Risarcimento danni

Processo a Google e costituzione di parte civile

Oggi si è svolta l’udienza presso il Tribunale Penale di Milano sul caso di Google, relativo alla pubblicazione un video che riproduceva episodi di cyberbullismo a danno di una vittima affetta dalla sindrome di Down.

All’udienza di oggi il Comune di Milano ha presentato richiesta di costituzione di parte civile, unitamente all’associazione ViviDown e ad un’altra signora, che lamenterebbe ulteriori violazioni della privacy.

In un resoconto di Federico Cella, che riporta una notizia dell’ANSA, si apprende infatti che

L’amministrazione comunale milanese ha chiesto di costituirsi parte civile in base alla legge istitutiva del difensore civico che gli offre la possibilità di costituirsi nei procedimenti in cui sono vittima persone disabili. Hanno chiesto di costituirsi anche l’associazione Vivi Down (…) e una signora che avrebbe subito un episodio distinto di violazione della privacy, lamentando che il suo nome comparisse, dopo una condanna, nel motore di ricerca. Sulle questioni preliminari e sulle parti civili, il giudice deciderà nella prossima udienza.

L’udienza prossima si terrà il 19 febbraio p.v. e tra gli imputati vi sono:

- il presidente del Cda di Google Italy srl

- il Consigliere del Cda di Google Italy responsabile delle strategie per la privacy per l’Europa di Google Inc.

- il responsabile del progetto Google Video per l’Europa.

Il caso, particolarmente delicato, incontra anche una forte attenzione all’estero, come dimostra l’articolo del New York Times, intitolato «Google Executives Face Jail Time for Italian Video».

Continuerò a seguire e commentare l’evolversi della vicenda

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Responsabilità del Provider. Google Video e il caso di cyberbullismo a danno di un ragazzo Down

Il processo sul caso Google Video, per l’episodio di cyberbullismo che nel 2006 ha visto come vittima un ragazzo Down, arriva alla sua prima udienza oggi, 3 febbraio 2009, come riferito da Federico Cella per il Corriere (per notizie sulle tecniche investigative utilizzate, cfr. ques’altro articolo).

I casi giudiziali di responsabilità dei fornitori di servizi Internet saranno sempre più frequenti e non è sufficiente, in realtà, appellarsi all’esonero di responsabilità previsto dalla direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico per i prestatori di servizi della società dell’informazione, recepita in Italia con il d.lgs. 70/2003, dato che la disciplina, tra l’altro in corso di revisione da parte delle istituzioni comunitarie proprio per le difficoltà di interpretazione che hanno portato ad una differente applicazione da parte delle autorità dei diversi Stati membri, deve essere contemperata con la disciplina in materia di protezione dei dati personali (si noti, al riguardo, quanto sinteticamente riportato in queste pagine).

Infatti, la richiamata normativa sul commercio elettronico e sulla responsabilità dei prestatori dei servizi della società dell’informazione (genericamente chiamati «Providers») esclude dalla propria applicazione le questioni relative al diritto alla riservatezza, con particolare riguardo al trattamento dei dati personali nell’ambito delle telecomunicazioni (cfr. art. 1, co. 2, lett. «b», d.lgs. 70/2003), in quanto tali questioni rimangono disciplinate dalla normativa di settore (ora racchiusa nel Codice in materia di protezione dei dati personali). Quest’ultima, si noti, prevede non solo specifiche ipotesi di reato, ma anche forme di responsabilità obiettiva per il risarcimento del danno da illecito trattamento dei dati personali, anche con riferimento al danno non patrimoniale, sicuramente risarcibile pure in difetto di reato (cfr. art. 15, co. 2, del Codice Privacy).

La materia, sulla quale sto concentrando la mia attività di ricerca in ambito universitario, è particolarmente delicata. Tornerò sul caso, di particolare interesse, per monitorare e commentare le risposte del nostro sistema giuridico alle richieste di tutela in sede giudiziale.

Sicuramente la revisione della disciplina in materia di responsabilità degli ISP, annunciata in sede comunitaria, merita tutta l’attenzione possibile, al fine di risolvere gli spinosi nodi che la legano alla responsabilità per illecito trattamento di dati personali.

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Privacy, SMS commerciali e risarcimento del danno

Come anticipato in un precedente post, metto a disposizione il paper in formato «pdf» contenente:

a) il testo integrale della Sent. n. 252/2006, del Tribunale di Latina, Sezione distaccata di Terracina, Giudice Dott. A. Perinelli, con cui un utente di telefonia mobile ha ottenuto in proprio favore la condanna del proprio gestore telefonico al pagamento di 9.000 euro complessivi per un totale di 9 SMS di carattere commerciale ricevuti nonostante il suo dissenso.

b) il mio commento, già pubblicato nella rivista Il Diritto dell’informazione e dell’informatica.

La sentenza è stata massimata come segue:

1) I messaggi «SMS» contenenti informazioni relative a servizi collegati con l’uso del telefono cellulare, ove si tratti di servizi la cui abilitazione è gratuita ma il cui utilizzo comporti il pagamento di un prezzo, costituiscono comunicazione a contenuto commerciale e/o pubblicitario.

2) Il fornitore del servizio di telefonia mobile può utilizzare a scopo commerciale il numero dell’utenza (prepagata o «ad abbonamento») solo se l’utente abbia manifestato previamente il proprio consenso (o non abbia formulato opposizione, revocando, con ciò, il consenso eventualmente prestato); tale principio non può essere eluso da parte del fornitore con la prospettazione degli SMS pubblicitari come asseriti «messaggi di servizio».

3) Le comunicazioni indesiderate di carattere commerciale inviate mediante SMS, ove difetti il consenso del destinatario o vi sia la sua opposizione, costituiscono interferenza nella sua sfera privata e violazione del diritto alla privacy (intesa come violazione del diritto di costruire liberamente e difendere la propria sfera privata, di scegliere il proprio stile di vita senza influenze ed intromissioni indesiderate da parte di terzi) specie se gestite attraverso sistemi automatici di chiamata che non implicano l’intervento di un operatore, poiché chi riceve la chiamata o il messaggio non ha alcuno strumento per prevenirli né alcun interlocutore diretto e presente a cui riferire il suo desiderio di rifiuto della comunicazione commerciale.

4) Sussiste il danno subìto dall’utente di un servizio di telefonia mobile che riceva, senza il suo consenso, SMS di natura commerciale o promozionale, essendo costretto a controllare in continuazione i messaggi pervenutigli e ad eliminare quelli indesiderati. Tale danno riguarda poi diritti della personalità di rango costituzionale ed è risarcibile in via equitativa.

La pubblicazione, che qui si offre in formato elettronico con licenza Creative Commons 2.5, versione italiana, “Attribuzione – Non Commerciale – Non Opere Derivate”, può essere citata nel seguente modo:

F. Bravo, Invio di SMS commerciali e risarcimento del danno da illecito trattamento di dati personali, in www.fabiobravo.it (pubblicato anche in Diritto dell’informazione e dell’informatica, 2007, n. 4/5, pp. 793 e ss.).

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9.000 Euro di risarcimento del danno per l’invio di 9 SMS non richiesti

  L’invio di SMS commerciali non richiesti, inviati dal gestore di telefonia contro la volontà dell’utente, ha fatto ottenere a quest’ultimo una richiesta di risarcimento del danno piuttosto significativa, pari a 1.000,00 Euro per ciascuno dei 9 SMS indesiderati ricevuti. Totale: 9.000,00 Euro di risarcimento del danno a carico di un noto gestore telefonico.

La sentenza (n. 252 del 19.6.06) è stata resa dal Tribunale di Latina, sez. dist. di Terracina, Giudice Dott. A. Perinelli. Per il testo integrale del provvedimento e per un suo commento si rinvia alla seguente pubblicazione: 

F. Bravo, Invio di SMS commerciali e risarcimento del danno da illecito trattamento di dati personali, in Il diritto dell’informazione e dell’informatica, 2007, n. 4/5, pp. 793-814

Presto verrà messo a disposizione il paper in licenza creative commons.

Sul tema ritornerò in seguito con altri post.

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