dei social network.

A prescindere dal caso di Sarah, di cui ancora poco si sa sulle modalità e sulle ragioni effettive della scomparsa, mi sembra comunque importante rimarcare che l’atteggiamento migliore è quello di educare i giovani, fin da piccoli, all’uso appropriato della rete.

Negare in casa gli strumenti di navigazione è, di per sè, un errore, perché le modalità di reperire le connessioni ad Internet fuori dalle mura domestiche non mancano (dagli amici, ai cugini, alla biblioteca) e, tuttavia, si finisce per perdere l’occasione per condividere l’uso della rete con i propri figli.

Poiché il salto generazionale è forte e l’avvento delle tecnologia del web 2.0 è molto recente, gli adulti spesso sono tagliati fuori dall’opportunità di comprendere le nuove modalità relazionali dei giovani di oggi.

Sono però convinto che molti giovani siano in gamba ed è proprio da loro, da quelli in gamba, che bisognerebbe partire per “darsi una regolata” o, come direbbero gli adulti, per autoregolamentarsi, dopo aver compreso, in maniera assistita, i “pro” ed i “contro” delle condotte tenute in rete.

Il discorso è molto più ampio. Ne riparleremo.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

Dichiarazioni di Sarah Scazzi ad “Antonio” sul profilo Facebook “Sarah Buffy”. Lui conferma

Sul Messaggero di oggi 7 settembre 2010, in versione cartacea, compare a pagina 12 un bell’articolo a firma di Raffaella Griggi, dal titolo “Sarah su Facebook: voglio scomparire”.

Dall’analisi del profilo facebook di Sarah Scazzi in cui la quindicenne scomparsa usa il nickname “Sarah Buffy”, sarebbero emersi risultati che avallerebbero l’ipotesi dell’allontanamento volontario.

Ai messaggi della ragazza su Facebook fa da eco “Antonio”, che conferma agli investigatori i contenuti delle confessioni di Sarah a lui indirizzate.

Così scrive Raffaella Griggi nel suo articolo:

“Se sparirò non ti preoccupare, ho programmato tutto. Tornerò tra venti giorni”. La risposta migliore potrebbe arrivare da Sarah stessa. In quelle righe che pochi giorni prima di scomparire nel nulla ha scritto a un amico su Internet, in uno di quei profili su Facebook, “Sarah Buffy” che gestiva lei stessa e che usava per parlare con le persone più fidate. I carabinieri infatti non escludono la pista che porta all’idea di una scomparsa organizzata. Magari poi finita nel peggiore dei modi. E si indaga proprio su quegli scambi via Internet che la ragazzina intratteneva con alcune persone e che era solita contattare frequentemente.

Ed ancora:

Sarah avrebbe confessato non più tardi di venti giorni fa i suoi malesseri ai suoi “amici” di Fb, in particolare a un trentenne della zona, Antonio, che lavora nel campo della ristorazione. E lo avrebbe informato prima del tempo su quello che poi è accaduto realmente il pomeriggio del 26 agosto, data della sua scomparsa.

(…)

L’uomo è andato di sua spontanea volontà dai Carabinieri di Manduria, una volta che la vicenda ha fatto il giro d’Italia. “Si è aperta e confidata, la sentivo come una sorellina curiosa. Mi cercava sempre, mandava messaggi”, ha raccontato sconvolto ai militari. Ha raccolto gli sfoghi della ragazzina, registrati dalle forze dell’ordine. “Piccola e incompresa”, così appariva dagli scambi on line. I due parlavano anche con la web cam: Sarah, fino a qualche giorno prima della scomparsa avrebbe prima cercato i consigli dell’uomo, esperto di cucina sulla preparazione di dolci e poi chiesto consigli professionali, in qualità di studentessa dell’alberghiero di Maruggio. Fino ad aprirsi via via sulle gelosie delle amichette e sui malesseri dell’età.

(…)

“Voglio scomparire per sentirmi viva”, ripeteva. Lamentele che lì per lì ad Antonio non significavano nulla. Fino a quando la notizia della sparizione di Sarah è diventata pubblica. “Anche se ho tante persone intorno mi sento sola, vorrei diventare famosa“, era il grido di Sarah on line.

(…)

Ora, si sta verificando se siano attendibili o se non siano invece bluff alcune frasi che la studentessa ha scritto. Tipo: “Se sparirò non ti preoccupare, ho programmato tutto”. “Pensava anche alla foto che avrebbero messo sui volantini per cercarla”, ha ripetuto sbalordito in caserma l’uomo.

Chiaramente il resoconto di “Antonio” verrà analizzato in relazione alla corrispondenza di quanto presente sul profilo Sarah Buffy, ma le verifiche dovranno anche riguardare l’accertamento in ordine all’identità del soggetto che ha scritto su Facebook le parole, apparentemente (e forse probabilmente) riconducibili a Sarah Scazzi.

Fuga organizzata o simulata?

Inoltre, anche ove si trattasse di fuga organizzata, le apprensioni per la ragazza scomparsa non si attenuano comunque, come ben rappresentato da Raffaella Griggi in chiusura del suo articolo:

Assurdo e possibile tutto. Molto di quel che accade è già avvenuto prima sul web. Le rivelazioni sono ritenute plausibili. Soprattutto, dopo i temi della ragazzina che nascondevano disagi in casa, con la madre. E soprattutto alla luce della scoperta di quel calendario trovato in camera con tutti i giorni del mese di agosto contrassegnati con un pennarello nero fino al 26 agosto. Un conto alla rovescia? Scappata, rapita, tradita? Aiutata? Forse uccisa come temono senza dirlo ad amici e parenti? Gli inquirenti vogliono vederci più chiaro.

La vicenda, comunque, conferma che le soluzioni investigative su questo caso siano destinate a transitare su Facebook.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

Sarah Scazzi e l’uso del PC dalla biblioteca comunale: gli accertamenti dei Carabinieri e della Polizia Postale

L’attenzione mediatica sulla scomparsa della ragazza quindicenne di Avetrana sembra che purtroppo stia calando dalle testate nazionali e ciò potrebbe essere di pregiudizio per il ritrovamento.

Mi permetto, perciò, di dare il mio piccolo contributo su questo blog.

Tra le tecniche investigative utilizzate in questo caso, la computer forensics gioca un ruolo fondamentale.

Gli investigatori sarebbero riusciti a risalire, infatti, al PC utilizzato da Sarah Scazzi per il collegamento ad Internet: quello in uso presso la biblioteca comunale, in cui vi sarebbero tre postazioni. Accanto all’attività su Facebook posta in essere dall’amica Francesca, dunque, anche Sarah sembra abbia giocato un ruolo attivo nella gestione dei profili.

Si legge da fonti giornalistiche (il nuovo Quotidiano di Puglia) che:

1) il direttore della biblioteca comunale avrebbe dichiarato agli investigatori che

Sarah frequentava la biblioteca per leggere sì, ma soprattutto per collegarsi al portale gratuito messo a disposizione dall’amministrazione comunale. Abbastanza spesso, a tal punto che Sarah – tra i tre computer disponibili nella sala – sedeva sempre nella stessa postazione.

2) sarebbe stata acquisita (copia della) “la memoria” del pc abitualmente utilizzato da Sarah Scazzi nella biblioteca comunale. Dall’articolo citato si legge, infati:

Lei il pc lo usava certamente nella biblioteca: poteva chattare e stabilire contatti con persone diverse. Anzi gli investigatori avrebbero già rintracciato alcuni messaggi scritti da lei e “sospette”. Per questo motivo, a caccia di tracce utili a stabilire le sue amicizie virtuali, i carabinieri hanno acquisito anche la memoria dell’internet point della biblioteca dal quale la ragazza si collegava.

3) sarebbe stata richiesta l’acquisizione delle informazioni relativi degli accessi (log-file), anche direttamente alla società che gestisce il noto social network Facebook:

Le indagini sulla pista di una conoscenza pericolosa maturata in internet, dunque, proseguono. Carabinieri e Polizia Postale hanno chiesto di poter acquisire tutta la documentazione degli accessi di Sarah, con un’istanza internazionale diretta agli uffici di Facebook.

4) l’attenzione degli investigatori sarebbe stata concentrata in particolare su un “contatto” considerato sospetto, oggetto di una seconda e più specifica richiesta al gestore del social network:

E in una seconda richiesta (…) si chiedeva di ottenere specifiche informazioni su un contatto considerato “sospetto” dagli investigatori, abbattendo così i muri della privacy.

5) emergono altri profili su Facebook:

si è scoperto anche che ai tre siti a nome di Sarah Scazzi se ne aggiungono altri due, con falsi nomi.

6) è emerso il probabile uso, da parte di Sarah Scazzi, di un altro PC, quello di un’altra cugina di San Pancrazio Salentino in provincia di Brindisi:

C’è anche un’altra traccia non trascurabile. Sembra infatti che Sarah non si connettesse soltanto dalla biblioteca civica ma anche attraverso il computer di proprietà della cugina, sua coetanea, di San Pancrazio Salentino. Le due ragazze erano state insieme proprio i giorni precedenti la scomparsa. Sarah era tornata mercoledì mattina dopo due giorni trascorsi nel comune brindisino, con il papà Giacomo e la cugina. Possibile che sia maturato in quelle due giornate un pericoloso contatto o che Sarah possa aver fornito qualche particolare sulla sua vita, sulla via in cui abitava ad Avetrana? Lo diranno gli accertamenti.

7) l’ultima segnalazione con attinenza alle tracce informatiche riguarda il video di YouTube in cui compare la foto di Sarah Scazzi con la scritta “Devil95″. Ma qui l’articolo di giornale riprende quanto avevo già commentato in altri due post (cfr. questo post e quest’altro post):

Poi sulla piattaforma “You tube”, in un video dedicato a Sarah, compare una sua foto e le scritte con il soprannome che si era data: “Devil95”. Le scritte sono su un muro di un grezzo, uno dei tanti di Avetrana. Dove si trova quella casa in costruzione? Perché e con chi Sarah la frequentava?

Attendiamo gli esiti.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

Identità delegata. Profili Facebook di Sarah Scazzi: l’amica Francesca rivela le modalità di gestione

Identità delegate. Questo è, a mio avviso, il fenomeno allarmante, da approfondire interdisciplinarmente quanto a caratteristiche e conseguenze, che si cela spesso dietro l’uso dei social network, soprattutto (ma non esclusivamente) nel mondo giovanile.

Il caso di Sarah Scazzi, che ha delegato la gestione della propria identità virtuale su Facebook all’amica del cuore “Francy” mi sembra emblematico.

Segnalo, a tal riguardo, l’articolo del nuovo Quotidiano di Puglia, intitolato “L’amica Francesca: Sì, gestivo tre suoi profili su Facebook“, in cui vengono rivelate le modalità operative di gestione ed utilizzo del social network per conto della ragazza di Avetrana, scomparsa da poco più di una settimana:

Era Francesca M. la ragazzina che gestiva fino a pochi giorni fa i tre profili aperti su Facebook a nome di Sara Scazzi, la quindicenne scomparsa da Avetrana il 26 agosto scorso. La conferma arriva dalla stessa Francesca, coetanea e compagna di classe di Sara nell’Istituto Alberghiero di Maruggio, in provincia di Taranto.

La ragazzina ha spiegato ai giornalisti e ai carabinieri di aver aperto i tre profili su Facebook perchè sia Sara sia lei dimenticavano ogni volta la password di accesso; quindi, due dei tre profili sono stati creati ed abbandonati l’uno dopo l’altro, il terzo è invece attivo da circa sette mesi e conta 34 amici.

Ancora, nell’articolo vengono riportare le parole rilasciate da Francesca:

«Sara  (…) mi aveva dato disposizioni di accettare tutte le richieste di amicizia e io così facevo, ma oltre ad accettare ‘amicì non ho mai chattato con nessuno per suo conto».

Ad ogni modo è chiaro che chattare è una cosa, scrivere annunci in bacheca, caricare o segnalare materiale e partecipare alle discussioni ed ai gruppi è un’altra cosa.

Tutta l’attività relazionale associata al profilo costituisce trattamento di dati personali, che contribuisce a creare un’identità del soggetto a cui l’account si riferisce.

Tale “identità” è visibile e percepibile dagli “amici” e da chiunque possa accedere in relazione alle policy di privacy scelte per la condivisione del profilo.

La circostanza merita di essere evidenziata, perché mette in luce una prassi che considero molto diffusa tra i giovani.

Non tutti hanno la possibilità di connettersi frequentemente ad Internet, per motivi diversi (ed esempio, perché non hanno una disponibilità di mezzi a casa).

Facebook, invece, è divenuto strumento di aggregazione gruppale per i giovani ed in alcuni contesti determina il processo di inclusione o esclusione dai fenomeni aggregativi giovanili.

Chi non è su Facebook finisce per essere considerato “out”, volontariamente o involontariamente, oppure viene a subire un pregiudizio nel gruppo di appartenenza o, comunque, non rimane in linea con pensieri, discussioni, temi, approfondimenti, che il gruppo di giovani in cui si è inseriti porta avanti inter absentes, in ambiente virtuale, e dunque anche oltre i tempi della relazione frontale, in cui si ha la compresenza fisica degli interlocutori.

Per rimanere agganciati alle discussioni, alle conversazioni, per continuare a “fare gruppo” reale, in molti contesti giovanili occorre essere iscritti a Facebook, avere e gestire i profili, iscriversi ai Gruppi che vengono attivati sul social network, altrimenti scattano meccanismo di pregiudizio sociale.

Chi non è su Facebook corre il rischio dell’esclusione sociale oppure, più semplicemente, di non ritrovarsi al passo con i ritmi del gruppo di amici “reali”, che fisicamente si ri-incontrano nel passaggio dall’ambiente virutale a quello reale, dopo che le loro dita hanno lasciato la tastiera ed i loro occhi il monitor, proseguendo discorsi già avviati in remoto.

Altrettanto avviene dal passaggio dall’ambiente reale a quello virtuale, quando si proseguono su Facebook ragionamenti, idee, gossip, iniziati a voce, de visu.

Così si finisce per delegare la gestione dei profili Facebook (o di altri social network) e, con esso, anche la propria identità nelle dinamiche relazionali.

Il fenomeno dell’identità delegata,però, può creare effetti collaterali e rischi imprevedibili, non solo con riguardo ad un possibile disallineamento tra identità propria e identità delegata, ma anche in relazione alle dinamiche relazionali nella gestione dei contatti e degli “amici” cittadini di Facebook.

L’individuazioni di queste prassi ed i relativi rischi è importante e si pone in linea con quanto avevo annunciato di fare nel post “Effetti collaterali del social network. La Guida del Garante per la Privacy“.

Quanto alle relazioni sentimentali di Sarah, che costituisce una delle piste su cui le investigazioni si stanno muovendo, l’articolo citato del nuovo Quotidiano di Puglia così conclude:

Francesca dice anche che «Sara, durante tutto lo scorso anno scolastico, si era mostrata molto interessata ad un ragazzo di Manduria (Taranto) che frequentava la terza classe nella nostra scuola. Ma lui era fidanzato e non ha mai prestato attenzione alla mia amica».

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Francy -
Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

Sarah Scazzi e Devil95. La foto in un video su YouTube

Sono stati seguestrati i profili Facebook di Sarah Scazzi, nonché i suoi diari degli ultimi tre anni.

Proprio con riferimento ai diari, dal sito del TGCOM si legge che

In una pagina, secondo “Il Messaggero” la ragazzina accenna a un amore non corrisposto: “Ti amo, perché non lo vuoi capire?” scrive, parlando di un certo Devil 95, il nickname probabilmente di un ragazzino della zona. Intanto la polizia ha bloccato uno dei tre profili Facebook.

Ed ancora:

In casa Sarah non aveva alcun pc, ma grazie a un’amica era su Facebook con ben tre profili. A gestirli è Francesca, una compagna di classe all’alberghiero di Maruggio, che ha aperto le tre pagine, ma le ha poi abbandonate l’una dopo l’altra perché ha dimenticato le password, raccontano gli amici. Il terzo è attivo da circa sette mesi, una pagina spoglia, già oscurata dalla polizia postale, che rispecchia ben poco la vita, gli interessi e i sogni della ragazza. Gli inquirenti stanno compiendo accertamenti e stanno incrociando la lista degli amici ‘virtuali’ con i nomi che compaiono sui suoi diari. Ma le indagini non sembrano vicine ad una svolta.

L’errore giornalistico (e forse anche investigativo, non so) sull’identità di Devil95 mi appare evidente e documentato dalla foto apparsa sul video “Dedicato a Sarah Scazzi” caricato su YouTube, su cui già mi sono ampiamente dilungato.

Ve la ripropongo con alcune evidenze grafiche:

“Francy”dovrebbe essere l’amica del cuore a cui avrebbe affidato la gestione dei profili su Facebook, la “Francesca” menzionata da TGCOM.

“Devil95″ è la firma di Sarah Scazzi, come si evince dal fatto che Sarah, con il pennarello in mano, ha appena finito di scrivere sul muro “Francy 95 + Devil95 = AmiKe 4ever“, dichiarando l’amicizia perpetua tra le due ragazze (la parola “amike” è al femminile e non nascia equivoci sull’identità di genere di Devil95.

Dunque, quel “”Ti amo, perché non lo vuoi capire?” seguito da “Devil95“, se l’ha scritto Sarah Scazzi nel suo diario, rivelerebbe un amore non corrisposto o non ancora rivelato apertamente, verso una persona che Sarah non ha espressamente identificato nella sua frase e che certamente non è “Devil95″, essendo quest’ultimo il nickname usato da Sarah per la sua firma.

Nella foto tratta dal video di YouTube si legge però anche “D+M=AMORE 4ever“. Semmai si volesse indagare sugli amori di Sarah, cercherei, innanzitutto su Facebook, qualcuno che abbia un nome o un nickname che inizi con la M.

Ci sarebbe da capire se poi siano stati disposti sequestri sui PC e Mobile di chi assumeva l’identità di Sarah Scazzi su Facebook, probabilmente per suo conto, per valutare altro materiale utile a livello investigativo.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

Elementi investigativi sulla scomparsa di Sarah Scazzi: Cellulare, Facebook, YouTube, Musica, Religione. Sequestrati i profili di Sarah su Facebook, gestiti dalle amiche

Le investigazioni sulla scomparsa di Sarah Scazzi proseguono. Il sospettato non è stato fermato, in quanto non vi erano elementi sufficienti.

Le indagini prosegueno su diversi fronti. Sicuramente significativa è l’apertura dei tre profili di Sarah, gestiti, a quanto pare, da sue amiche, che provvedevano ad inserire foto, messaggi e accettare amicizie per suo conto.

La cosa, ritenuta alquanto anomala, è più frequente di quanto si possa pensare. L’apertura di profili diversi costituisce, ad esempio, una strategia normale per chi vuole evitare contatti, anche virtuali, con “amicizie” non più gradite, senza necessità di interromperle, oppure per chi vuole tenere distinti i contatti tra ambienti diversi, dedicando un profilo ad una cerchia di “amici” ed un altro profilo ad altra cerchia di “amici”. In tal modo è possibile gestire i consensi alle amicizie su Facebook scegliendo in relazione ad uno o all’altro dei profili attivati sul social network.

La gestione dei profili da parte delle amiche, in realtà, visto che Sarah non pare avesse il computer, mi sembra rientri nella logica (non condivisibile) delle cose. Iscriversi a Facebook, oltre che costituire una moda, può divenire, tra i giovani, fattore decisivo per il mantenimento delle relazioni amicali. Non essere iscritto potrebbe comportare anche l’esclusione di fatto dalle attività (o da alcune delle attività) del gruppo, anche di amici che si frequentano realmente, a cui ci si sente di appartenere.

Che le investigazioni procedano analizzando i gestori dei profili di Sarah su Facebook, i contatti, gli “amici”, i contatti ed i contenuti riconducibili ai profili medesimi mi sembra cosa ovvia ed utile.

La rete viene usata anche per raccolgiere solidarietà, notizie, informazioni, spunti di riflessioni sulla scomparsa di Sarah.

Attualmente sono attivi diversi gruppi.

Quello più numeroso, che al momento in cui scrivo raccoglie ben 23.625 iscritti (ma il numero delle adesioni cresce in continuazione), è stato aperto da una delle cugine della quindicenne scomparsa (“Gruppo per cercare Sarah Scazzi“). E’ visibile a tutti, per scelta di privacy policy, al fine di consentire a chiunque di dare un contributo utile al ritrovamento di Sarah Scazzi.

Accanto a questo gruppo ne sono sorti altri, come ad esempio “500.000 Fans Uniti, Per Trovare Sarah Scazzi“.

Nel leggere i commenti, c’è chi invita a non creare altri gruppi, per evitare di disperdere le forze nelle discussioni, nella raccolta delle notizie e nella gestione di eventuali azioni da organizzare per il ritrovamento.

Dal nuovo Gruppo, quello dei “500.00o Fans…”, viene suggerita un percorso investigativo logico, relativo al cellullare: vero che le celle del cellulare di Sarah Scazzi non davano più segnale dalle 14:50 del giorno della sua scomparsa (26 agosto 2010), ma quali altri cellulari avevano agganciato le medesime celle nello stesso momento o in momenti precedenti e successivi?

Così si recita il commento di “Vito”:

“Un suggerimento che vorrei dare agli investigatori è il seguente: individuare tutti i telefoni cellulari presenti nella cella dove è stato captato l’ultimo segnale del telefono della ragazza e “scremare”, seguendo quelli che subito dopo sono stati captati in (rapido?) allontanamento. Magari è già stato fatto, ma non si sa mai….”

Nessuna informazione è trapelata, al riguardo, dagli organi di stampa.

Altro percorso investigativo suggerito dagli iscritti ai gruppi di Facebook riguarda una pista definita, forse in maniera un po’ forte, “satanica”, ma che potrebbe rivelare l’esistenza di rischi connessi a contatti, anche inconsapevoli, con persone aventi stili di vita “esagerati” o pulsioni, anche occasionali, fuori dall’ordinario.

Il ragionamento iniziale, che si riscontra in alcuni commenti su Facebook, poggia su elementi che meritano comunque di essere presi in considerazione da parte degli investigatori, anche se le conclusioni possono essere le più varie.

In un commento di “Claudio”,  apparso sul noto social network all’interno di una discussione presente nel “Gruppo per cercare Sarah Scazzi”, si legge uno spunto interessante, che riguarda una foto apparsa su YouTube in un video  “Dedicato a Sarah Scazzi”.

Nella foto, riprodotta in apertura di questo post, Sarah dichiara la sua amicizia “4 ever” con “Francy”, firmandosi in maniera del tutto singolare come “Devil95″.

Riporto di seguito sia il viedeo che il commento:

1) il video

2) il commento, che merita di essere riportato per intero:

Le ipotesi possibili sono tante, sono giorni che leggo costantemente questo gruppo e tutte le agenzie di stampa (lo faccio anche come mestiere) e le ultime notizie sulla sparizione di questa ragazzina.

Vorrei far notare una cosa, forse banale,ma comunque in tema… un paio di dettagli che nella normalità sarebbero irrilevanti, però quando si brancola nel buio e in gioco c’è la vita di una “bambina” qualsiasi appiglio è utile.

In questo video fatto da qualche suo amico http://www.youtube.com/watch?v=ZideRMaTeNM#t=2m1s al minuto 2:00 esce una foto di Sarah che evidentemente si firma Devil95. Devil in inglese significa diavolo.

Inoltre, come faceva notare una sua amica in questa bacheca, Sarah ha ben 4 contatti facebook, di cui uno con il nome di “Sarah Buffy”, Buffy è il nome di una serie televisiva su vampiri, demoni, ecc.

Ora potrebbe essere una scemenza, anche perché di nomignoli scemi del tipo “angel&devil” a quell’età è facile darsene, però potrebbe rivelarsi uno spunto utile. Magari Sarah affascinata dal mondo dell’occulto potrebbe essere entrata in contatto con persone poco raccomandabili, che anziché giocare fanno sul serio. Gruppi simili sono stati più volte protagonisti di vicende di cronaca.

Forse per prima cosa bisognerebbe capire quel muro di un’abitazione in costruzione dove si trova, anche perché un ragazzino avetranese (che spero sia stato ascoltato dai carabinieri) ieri ha scritto sul gruppo della Polizia Postale di aver sentito insieme a degli amici delle urla vicino una casa che lui definiva “sgarrata”.

Inoltre basta con questa storia del dire che Sarah non usciva, non aveva Internet ecc. Ok, i genitori sicuramente disorientati tengono a dipingerla così, ma in questo momento quello che conta è ritrovarla.
Chi con lucidità deve affrontare le indagini spero, anzi ne sono certo, non si fermerà alle apparenze, è una quindicenne che come tutte le altre coetanee avrà certamente tanti segreti, tante amicizie, qualche fidanzatino, qualche corteggiatore (magari ossessivo), qualche computer di amici o parenti (prima di sparire non era stata ospite per diversi giorni dalla stessa cugina che ora la cerca tramite Facebook?) dal quale usare seppur sporadicamente Facebook.

A voler dar seguito a questa pista ci sarebbero altre indicazioni, suggerite dal successivo commento di “Alessandra”, apparso sulla stessa pagina:

(…) è difficile che una ragazza di 15 anni, serena e spensierata, si avvicini a un ambiente musicale estremo e si firmi ‘diavolo’. E’vero che abita in una piccola provincia, ma esiste internet con i suoi vari social network, come myspace o facebook, e farsi degli ‘amici virtuali’ che condividono ad esempio gli stessi interessi musicali, è semplicissimo. E’anche strano che Sarah abbia consentito ad alcune sue amiche di gestire i propri social network al suo posto:sarà vero? e se lo è, perché? queste amiche in che modo lo ‘gestivano’? Con chi hanno comunicato e che cosa?

Ad ancora:

Ho letto che la madre di Sarah è testimone di Geova: è vero? Sarah viveva senza problemi la scelta religiosa della famiglia? Il rapporto tra lei e i suoi genitori è sereno e senza ombre?

Si rinvengono alcune conferme.

Dall’articolo ordierno i Giuliano Foschini per la Repubblica, dal titolo “La verità nella stanza di Sarah, tra tacchi, peluche e diari segreti“, si trovano alcuni particolari interessanti:

1) accanto al poster di Avril Lavigne, Sarah Scazzi aveva il poster di Marilyn Manson

Questa è la stanza di Sarah Scazzi, 15 anni, la stanza di una ragazzina sparita. Dicono gli investigatori che qui dentro, in mezzo a questi colori, tra i tacchi e i peluche, nascosti nei poster di Avril ma anche di Marilyn Manson o Dirty Dancing, possa esserci la risposta a una serie di domande. Possa esserci una verità.

2) la madre è testimone di Geova:

“Me l’hanno rubata” piange la madre, Concetta Serrano Spagnola, 49 anni, parole poche e affannate, capelli rossi, una fede da testimone di Geova.

E’ chiaro che vanno evitati facili accostamenti, così come va rigettata con forza ogni affrettata conclusione.

Molti giovani sono attratti non per lo stile di vita, ma per la musica, da cantanti legati al satanismo, senza che con ciò vi sia una necessaria relazione tra fruitore di musica e stile di vita o scelte “religiose” o comportamenti assunti nella vita privata.

La possibilità di conflitto emotivo per il fattore “religioso”, poi, non è detto che vi sia, trattandosi di aspetti legati a variabili del tutto personali.

Il discorso, a mio avviso, potrebbe portare anche ad altre ipotesi.

La condivisione su Facebook di medesimi gusti musicali con altri “amici”, quelli frequentati sui social network e forse non conosciuti a fondo, potrebbe aver determinato l’incremento dei fattori di rischio che Sarah, o le sue amiche che le gestivano i profili, non hanno saputo prevedere, immaginare o calcolare.

Il volto innocente dei quindici anni di Sarah Scazzi potrebbe aver incontrato quello non altrettanto innocente di qualche “amico” con cui uno dei tre profili virtuali di Sarah, gestito dalle amiche, si relazionava, forse anche inconsapevolmente da Sarah, la quale potrebbe essersi ritrovata esposta, nel mondo fisico, a minacce non prevedibili.

Sono supposizioni, che gli investigatori hanno il compito di tradurre in ipotesi di indagine, per verificarne l’attendibilità o per scartarle definitivamente.

Le indagini telematiche sui social network appaiono, dunque, estremamente importanti.

Condivisibili sono le scelte investigative, come emergono dal resoconto giornalistico di Giuliano Foschini, ove si premura di precisare che  gli investigatori

hanno anche sequestrato i ben tre profili Facebook di Sarah. Il computer no, perché non ce l’aveva. A gestire le pagine erano alcune sue amiche che mettevano foto e rispondevano ai messaggi. E anche questa è una cosa che non torna. A proposito, hanno preso anche i diari degli ultimi tre anni. “Se lo sa Sarah, si incazza” ammette la madre.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

La rete si mobilita per Sarah Scazzi. Individuato un sospettato

Quindici anni, bionda, esile, 40 chili per un metro e mezzo circa d’altezza. Sarah Scazzi è scomparsa alla fine di agosto ad Avetrana, in provincia di Taranto, in soli dodici minuti, dalle 14:30 alle 14:42.

Carmine Festa, per La Stampa, dà notizia dell’individiduazione di un sospettato:

C’è anche sospettato, anche se non ancora indagato: si tratta di un trentenne pregiudicato noto in paese come adescatore di ragazzine.

Alle 14:30 Sarah lascia casa dei genitori per andare dalla cugina Sabrina, che abita a 400 metri di distanza, e recarsi insieme a lei al mare.

Come di consueto Sarah fa uno squillo sul cellulare di Sabrina, per comunicarle che sta arrivando secondo un codice per loro convenzionale, in modo che la cugina possa farsi trovare pronta sulla strada.

Sabrina scende, ma Sarah non arriva. Secondo la ricostruzione di “la Repubblica”, Sabrina ritelefona sul cellulare di Sarah pochi minuti dopo, non vedendola arrivare, ma il cellulare squilla a vuoto. Ritenta. Dopo qualche squillo qualcuno rifiuta la chiamata. Da allora il cellulare resta definitivamente spento, come confermano gli investigatori interessati alla geolocalizzazione, non verrà più riacceso:

Come da accordi, dopo qualche minuto, quando era nelle vicinanze di casa della cugina, Sarah ha “fatto uno squillo” sul cellulare di Sabrina: il segnale convenuto tra le due ragazze per avvisare che Sarah era nei pressi dell’abitazione della cugina. Ma Sarah non è mai arrivata a casa della cugina: è sparita letteralmente nel nulla.

Sabrina, non vedendola arrivare, ha chiamato sul cellulare di Sarah che ha squillato ma nessuno ha risposto. Allora ha riprovato ma qualcuno ha rifiutato la telefonata e poi il cellulare è diventato muto. Anche ora il cellulare di Sarah è spento. Una circostanza questa che preoccupa gli investigatori

Parzialmente diversa è un’altra ricostruzione, offerta dal Corriere della Sera:

I carabinieri, coordinati dal ten.col.Antonio Russo, nelle ultime ore, attraverso i tabulati e le celle telefoniche, hanno riscontrato la versione dei fatti fornita da Sabrina, la cugina di Sara che aspettava a casa sua l’arrivo della quindicenne per andare con lei a mare. Sabrina, di 22 anni, attendeva sul proprio cellulare lo squillo di Sara per scendere da casa. Lo squillo c’è stato alle 14.50 del 26 agosto. La cugina è scesa in strada ma non ha trovato Sara. Ha quindi chiamato sul cellulare la quindicenne, ma dopo 4-5 squilli è scattata la segreteria telefonica. Sabrina ha richiamato, ma il telefono risultava spento. Subito dopo ha chiamato i genitori di Sara e, insieme, hanno dato l’allarme ai carabinieri che hanno avviato subito le ricerche. Dalle 14.50 del 26 agosto il telefono di Sara non è stato più acceso e la conferma è arrivata ai carabinieri direttamente dalle celle telefoniche che rilevano i movimenti del possessore del telefono ogni volta che il cellulare è in funzione

Quattrocento metri in pieno giorno, nessuno in strada, dodici minuti (alle 14:30 Sarah saluta i genitori ed esce da casa per andare con la cugina Sarbina al mare, mentre alle 14:42, se ho ben capito, la cugina Sabrina ha tentato per la prima volta la telefonata a Sarah. Alle 14:50 il telefono risultava definitivamente spento).

Parte immediatamente l’allerta. La mamma di Sarah si lamenta, nell’intervista a Repubblica.TV, della lentezza con cui sono state avviate le indagini.

La rete si mobilita. Viene attivato da un’altra cugina un gruppo su Facebook, dedicato alla ricerca di Sarah. Il tam-tam in rete procede veloce, buon esempio di come la rete possa unire forze positive, collaborativamente tese ad un obiettivo comune.

Come sempre in questi casi, pure Chi l’ha Visto si attiva (qui è possibile trovare la scheda con gli aggiornamenti sul caso), dando un contribuo prezioso alle indagini, secondo una collaudata forma di giornalismo investigativo basato sulla partecipazione collaborativa del pubblico.

On-line la notizia rimbalza.

Segnalo anch’io una rassegna fotografica, nella speranza che possa essere d’aiuto ad allargare il tam-tam che possa contribuire al ritrovamento in vita della giovane Sarah.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

La scena del crimine apparsa su Google Street View

In passato mi ero soffermato su un caso in cui le forze dell’ordine avevano utilizzato Google Street View per un sopralluogo virtuale prima di procedere con l’operazione volta a sventare un sequestro, una volta proceduto alla geolocalizzazione del criminale attraverso il segnale del cellulare.

Di recente era stata diramata la notizia della presenza di immagini su Google Street View in cui sarebbe stata immortalata una scena del crimine.

Una bambina di dieci anni era stata ripresa mentre giaceca sul ciglio della strada, distesa accanto ad una macchina che sembrava averla investita o che comunque era nei pressi durante  o immediatamente dopo l’esecuzione di un reato ai danni della minore.

Dopo un iniziale clamore, la vicenda si è subito composta per via del fatto che, come rivelato dal Daily Mail, si era trattato tutto di uno scherzo o di un gioco. La notizia è stata ripresa anche da altre fonti, nelle quali viene ribadito:

Sembrava una scena del crimine, catturata dalle telecamere di Google Street View tra le vie di Worcester, in Gran Bretagna. Ma era solo uno scherzo di dubbio gusto.
E’ il tabloid inglese Daily Mail a parlare del falso allarme scattato nella cittadina dopo la pubblicazione delle immagini, in cui una ragazzina di dieci anni giace sul marciapiede, a pochi passi da una macchina rossa.

Dopo i rumors circolati tra i residenti, convinti di trovarsi di fronte all’omicidio di una bambina, è la stessa protagonista a risolvere il mistero sulle pagine del giornale. “Stavo solo giocando con una mia amica e ho pensato fosse divertente fingermi morta” ha spiegato Azura Beebeejaun. Ignara dell’esistenza delle mappe di Google.

La notizia ha avuto risalto anche su La Stampa, con tanto di gallery fotografica.

A questo punto, confrontando tale caso con quello precedente, ove le Google Car hanno immortalato un bimbo nudo di tre anni che giocava nel giardino di casa della nonna, mi viene da chiedere se non nasca il rischio, nel prossimo futuro, di veder rappresentate ad arte, al passaggio delle macchine del colosso americano: a) scene esagerate, che hanno il solo obiettivo di fare clamore; b) scene che possano costituire il presupposto per fondare richieste risarcitorie ai danni del provider, ove l’omesso controllo preventivo delle immagini metta in risalto particolari che si sarebbero dovuti omettere.

Tale evenienza, si noti, non dovrebbe indurre però ad alleggerire il regime giuridico di responsabilità applicabile al provider, bensì dovrebbe consigliare il provider a dotarsi di più rigidi strumenti o meccanismo di controllo, ad esempio associando agli operatori che conducono la rilevazione con le google car anche una squadra operativa per il controllo preventivo di ciò che viene “raccolto” con gli strumenti di rilevazione, prima della loro diffusione on-line.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

Gruppi su Facebook e illeciti. Il caso del Gruppo "Falcone e Borsellino falsi eroi"

Il 19 luglio 1992, diciotto anni fa, avveniva la strage di via D’Amelio, in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli uomini della scorta. Il ricordo di Borsellino è inscindibilmente legato a quello di Giovanni Falcone.

Ai due P.M., martiri della mafia, sono state innalzate in questi giorni due statue, distrutte poco dopo da atti vandalici:

Sorridenti, fianco a fianco, uno seduto su una panchina con le gambe incrociate, l’altro in piedi, colto nel gesto di accendersi l’immancabile sigaretta. Queste erano le due statue in gesso, realizzate dallo scultore palermitano Tommaso Domina, che raffiguravano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, distrutte la notte scorsa poche ore dopo essere state installate in via Libertà a Palermo.

La scoperta è avvenuta ad opera dei carabinieri:

Questa mattina [17 luglio 2010, n.d.r.] verso le ore 9.30 una pattuglia dei Carabinieri in transito in via Libertà si è accorta però che le due statue in gesso, raffiguranti i giudici Falcone e Borsellino, situate nel pomeriggio di ieri tra piazza Castelnuovo e Via Quintino Sella, erano state danneggiate da ignoti. Le opere, realizzate dallo scultore palermitano Tommaso Domina, erano state depositate da rappresentanti dell’Associazione Falcone-Borsellino di Palermo.

Le testate nazionali hanno rimarcato non solo l’immediata e corale indignazione per il folle gesto, che sembra andare oltre i segni di una “bravata”, ma anche l’immediato intervento delle forse dell’ordine anche sotto il profilo investigativo:

A supportare il lavoro dei carabinieri, che in queste ore stanno cercando di individuare gli autori di questo brutto episodio, è intervenuto anche il personale della sezione investigazioni scientifiche che ha svolto i primi rilievi tecnici. La distruzione delle due statue di Falcone e Borsellino ha sollevato immediatamente un coro unanime di indignazione

A tale episodio se ne affianca un altro, che ha visto l’attivazione su Facebook del gruppo “Falcone e Borsellino falsi eroi”.

Ne ha dato notizia il Corriere della Sera, in un articolo del 12 luglio scorso, con cui sono stati riferiti anche gli esiti positivi delle investigazioni durate circa sette mesi:

Saranno soddisfatti gli oltre 20 mila iscritti al gruppo su Facebook «Segnaliamo e facciamo chiudere il gruppo “Falcone e Borsellino falsi eroi”». Dopo circa sette mesi di indagini, la polizia postale di Palermo è riuscita ad identificare e denunciare gli autori del gruppo anti-magistrati sul social network. Si tratta di una sorella e di un fratello, A. F. ed S.F., rispettivamente di 20 e 24 anni, commessa in un grande magazzino lei e disoccupato lui, entrambi residenti in una provincia del nord Italia ed incensurati.

Come già avvenuto in altri casi pregressi (cfr. il gruppo di Facebook che inneggiava al tiro al bersaglio contro i bambini down), per le indagini è stata decisiva la collaborazione con il provider:

Fondamentale, per la riuscita dell’attività investigativa la collaborazione con Facebook dai cui server, ubicati in California, sono stati tratti i dati informatici necessari agli investigatori per risalire agli autori del gruppo web

Agli autori del reato, identificati dalla Polizia Postale di Palermo, è stato sequestrato il materiale informatico:

I due, ai quali sono stati anche sequestrati un notebook e degli hard disk, avevano postato nella bacheca del loro gruppo su Facebook fotomontaggi e commenti offensivi nei confronti dei due giudici antimafia. Identificati dalla polizia postale di Palermo, fratello e sorella hanno ammesso le loro responsabilità in merito ai fatti contestati, probabilmente senza rendersi conto della gravità di quanto commesso.

Dall’articolo citato si apprende anche quali reati siano stati ravvisati:

Ora dovranno rispondere di diffamazione ed istigazione a commettere reati.

Quanto alle modalità di esecuzione del reato, come specificato sopra, gli autori dell’illecito hanno realizzato e diffuso sul social network fotomontaggi e commenti offensivi nei confronti di Falcone e Borsellino.

Il ruolo dell’internet service provider, in collaborazione con le forze dell’ordine, si rivela decisivo in fase investigativa.

Come già rimarcato innumerevoli volte, occorrerà ora vedere se le evidenze informatiche acquisite, unitamente agli altri elementi, siano idonei a supportare, sotto il profilo probatorio, la fase processuale. Siamo nel terreno della computer forensics.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email
EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

My Projects

      EUPL.IT - Sito italiano interamente dedicato alla EUPL

E-Contract-U

Giornalismo Investigativo - Inchieste e Diritto dell'informazione

My Books

My e-Books