Ricerche

Le nuove frontiere della videosorveglianza

Mi hanno colpito i risultati delle nuove ricerche del DARPA nell’ambito del NAV (Nano Air Vehicle) Program. Il filmato mostra un uccello telecomandato con un sistema di videosorveglizna integrato.

Nel video sopra proposto è possibile vedere sia il volo del NAV, sia (con Pitch-in-Pitch) il risultato della ripresa di video effettuata dalla telecamera installata sul NAV medesimo.

Fabio Bravo

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Robonaut 2. La robotica va avanti

La robotica sta facendo passi notevoli. Robonaut 2 è frutto dell’attività di ricerca della NASA in partnership con GM. Notate la capacità di precisione dei movimenti del robot, in grado di maneggiare anche la carta senza romperla o di stringere una mano senza fare male e, quando serve, di impiegare una forza sovrumana.

Nel casco sono installate telecamere in grado di “vedere” anche di notte, individuare oggetti e persone ferme ed in movimento, interagire con loro.

Sul sito della NASA è disponibile la presentazione interattiva di Robonaut 2. e la scheda con le caratteristiche.

Il passaggio dall’impiego aerospaziale dei robot umanoidi a quello civile, nella vita quotidiana sulla terra, è breve. Andranno ripensate le norme giuridiche e risolte alcune questione etiche. Occorrerà anche essere preparati culturalmente all’impatto che tali tecnologie avranno sul tessuto sociale (ad esempio in ambito familiare ed in quello lavorativo).

Fabio Bravo

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Responsabilità delle società da reato ex d.lgs. 231/2001. Il controllo sociale della criminalità economica e i reati informatici

Alcuni significativi reati informatici, com’è ormai noto, sono stati contemplati nella disciplina sulla responsabilità degli enti da reato (d.lgs. 231/2001) quali reati-presupposto nei cui confronti le società commerciali (e gli altri enti) sono chiamati ad esercitare precise attività di analisi del rischio e di controllo a fini di prevenzione.

La criminalità economica, analizzata in maniera sistematica a partire dagli studi di Sutherland sui White Collar Crimes, ha registrato una forte attenzione nella letteratura scientifica di tipo socio-criminologico, anche al fine di individuare gli elementi utili per implementare forme di deterrenza e gestione del rischio di commissione degli illeciti in ambito imprenditoriale.

Le società commerciali, al pari della società civile, costituiscono un ambiente sociale in cui la criminalità può annidarsi, senza che ciò porti all’affermazione della necessaria natura criminogena delle società commerciali.

Vi sono società virtuose che abbracciano strategie di responsabilità sociale di impresa (RSI), ponendo in essere uno sforzo “etico” nella gestione dell’impresa, a favore di uno o più stakeholders.

A ben guardare, la responabilità sociale di impresa ha una rilevanza anche criminologica, perché va a costituire uno strumento di controllo informale della criminalità rinvenibile nel contesto imprenditoriale.

I controlli informali, tuttavia, da soli non bastano. Accanto ad essi, nel nostro ordinamento possiamo registrare, proprio con la disciplina di cui al d.lgs. 231/2001, la presenza di specifici strumenti di controllo sociale di tipo formale, volti a prevenire la commissione di illeciti di rilevanza penale all’interno del tessuto sociale aziendale.

Non mi dilungo ulteriormente sulla disciplina, nota ai più. Segnalo però che nel mio recente studio monografico dal titolo “Criminalità economica e controllo sociale. Impresa etica e responsabilità da reato ex d.lgs. 231/01“, edito nel 2010, ho voluto indagare, in una prospettiva interdisciplinare, l’impostazione teorica che sorregge la disciplina della responsabilità de qua, per poi passare ad una breve analisi dei principi e delle norme del decreto legislativo poc’anzi citato.

Sulla base di questo approccio sto ora affrontando, per una seconda edizione che spero non tardi a venire, una analisi di maggior dettaglio della disciplina in parola, che tenga conto, segnatamente, della gestione del rischio di commissione dei reati informatici nell’ambito delle società commerciali, attraverso la redazione di efficaci modelli organizzativi e la predisposizione di altri efficaci strumenti.

Ritornerò ancora sull’argomento, che riproporrò anche sulle pagine di Information Society & ICT Law.

Fabio Bravo

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Energie alternative, innovazione e ricerca: l’aereo solare

Si discute sul futuro delle scelte energetiche per l’Italia e su quale sia la strada migliore da percorrere.

Ci si chiede su quale energia investire e scommettere: quella solare offre ottime possibilità, più di altre (penso alla contrapposizione tra energia solare ed energia nucleare, ma anche tra energia solare e petrolio utilizzato come carburante per i mezzi di trasporto).

Nel video sopra riportato si vede in azione un aereo alimentato sia di giorno che di notte da energia solare.

Ha già volato per ben 26 ore consecutive, dimostrando la capacità di alimentarsi ad energia solare anche in orario notturno.

L’aereo, dice il servizio di cui al filmato,

“non è stato progettato per trasportare passeggeri, ma un messaggio in difesa dell’ambiente: nulla è impossibile. Se un aereo può volare di giorno e di notte senza carburante (…) allora nessuno potrà dire che queste tecologie non possono funzionare per tutto il resto“.

Mi sembra un messaggio chiaro. E’ il segnale che, volendo, la ricerca è in grado di trovare soluzioni, ma merita di essere alimentata.

Il panorama italiano sta tuttavia diventando disastroso, perché da un lato si tagliano pesantemente i fondi alla ricerca universitaria e, dall’altro lato, si percorrono, come per il nucleare, soluzioni fortemente diseconomiche per la collettività e foriere di rischi incalcolabili. Occorre una maggiore sensibilità e, sopratutto, occorre il risveglio della coscienza civile.

Fabio Bravo

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Arti bionici: dalla ricerca alla vita quotidiana. Problemi applicativi e responsabilità tra biotecnologie, bioetica e diritto

Ricorderete gli esperimenti cibernetici di Kevin Warwick, con il progetto “Cyborg”, che si era fatto impiantare un chip sotto pelle e, collegato con le proprie terminazioni nervose, era riuscito, tramite il pensiero, a comandare un bracio meccanico ed a spostare una sedia a rotelle.

Accanto a queste invezioni vi sono due percorsi: da una parte si tenta di aiutare nelle difficoltà quotidiane chi deve fare i conti con delle menomazioni fisiche; dall’altra parte v’è anche chi ipotizza la nascita dell’uomo bionico, come una sorta di evoluzione rispetto all’uomo normodotato. Con le nuove tecnologie, infatti, per la prima volta le applicazioni artificiali di tipo cibernetico possono portare veramente all’avvento dei cyborg, in parte uomoni e in parte robot, in grado di avere prestazioni superiori rispetto all’uomo senza ibridazioni robotiche.

Insomma, l’ibridazione uomo-macchina è realtà e può consentire, invero, una vista ed un udito migliori, una velocità di corsa superiore, una forza maggiore e così via, a seconda della tecnologia di cui si fa uso.

C’è chi ipotizza come normale il fatto che persone priva di handicap e di disfuzioni possano ricorrere volontariamente all’ibridazione con macchine, per diventare volontariamente cyborg o super-uomini, dotandosi di super-poteri.

C’è anche chi, proseguendo su questa scia, pensa che l’uomo ibridato sia destinato a sostituire l’uomo non ibridato, nella linea evolutiva, per cui quest’ultimo, in buona sostanza, sarebbe una specie non evoluta del primo. L’uomo ibridato, divenuto cyborg per scelta o per necessità, sarebbe in questo senso un soggetto superiore, dominante, rispetto a chi non sarà disposto ad ibridarsi.

Warwick ipotizzava che presto il sistema consentirà, ad esempio, di guidare un’automobile con la sola forza del pensiero.

Un recente fatto di cronaca, purtroppo tragico, segna l’evidenza di come le visioni che appaiono fantascientifiche siano più reali di quanto non si possa pensare.

Un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma di Elmar Burchia, dal titolo “Muore in un incidente il primo uomo con arto bionico adatto alla guida“, si sofferma sul caso di

Christian Kandlbauer, un ragazzo austriaco di 22 anni al quale furono amputate entrambe le braccia (…)

Precisando che

è stato (…) il primo paziente europeo a ricevere un arto bionico comandato direttamente dal cervello.

Si tratta di speciali protesi tecnologiche, con ibridazione uono-macchina:

il suo arto sinistro era un robot metallico con tanto di cavi, microchip e caricabatteria. La protesi super-tecnologica da diversi milioni di euro imitava in modo stupefacente un arto naturale. Con quel braccio bionico guidato dal pensiero, un prodigio della tecnica, il giovane aveva ritrovato un’esistenza normale: aveva ricominciato a lavorare e guidare.

Ed ancora:

i medici della Technische Universität di Graz assieme agli ingegneri della società Otto Bock, specializzata in tecnologia medica, gli applicarono due speciali protesi.

Il dato soprendente, che distingue l’ibridazione uomo-macchina dalle altre protesi non cibernetiche risulta proprio nell’interazione tra sistema nervoso, impulsi cerebrali e animazione della protesi, con possibilità di innescare flussi non solo in uscita (cervello-terminazioni nervose-chip-braccio robotico), al fine di comandare il movimento della protesi attraverso gli impulsi cerebrali, ma anche in entrata (braccio robotico, chip, terminazioni nervose, cervello), al fine di restituire al soggetto la percezione del movimento.

Così prosegue l’articolo:

Con il braccio sinistro riusciva di nuovo a sentire; l’arto bionico era anche in grado di riconoscere la volontà del soggetto ed eseguire gli ordini motori del cervello in tempo reale.

L’avvento della cibernetica e l’ibridazione uomo-macchina, che rende l’uomo un cyborg, porta anche problemi giuridici di non poco conto.

Tra questi v’è anche il profilo delle responsabilità per i disfunzionamenti dei risultati dell’ibridazione.

Il giovane con il braccio bionico comandato dal cervello, che era riuscito a superare l’esame per il rilascio della patente con l’arto artificiale, purtroppo ha avuto martedì scorso un incidente con la propria automobile, perdendo la vita.

Nell’articolo si precisa che

La polizia stradale ha spiegato che è impossibile affermare se l’incidente sia stato causato da un problema di controllo degli arti artificiali del giovane.

La vicenda fa però comprendere le seguenti cose:

a) l’avvento dei cyborg non è finzione filmica, non è fantascienza cinematografica, ma è realtà;

b) la reale presenza di cyborg deve farci riflettere sulle questioni bioetiche connesse all’ibridazione uomo-macchina, anche in ragione alle teorie, discusse, che intravedono nel ricorso volontario alle tecnologie ibridanti (cyborg per scelta) il nuovo anello della catena evolutiva umana, destinato a soppiantare quello attuale. Possono apparire distanti, ma il progresso scientifico e tecnologico galoppante porteranno presto, forse nei prossimi decenni, a paventare come serio il rischio connesso ad ideologie inneggianti a razze o specie superiori;

c) la reale presenza dei fenomeni ibridativi uomo-macchina (cyborg) deve farci riflettere anche sui problemi giuridici connessi al funzionamento o al disfunzionamento di queste nuove tecnologie ed al regime giuridico di responsabilità per danni arrecati ai soggetti ibridati, ai prossimi congiunti ed a soggetti terzi.

Fabio Bravo

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Self-driving cars. L’eccellenza italiana dell’Università di Parma, prima di Google

A seguito del post sulle self-driving cars, ove segnalavo che in realtà la notizia diffusa dai media, secondo cui Google starebbe approntando, quale novità assoluta, “un’auto che si guida da sola”, aveva dei precedenti noti in ambito mondiale ed europeo, in prestigiose università e centri di ricerca mondiali, ove l’europa non è certo da meno.

Anche in Italia abbiamo ricerche di grande rilievo in questo settore. Ringrazio vivamente Giuseppe Gungui, che mi ha rilasciato un apposito commnento, per aver proposto diversi link ed alcuni ulteriori video sugli importanti risultati dei progetti dell’Università di Parma, che vorrei riproporvi affinché non passi inosservata l’eccellenza italiana.

Sono contento della segnalazione avuta, che mi dà l’occasione di dimostrare, in questi giorni così difficili per il mondo accademico (in relazione alle discusse proposte di riforma universitaria ed ai drastici tagli che hanno colpito il mondo accademico) quanto sia capace la ricerca sviluppata nelle Università del nostro Pasese, che merita di essere alimentata se volgiamo che lo sviluppo economico dell’Italia decolli definitivamente.

Ecco i link proposti:

1) Overland

Quattro veicoli elettrici guidati in modo automatico da computer, una sfida in bilico tra l’Avventura e la fantascienza con un occhio di riguardo all’ambiente. Da Agosto a Novembre 2010 lungo i 15000 chilometri che separano Milano e Shangai proiettati verso Expo 2015. Tutto questo è reso possibile dall’incontro tra Overland e il Vislab dell’Università di Parma con la collaborazione di Gazpromneft lubricants. Un’avventura unica con molteplici obiettivi scientifici, compresa una mappa dell’inquinamento da CO2 nei paesi attraversati.

2) VisiLab

VisLab is a spinoff company of the University of Parma; it is involved in basic and applied research, developing machine vision algorithms and intelligent systems for different applications, primarily for the the automotive field.

Many results are considered worldwide milestones in vehicular robotics. VisLab, thanks to its almost-20-ys-old history, is also developing its own products for the automotive market.

3) ARGO

4) VisiLab. Dimostrazione (BRAiVE)

5) Progetto ARGO nel 1998

6) Progetto ARGO nel 1999

Che sia di buon auspicio per le sorti future dell’Università italiana, che, quanto a intelligenze e capacità, nulla ha da invidiare a quelle estere. Se solo fosse oggetto di maggior considerazione nelle scelte, anche economiche e finanziarie, di Governo potrebbe ben esercitare quel ruolo trainante per il benessere economico, sociale e culturale del nostro Paese che le è proprio.

Fabio Bravo

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Self-driving cars. Quella di Google non è una novità esclusiva

Un articolo pubblicato su La Stampa ha per titolo “Google lancia l’auto che si guida da sola“.

Come noto spesso negli articoli dei quotidiani e della Stampa in particolare, ciò che proviene da Google sembra brillare più degli altri. Che Google innovi molti sono d’accordo, ma occorre un po’ di accortezza nel lanciare certi messaggi, altrimenti, chi non è addentro al mondo della ricerca nel settore tecnologico, rischia di avere informazioni fuorvianti.

Nel predetto articolo apparso oggi (11 ottobre 2010),  si legge chiaramente quanto segue:

È il desiderio di tantissimi automobilisti: salire a bordo di una macchina che si guida da sola. Ora però, grazie a Google, questo che sembrava un sogno da film di fantascienza è diventato realtà. Anche stavolta la tecnologia è riuscita a realizzare le suggestioni di scrittori e cineasti visionari. In particolare, a immaginare una macchina di questo tipo, era stato prima Stephen King, poi John Carpenter che ha tradotto nel grande schermo la sua idea. Il film, come il romanzo, del 1983, si chiamava, «Christine, la macchina infernale». Racconta proprio le vicende di un’auto che, come un essere vivente, si muove e agisce in modo autonomo (…).

Quella che in realtà appare un’invenzione di Google, è oggetto di studi e di ricerche, con ottimi risultati, nelle università e nei centri di ricerca di tutto il mondo, oltre che nei laboratori delle principali case automobilistiche. Gli esempi non mancano neanche in Europa.

I progetti sono numerosi. Di seguito mi limito ad indicarne alcuni.

In questo PDF c’è un articolo scientifico, dal titolo significativo “CyberCars: Past, Present and Future of the Technology elaborato nell’ambito di un importante progetto finanziato dall’UE sulle CyberCars.

Alcuni dei quali sono frutto di una semplice ricerca su YouTube, altri mi erano noti da molto tempo:

Ed ancora:

L’articolo continua precisando che

Secondo il New York Times, l’automobilista, o sarebbe meglio parlare di passeggero, si siede normalmente al suo posto ed è comunque in grado di prendere il controllo della manovra in ogni momento. Per il blog del famoso motore di ricerca, il dipartimento della Motorizzazione della California ha già autorizzato la circolazione di queste auto, a patto che non circolino da sole. La stessa Google ha informato la polizia del ’Golden State’ sulla loro invenzione, assicurando sempre la presenza di una persona a bordo, in grado di correggere ogni eventuale difetto. Dall’esterno, questa ’Google car’, appare come una normale Toyota Prius, che ha sul tetto uno strano cilindro.

Se la Google Cyber-Car appare come una normale Toyota Prius, allora si potrebbe dubitare che sia una loro invenzione. Su YouTube, infatti, c’è un video non recentissimo della Toyota Self-Driving Car:

Oltre alla GM, alla Toyota, anche le case automobilistiche europee hanno le loro Cyber Cars (Self-Driving Cars).

Di seguito alcuni link video che attestano il risultato di ricerche per la BMW e per la VW, con il modello Golf, che evidenziano come le tecnologie in questione possono ben essere utilizzate senza pregiudicare una guida sportiva:

1) BMW (video)

2) VW (Golf) (video).

Qui altri interessanti video (da scaricare) nell’ambito del progetto “Cyber-Car2″.

L’articolo termina con queste parole:

Il progetto e stato sviluppato da Sebastian Thrun, 43 anni, direttore del Stanford Artificial Intelligence Laboratory, ingegnere della Google e co-invetore del famosissimo programma Street View. Secondo le stime più ottimistiche ci vorranno almeno altri otto anni per mettere a punto questo tipo di vettura al livello commerciale. In questo modo si potrebbe fortemente ridurre l’incidenza della mortalità nelle strade, che solo negli Usa provoca 37 mila vittime l’anno. Nel frattempo, le leggi della strada dovranno necessariamente adattarsi alle nuove prospettive. Il problema maggiore riguarda il settore assicurativo e legale. Se qualcosa va storto e il computer non ferma la macchina di fronte a un pedone, chi sarà il responsabile? L’uomo che si trova a bordo o chi ha ideato il software difettoso?

Insomma, quella che appare come una novità di Google è, in realtà, un importante contributo che anche Google sta dando a questo collaudatissimo settore.

L’impegno di molte case automobilistiche è notevole e già si vedono in commercio i risultati di parte della ricerca, dai sensori per il parcheggio ai veicoli autoparcheggianti.

Dall’articolo commentato mi rendo conto che le innovazioni e le ricerche nel settore tecnologico non sono conosciute ai più, che vedono come lontane e futuristiche le soluzioni già operative nei centri di ricerca, ma che nell’immaginario collettivo appartengono a film di fantascienza. Mi propongo, allora, di introdurre nei prossimi post, di tanto in tanto, degli esempi su come il futuro sia più vicino di quanto non si possa credere.

Come già mi era capitato di annotare in altri post legati alla robotica ed alla cibernetica, concordo ampiamente sul fatto che il diritto dovrà cercare nuove regole e rispondere a nuovi interrogativi, ma, a mio avviso, dovrà farlo molto prima degli otto anni pronosticati in casa Google.

Fabio Bravo

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Fabio Bravo riceve il Premio Nazionale Vittorio Frosini, giunto alla Terza Edizione

Giovedì 15 aprile 2010, presso l’Università di Roma Tre, nell’ambito di un convegno in tema di censura, si è celebrata la consegna del Premio Nazionale Vittorio Frosini, giunto alla sua Terza Edizione.

Il Premio è stato vinto dal sottoscritto, che ha concorso con la propria tesi di dottorato di ricerca in Informatica giuridica e diritto dell’informatica dal titolo “Contrattazione telematica e contrattazione cibernetica, poi pubblicata per i tipi della Giuffrè nella collana del Prof. Guido Alpa “Diritto dell’informatica”.

L’autorevolissima Commissione che ha valutato le tesi di dottorato in concorso era composta dal Prof. Pietro Rescigno (Presidente), il Prof. Vincenzo Zeno-Zencovich e il Prof. Tommaso Edoardo Frosini.

Sono felice ed onorato per l’assegnazione del Premio con cui si celebra la memoria del Prof. Vittorio Frosini, padre e fondatore dell’informatica giuridica in Italia.

Ho conosciuto il Prof. Frosini personalmente. Ho sentito le sue lezioni, ho studiato sui suoi libri, ho avuto l’onore di averlo come Co-Relatore nella tesi di laurea sui problemi giuridici di Internet, all’Università la Sapienza. Ho frequentato anche il suo Istituto di Teoria dell’Interpretazione e di Informatica Giuridica, ove avevo anche concluso il Corso di Perfezionamento in Informatica giuridica, agli albori del mio percorso di approfondimento scientifico con cui ponevo le primissime basi del mio percorso di carriera universitaria.

Oltre che come insigne studioso, capace di precorrere i tempi come pochi altri, ricordo il Prof. Vittorio Frosini con sempre viva emozione per il suo lato profondamente umano. Mi hanno colpito il suo sorriso costante, la sua bontà d’animo e la sua profonda passione per la materia, passione che mi ha trasmesso e che custodisco gelosamente. Ha segnato in maniera indelebile tutta la mia attività scientifica, che nell’attenzione alle nuove tecnologie ha il suo filo conduttore, in una prospettiva inevitabilmente interdisciplinare.

Fabio Bravo

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Open Source Software in licenza EUPL

Sul sito EUPL.IT , che sta ricevendo riscontri a livello internazionale e presso le istituzioni comunitarie (cfr., ad esempio, questi riscontri: 123) è stata attivata la pagina “SOFTWARE” con l’intento di agevolare il reperimento ed il download dei software a codice sorgente aperto (open source) rilasciati in licenza EUPL (European Union Public Licence).

Chi volesse contribuire alla diffusione della EUPL e volesse segnalare esperienze, progetti o software in EUPL, può darmene notizia personalmente, in modo da inserire le segnalazioni, che sono ben accette, su EUPL.IT.

Ringrazio anticipatamente chi decidesse di dare un ulteriore fattivo contributo, utilizzando i propri strumenti di comunicazione (blog, forum, mailing list, CMS, social network, quotidiani, etc.) per richiamare l’attenzione sul progetto EUPL.IT, invitando le pubbliche amministrazioni e le imprese a condividere le proprie esperienze, le best practice, i software ed i progetti sulla European Union Public Licence.

Fabio Bravo

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Ibridazioni uomo-macchina. Ancora sul dialogo tra chip e neuroni (l'attenzione del mondo industriale: Intel e Toyota)

Su La Stampa è apparso un articolo dal titolo “Chip nei neuroni per comandare computer e TV“, in cui vengono dipinte come fossero una novità la ricerce di Intel e, poi, di Toyota.

Si legge nell’articolo, infatti, che

Lo scenario da fantascienza si apre grazie alle ricerche che sta compiendo la Intel. L’azienda elettronica americana sta studiando di impiantare nel cervello umano un chip capace di trasformare le onde del nostro cervello in impulsi elettrici per dialogare con le apparecchiature elettroniche.

Ancora, nel medesimo articolo viene altresì riportato che 

Nei laboratori Toyota, gli scienziati hanno realizzato un modello di sedia a rotelle che viene controllata direttamente con il cervello.

Come fatto presente in altri post su questo blog, le ricerche sull’ibridazione uomo-macchina, sulla possibilità di comandare  apparecchi elettronici, mano robotiche e sedie a rotelle (ed in futuro anche automobili) mediante impulsi cerebrali non rappresentano una novità assoluta, ma sono il frutto di un’attività che impegna da tempo illustri esponenti del mondo accademico, tra cui, sicuramente il più noto, Kevin Warwick, Professore di Cibernetica all’Università di Reading (cfr. il progetto “Cyborg 1.0″ del 1998 e “Cyborg 2.0″ del 2002)

L’articolo de La Stampa è interessante perché ci rimarca come l’attenzione dell’industria (Intel, Toyota) sia destinata a rendere operante lo scenario finora realizzato nei laboratori delle università.

Non si tratta di fantascienza, ma di realtà non conosciuta ai più.

E’ importante ragionare su questi temi, illustrarli e pensare come affrontarli. Occorre anche in questo caso una convergenza interdisciplinare, in grado di analizzare e prevedere gli effetti sociali dell’introduzione di tali tecnologie, quando saranno su larga scala, per poi sindacare le soluzioni giuridiche con il supporto di tutte le scienze utili a comprendere quale tipo di modernizzazione vogliamo per la nostra società (mi riferisco all’etica, alla filosofia, alla sociologia e, ovviamente, alla politica ed al diritto). 

Fabio Bravo

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