Software

Il primo virus per PC (aggiornamento)

Federico Cella ha scritto sul suo blog “Vita Digitale” un interessante post dal titolo “Alla scoperta del primo virus per pc“, che vi consiglio di leggere.

Viene proposta anche la schermata del virus, rigorosamente in DOS, che vi riporto di seguito:

Come si legge sul lato sinistro, gli autori del virus hanno lasciato un messaggio autoreplicante contenente i recapiti della loro società (la Brain Computer Service Ltd.) , chiedendo di essere contattati per la rimozione del virus medesimo.

Welcome to the Dungeon © 1986 Basit * Amjad (pvt) Ltd. BRAIN COMPUTER SERVICES 730 NIZAM BLOCK ALLAMA IQBAL TOWN LAHORE-PAKISTAN PHONE: 430791,443248,280530. Beware of this VIRUS…. Contact us for vaccination…

In altre parole il virus nasceva nel gennaio 1986 come una “geniale” trovata di marketing per raggiungere rapidamente la notorietà sul mercato e proporsi per la soluzione dei problemi nel settore informatico e, più in generale, per la fornitura di servizi ICT. A pensarci bene ricordano anche un po’ le strategie di marketing sottese allo spamming, con l’aggravante che il sistema era destinato ad interagire sul funzionamento dell’elaboratore, facendo visualizzare il messaggio pubblicitario senza che il destinatario potesse rimuoverlo autonomamente.

Come rileva bene Federico Cella, in chiusura del suo articolo,

Praticamente i precursori delle fortune (…) di tutti i produttori di software anti-virus.

La schermata con il “primo” virus ha un valore storico notevole.

Per la verità, però, che si tratti effettivamente del primo virus (e non di uno dei virus diffusi nei primi anni della loro apparizione) potrebbero sorgere dei dubbi e la notizia andrebbe verificata meglio.

Infatti non potrà sfuggire che risale al 1985 la nomina del Comitato Ristretto di Esperti chiamato, in seno al “Comitato per i problemi criminali” del Consiglio di Europa, a delineare la strategia di contrasto della criminalità informatica, tra le cui manifestazioni v’era proprio la diffusione di virus informatici.

Ciò non toglie nulla, ovviamente, al valore storico del virus della Brain Computer Service. Poco interessa se tale virus sia stato il capostipide: ciò che lo rende prezioso è la testimonianza che offre sul modus operandi di chi confezionava virus nei primi anni della loro manifestazione.

Il discorso è stato approfondito anche da Repubblica, che ha pubblicato un articolo ed un servizio multimediale, con videointervista:

 

A seguito del lavoro del Comitato Ristretto di Esperti, a cui ho fatto cenno poco sopra, v’è stato un proceso di adeguamento di molte legislazioni nazionali nella repressione penale del fenomeno dei virus informatici.

Com’è noto, nel nostro ordinamento la condotta è sanzionata penalmente dall’art. 615 quinques c.p., che di seguito trascrivo:

Art. 615-quinquies. – Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico

Chiunque, allo scopo di danneggiare illecitamente un sistema informatico o telematico, le informazioni, i dati o i programmi in esso contenuti o ad esso pertinenti ovvero di favorire l’interruzione, totale o parziale, o l’alterazione del suo funzionamento, si procura, produce, riproduce, importa, diffonde, comunica, consegna o, comunque, mette a disposizione di altri apparecchiature, dispositivi o programmi informatici, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa sino a euro 10.329.

Il reato viene a configurarsi, dunque, anche nell’ipotesi in cui un soggetto “produce” … “programmi informatici” … “allo scopo di favorire” … “l’alterazione del … funzionamento” di un “sistema informatico o telematico” ovvero di “informazioni“, “dati” o “programmi” “in esso contenuti o ad esso pertinenti“.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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Il software libero nel settore pubblico. Disponibili in PDF le relazioni del Convegno internazione EOLE2010 (European Opensource and Free Software Law Event)

Segnalo che sono disponibili on-line le numerose relazioni del convegno internazionale EOLE (European Opensource and Free Software Law Event), quest’anno ospitato in Italia e dedicato al tema del Software Libero e Open Source nel Settore Pubblico, nell’ambito del quale sono intervenuto sul tema “Riuso di software e scelta delle licenza. Case studies“.

Tale relazione si proponenva di discutere una serie di casi (tra cui Nemesys, Piattaforma Experience, NotreDAM, CreaTiVù, il disciplinare di Gara di SardegnaIT) presentati nel corso del tempo su EUPL.IT (sito italiano interamente dedicato alla EUPL – European Union Public Licence), da me attivato a prosecuzione dell’attività di ricerca svolta nell’ambito di un PRIN (Progetto di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale) dedicato all’open source e alla prorpietà intellettuale.

Sull’argomento si veda anche questo e-book e questo articolo.

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Pedopornografia ed e-commerce: l’operazione “Venice Carnival”

Sulle modalità operative con cui la criminalità informatica agisce nel settore della pedopornografia on-line è interessante quanto è emerso dai risultati dell’operazione “Venice Carnival”. condotta dalla polizia postale.

Le dimensioni:

Oltre mille siti web di una trentina di Paesi, un centinaio dei quali italiani, infettati a insaputa dei gestori da un software che reindirizzava l’utente a pagine Internet che ospitavano materiale pedopornografico.

(…)

Complessivamente sono stati circa 300 i domini e 700 gli indirizzi web che erano stati infettati e sono stati ripuliti dalle polizie di mezzo mondo.

L’indagine (si noti l’importanza dei sistemi di protezione di sicurezza informatica la cui assenza è causa sovente di processi di vittimizzazione nel settore della criminalità informatica):

L’indagine, coordinata dalla procura di Venezia e denominata ‘Venice Carnival’, è partita nel 2009 grazie alla segnalazione di una nonna che, navigando sul web in cerca dei regali per i nipoti, ha cliccato su un link di shopping on line, finendo invece su un sito web di abusi sessuali su minori.

Partendo dalla segnalazione, gli agenti hanno trovato le stesse tracce informatiche in centinaia di siti di tutto il mondo. Sono quindi state inviate le segnalazioni alle altre polizie e all’Europol che hanno consentito di scoprire un’organizzazione criminale, probabilmente originaria dell’Europa dell’est, che era riuscita a entrare nei server di aziende che non usavano sistemi di protezione, installando un software che reindirizzava automaticamente gli ignari utenti Internet verso siti web illegali.

(…)

Le successive indagini, ancora in corso, hanno consentito di accertare che i gestori dei server non avevano alcuna responsabilità e che centinaia di utenti hanno acquistato le immagini e i video: nei loro confronti sono in corso accertamenti per valutarne la posizione e formulare le ipotesi di reato.

Le tecniche:

L’organizzazione – ha spiegato il responsabile del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia sulla rete, il vice questore della polizia Elvira D’Amato – ha utilizzato la migliore tecnologia esistente, con sofisticate tecniche di ‘web masquerating’ messe al servizio della diffusione di materiale pedopornografico”.

In pratica, il sito infetto installava sui computer dei navigatori un programma che reindirizzava a pagine web pedopornografiche.

Per “pubblicizzare” questo percorso ai cybernauti interessati alla pedopornografia e disposti a pagare per scaricare le immagini e i video, l’organizzazione utilizzava il sistema di inviare centinaia e centinaia di mail “spam”, cioé indesiderate che, una volta aperte, permettevano di “impadronirsi” dei computer dei navigatori e, attraverso questi, infettare i siti italiani e di altri paesi assolutamente legittimi ma che non avevano adeguati meccanismi di protezione.

Successivamente, ai cybernauti che si dimostravano interessati veniva poi inviato un elenco del “materiale” disponibile, ottenendo due risultati: “occultare” i siti illegali dietro pagine web “legittime” e “selezionare” tra i navigatori su Internet quelli interessati a pagare per scaricare poi i file pedopornografici.

Fabio Bravo

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Torino, 29-30 novembre 2010. EOLE2010

Ricordo l’importante evento internazionale che si svolge in questi giorni (29 e 30 novembre 2010) sul tema “Liberare il software nel settore pubblico”.

Sito dell’evento: http://www.eolevent.eu/

Programma: http://www.eolevent.eu/it/node/264

Fabio Bravo

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Nemesys e GPL. Arriva il codice sorgente

A seguito di un mio recente post dal titolo “Nemesys. Il software è in GPL ma la GPL non è una licena d’uso“, avuti contatti con l’Ing. Luca Rea, Responsabile del progetto, questi mi segnala in anteprima che:

1) il codice sorgente di Nemesys è ora reso disponibile on-line al seguente indirizzo:

http://code.google.com/p/nemesys-qos/

2) presto verrà inserito tale link anche all’interno del sito di progetto (MisuraInternet.it)

3) quanto prima verranno sanate le ulteriori discrepanze segnalate.

Ringrazio dunque l’Ing. Rea della Fondazione Ugo Bordoni per gli immediati riscontri e Paolo del Bene per lo stimolamente commento che mi ha rilasciato.

Fabio Bravo

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Nemesys. Il software è in GPL, ma la GPL non è una licenza d’uso

Il Progetto “Misura Internet”, dell’AGCOM e della Fondazione Ugo Bordoni”, è on-line.

Nell’ambito del progetto è stato allestito un software scaricabile gratuitamente, denominato Nemesys.

Ci si chiedeva insieme all’amico Marco Scialdone, nelle anticipazioni fornite dall’AGCOM con un comunicato stampa, quale licenza avesse tale software. Si sarebbe trattato di software prorietario concesso gratuitamente ma senza la condivisione dei sorgenti? Oppure si sarebbe trattato di software in open source? E in tal caso con quale licenza? GPL? EUPL? Un’altra licenza open?

Da alcuni contatti con la Fondazione Ugo Bordoni, ed in particolare dal Responsabile del Progetto, mi era stato detto che il software Nemesys sarebbe stato licenziato in GPL e ne avevo dato notizia dedicando post specifici sull’argomento (vedi i link sopra segnalati).

Paolo Del Bene, che ringrazio, mi invia un commento con cui osserva

se il software Ne.Me.Sys è da intendersi software libero ovvero tutelato dalla GNU General Public License, è necessario ridistribuire il codice sorgente, così cme afferma la medesima licenza e a tal poposito non deve esser richiesta alcuna credenziale per l’uso del software, se è realmente Software Libero, altrimenti non lo è !

mi aspetto che venga pubblicato il codice sorgente del software libero Ne.Me.Sys, secondo i termini di licenza della GPL.

il modello del software libero prevede la pubblicazione e distribuzione del codice sorgente, altrimenti non ci trova davanti ad un software libero, ma davanti ad un software non libero.

L’osservazione è pertinente, come si evince bene dall’attuale pagina del download.

Non v’è alcuna indicazione della licenza del software, né delle modalità per accedere ai codici sorgenti.

Lo stesso dicasi in altra pagina, ove ci si limita a dire che il software è gratuito. Ma “gratuito” è una cosa, “open source” è un’altra.

Andando alle pagine del tutorial relativa alla procedura di installazione di Nemesys e alle informazioni legali, però, si vede che la licenza GPL è stata adottata nella versione 3 e dichiarata all’interno del software, ma è stata interpretata, contrariamente ai contenuti normativi della licenza, come “licenza d’uso” e non come “public licence” (open source).

Ossia, dalla pagina del tutorial si evince chiaramente l’intenzione di riservare agli utenti solamente quelli di “uso” (utilizzo) del software, ma non altri diritti, quali l’accesso al codice sorgente e gli altri contemplati nella nota licenza open source.

Alla stessa conclusione si potrebbe arrivare se si osserva la costruzione del portale, che non evidenzia il link da cui ottenere i sorgenti. Nel tutorial, inoltre, non v’è traccia delle modalità di recupero dei codici sorgenti.

Credo pertanto che, salvo ripensamenti, la dichiarazione della licenza applicabile (GPL) e l’allinemanto del portale alla licenza, con disponibilità dei sorgenti, sia una “svista” (mi voglio augurare che solo di svista si tratti) dipendente da un disallineamento tra il progetto di sviluppo del software Nemesys e il progetto relativo alla realizzazione del portale di distribuzione del software.

Chiaramente, visto che le clausole della licenza GPL (incorporata in forma testuale nel software) sono vincolanti, i licenzianti sono tenuti contrattualmente, in forza della licenza, a mettere a disposizione dei licenziatari i sorgenti e a consentire gli ulteriori diritti che la licenza GPL v3 garantisce.

Segnalerò la questione al Responsabile del progetto Nemesys, che è persona disponibile, aperta al dialogo e preparata, al fine di risolvere le discrepanze sopra evidenziate, risultanti in sede esecutiva.

Sono convinto che la cosa sia facilmente risolvibile.

La necessità di avere Nemesys in open source è evidente. Reiterando quanto già ribadito altrove, infatti,

Ci si auspica, infatti, che la distribuzione del software, scaricabile gratuitamente per controllare la velocità della connessione ad Internet offerta dai providers, avvenga secondo il modello open source, auspicabilmente in EUPL (European Union Public Licence), per le seguenti ragioni:

a) perché ciò sarebbe in linea con le policies europee (http://www.osor.eu/eupl);

b) perché ciò consentirebbe ai providers di controllare eventuali bugs o errori, anche involontari, che possono sempre annidarsi nelle istruzioni con cui il codice sorgente è stato approntato, evitando in tal modo che il sistema possa compromettere involontariamente le dinamiche concorrenziali. Al riguardo i provider avrebbero la possibilità di proporre eventuali patch al manager di progetto per la manutenzione correttiva del software, oltre che eventuali integrazioni per la manutenzione migliorativa;

c) perché i consumatori (singolarmente quelli esperti o comunque le associazioni dei consumatori tramite tecnici di loro fiducia) potrebbero controllare l’effettivo funzionamento del software di verifica della connettività, nell’ottica della trasparenza che dovrebbe presidiare le dinamiche di un mercato concorrenziale, nonché verificare eventuali errori nelle istruzioni del codice sorgente, proponendo modifiche correttive o suggerendo nuove funzioni che siano di ausilio per l’intera comunità dei consumatori e degli utenti.

Insomma, l’apertura del codice sorgente, secondo il modello dell’open source, potrebbe portare quegli innegabili vantaggi in termini di efficienza che ormai innegabilmente ed universalmente si riconoscono.

Al di là della scelta della licenza open source, le motivazioni sopra indicate alle lett. a) e c) valgono anche per la GPL.

A queste motivazioni potrebbero essere aggiunte molte altre. Ma qui mi fermo, perché dai contatti che ho avuto con la FUB (Fondazione Ugo Bordoni) la scelta della GPL mi è stata dichiarata espressamente, senza possibilità di equivoco.

Fabio Bravo

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Riportato sul sito dell’OSOR.EU il caso della Piattaforma Experience segnalato da EUPL.IT come best practice

Sul sito ufficiale dell’OSOR.EU (The Open Source Observatory and Repository for European public administrations) è stato riportato il caso della Piattaforma Experience, che su EUPL.IT era stato segnalato come Italian Best Practice.

Gijs Hillenius dell’OSOR.EU, che ringrazio sentitamente, ha pubblicato sul sito istituzionale l’articolo dal titolo “IT: Italian regional administrations republishing proprietary software as open source” nel quale viene dato ampio spazio alla significativa esperienza italiana sulla scelta dell’EUPL (la licenza dell’UE per l’open source software), di cui avevo parlato anche in questa sede.

Dalla lettura dell’articolo apparso sull’OSOR.EU emerge che ciò che ha colpito è, inevitabilmente, l’operazione con cui viene estesa ad un elevato numero di pubbliche amministrazioni (20 Regioni d’Italia, 2 Province autonome di Trento e Bolzano e il Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) la proprietà del software da licenziare in EUPL.

Tale scelta è dettata dalle specificità del software, di gestione dei rischi ambientali e idrogeologici sull’intero territorio nazionale, il che rende tutte le predette pubbliche amministrazioni, che coprono l’intero territorio italiano, interessate a mantenere la titolarità e la gestione del software, controllandone lo sviluppo anche per il futuro.

L’articolo, oltre a puntare l’attenzione sulle questioni relative alla ownership, si sofferma anche sulla Acrotec, la società che ha sviluppato il software.

Ampio risalto viene dato anche al sito EUPL.IT ed all’attività di monitoraggio e documentazione sull’uso della EUPL (European Union Public Licence) presso le pubbliche amministrazioni italiane.

Fabio Bravo

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IT: Italian regional administrations republishing proprietary software as open source

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EUPL e Italian best practice: la Piattaforma Experience

Open source e pubblica amministrazione: in Italia un caso senza precedenti. Si tratta della “Piattaforma Experience“, una “Suite di prodotti software modulari per il funzionamento del sistema di scambio informativo operativo presso il Sistema Nazionale dei Centri Funzionali di Protezione Civile”.

Stante la specificità del soft ware e la delicatezza delle funzioni che è destinato ad assolvere, la pubblica amministrazione italiana (parte decisamente rilevante di essa) ha pensato bene di acquistarne la titolarità dalla società che lo aveva prodotto, la Acrotec srl.

L’acquisto della titolarità è avvenuto per opera della Regione Basilicata, che ora deve condividere la titolarità del software tra tutti gli enti pubblici interessati a controllare lo sviluppo del progetto: le 20 Regioni italiane, le 2 Province autonome di Trento e Bolzano, nonché il Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

E’ stato costituito un gruppo di lavoro (al quale sono stato chiamato a partecipare attivamente) ove sono state esaminate le modalità di licenza e le strategie di riuso del software. Le conclusioni del tavolo di lavoro sono state univoche: l’analisi ha portato a suggerire l’adozione del modello open source e il licencing in EUPL (European Union Public Licence).

Sono state prodotte anche le regole che disciplineranno i rapporti tra contitolari, al fine di preservare nel migliore dei modi lo sviluppo del progetto.

Per gli approfondimenti e per il reperimento del materiale rimando al sito italiano dedicato alla EUPL (EUPL.IT).

Fabio Bravo

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Ancora sul software Nemesys per il monitoraggio della connettività ad Internet. La FUB spiega perché ha usato la GPL. Apertura verso la EUPL


Sarà per il fatto che sono una persona tenace, ma all’epilogo della discussione sulle modalità di licencing del software Nemesys non mi sono arreso. Ho chiesto all’Ing. Luca Rea, Responsabile del Progetto relativo al software Nemesys presso la FUB (Fondazione Ugo Bordoni) , le motivazioni che hanno spinto a scegliere la GPL (e quale versione sia stata adottata). Ho chiesto anche di considerare la fattibilità del licencing in EUPL.

L’Ing. Rea mi ha gentilmente risposto, e in questa sede lo ringrazio ancora una volta, rendendomi noto che Nemesys integra altro software già licenziato in GPL e pertanto, per l’effetto di strong copyleft già evidenziato in questa sede, non è stato possibile il licencing in EUPL. Vi sono anche altre motivazioni secondarie.

Tuttavia, come mi ha rivelato l’Ing. Rea, sta considerando l’opportunità di ricorrere alla EUPL, anche per successive versioni di Nemesys, ed è comunque interessato, anche per la versione attuale, a studiare le possibili soluzioni di convergenza che rendano le due licenze (GPL v3 ed EUPL) compatibili e non alternative.

Ovviamente, tali “desiderata” sono da valutare in relazione alla strada perseguita dall’OSOR.EU, sulla interoperabilità delle licenze, oppure, con soluzioni da verificare quanto a fattibilità concreta, in relazione al dual-licencing.

La riposta dell’Ing. Luca Rea, con le motivazioni principali e secondarie della FUB e la percorribilità di soluzioni alternative, sono affrontate nell’articolo “Ecco perché Nemesys non è in EUPL. Risponde il Responsabile del Progetto“, su EUPL.IT, alla cui lettura rimando per i necessari approfondimenti.

Fabio Bravo

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La posizione dominante della GPL v3 nel mercato delle licenze open source. Il caso Notre-DAM

Mi ero già espresso sul problema relativo al modello di strong copyleft della GPL, ottimo per l’affermazione della licenza, ma pericolosamente illiberale ed anticoncorrenziale in questa fase di affermazione dell’open source:

Va ricordato che la GPL ha un effetto virale gestito da una clausola strutturata secondo il modello di strong copyleft, che, utile nella prima fase di affermazione della licenza ed idonea al raggiungimento dei suoi obiettivi (affermazione delle libertà predicate dalla Free Software Foundation – FSF) , finisce paradossalmente ora per avere un effetto drasticamente anticoncorrenziale sulla scelta di licenze open source alternative, pur indirizzate al raggiungimento del medesimo obiettivo.

In altre parole, le libertà che la FSF pratica in favore del codice sorgente vengono negate per la licenza, che costituisce in un certo qual senso il “codice sorgente” in cui sono contenute le “istruzioni” (clausole) per l’uso del software.

A differenza di quanto avviene per il software, con la licenza GPL si ha paradossalmente una politica di tipo “proprietario” che, in forza della posizione dominante raggiunta sul mercato delle licenze open source, porta al problema del conflitto tra licenze open source (costringendo ad esempio i progetti nati sotto altra licenza open, come la EUPL, e che vogliono integrare porzioni di codice in GPL, ad abdicare la licenza di origine in favore della GPL, con sacrificio della libertà nell’uso della scelta delle licenze per la gestione dei rapporti tra licenziante e licenziatari).

Uno dei casi in cui si è verificato il problema sopra denunciato concerne il software Notre-DAM (The open-source Digital Asset Management platform).

Il progetto era originariamente in EUPL.

Successivamente, come mi è stato spiegato dall’Ing. Maurizio Agelli che lavora al progetto, Notre-DAM ha dovuto abbandonare la licenza EUPL per migrare forzatamante alla GPL v3,  poiché per la piattaforma era stato adottata, nell’interfaccia, la libreria EXT-JS, licenziata da Sencha sotto GPL v3.

Per comprendere l’impatto della posizione dominante della GPL 3 nel mercato delle licenze, ricordo le osservazioni spontanee di chi lavora nel Management Team del progetto EXT-JS, ove, di fronte alla richiesta di vedere la libreria licenziata anche in EUPL, significativamente risponde:

I just checked OSI, and the EUPL is listed there.

Can’t we just add it to our FLOSS? The purpose of the FLOSS is to allow open source developers to use a license of their choosing. I’m not a licensing expert, but that was the motivation behind us creating it.

If there’s no opposition, I’ll run it by legal and see if we can get it added.

Dal 23 ottobre 2009, giorno in cui sono state scritte queste parole, si sta ancora aspettando un riscontro.

Nel frattempo, come già anticipato altrove, ho stimolato recentemente un intervento diretto dell’OSOR.EU per verificare la fattibilità del multi-licencing per la EXT-JS, affinché possa essere licenziata anche in EUPL.

Siamo in attesa di una risposta.

A parte EXT-JS e il caso Notre-DAM, il problema rimane per tutte le soluzioni in GPL e va risolto.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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