RFiD

Geolocalizzazione del cellulare e tecnologie di controllo sociale

Segnalo un interessante articolo di Riccardo Stagliano per la Repubblica, dal titolo “Silenzio, il cellulare ti spia. Se il telefonino diventa nemico“.

Il taglio è stimolante, perché rende bene l’idea di come le tecnologie diffusamente utilizzate possano essere impiegate per il controllo sociale degli utenti.

Come può leggersi in tale articolo,

“Le dotazioni sempre più sofisticate, il fatto ad esempio che il chip Gps, per il posizionamento satellitare, sia ormai standard in quasi tutti i nuovi modelli, apre scenari distopici. Ogni telefonino, mandando in continuazione segnali ai satelliti, consentirà triangolazioni sempre più precise per localizzare geograficamente il suo possessore (…)”

Tale possibilità tecnica viene poi usata anche per la fornitura di servizi ad hoc, che nascondono non poche insidie.

Sottolinea bene Stagliano che

“Il servizio in Gran Bretagna esiste da qualche tempo e si chiama FollowUs. In teoria il possessore del telefono “tracciato” deve essere consenziente. In pratica se un altro se ne impadronisce, in una decina di minuti fa in tempo a registrare la sua sim, ricevere il primo degli sms che avvertono che siete sotto osservazione e disattivare la notifica dei messaggini successivi.

Risultato: chi prende in mano l’apparecchio di lì in poi non ne sa niente. Mentre allo spione basta entrare nel sito, pagare una ventina di euro e cominciare a seguire su una mappa interattiva gli spostamenti della preda. A partire da agosto i genitori australiani potranno usare MyMobileWatchdog, un software sviluppato orginariamente per la polizia americana. Molto semplice, molto inquietante. Il funzionamento è analogo a quello appena spiegato. E con una dozzina di dollari al mese, collegandosi a un sito, papà o mamma potranno vedere il registro delle chiamate, leggere gli sms e guardare le foto scattate. Il sito statunitense capitalizza, a caratteri di scatola, la minaccia del “sexting”, i messaggini a sfondo erotico mandati da adulti che si spacciano da coetanei. E tuttavia l’intervento a gamba tesa nella corrispondenza elettronica dei ragazzi è innegabile.

Se non bastasse, a partire dal 2010, l’arsenale del potenziale spione si arricchirà di una nuova arma. Da quella data tutti i telefoni Ericsson, ma con ogni probabilità non solo quelli, saranno dotati di un nuovo chip Rfid (Radio frequency identification), le cosiddette “etichette intelligenti” che si trovano tanto nei vestiti quanto nei rasoi da supermercato. Nel microcircuito saranno immagazzinate le generalità del titolare e altre informazioni identificative. Tra i tanti possibili usi, le società emettitrici di carte di credito sembrano le più interessate. Se il titolare si trova in un altro posto rispetto a dove avviene la transazione, è probabile che la carta sia finita nelle mani sbagliate. E il sistema, mettendo a confronto la localizzazione del telefonino con quella dello strumento di credito, darà in automatico l’allarme. È ovvio che si tratta di un servizio per l’utente.

Ma se, come prevede un recente studio commissionato da Microsoft, la pubblicità via cellulare diverrà il 5-10 per cento di quella totale da qui a cinque anni, è chiaro che questo passo avanti nella tracciabilità significherà un passo indietro nella quotidiana pace dei sensi digitali. In Giappone, l’unico altro paese al mondo che ci batte quanto a penetrazione di apparecchi portatili, il gestore Softbank d’intesa con il settore pubblico sta per lanciare un esperimento di politica sanitaria via telefonino. L’idea è di monitorare, attraverso i dati Gps trasmessi dai cellulari, i bambini delle scuole. E lo scopo, in caso di epidemia, è riuscire a risalire attraverso i tabulati dei giorni precedenti con chi gli infettati sono venuti in contatto. Ancora una volta, controllo per il bene della collettività. Ma quando i dati sono sui server diventano, per definizione, violabili”.

Sono cose che devono far riflettere e già delineano gli imminenti scenari dell’information society.

Le tecnologie di controllo sociale, infatti, saranno sempre più pervasive e diffuse, alimentate dal bisogno di sicurezza. Non mi sembra distante dalla prassi neanche l’idea di un modello di gestione del potere attraverso il controllo esercitato con strumenti tecnologici.

Occorre monitorare bene il fenomeno, acquisire consapevolezza dei suoi molteplici aspetti, per approntare le migliori risposte individuali e sociali, politiche e giuridiche, e consentire ai diritti fondamentali di sopravvivere, evitando che soccombano dietro la spinta tecnocratica, che finisce per affermare come lecito, nella prassi, ciò che è tecnicamente possibile.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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Bancomat e RFiD

L’ATM (Automatic Teller Machine) ed il POS (Point of Sale), noto come Bancomat, è stato introdotto negli anni 60. Ci saranno presto delle evoluzioni, anticipate in questo articolo di Progress ed in quest’altro di Repubblica.

Si andrà verso l’uso di tecnologie in grado di leggere i contenuti della carte bancomat senza necessità di alcun contatto con il POS.

La notizia diffusa recentemente da Repubblica parla di una carta bancomat «contatless», senza specificare il tipo di tecnologia utilizzata che, molto probabilmente, si basa su RfiD.

L’articolo è di Sara Ficocelli, la quale riferisce che

Per usarla con il sistema “contactless” basterà avvicinarla al momento dell’acquisto al lettore magnetico fornito in dotazione ai negozi. Il pagamento verrà confermato da un semplice bip e da un messaggio di “transazione avvenuta” sullo schermo. L’unica accortezza da adottare sarà quella di non tenere la carta troppo lontana dall’apparecchio. La macchinetta non darà alcuna ricevuta, proprio nell’ottica di far risparmiare tempo (e carta!), ma questa potrà sempre essere richiesta se necessario. Nel Regno Unito sono già 8000 i negozi (da Pret A Manger a Coffee Republic, EAT, Books e Krispy Kreme) in cui si possono trovare queste apparecchiature e le installazioni aumentano di settimana in settimana. Entro marzo gran parte del territorio anglosassone verrà coperto.

Ci saranno sicuramente delle resistente in Italia sulla sua adozione, a causa del timore di perdita di controllo dello strumento elettronico, per via della possibilità che la movimentazione non venga autorizzata con l’inserimento del PIN, ma solamente avvicinando la carta all’apparecchio.

Per ora chi commercializza questo tipo di carta ritiene importante puntare sulla limitazione dell’importo per il contact less (che viene utilizzato solamente per importi fino a circa 11 euro). Il sistema, pertanto, verrà lanciato per tentare il posizionamento sul mercato incontrando quel segmento di clientela che, come per il pagamento in autostrada, intende ottenere una maggior velocità nell’effetuazione dell’operazione di pagamento. 

In Italia va ricordato l’apporto di Ettore Giannantonio allo studio delle problematiche giuridiche che l’ATM ed il POS, quali ipotesi di trasferimento elettronico dei fondi, comportano.

Le problematiche ora, però, si complicano per via dell’evoluzione del progresso tecnologico. L’RFiD, ad esempio, comporta questioni ulteriori connesse all’adozione delle misure di sicurezza per garantire sia la sicurezza delle “transazioni” economiche, sia la protezione dei dati personali (privacy).

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