Politica

Inchiesta sull’avvento dei Robot

Molto interessante l’inchiesta di PresaDiretta (Rai) sull’avvento dei Robot nei diversi settori, sul loro impatto in termini di occupazione e sulla necessità di trovare risposte politiche.
Il discorso, lo si capisce bene vedendo l’inchiesta, riguarda non solo il futuro ma anche il presente, non solo “Palo Alto” in California, ma anche l’Italia.

 

 

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Governo Monti: ministri Passera e Barca rilanciano la Banda Larga

In un articolo del Corriere della Sera, dedicato alle nuove manovre del Governo Monti per il rilancio dell’economia, tra le diverse misure si accenna, timidamente, al rilancio della “Banda Larga”.

Nell’articolo, firmato da Enrico Marro, si legge:

Passera e il ministro della Coesione Fabrizio Barca stanno lavorando anche al rilancio della «banda larga», cioè delle infrastrutture per la connessione veloce a internet, partendo dal Sud dove queste sono più carenti.

La direzione mi sembra quella giusta. Vedremo come si svilupperà concretamente quello che, per ora, appare solamente un proposito.

Occorrerebbe che l’opinione pubblica si mobilitasse seriamente, perché è per la banda larga che passa una parte importante dello sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro Paese.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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I segreti della Casta. Il web, la trasparenza, la democrazia, la paura della censura (aggiornamento: una questione di metodo)

Spidertruman è il nickname dell’autore della pagina Facebook intitolata “I segreti della Casta di Montecitorio“.

Ha fatto clamore l’interesse che ha suscitato l’operazione trasparenza di un precario che, dopo 15 anni di lavoro come portaborse a Montecitorio, si è ritrovato da un giorno all’altro “in cerca di occupazione”, come può capitare a tutti i precari.

Spiredtruman, nei suoi 15 anni di lavoro, è venuto a conoscenza di molte notizie sui privilegi o sui benefici di cui gode la Casta, nonché di molti retroscena che solo stando dal di dentro si possono osservare.

Sostanzialmente, l’esprienza di Spiredtruman è quella che scientificamente si chiama “osservazione partecipante“. E’ uno degli strumenti di ricerca di tipo qualitativo usata in ambito sociologico e criminologico. Si tratta, involontariamente, di un’esperienza di ricerca senza precedenti, dato che l’osservazione partecipante è durata ben 15 anni e riguarda un settore solitamente coperto da tanto riserbo, a tal punto che generalmente non trapela poi molto alla società civile.

Ora i 15 anni di osservazione partecipante sono finiti e sta iniziando, purtroppo in maniera non ristematica ma comunque significativa, la fase della organizzazione e diffusione della conoscenza appresa nell’osservazione partecipante. Sarebbe interessante se poi seguisse un’analisi scientifica dei risultati.

Comunque, l’operazione (scevra da intenzioni di ricerca) ha un indubbio interesse pubblico, tanto che in pochissime ore la pagina facebook di Spidertruman ha avuto un numero impressionante di adesioni. I cittadini vogliono sapere di quali reali condizioni di favore la Casta gode in questo periodo in cui il popolo è chiamato a fare sacrifici mostruosi in nome di una crisi che ormai comprime stipendi pubblici e privati, pensioni e utili di impresa.

Il popolo vuole sapere, perché è con la trasparenza che può prendere atto delle situazioni che gli consentono di esercitare la propria sovranità, garantitagli dalla costituzione, nelle forme che la legge consente. E’ conoscendo le cose che i cittadini possono organizzare il dissenso, far sentire la propria volontà, ad esempio tramite la reazione di protesta, tramite referendum abrogativo o, più semplicemente, trovando rappresentanti responsabili che, anche solo per tornaconto elettorale, possano accogliere le istanze della popolazione reclamante.

L’operazione trasparenza di Spidertruman, con “I Segreti della Casta“, è in questo senso strumento di democrazia, che aiuta i cittadini a prendere coscienza come popolo, presupposto fondamentale per l’esercizio della sovranità popolare.

Colpiscono molto, però, le frasi di Spidertruman che campeggiano sulla propria pagina Facebook, ove, per timore che gli venga chiusa, dichiara di aver aperto anche un blog e poi un account Twitter, ponendo in essere una chiara strategia di comunicazione anti-censura, per mantenere disponibili le informazioni in canali alternativi di diffusione.

Oggi le adesioni su Facebook, in continuo aumento, arrivano a 204.775 (fan).

L’enfasi mediatica è stata forte. Tra tutti v’è l’azione portata avanti dal Fatto Quotidiano con una serie di articoli, che addirittura hanno indotto la risposta di Gianfranco Fini nella qualità di Presidente della Camera, a fronte di una esplicita richiesta di intervento.

Vedremo gli sviluppi.

***  (Aggiornamento: 19 luglio 2011) ***

Gli sviluppi hanno portato a far emergere, a quanto sembra, un’operazione di comunicazione politica volta a catalizzare le attenzioni dei netcitizens verso i privilegi della casta, attraverso un espediente basato non su una storia non vera.  In altre parole, il fantomatico precario Spidertruman non esiste in quanto tale, ma come tipologia.

Le considerazioni che possono farsi sono diverse.

La prima viene spontanea: non importa chi vi sia dietro l’operazione di comunicazione, se un precario in carne ed ossa o un politico o un giornalista o un attivista.

L’importante è che venga alimentata l’attenzione dei cittadini verso l’insostenibile situazione che si sta vivendo nel periodo di crisi, ove i tagli interessano le fasce più deboli o i settori (ad esempio quello della ricerca e dell’università) a torto ritenuti di fatto di importanza secondaria dalle politiche di governo, mentre la classe politica non accenna a tagliare là dove invece si potrebbe (vogliamo ripensare a cosa è avvenuto recentemente in Parlamento a proposito dell’abolizione delle province).

L’escamotage mediatico che si cela dietro la comunicazione di “Spidertruman”, in altre parole, servirebbe per creare la reazione, mantenere alta l’attenzione mediatica ed arrivare al risultato politico concreto di un taglio dei costi che interessi anche “la Casta”.

V’è però un’altra reazione, che merita di essere valutata con attenzione. L’escamotage mediatico, infatti, è finzione che rischia di svilire la bontà degli intenti. Come è stato ben osservarto, alla fine l’effetto che si ha è quello di muovere il consenso delle masse ingannandole, ossia facendo leva sull’alterazione della realtà al fine di catalizzare e dirottare gli umori del popolo. Insomma, è una questione non solo di contenuti, ma anche di metodo, in quanto lo stesso intento poteva essere realizzato partendo da una storia vera, che di sicuro non era impossibile da trovare.

Sintetizza bene il concetto Valigia Blu in un interessante post, ove viene messo in dubbio il modo con cui si vuole cercare il consenso della massa per ottenere una partecipazione di protesta in piazza, cone se il popolo in Rete, senza gli escamotage mediatici, non sapesse organizzarsi democraticamente.

 

Ecco il paradosso: l’operazione di comunicazione anti-casta invocava la trasparenza per mettere a nudo i privilegi della classe politica, ma aveva il vizio genetico essa stessa del difetto di trasparenza.

A mio avviso il tema proposto da Spidertruman è importante e non va abbandonato neanche a fronte del “peccato originale” con cui pare sia nato “I Segreti della Casta di Montecitorio”.

La sfida democratica, ora, è quella di vedere un popolo che sappia organizzarsi in maniera trasparente tramite la rete per esprimere le proprie idee e farle valere, in maniera altrettanto trasparente, anche fuori dalla rete, senza bisogno di ingannare il lettore e di abusare a priori della fiducia, in quanto è proprio sulla fiducia che si costruisce un consenso duraturo.


Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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Delibera AGCOM sulla rimozione selettiva: mobilitazione 2.0 ed eco della politica (la Protesta dei Palloncini e la Notte della Rete)

Sulla delibera AGCOM 668/2010/CONS, con la quale si intende operare una rimozione selettiva in via amministrativa introdotta d’imperio (escludendo il parlamento dall’attività di normazione e l’auorità giudiziaria in ordine alla soluzione della controversia), abbiamo già dimostrato il nostro disappunto appoggiando l’iniziativa di “sito non raggiungibile” (qui l’homepage): la scelta non è condivisa e andrebbe meditata.

Sia chiaro, ciò che non si condivide non è la scelta di operare una rimozione dei contenuti illeciti, di per sè praticabile ed il linea con la direttiva europea sul commercio elettronico, ma le modalità con cui la si vuole introdurre ed eseguire nel nostro Paese.

La blogosfera, grazie all’iniziativa di sito non raggiungibile e, in particolare, agli amici Fulvio Sarzana e Marco Scialdone e l’associazione Agorà Digitale, ha avuto un’eco crescente.

Sono stati organizzati incontri e convegni, anche presso la Camera, con presentazione di un e-Book, è stato lanciato il tam tam su Internet e si è ottenuta anche presenza televisiva (AnnoZero).

Dalla blogosfera la campagna di sensibilizzazione, proprio perché condivisa nei contenuti, ha portato a sensibilizzare giornalisti e politici.

Alle prime voci di Di Pietro ed altri, ora si aggiungono quelle del Presendente della Camera Gianfranco Fini e del Ministro della Giorventù Giorgia Meloni, nonché quella di Pier Luigi Bersani ed altri ancora.

Fulvio rimarca l’eco internazionale che ha la vicenda.

Partita dalla Rete, la mobilitazione si fa anche al di fuori, nel mondo fisico. Le iniziative sono diverse, cocnentrare per il 4 luglio (la Protesta dei Palloncini) e per il 5 luglio (la Notte della Rete) nell’ambito delle quale l’attivitsmo di Agorà Digitale e di Valigia Blu ha un ruolo decisivo.

E’ un esempio bello di democrazia. Riporto un passaggio significativo di un post firmato da Arianna Ciccone di Valigia Blu:

Che sta succedendo?
Succede che la Rete ha dettato l’agenda e la politica in ritardo e a fatica ha risposto. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini con un intervento su La Stampa ha detto: “No a troppi paletti…”, avrei preferito proprio no paletti ma va bene anche così; il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani con una dichiarazione ufficiale sostiene che l’AgCom deve fermarsi: nessun bavaglio alla nostra democrazia; il deputato del PDL Roberto Cassinelli, in solitaria nel suo partito, si augura che l’AgCom sospenda immediatamente l’esame del provvedimento e lasci al Parlamento l’incombenza di predisporre gli strumenti più idonei alla tutela del diritto d’autore; il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro, sul suo profilo Facebook fa sapere che: ”La Rete è l’ultimo baluardo per la libera informazione e non deve subire censure. Per questo, abbiamo già presentato un’interrogazione parlamentare contro la delibera dell’Agcom”.
L’Agcom ha comunicato – si vede che la pressione sta salendo – che dopo il 6 luglio ci saranno altri 15 giorni per le osservazioni e poi l’approvazione. Che significa secondo me? Che ci stanno provando. Il 6 faranno calmare le acque e poi in piena estate quando l’attenzione sarà calata potranno far passare liberamente e senza tante polemiche la delibera che farà del nostro Paese un vero e proprio laboratorio per la censura “globale” alla Rete.

 

A parte la considerazione che nel PDL la questione inizia a far breccia da più parti, se si considerano le esternazioni del Ministro Meloni (PDL), riportate da Anna masera unitamente a quelle di Fini, la cosa interessante è come il web inizia a costruire i processi democratici.

Se ne è avuta forte la percezione con le recenti amministrative e, soprattutto, con il referendum.

L’informazione di stato vacilla e si rende sempre meno credibile. L’inchiesta di RE (Repubblica e l’Espresso) sulla Struttura Delta in RAI ha svelato i retroscena raccapriccianti.

La Rete consente di far passare l’informazione senza il controllo del potere. Non è tutto, però. Ha una forza in più, perché consente anche di commentarla, di aggiungere opinioni, di replicare e di dissentire, nonché di organizzare il dissenso anche con la mobilitazione civile. E’ un processo che va sorretto con convinzione e tenacia, perché percorre una strada in salita e controvento.

L’Italia non poteva scegliere il modo migliore per festeggiare i suoi 150 anni.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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Regole Privacy e Propaganda Elettorale

Il Garante per la protezione dei dati personali, in occasione della campagna elettorale in vista delle prossime elezioni, ha emanato un recente provvedimento, i cui contenuti sono ben riassunti nel comunicato stampa che riproduco di seguito, al fine di darne più ampia diffusione:

Propaganda elettorale: le regole del Garante privacy

Liberi gli indirizzi delle liste elettorali, serve il consenso per telefonate, sms ed e-mail

 

Si avvicinano le elezioni provinciali e comunali e l’Autorità Garante per la privacy ha approvato di recente un apposito provvedimento, in corso di pubblicazione su G.U., che conferma le regole già previste dal provvedimento generale del 2005. Come già fatto in occasione di ogni campagna elettorale, l’Autorità ricorda a partiti politici e candidati le modalità in base alle quali chi effettua propaganda elettorale può utilizzare correttamente i dati personali dei cittadini (es. indirizzo, telefono, e- mail etc.).

 

Dati utilizzabili senza consenso. Per contattare gli elettori ed inviare materiale di propaganda, partiti, organismi politici, comitati promotori, sostenitori e singoli candidati possono usare senza il consenso dei cittadini i dati contenuti nelle liste elettorali detenute dai Comuni, nonché i dati personali di iscritti ed aderenti. Possono essere usati anche altri elenchi e registri in materia di elettorato passivo ed attivo (es. elenco degli elettori italiani residenti all’estero) ed altre fonti documentali detenute da soggetti pubblici accessibili a chiunque, come gli albi professionali (nei limiti in cui lo statuto del rispettivo Ordine preveda la conoscibilità sotto forma di elenchi degli iscritti).

I titolari di cariche elettive possono utilizzare dati raccolti nel quadro delle relazioni interpersonali da loro avute con cittadini ed elettori.

 

Dati utilizzabili con il previo consenso. E’ necessario il consenso per particolari modalità di comunicazione elettronica come sms, e-mail, mms, per telefonate preregistrate e fax. Stesso discorso nel caso si utilizzino dati raccolti automaticamente su Internet o ricavati da forum o newsgroup, liste abbonati ad un provider, dati presenti sul web per altre finalità.

I dati degli abbonati, anche se presenti negli elenchi telefonici, possono essere utilizzati solo se l’abbonato ha preventivamente manifestato la sua disponibilità a ricevere tale tipo di telefonate. Sono ugualmente utilizzabili, se si è ottenuto preventivamente il consenso degli interessati, i dati relativi a simpatizzanti o altre persone già contattate per singole iniziative o che vi hanno partecipato (es. referendum, proposte di legge, raccolte di firme).

 

Dati non utilizzabili. Non sono in alcun modo utilizzabili, neanche da titolari di cariche elettive, gli archivi dello stato civile, l’anagrafe dei residenti, indirizzi raccolti per svolgere attività e compiti istituzionali dei soggetti pubblici o per prestazioni di servizi, anche di cura; liste elettorali di sezione già utilizzate nei seggi; dati annotati privatamente nei seggi da scrutatori e rappresentanti di lista, durante operazioni elettorali.

 

Informazione ai cittadini. I cittadini devono essere informati sull’uso che si fa dei loro dati. Se i dati non sono raccolti direttamente presso l’interessato, l’informativa va data al momento del primo contatto o all’atto della registrazione. Per i dati raccolti da registri ed elenchi pubblici o in caso di invio di materiale propagandistico di dimensioni ridotte (c.d. “santini”), il Garante ha consentito a partiti e candidati una temporanea sospensione dell’informativa fino al 30 settembre 2011.

 

Roma, 13 aprile 2011

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Wi-fi e banda laga. Come si rilancia l’economia (negli USA)

Colpisce la diversità di approccio nella gestione della crisi economica e nella scelta delle misure per rilanciare l’economia tra gli Stati Uniti e il nostro Paese.

La differenza sta nella visione strategica, che deve abbandonare quell’ostinata rincorsa al mattone, considerato unico volano dell’economia, per abbracciare la tecnologia, quella vera, non quella fatta di parole e bei pensieri.

Serve, in altre parole, un investimento serio in connettività capillare su tutto il territorio e banda larga. E’ ormai diffuso lo slogan che l’Unità d’Italia, dopo 150 anni, andrebbe realizzata proprio grazie ad Internet.

Ecco la visione di Obama, che mi pare manchi del tutto nel nostro Paese:

(1) connettività diffusa a banda larga

Obama ha ricordato che in Corea del Sud più del 90 per cento delle abitazioni ha a disposizione internet ad alta velocità, a differenza del 65 per cento delle case americane. Un dato sufficiente per capire quanto sia essenziale l’investimento per tornare a competere nel mercato globale.

(2) Il cambio di rotta con il passato (visione “futurista”)

«Non è lungimirante pensare che l’economia di domani possa sorgere utilizzando le infrastrutture di ieri». Così ha esordito il presidente Obama nel suo discorso dalla “Northern Michigan University”, nel quale ha illustrato il disegno strategico della sua amministrazione per riportare l’America ai vertici dello sviluppo tecnologico mondiale.

(3) Il piano strategico

Entro cinque anni sarà possibile connettersi ad internet attraverso pc, smartphone o tablet in quasi ogni angolo del Paese. Il piano prevede inoltre la creazione di una rete wireless ad alta sicurezza da 10 miliardi di dollari, in grado di proteggere le comunicazioni tra le diverse agenzie governative in caso di un attacco terroristico su larga scala comparabile all’11 settembre.

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C’è qualcosa che non va. La telefonata di Masi a Santoro

Nella telefonata di Masi a Santoro, intercorsa in apertura della puntata di Annozero dedicata al “Rubygate”, emerge qualcosa che non va. Masi, in una doppia veste (a titolo personale, nella qualità di direttore generale della RAI, e in rappresentanza dell’azienda medesima), dichiara di voler dissociare se stesso e l’azienda che rappresenta dalla trasmissione che verrà mandata in onda, presagendo come sarà impostata e i contenuti che saranno esposti (cfr. min. 01:05 ca. e ss.).

Chiarisce immediatamente che le contestazioni riguarderebbero le violazioni al Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive, nonché ai principi legislativi e costituzionali che ne sono alla base (cfr. min. 01:15-01:27 ca.).

Di fronte a tale contestazione, Santoro, che si rivela professionalmente molto capace di gestire la situazione, chiede espressamente al direttore generale se sta chiedendo di interrompere la trasmissione (cfr. min. 01:32 ca.). Il direttore generale replica immediatamente sostenendo che Santoro deve fare la trasmissione e, sostanzialmente, che non la sta impedendo (cfr. min. 01:32 ca.).

Santoro, si noti, ricapitola al direttore generale che questi sosterrebbe che la trasmissione viola le regole e il direttore contraddice con una serie di “no” (cfr. min. 01:37 ca.). Ricorda poi a Masi che, nella sua qualità di direttore generale della RAI, ha la responsabilità di fermare la trasmissione (min. 01:42) e, conseguentemente, gli chiede: “lei la ferma o no? Io vado in onda solo se sto rispettando le regole. Cosa fa?” (min. 01:43-01:46 ca.).

A questo punto Masi replica “Io non interrompo la trasmissione, come non l’ho mai fatto” (min. 01:47-01:51 ca.).

Santoro, a questo punto, chiede al direttore generale se intende ritirare l’affermazione secondo cui la trasmissione violerebbe le regole, ma Masi chiarisce solamente che vuole solo ritirare se stesso e l’azienda “da questo tipo di trasmissione”.

Poi aggiunge: “Questo le ho detto e questo le dovevo dire”, ricordando che lui ha sempre garantito che la tramissione andasse in onda (e che dunque non intende fermarla, ma solo dissociarsi).

Infine, di fronte alla richiesta di chiarimenti incalzanti di Santoro, Masi ribadisce ancora una volta che intende dissociare se stesso e l’azienda da un tipo di trasmissione “che potrebbe violare” il codice di autoregolamentazione.

Ah, potrebbe violare…“, rimarca Santoro.

Poi, quasi in conclusione, il giornalista aggiunge: “Va bene, abbiamo capito… non è lei…” (min. 02:46 ca.), alludendo probabilmente al fatto che la telefonata in diretta, che ricorda uno stile non suo, sia stata forse commissionata o suggerita da altri.

Sotto il profilo giuridico c’è qualcosa che non va.

Il direttore generale contesta la trasmissione, dissociando preventivamente sè e l’azienda dalla tramissione, perché “potrebbe violare” il codice di autoregolamentazione sulla rappresentazione delle vicende giudiziarie nelle rappresentazioni radiotelevisive, ma, pur avendone i poteri, non intende affatto fermare la trasmissione.

Con ciò, ovviamente, ha rafforzato il concetto di corresponsabilità sua e dell’azienda in ordine agli illeciti che fossero eventualmente ravvisabili, quantomeno sotto il profilo della culpa in omittendo, non avendo impedito un evento (ove fosse illecito) che, al momento della telefonata in diretta, avrebbe anche potuto evitare interrompendo la tramissione.

Certo, non credo basti la telefonata con cui ci si dissocia dalla tramissione per evitare le responsabilità giuridiche in ordine agli illeciti che fossero eventualmente configurabili. Se fosse così semplice, ad ogni puntata di ogni trasmissione, il direttore generale farebbe una telefonata di rito.

La questione, invece, mi pare un’altra. Sembrerebbe che il motivo della telefonata fosse, oltre quello di rispondere ad esigenze, diciamo, legate alle relazioni di tipo “istituzionale”, quella di lasciare un messaggio ai telespettatori.

L’azienda che, pur mandando in onda una tramissione, prende le distanze dal giornalista che la conduce, sta dicendo di fatto ai telespettatori che non è condivisibile ciò che viene mandanto in onda, dando pubblico discredito alla tramissione stessa ed al giornalista.

Il tema, purtroppo, è legato alla costruzione del consenso politico ed elettorale. Volontariamente o no, Masi, telefonando in diretta nella tramissione di Santoro, ha finito per dire ai telespettatori, cittadini votanti, che la critica giornalistica di Annozero concernente i fatti di cronaca che coinvolgono il Presidente del Consiglio non è condivisibile.

Il messaggio non è giuridico, non attiene alle ripartizioni delle responsabilità di fronte alla commissione degli illeciti. Mi pare sia solamente un messaggio politico, che contraddice però le funzioni “nobili” del giornalismo, in particolare quello di inchiesta, ma anche quello in cui campeggia il diritto di critica.

Con ciò intendo riferirmi a quanto previsto in un passaggio della sentenza della Cassazione n. 16236/2010, ove si è stabilito che

“Il giornalismo di inchiesta ha un posto ed una funzione preminenti nell’ambito di quegli strumenti democratici previsti dall’art. 1, co. 1, Cost. con cui il popolo può esercitare, nelle forme e nei limiti della Costituzione, la sua sovranità, come previsto dall’art. 1, co. 2, Cost.; vale a dire che intanto il popolo può ritenersi costituzionalmente “sovrano” (nel senso rigorosamente tecnico-giuridico di tale termine) in quanto venga, al fine di un compiuto e incondizionato formarsi dell’opinione pubblica, senza limitazioni e restrizioni di alcun genere, pienamente informato di tutti i fatti, eventi e accadimenti valutabili come di interesse pubblico“.

Ma allora, forse, c’è qualcosa che non va.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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Computer Ethics. Il caso Google Translate e il voto a Berlusconi

Mi ha meravigliato il caso riportato da Repubblica, su segnalazione di un lettore.

Così riporta Repubblica:

Bizzarrie di Google Translate, il servizio del motore di ricerca che permette di effettuare traduzioni in quasi tutte le lingue del mondo. Come ci segnala il lettore Davide Torri, se si scrive “Io non ho votato Berlusconi”, il servizio restituisce sempre la traduzione opposta: “Ho votato per Berlusconi”. L’errore si ripete in qualunque lingua: inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese. Curiosamente, sostituendo Berlusconi con il nome di qualunque altro leader politico, la traduzione ritorna corretta

Consiglio di scorrere tutti i fotogrammi proposti dalla nota testata nazionale (si veda anche il video pubblicato da La Stampa).

Il test era stato fatto sostituendo Berlusconi con Fini, Bersani, Casini e Vendola, ma il risultato era sempre il medesimo. La traduzione, quando riguardava Berlusconi, appariva “taroccata” e ciò anche ove si cambiava lingua, mentre con gli altri leader politici il risultato della traduzione veniva restituito corretto..

Mi sembra che ora il problema di traduzione su tale frase sia stato risolto, almeno ad una verifica che ho effettuato poco fa, ma la questione non è solamente di natura tecnica. C’è un problema di computer ethics, mi pare, che lascia riflettere sulle posizioni sostanzialmente monopolistiche o dominanti dei nuovi fornitori di servizi su Internet, in uno scenario in cui, con il passar del tempo, la rete soppianterà o affiancherà, anche nell’indice di gradimento, la televisione.

E’ un problema non tecnico, dunque, ma di computer ethics e, aggiungerei, di democrazia, dato che il “popolo sovrano” ha diritto ad avere, non solo in questo caso, ma anche in altri come questo, informazioni corrette per poter esercitare liberamnte il diritto di voto, senza codizionamenti.

Il servizio di traduzione di Google è comunemente usato all’estero, anche dai giornalisti, per poter facilmente apprendere i contenuti di articoli e post scritti in italiano. Qualcuno un po’ più smaliziato di me potrebbe avere il sospetto che i bug di traduzione così mirati possano servire, da un lato, a modificare la percezione dei fatti e dei sentimenti politici appresi all’estero leggendo on-line materiale in italiano, automaticamente tradotto con il Traduttore di Google; nonché, dall’altro lato, ad orientare gli elettori attraverso espedienti mediatici non cristallini, che vanno meglio ricercati, approfonditi e studiati, su cui la psicologia applicata al marketing avrebbe il suo ruolo. Ma noi non siamo così smaliziati.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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