PEC

Nuovo CAD, PEC e FAX. Trasmissione di documenti alla P.A. e forma scritta

Il d.lgs. 235/10 ha apportato diverse modifiche al Codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. 82/05). Mi ero riproposto di commentare insieme alcuni passaggi, avendone ricevuto diverse sollecitazioni. Una di queste mi è giunta da Cristina Zaffini (A.P. Systems srl), che mi chiedeva alcune riflessioni sulla modifica dell’art. 45, co. 1, del CAD in relazione all’art. 43, co. 6, del D.P.R. 445/2000, in materia di trasmissione di documenti alla p.a.

L’art. 45, co. 1, del CAD ha visto, ad opera dell’art. 31 d.lgs. 235/10, la soppressione dell’esplicito riferimento al fax. Ecco il testo:

“I documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione con qualsiasi mezzo telematico o informatico [ABROG.: ", ivi compreso il fax"], idoneo ad accertarne la fonte di provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale”

La preoccupazione che mi è stata manifestata è che la modifica sia strumentale all’uso esclusivo della PEC e che talune pubbliche amministrazioni, di fronte ad un quadro sanzionatorio non particolarmente significativo, finiscano per non dotarsi degli strumenti tecnologici innovativi auspicati dalle politiche per l’innovazione della p.a., delineate dal ministro Brunetta.

L’art. 43, co. 6, D.P.R. 445/2010, stabilisce, ancora, che

“I documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione tramite fax, o con altro mezzo telematico o informatico idoneo ad accertarne la fonte di provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale”.

In tale disposizione, non abrogata, viene mantenuta la menzione del fax, che continua ad essere normativamente accreditato come uno degli strumenti di trasmissione telematico idoneo ad accertare la fonte di provenienza in relazione ai documenti trasmessi alla p.a. e a soddisfare il requisito della forma scritta, senza necessità di far seguire la trasmissione dell’originale.

La lettura sistematica delle norme tutte sopra citate fa apparire del tutto superflua e tecnicamente irrilevante la soppressione dell’inciso “, ivi compreso il fax” dall’art. 45, co. 1, del CAD. L’intento non mi pare sia quello di eliminare il fax o ridurre la sua rilevanza giuridica, sopratuttto in relazione all’equivalenza della forma scritta, a maggior ragione oggi che il fax tradizionale viene progressivamente soppiantato da sistemi elettronici (e-fax), sia in entrata che in uscita.

Che l’intento non sia questo può essere dedotto dal seguenti argomenti:

a) l’inciso soppresso era meramente esemplificativo;

b) il fax è considerato, nel testo di legge, una species rientrante nella ben più ampia categoria indicata con l’espressione “qualsiasi mezzo telematico o informatico”. Dunque, al fax continua ad applicarsi l’art. 45, co. 1, CAD nonostante la soppressione delle parore “, ivi comresop il fax”;

c) continua ad applicarsi l’art. 43, co. 6, del DPR 445/10 (menzionante esplicitamente il fax), senza alcuna contraddizzione con l’art. 45, co. 1, CAD. In entrambi i testi il fax è considerato un “mezzo telematico o informatico idoneo ad accertar[e] la fonte di provenienza” e in grado di soddisfare “il requisito della forma scritta”.

Le due disposizioni sembrano ridondanti ed, in effetti, lo sono.

C’è da chiedersi, allora, il perché della soppressione del riferimento al fax, all’interno dell’art. 45, co. 1, del CAD.

Probabilmente la questione interpretativa è da affrontare in riferimento all’art. 45, co. 2, del CAD, nel quale viene precisato che

“Il documento informatico trasmesso per via telematica si intende spedito dal mittente se inviato al proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se reso disponibile all’indirizzo elettronico da questi dichiarato, nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore”.

Tale disposizione, infatti, presenta da tempo un testo che si adatta alle modalità di trasmissione della posta elettronica e meno al fax. Si parla espressamente di “casella di posta elettronica” (e di “gestore”), che mal si addicono alla trasmissione tramite fax tradizionale.

Pertanto, senza arrecare danni all’impianto sistematico e senza con ciò escludere il fax dal novero dei documenti trasmessi alla p.a. con valore di forma scritta, se non altro per l’operatività dell’art. 43, co. 6, D.P.R. 445/00, sembra si sia voluta correggere una distonia tra il primo e il secondo comma dell’art. 45 del Codice dell’amministrazione digitale.

La validità del fax, però, continua a rimanere indiscussa anche con la riforma operata dal d.lgs. 235/2010.

Anzi, a ben guardare, la riforma ha apportato anche un’altra significativa modifica: quella di cui all’art. 48, co. 1, CAD dedicato alla posta elettronica certificata, la quale non è più contemplata come tecnologia esclusiva nella dizione normativa.

Al testo originale dell’art. 48, co. 1, CAD, secondo cui

“La trasmissione telematica di comunicazioni che necessitano di una ricevuta di invio e di una ricevuta di consegna avviene mediante la posta elettronica certificata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68.

è stato infatti aggiunta (ad opera del d.lgs. 235/10) la seguente espressione

“, o mediante altre soluzioni tecnologiche individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito DigitPA”.

La PEC non guadagna terreno, ma sembra perderlo.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

La versione consolidata del nuovo codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005, aggiornata al d.lgs. 235/2010)

Sul sito Normattiva.it è disponibile la versione consolidata [vers. aggiorn. al 27.1.11] del “nuovo” codice dell’amministrazione digitale il d.lgs. 82/2005 e successive modifiche e integrazioni, da ultimo apportate con il d.lgs. 235/2010.

Qui la stampa in PDF [vers. agg. al 27.1.11].

Qui la finestra di dialogo per ottenere la visualizzazione del testo vigente ad altra data.

Raccogliendo diverse sollecitazioni pervenutemi, appena mi sarà possibile non mancherò di soffermarmi su alcuni aspetti specifici della riforma.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

Bandi di gara: la stazione appaltante deve scegliere tra fax o PEC

Molto interessante questa ordinanza del Tar Puglia – Lecce del 30 settembre 2010, con cui in sede cauterlare viene sospesa l’efficacia di un bando di gara per un appalto sotto soglia comunitaria al rilievo che nel bando vi sarebbe stata la cumulativa (e non “alternativa”) indicazione del fax e della PEC per la ricezione delle comunicazioni relative alla gara.

Come osserva il sempre attento Marco Scialdone sul suo blog, l’ordinanza motiva l’accoglimento della sospensiva sotto diversi profili, ribadendo che

“la clausola del bando di gara che impone la contestuale disponibilità di più forme di ricezione concernenti le suddette comunicazioni di gara (ossia domicilio, fax e posta elettronica certificata), oltre a non apparire giustificata dalla presenza di particolari situazioni organizzative dell’ente, sembra porsi in contrasto con le previsioni di cui all’art. 79 del codice degli appalti, come da ultimo modificato dal decreto legislativo n. 53 del 2010, il quale individua mezzi alternativi (e non cumulativi) di comunicazione, e ciò anche alla luce della normativa di settore (cfr. decreto-legge n. 185 del 2008) che impone alle società già operanti di munirsi di un indirizzo PEC non prima del mese di novembre 2011“.

Cosa avverrà dopo il novembre 2011?

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

L'obbligo della Posta Elettronica Certificata (PEC) per imprese, professionisti e P.A. L'art. 16 della L. 2/2009

Gli adempimenti in materia di posta elettronica certificata (PEC) avranno un effetto rilevante per cittadini, imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni, destinato ad incrementare ulteriormente con la progressiva effettiva diffusione della PEC.

Insieme ai tanti vantaggi, possono prevedersi anche criticità, difficoltà pratiche, problemi giuridici.

Non mancherò di dare il mio contributo nel discutere aspetti ed approfondimenti sulla PEC, sia su Information Society & ICT Law, sia nelle più tradizionali sedi del mondo accademico.

In questa sede, in vista dell’adempimento del 30 novembre 2009, mi limito a ricordare che l’art. 16 della Legge 2/2009 prevede l’obbligo per i professionisti e per le imprese, nonché per le P.A. che non abbiano già provveduto ai sensi del Codice dell’amministrazione digitale, di dotarsi di una casella di posta elettronica certificata per l’invio e per la ricezione delle e-mail certificate, in modo da realizzare modalità di comunicazioni aventi, almeno negli intenti, valore probatorio simile a quello della raccomandata.

Per comodità riporto di seguito l’art. 16 (intitolato “Riduzione dei costi ammnistrativi a carico delle imprese”), limitatamente ai commi 6, 7, 8, 9 e 10 che mi sembrano di maggiore interesse (cfr. anche il testo integrale).

6. Le imprese costituite in forma societaria sono tenute a indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata nella domanda di iscrizione al registro delle imprese o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrita’ del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilita’ con analoghi sistemi internazionali. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto tutte le imprese, gia’ costituite in forma societaria alla medesima data di entrata in vigore, comunicano al registro delle imprese l’indirizzo di posta elettronica certificata. L’iscrizione dell’indirizzo di posta elettronica certificata nel registro delle imprese e le sue successive eventuali variazioni sono esenti dall’imposta di bollo e dai diritti di segreteria.

7. I professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato comunicano ai rispettivi ordini o collegi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica di cui al comma 6 entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Gli ordini e i collegi pubblicano in un elenco riservato,consultabile in via telematica esclusivamente dalle pubbliche amministrazioni, i dati identificativi degli iscritti con il relativo indirizzo di posta elettronica certificata.

8. Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, qualora non abbiano provveduto ai sensi dell’articolo 47, comma 3, lettera a), del Codice dell’Amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, istituiscono una casella di posta certificata o analogo indirizzo di posta elettronica di cui al comma 6 per ciascun registro di protocollo e ne danno comunicazione al Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, che provvede alla pubblicazione di tali caselle in un elenco consultabile per via telematica. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e si deve provvedere nell’ambito delle risorse disponibili.

9. Salvo quanto stabilito dall’articolo 47, commi 1 e 2, del codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le comunicazioni tra i soggetti di cui ai commi 6, 7 e 8 del presente articolo, che abbiano provveduto agli adempimenti ivi previsti, possono essere inviate attraverso la posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica di cui al comma 6, senza che il destinatario debba dichiarare la propria disponibilita’ ad accettarne l’utilizzo.

10. La consultazione per via telematica dei singoli indirizzi di posta elettronica certificata o analoghi indirizzi di posta elettronica di cui al comma 6, nel registro delle imprese o negli albi o elenchi costituiti ai sensi del presente articolo avviene liberamente e senza oneri. L’estrazione di elenchi di indirizzi e’ consentita alle sole pubbliche amministrazioni per le comunicazioni relative agli adempimenti amministrativi di loro competenza.

La norma consentirà alle imprese, ai professionisti ed alle pubbliche amministrazioni che abbiano attivato la posta elettronica certificata, o altro analogo sistema di certificazione dell’invio e della ricezione delle comunicazioni telematiche, di interagire tra loro in assenza del cartaceo, senza pregiudizio per il valore probatorio relativo all’avvenuta comunicazione, con previsione di incrementi di efficienza, risparmio di spesa, velocità nelle comunicazioni.

V’è però da rilevare che l’obbigo instituito per legge non pare accompagnato da sanzioni formali. Le osservazioni da fare, però, sono molte. Mi soffermerò in questa sede, nei successivi post.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email
EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

My Projects

      EUPL.IT - Sito italiano interamente dedicato alla EUPL

E-Contract-U

Giornalismo Investigativo - Inchieste e Diritto dell'informazione

My Books

My e-Books