Dall’epilogo tragico, sconvolgente, che ha rivelato i misteri intorno a Sarah Scazzi, si apre il dramma familiare, che reclamerebbe un po’ di silenzio. Non scriverò molto. Rimarco solo quanto sia decisiva, nella ricostruzione dei fatti, la figura di Mariangela Spagnoletti, l’amica automunita che avrebbe dovuto portare a mare Sarbina e Sarah.
GIORNALISMO INVESTIGATIVO | UNIVERSITA’ DI BOLOGNA – Da qualche mese ho avviato all’Università di Bologna un progetto sul Giornalismo Investigativo (cfr., al riguardo, anche “La crescente cultura del giornalismo investigativo in Italia. La sentenza della Cassazione n. 16236 del 9 luglio 2010“).
Il sito ufficiale del Progetto è www.giornalismoinvestigativo.tv
Si articola in tre sezioni:
Sezione “I” – know-how giuridico
Con la prima sezione si intende costituire un database con le decisioni giurisprudenziali e i riferimenti normativi utili per comprendere i limiti di liceità del corretto operato del giornalista nell’ambito delle attività svolte, con particolare riferimento al settore del giornalismo investigativo, nonché ulteriori questioni ritenute di interesse.
Parte centrale del progetto, infatti, è lo studio delle interrelazioni tra società dell’informazione e diritto, con riferimento al giornalismo investigativo.
Nell’ambito di tale sezione si procederà alla raccolta, all’analisi ed allo studio delle questioni giuridiche che interessano maggiormente il diritto dell’informazione, con particolare riferimento al giornalismo investigativo e, ove ritenuto utile, al giornalismo tout court.
Tra i temi affrontati vi sono: limiti di liceità nell’uso di tecniche investigative da parte del giornalista (es. telecamere nascoste, indagini sotto copertura, etc.); limiti di liceità nell’uso delle fonti (es. pubblicazione di intervista nella quale l’intervistato riferisce espressioni o contenuti diffamatori nei confronti di terzi; pubblicazione di intercettazioni, pubblicazione di corrispondenza ottenuta dal destinatario, ma contro la volontà del mittente, etc.); pubblicazioni di immagini e foto prelevate da Internet; bilanciamento del diritto ad informare con il diritto alla protezione dei dati personali (privacy) e quello alla reputazione personale e commerciale dei soggetti nei cui confronti l’indagine giornalistica viene condotta; responsabilità del giornalista, dell’editore e del direttore; diffamazione a mezzo stampa e risarcimento del danno; cause di giustificazione; sequestrabilità di materiale (es. PC) presso il giornalista; etc.
Sezione “II” – know-how tecnico
Con la seconda sezione, approntata con l’apporto di collaboratori e studenti che partecipano al Progetto, si intende costituire un database per il reperimento e l’analisi delle fonti e delle tecniche del giornalismo di inchiesta, in particolare quello veicolato con il canale televisivo e tramite Internet. L’attenzione verrà posta anche al giornalismo della carta stampata.
Si procederà alla raccolta, alla analisi ed allo studio delle inchieste giornalistiche.
Si procederà anche alla redazione ed alla raccolta in database di apposite schede di rilevazione aventi ad oggetto le inchieste giornalistiche, nelle quali verranno riportate: le indicazioni utili per il reperimento e per l’analisi delle inchieste, con evidenza del titolo, del programma televisivo o della diversa collocazione usata per la diffusione dell’inchiesta, il giornalista che ha lavorato all’inchiesta, l’oggetto dell’inchiesta, l’eventuale link per reperire l’inchiesta, l’abstract (riassunto) dell’inchiesta, le principali tecniche investigative utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta, le principali tecniche espositive utilizzate nel servizio giornalistico approntato per diffondere l’inchiesta, etc.
Sezione “III” – G.I. LAB
Con la terza sezione verrà attivato il “G.I. LAB”, ossia il Laboratorio di Giornalismo Investigativo, nell’ambito del quale collaboratori, tesisti, studenti, etc., potranno procedere alla realizzazione di inchieste, da destinare alla pubblicazione.
Al riguardo potranno essere attivati canali di collaborazione o di partnership con testate giornalistiche televisive, on-line e cartacee, per la realizzazione o per la collocazione delle inchieste.
Fabio Bravo
Information SOciety & ICT Law
In Italia in giornalismo investigativo è sempre stato debole e pallido, salvo rare eccezioni, spesso consegnate a programmi televisivi.
Eppure nella società dell’informazione (information society) il diritto ad essere informati è elemento fondamentale della società democratica, come recentemente ribadito a chiare lettere anche dalla Sentenza della Cassazione n. 16236 del 9 luglio 2010, ove si legge:
(1) - la nobiltà e la significatività del giornalismo investigativo
“Deve innanzitutto rilevarsi che nel caso di specie si verte in terma di c.d. giornalismo di inchiesta, espressione più alta e nobile dell’attività di informazione;
(2) – la definizione e le finalità del giornalismo investigativo
“con tale tipologia di giornalismo, infatti, maggiormente si realizza il fine di detta attività quale prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e alla elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, per sollecitare i cittdini ad acquisire conoscenza di tematiche meritevoli, per il rilievo pubblico delle stesse.
(3) – le modalità operative e le caratteristiche distintive del giornalismo investigativo
“Con il giornalismo di inchiesta l’acquisizione della notizia avviene “autonomamente”, “direttamente” e “attivamente” da parte del professionista e non mediata da “fonti” esterne mediante la ricezione “passiva” di informazioni.
(4) – la relazione tra giornalismo investigativo e principio democratico
l’art. 1, 2° comma, Cost., nell’affermare che “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, presuppone quale imprescindibile condizione per un pieno, legittimo e corretto esercizio di detta sovranità che la stessa si realizzi mediante tutti gli strumenti democratici (art. 1, 1° comma, Cost.), a tal fine predisposti dall’ordinamento, tra cui un posto e una funzione preminenti spettano all’attività di informazione in questione [sott. "giornalismo d'inchiesta", n.d.r.] (…);
vale a dire che intanto il popolo può ritenersi costituzionalmente “sovrano” (nel senso rigorosamente tecnico-giuridico di tale termine) in quanto venga, al fine di un compiuto e incondizionato formarsi dell’opinione pubblica, senza limitazioni e restrizioni di alcun genere, pienamente informato di tutti i fatti, eventi e accadimenti valutabili come interesse pubblico
Il giornalismo investigativo, dunque, ha un posto di primo piano nella società dell’informazione (information society) e va discusso, affrontato, analizzato e praticato, nelle sue tante sfaccettature, con tutte le questioni (pratiche, politiche, tecniche, ma anche giuridiche) che solleva.
“Report“, di Milena Gabanelli, che si basa sulle inchieste di giornalisti freelance, è per continuità e per capacità, il miracolo del giornasmo investigativo televisivo italiano. Preziosi servizi del giornalismo investigativo non mancano neanche in altre trasmissioni, come “Le Iene” (sopratutto nei servizi con telecamera nascosta) e, per la capacità di investigazione collaborativa e partecipata attraverso il coinvolgimento del pubblico, “Chi l’ha visto”.
La cultura del giornalismo investigativo sta cambiando, così come profondamente nuovi sono i modelli di veicolazione delle inchieste giornalistiche.
Si pensi a ProPublica, ad esempio, che è riuscito ad aggiudicarsi il premio Pulitzer per il giornalismo investigativo, pur essendo testata interamente on-line.
In questi giorni si sta svolgendo in Calabria “Tabularasa“, il primo contest interamente dedicato all’editoria del giornalismo d’inchiesta e di denuncia, organizzato dall’Associazione Urba e dal quotidiano on-line “Strill.it” (qui le inchieste di Strill).
Si veda anche, su la Repubblica, l’articolo “Perché abbiamo bisogno del giornalismo d’inchiesta“.
Tornerò ad occuparmi ancora del giornalismo investigativo, linfa vitale dell’information society, nel suo connubio sempre più stringente con le nuove tecnologie e con il diritto.
Fabio Bravo
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