Mappe Digitali

Google Street View Special Collects

Google sta avviando anche in Italia il servizio “Google Special Collects”, che consentirà di riprodurre immagini a 360° nei luoghi non raggiungibili con Google Street View.

Al fine di garantire il rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali, il Garante ha reso un proprio provvedimento, con il quale, in deroga al provvedimento reso per il servizio Google Street View, si prevede ora che il provider:

1. provveda, ai sensi degli artt. 29 e 30 del Codice, a designare volta per volta gli eventuali Partners, ovvero i soggetti terzi addetti all’acquisizione delle immagini secondo le modalità e con l’attrezzatura resa disponibile da Google medesima, quali responsabili o, a seconda dei casi, incaricati del trattamento di dati nella titolarità della società, fornendo loro adeguate istruzioni e precisando, altresì, l’ambito del trattamento consentito;

2. in particolare, qualora la programmata acquisizione delle immagini interessi luoghi, privati o pubblici, delimitati e ad accesso controllato ovvero parti di essi, specie di piccole dimensioni (ville, stanze, musei, giardini etc.) fornisca agli incaricati, direttamente ovvero per il tramite degli eventuali responsabili, delle specifiche istruzioni alla stregua delle quali vengano informate le persone eventualmente presenti dell’imminente ripresa delle immagini, consentendo loro di esercitare il proprio diritto a sottrarsi alla stessa;

3. provveda, comunque, ad informare gli interessati circa la programmata acquisizione di immagini relative ai siti ed alle località oggetto del programma mediante:

3.1. pubblicazione della notizia sul sito web di Google, intendendosi l’obbligo valevole sia con riferimento al sito web www.google.it sia a tutte le altre pagine web in lingua italiana comunque riconducibili a Google; e ciò nei tre giorni antecedenti rispetto all’inizio della raccolta delle immagini;

3.2. pubblicazione della notizia tramite i siti web e, se esistenti, le newsletter o altre pubblicazioni informative dei Partners ovvero degli enti, strutture, soggetti privati, fondazioni etc. che utilizzano le attrezzature del programma o che comunque possiedono, gestiscono o soprintendono i siti ovvero hanno altrimenti la disponibilità del rilascio della necessaria autorizzazione all’effettuazione delle riprese; e ciò nei sette giorni antecedenti rispetto all’inizio della raccolta delle immagini per il caso dei siti web; nell’ultima pubblicazione antecedente l’inizio del trattamento nei rimanenti casi;

3.3. nell’eventualità di siti o luoghi, pubblici o privati, recintati ovvero aperti al pubblico, pubblicazione di segnalazioni, avvisi o cartelli affissi all’ingresso dei siti interessati;

4. predisponga, sulle attrezzatture attraverso le quali acquisisce le immagini fotografiche ovvero anche sull’abbigliamento dei relativi addetti adesivi, cartelli o altri segni distintivi ben visibili che indichino, in modo inequivocabile, che si stanno acquisendo immagini fotografiche istantanee oggetto di pubblicazione online mediante il servizio Google Special Collects nell’ambito di Street View destinate alla pubblicazione su Google Maps.

Fabio Bravo | www.fabiobravo.it

 

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

GPS sui veicoli aziendali e geolocalizzazione dei lavoratori. Interviene il Garante per la privacy

IL CASO. – Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto in un interessante caso di geolocalizzazione dei lavoratori tramite GPS installato sui veicoli aziendali della Telefonia Alto Adige s.r.l.

Come precisato dal Garante,

il sistema di geolocalizzazione installato dalla società era in grado di rivelare informazioni sui percorsi seguiti, sulle soste effettuate o sulla velocità degli spostamenti del personale.

L’intervento del Garante è stato sollecitato dalla segnalazione di un lavoratore, il quale, come si legge dal provvedimento reso dall’Authority, ha evidenziato

(anche nell’interesse di altri colleghi) presunti profili di violazione della disciplina di protezione dei dati personali in relazione all’avvenuta installazione, a bordo di alcuni autoveicoli in dotazione alla società, di un sistema di localizzazione satellitare a tecnologia gps (global positioning system).

In particolare, secondo quanto riferito, l’adozione di tale sistema ―dichiaratamente preordinato all’acquisizione di molteplici informazioni (relative, in particolare, a: la localizzazione del veicolo; la verifica del tragitto percorso; la verifica degli orari relativi alle soste effettuate; il calcolo della velocità e dei chilometri percorsi)― sarebbe avvenuta in assenza di preventiva informativa ai lavoratori e “senza spiegarne le funzioni né lo scopo del suo utilizzo”. Peraltro, soltanto dopo diversi giorni la società avrebbe messo a conoscenza i dipendenti dell’avvenuta installazione dei dispositivi in esame, giustificandone l’utilizzo “solo per scopi produttivi”.

Lo stesso segnalante ha inoltre rappresentato che l’installazione dei predetti dispositivi sarebbe stata effettuata “senza avvisare l’ispettorato del lavoro e senza avvisare il sindacato”, con conseguente possibile violazione della pertinente disciplina di settore in tema di controlli a distanza dell’attività dei lavoratori (art. 4, legge n. 300/1970).

Alla luce di tali considerazioni, e tenuto altresì conto che gli interventi effettuati dai dipendenti presso la clientela (ivi compresi l’ora e il luogo dell’operazione) risultano previamente pianificati per il tramite di un apposito “foglio “giornaliero”", il segnalante ha richiesto delucidazioni all’Autorità sulla legittimità dell’utilizzo di tali apparecchi da parte della società.

A tali argomentazioni il Garante, nel procedere con l’accertamento, rileva anche rischi evidenti sull’assenza di controlli in ordine ai soggetti effettivamente legittimati ad accedere ai dati in questione. Né risultava intervenuta la designazione per iscritto di coloro che potevano accedere ai dati trattati:

occorre rilevare che, alla luce delle risultanze istruttorie, allo stato non risulta provato che la società abbia formalmente provveduto a designare i soggetti (invero non chiaramente individuati) asseritamente legittimati ad avere accesso ai dati quali incaricati del trattamento ai sensi dell’art. 30 del Codice.

Alla specifica richiesta in tal senso formulata dall’Autorità (cfr. nota del’11 settembre 2009, in atti), infatti, la società si è dapprima limitata a rispondere che non sussistono incaricati “che gestiscono o che possono accedere a tali dati al di fuori del legale rappresentante”, salvo poi “rettificare” le dichiarazioni rese, precisando che “tutte queste informazioni […] sono a disposizione [oltre che] del legale rappresentante […] di nessun altro che non abbia la password”; tanto, senza fornire indicazioni o documenti circa l’avvenuta designazione di costoro (quali che siano i soggetti effettivamente legittimati ad avere accesso ai predetti dati) come incaricati del trattamento.

Deve dunque prescriversi a Telefonia Alto Adige s.r.l., fatto salvo l’eventuale adeguamento sul punto medio tempore intercorso, di designare quali incaricati del trattamento ai sensi dell’art. 30 del Codice i soli soggetti (previamente individuati) che, in ragione delle mansioni concretamente svolte, risultano effettivamente legittimati ad accedere alle informazioni acquisite per il tramite dei dispositivi di localizzazione satellitare installati (artt. 143, comma 1, lett. b), 144 e 154, comma 1, lett. c), del Codice).

La fattispecie presenta dei rilievi concernenti, ovviamente, il discusso tema del controllo dei lavoratori da parte del datore utilizzando le nuove tecnologie e la legittimità degli stessi in rapporto alla normativa in materia di protezione dei dati personali e dello Statuto dei Lavoratori.

Come riassunto dal Garante nella newsletter del 16 dicembre 2010,

(…) in base allo Statuto dei lavoratori, l’installazione di apparecchiature che possano comportare il controllo a distanza dei dipendenti è possibile solo previo accordo dei sindacati o con l’autorizzazione della Direzione provinciale del lavoro. Nel corso dell’istruttoria è invece emerso che tali procedure non erano state rispettate.

L’Autorità (relatore del provvedimento Mauro Paissan) ha quindi disposto il blocco di ogni ulteriore trattamento dei dati personali riferiti ai lavoratori effettuato tramite tali strumenti di localizzazione. Nel caso in cui l’ Ufficio provinciale del lavoro dovesse in futuro autorizzare l’utilizzo di sistemi di controllo via Gps, la società dovrà comunque provvedere a notificare al Garante il trattamento dei dati personali così raccolti e dovrà individuare specifici incaricati del trattamento legittimati ad accedere alle informazioni acquisite.

Il Garante ha ricordato che, in base allo Statuto dei lavoratori, l’installazione di apparecchiature che possano comportare il controllo a distanza dei dipendenti è possibile solo previo accordo dei sindacati o con l’autorizzazione della Direzione provinciale del lavoro. Nel corso dell’istruttoria è invece emerso che tali procedure non erano state rispettate.

L’Autorità (relatore del provvedimento Mauro Paissan) ha quindi disposto il blocco di ogni ulteriore trattamento dei dati personali riferiti ai lavoratori effettuato tramite tali strumenti di localizzazione. Nel caso in cui l’ Ufficio provinciale del lavoro dovesse in futuro autorizzare l’utilizzo di sistemi di controllo via Gps, la società dovrà comunque provvedere a notificare al Garante il trattamento dei dati personali così raccolti e dovrà individuare specifici incaricati del trattamento legittimati ad accedere alle informazioni acquisite.

MODALITA’ TECNICHE DI CONTROLLO A DISTANZA (funzionamento del dispositivo GPS sui veicoli aziendali). – V’è però un altro rilievo interessante che emerge dalla lettura del provvedimento e riguarda le modalità tecniche con cui viene esercitato il controllo e i dati che il sistema consente di ottenere.

Dal provvedimento del Garante, sul caso in questione, si legge infatti che:

1) i dispositivi di localizzazione satellitare consentirebbero al datore di lavoro, dietro pagamento di un canone mensile ad una società terza, fornitrice del servizio, di:

- localizzare il veicolo in tempo reale su mappa cartografica (con possibilità, tra le altre, di ricerca dei mezzi più vicini ad un determinato indirizzo);

- verificare il percorso effettuato (con possibilità anche di controllare la velocità sostenuta, la percorrenza chilometrica del mezzo, i tempi di guida e le soste effettuate);

- controllare gli “eventi” verificatisi lungo il percorso (soste o spostamenti in orari non previsti, arrivo in aree predeterminate, ecc.), con eventuale ricezione di una comunicazione di avviso via sms;

- comunicare costantemente con il conducente;

- gestire i c.d. “punti di interesse” (indirizzi riferiti alla clientela, ai magazzini, agli impianti, ecc.), con possibilità di verificare mediante report sintetici le soste ivi effettuate e i relativi tempi di fermata;

- gestire la manutenzione ordinaria e straordinaria del veicolo.

2) Ancora, nel medesimo provvedimento si ricavano queste ulteriori informazioni:

I dispositivi in esame, secondo le delucidazioni fornite, consentirebbero quindi di visualizzare, tra l’altro, “le tratte giornaliere con i chilometri percorsi e la posizione corrente” del veicolo (e, indirettamente, del relativo conducente, tramite incrocio dei dati con quelli rilevabili dal “file dei turni e d[a]ll’assegnazione delle auto del giorno”), permettendo alla società di rilevare anche “se il mezzo ha superato i limiti di velocità o se entra in zone a traffico limitato”.

Più precisamente, per ogni singolo veicolo sarebbe possibile visualizzarne “la velocità media, i chilometri totali percorsi nella giornata e per ogni singola tratta più le velocità di ogni singola traccia, [nonché] le fermate“; ciò, anche al fine di “quantificare i chilometri percorsi per ogni cliente ed addebitare al cliente [stesso] i costi di trasferta corretti“.

Il sistema risulta inoltre utilizzabile anche per verificare lo “stile” di guida dei conducenti “in caso di multe” o di “incidenti”, potendo in quest’ultimo caso consentire la ricostruzione della dinamica di eventuali sinistri (con conseguente riaddebito dei costi sopportati per danni al relativo responsabile).

I dati complessivamente raccolti a mezzo del fornitore del servizio (nella dichiarata veste di responsabile del trattamento) sono resi fruibili alla società mediante accesso telematico (previa digitazione di appositi user name e password) e conservati presso il server dello stesso fornitore per un arco temporale pari a trenta giorni.

NECESSITA’ DI CONTEMPERAMENTO DEGLI OPPOSTI INTERESSI. - Il Garante, si noti, non si è pronunciato per un rifiuto netto dell’uso di tali dispositivi nell’organizzazione del lavoro e del servizio.

Infatti, con una maggiore accortezza quanto agli adempimenti richiesti dalla normativa in questione, i dispositivi si possono utilizzare per gestore la “flotta” dei veicoli aziendali e un più efficiente controllo sull’esecuzione della prestazione lavorativa dei propri dipendenti.

Si premura di precisare il Garante per la protezione dei dati personali, nel provvedimento citato, che

(…) gli strumenti in questione possono indubbiamente concorrere a rendere più efficienti i processi produttivi e organizzativi, sia direttamente (attraverso una migliore allocazione delle risorse disponibili, con conseguente beneficio anche per l’utenza), sia indirettamente, attraverso l’analisi a posteriori dei viaggi effettuati (anche in termini di costi sopportati e di risparmi ottenuti). Inoltre, tali strumenti possono rivelarsi utili anche per incrementare la sicurezza delle persone (anche in ragione di quanto previsto, in particolare, dagli artt. 15, comma 1, lett. c), e 18, comma 1, lett. f), del d.lg. n. 81/2008), specie se queste si trovino a operare in luoghi impervi o soggetti a condizioni ambientali sovente avverse (cfr., al riguardo, anche il menzionato Parere n. 5/2005, p. 2.2.), come pure contribuire, ancorché indirettamente, a migliorare la sicurezza stradale; ciò, attraverso l’incentivazione (sotto forma di eventuali verifiche lecitamente effettuate dal datore di lavoro) di comportamenti più virtuosi da parte dei conducenti, potenzialmente chiamati a rispondere, nel rispetto delle pertinenti disposizioni collettive, di eventuali condotte foriere di danno a carico della società.

Nondimeno, l’impiego di tali strumenti deve comunque avvenire nel rispetto dei principi in materia di protezione dei dati personali e con modalità concretamente idonee a garantire, in particolare, l’osservanza dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità degli interessati (art. 2 del Codice).

Alla luce degli elementi complessivamente acquisiti agli atti –e tenuto altresì conto che la fase di sperimentazione dichiarata dalla società avrebbe dovuto concludersi nell’arco di “un breve periodo” e, comunque, all’esito di un procedimento di verifica preliminare (cfr. all. 1 alla nota del 16 settembre 2009), la cui istanza non risulta mai pervenuta presso l’Autorità–, si ritiene che, allo stato, il trattamento di dati personali effettuato dalla società per il tramite dei menzionati dispositivi di localizzazione satellitare non sia conforme alla disciplina in materia di protezione dei dati personali per le ragioni (…) indicate.

L’uso delle tecnologie di sorveglianza e di controllo sociale saranno sempre più pervasive.

Può ancora ritenersi sufficiente il mero rispetto degli adempimenti formali richiesti dalla normativa a tutela dei dati persnali, oppure occorre un controllo sostanziale più penetrante?

Andrebbero monitorati, in tal senso, i risultati dell’intervento della Direzione Provinciale del Lavoro o degli accordi raggiunti con l’intervento sindacale sulle modalità effettive di controllo a distanza dei lavoratori, nonché la sottoposizione del sistema a verifica preliminare da parte del Garante per la protezome dei dati personali.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

occorre rilevare che, alla luce delle risultanze istruttorie, allo stato non risulta provato che la società abbia formalmente provveduto a designare i soggetti (invero non chiaramente individuati) asseritamente legittimati ad avere accesso ai dati quali incaricati del trattamento ai sensi dell’art. 30 del Codice.Alla specifica richiesta in tal senso formulata dall’Autorità (cfr. nota del’11 settembre 2009, in atti), infatti, la società si è dapprima limitata a rispondere che non sussistono incaricati “che gestiscono o che possono accedere a tali dati al di fuori del legale rappresentante”, salvo poi “rettificare” le dichiarazioni rese, precisando che “tutte queste informazioni […] sono a disposizione [oltre che] del legale rappresentante […] di nessun altro che non abbia la password”; tanto, senza fornire indicazioni o documenti circa l’avvenuta designazione di costoro (quali che siano i soggetti effettivamente legittimati ad avere accesso ai predetti dati) come incaricati del trattamento.

Deve dunque prescriversi a Telefonia Alto Adige s.r.l., fatto salvo l’eventuale adeguamento sul punto medio tempore intercorso, di designare quali incaricati del trattamento ai sensi dell’art. 30 del Codice i soli soggetti (previamente individuati) che, in ragione delle mansioni concretamente svolte, risultano effettivamente legittimati ad accedere alle informazioni acquisite per il tramite dei dispositivi di localizzazione satellitare installati (artt. 143, comma 1, lett. b), 144 e 154, comma 1, lett. c), del Codice).

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

La scena del crimine apparsa su Google Street View

In passato mi ero soffermato su un caso in cui le forze dell’ordine avevano utilizzato Google Street View per un sopralluogo virtuale prima di procedere con l’operazione volta a sventare un sequestro, una volta proceduto alla geolocalizzazione del criminale attraverso il segnale del cellulare.

Di recente era stata diramata la notizia della presenza di immagini su Google Street View in cui sarebbe stata immortalata una scena del crimine.

Una bambina di dieci anni era stata ripresa mentre giaceca sul ciglio della strada, distesa accanto ad una macchina che sembrava averla investita o che comunque era nei pressi durante  o immediatamente dopo l’esecuzione di un reato ai danni della minore.

Dopo un iniziale clamore, la vicenda si è subito composta per via del fatto che, come rivelato dal Daily Mail, si era trattato tutto di uno scherzo o di un gioco. La notizia è stata ripresa anche da altre fonti, nelle quali viene ribadito:

Sembrava una scena del crimine, catturata dalle telecamere di Google Street View tra le vie di Worcester, in Gran Bretagna. Ma era solo uno scherzo di dubbio gusto.
E’ il tabloid inglese Daily Mail a parlare del falso allarme scattato nella cittadina dopo la pubblicazione delle immagini, in cui una ragazzina di dieci anni giace sul marciapiede, a pochi passi da una macchina rossa.

Dopo i rumors circolati tra i residenti, convinti di trovarsi di fronte all’omicidio di una bambina, è la stessa protagonista a risolvere il mistero sulle pagine del giornale. “Stavo solo giocando con una mia amica e ho pensato fosse divertente fingermi morta” ha spiegato Azura Beebeejaun. Ignara dell’esistenza delle mappe di Google.

La notizia ha avuto risalto anche su La Stampa, con tanto di gallery fotografica.

A questo punto, confrontando tale caso con quello precedente, ove le Google Car hanno immortalato un bimbo nudo di tre anni che giocava nel giardino di casa della nonna, mi viene da chiedere se non nasca il rischio, nel prossimo futuro, di veder rappresentate ad arte, al passaggio delle macchine del colosso americano: a) scene esagerate, che hanno il solo obiettivo di fare clamore; b) scene che possano costituire il presupposto per fondare richieste risarcitorie ai danni del provider, ove l’omesso controllo preventivo delle immagini metta in risalto particolari che si sarebbero dovuti omettere.

Tale evenienza, si noti, non dovrebbe indurre però ad alleggerire il regime giuridico di responsabilità applicabile al provider, bensì dovrebbe consigliare il provider a dotarsi di più rigidi strumenti o meccanismo di controllo, ad esempio associando agli operatori che conducono la rilevazione con le google car anche una squadra operativa per il controllo preventivo di ciò che viene “raccolto” con gli strumenti di rilevazione, prima della loro diffusione on-line.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

Foto di bambino nudo, di tre anni, su Google Street View. Quale privacy?

Su Google Steet View sono state immortalate le immagini di un bambino di soli tre anni che giocava nudo nel giardino, di proprietà privata, a casa della propria nonna, in una cittadina vicino Manchester.

*

Come riportato dal quotidiano Daily Mail e ripreso dal portale del Gruppo AdnKronos,

Una mamma britannica è andata su tutte le furie quando ha scoperto sul web la foto del suo bambino di tre anni che giocava nudo nel giardino della nonna che abita poco distante. E’ successo a Walkden, Greater Manchester, dove la 25enne Claire Rowlands navigando in rete con il servizio ‘Street View’ di Google, e ha visto gli scatti con il figlio Louis.

La targa dell’auto parcheggiata all’ingresso dell’abitazione era stata oscurata, ma l’immagine di Louis che indossava solo le scarpe era ben visibile, riporta il quotidiano ‘Daily Mail’, spiegando che in un’altra foto, scattata pochi minuti dopo, era ben riconoscibile anche il volto del bambino.

*

Ed ancora, vengono riportate le dichiarazioni della madre:

“Una immagine così nitida da essere indecente – ha detto la donna – La mia preoccupazione è che possano vederla dei pedofili e non voglio che mio figlio nudo sia mostrato a tutto il mondo”, ha aggiunto la Rowlands che ha già ottenuto le scuse di Google e la cancellazione delle immagini.

*

Quale privacy si sta delineando nella società dell’informazione?

Altra fonte aggiunge:

La madre ha inoltre sottolineato che il bambino era su proprietà privata. “Bisognerebbe chiedere il permesso prima di scattare foto in luoghi privati. Google ha chiesto scusa per l’accaduto e ha oscurato l’immagine del piccolo Louis. Abbiamo provveduto appena ci è stato notificato l’errore, ha detto una portavoce.

*

E’ sufficiente per il Provider provvedere appena ricevuta la “notifica” dell’interessato?E se la madre del bambino non si fosse accorta della presenza dell’immagine di suo figlio sul web?

E’ possibile organizzare una raccolta massiva delle immagini tramite operatori umani (che guidano la Google Car) e poi trattare le immagini raccolte dandone diffusione mondiale senza portare il peso della responsabilità del controllo preventivo?

La domanda è retorica, ovviamente, ed a mio avviso non può che avere una risposta negativa a fronte delle attività con cui il servizio in questione, nei suoi diversi step, viene realizzato.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email

Google e responsabilità. La mappa delle richieste provenienti dalle autorità di tutto il mondo e la violazione della privacy con Google Buzz

Con un’interessante iniziativa, Google sta mettendo il luce, con una mappa digitale di Google Maps, le richieste provenienti dalle autorità di tutto il mondo concernenti i servizi Google e YouTube.

La mappa è intitolata “Government requestes directed to Google and YouTube”.

Come spiegato da Google,

Like other technology and communications companies, we regularly receive requests from government agencies around the world to remove content from our services, or provide information about users of our services and products. The map shows the number of requests that we received between July 1, 2009 and December 31, 2009, with certain limitations.

Ed ancora, quanto alla precisione di numeri indicati sulla mappa, Google aggiunge:

We know these numbers are imperfect and may not provide a complete picture of these government requests. For example, a single request may ask for the removal of more than one URL or for the disclosure of information for multiple users.

Per far comprendere meglio l’iniziativa, Google si affida a specifiche FAQ (Frequently Asked Questions).

La mappa è stata commentata da Elmar Burchia per il Corriere della Sera, in un articolo  che sin dal titolo spiega l’intento del colosso americano: “Le pressioni che i Governi esercitano su Google“. Altrettanto significativo è il titolo della notizia diramata dall’ANSA: “Google: un misuratore anticensura

Tra i problemi che Google è tenuta a gestire, oltre al noto caso Google-Vividown ed a quello YouTube-RTI (con riferimento al caricamento sulla piattaforma di videosharing di video coperti da diritti d’autore, primi tra tutti quelli relativi al Grande Fratello), c’è anche il problema della privacy degli utenti, per via della trasposizione automatica sul social network  Google Buzz di tutti gli utenti Google Mail, facendo suscitare la reazione, su scala internazionale, di dieci Autorità garanti per la protezione dei dati personali.

Le Autorità garanti dell’Italia, del Canada, della Francia, della Germania, dell’Irlanda, di Israele, dell’Olanda, della Nuova Zelanda, della Spagna e della Gran Bretagna, infatti, hanno richiesto ufficialmente a Google

“un rigoroso rispetto delle leggi sulla privacy in vigore nei Paesi in cui immettono nuovi prodotti on line”

Nella nota firmata congiuntamente dai Garanti, precisa l’articolo poc’anzi citato di Repubblica, si leggono parole del seguente tenore:

“si esprime profonda preoccupazione per il modo in cui Google affronta le questioni legate alla privacy, in particolare per quanto riguarda il recente lancio del social network, Google Buzz”.

“Troppo spesso (…) il diritto alla privacy dei cittadini finisce nel dimenticatoio quando Google lancia nuove applicazioni tecnologiche. Siamo rimasti profondamente turbati dalla recente introduzione dell’applicazione di social networking Google Buzz, che ha purtroppo evidenziato una grave mancanza di riguardo per regole e norme fondamentali in materia di privacy. Inoltre, questa non è la prima volta che Google non tiene in adeguata considerazione la tutela della privacy quando lancia nuovi servizi”.

Ancora, prospegue l’articolo di Repubblica,

Le dieci Autorità di protezione dei dati ricordano come attraverso Google Buzz, “Google mail (o Gmail) sia stato improvvisamente ‘trasformato’ in social network”. Assegnando a ogni utente di Google Buzz una rete di ‘amici’ ricavati dalle persone con cui l’utente risultava comunicare più spesso attraverso Gmail. Un’operazione fatta senza interpellare gli utenti ed “impedendogli di esprimere un consenso preventivo e informato”.

“Con questo comportamento – spiegano i Garanti – è stato violato un principio fondamentale e riconosciuto a livello mondiale in materia di privacy:  ossia, che spetta alle persone controllare l’uso dei propri dati personali”.

L’azione congiunta dei Garanti è un altro elemento interessante che emerge dalla vicenda, visto il carattere internazionale (direi Globale) che caratterizza la diffusione dei servizi di Google.

Ritornerò ancora su tali argomenti.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • FriendFeed
  • Google Buzz
  • Live
  • del.icio.us
  • RSS
  • email
EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

My Projects

      EUPL.IT - Sito italiano interamente dedicato alla EUPL

E-Contract-U

Giornalismo Investigativo - Inchieste e Diritto dell'informazione

My Books

My e-Books