Firme elettroniche

Nuova riforma del CAD

A seguito dell’entrata in vigore del Regolamento eIDAS dell’UE sulle firme elettroniche, identità elettronica e servizi fiduciari, si è reso necessario un intervento di riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), avutosi con il D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale (G.U. 13 settembre 2016, n. 214, Serie Generale).

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Processo Civile Telematico, Firma Digitale degli Atti e Google Chrome

Per chi si trovasse ad utilizzare per il Processo Civile Telematico (PCT) la soluzione Quadra di Lextel con Google Chrome, ed avesse riscontrato problemi con l’uso della firma digitale, nell’attesa dell’intervento di un tecnico e  può tener conto del suggerimento seguente.

Al fine di ottenere la visualizzazione dell’applet java per l’apposizione della firma digitale degli atti processuali da depositare via Internet (non visualizzata a seguito dei recenti aggiornamenti automatici del browser o della versione java installata), può provare ad abilitare il plug-in NPAPI attraverso la procedura di seguito sinteticamente indicata:

1) digitare il seguente indirizzo nella barra degli indirizzi di Google Chrome

chrome://flags/#enable-npapi

2) alla voce “Attiva NPAPI” cliccare su “Abilita” 

E’ poi consigliabile riavviare il browser.

In tal modo l’applet java per la funzione di firma digitale nel processo civile telematico su QUADRA della Lextel dovrebbe tornare ad essere visualizzata e a funzionare regolarmente anche su Google Chrome.

 

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La versione consolidata del nuovo codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005, aggiornata al d.lgs. 235/2010)

Sul sito Normattiva.it è disponibile la versione consolidata [vers. aggiorn. al 27.1.11] del “nuovo” codice dell’amministrazione digitale il d.lgs. 82/2005 e successive modifiche e integrazioni, da ultimo apportate con il d.lgs. 235/2010.

Qui la stampa in PDF [vers. agg. al 27.1.11].

Qui la finestra di dialogo per ottenere la visualizzazione del testo vigente ad altra data.

Raccogliendo diverse sollecitazioni pervenutemi, appena mi sarà possibile non mancherò di soffermarmi su alcuni aspetti specifici della riforma.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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In Gazzetta Ufficiale il testo integrale del “nuovo codice dell’amministrazione digitale” – d.lgs. 235/2010 (ma non è un nuovo codice)

Il testo integrale del “Nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale” (Nuovo CAD) è apparso in Gazzetta Ufficiale n. 6 del 10 gennaio 2011, suppl. ord. 8/L.

Si tratta del decreto legislativo 30 dicembre 2010 n. 235 (d.lgs. 235/2010), intitolato, si noti bene,

Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante Codice dell’amministrazione digitale, a norma dell’articolo 33 della legge 18 giugno 2009, n. 69″.

Non si tratta, però, di un nuovo codice dell’amministrazione digitale, visto che la riforma voluta da Brunetta è, nella forma e nella sostanza, una modifica al codice già in vigore (il d.lgs. 82/2005), che continua ed essere norma vingente nel nostro ordinamento giuridico.

Pertanto, il codice dell’amministrazione digitale continuerà ad essere sempre il d.lgs. 82/2005, con le successive modifiche ed integrazioni che sono apportate nel corso del tempo, compreso (da ultima) quella avvenuta con d.lgs. 235/2010.

La presentazione delle modifiche al testo del codice dell’amministrazione come fosse un “nuovo codice” mi sembra tecnicamente poco corretta e forse legata solamente ad esigenze di comunicazione politica.

Le modifiche sono comunque rilevanti, alcune discutibili altre meno. Non mancherò di fornire le mie osservazioni, in queste pagine e nei tradizionali canali accademici e scientifici.

Ecco il link al testo integrale del provvedimento (d.lgs. 235/2010), gentilmente segnalatomi da Angelo Ricciardi di Postel S.p.a., che ringrazio sentitamente.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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Nuovo codice dell’amministrazione digitale (CAD)

Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il nuovo Codice dell’amministrazione digitale, come riportato in un articolo del Sole 24 Ore del 22 dicembre 2010, ne quale viene riportata una breve sintesi delle principali novità, riprese dalla pagina del sito del Ministrero per la P.A. e l’Innovazione, ove viene annunciata la notizia.

Questo è il testo del comunicato stampa:

Su proposta del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, questa mattina il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD). Il decreto legislativo supera quello approvato cinque anni or sono per iniziativa dell’allora Ministro Lucio Stanca (decreto legislativo n. 82 del 2005), traccia il quadro legislativo entro cui deve obbligatoriamente attuarsi la digitalizzazione dell’azione amministrativa e sancisce veri e propri diritti dei cittadini e delle imprese in materia di uso delle tecnologie nella comunicazione con la PA. La riforma nasce dalla convinzione che la digitalizzazione dell’azione amministrativa sia una vera e propria funzione di governo, imperniata sui principi di effettività e risparmio. I maggiori benefici si realizzano nei settori sanità e giustizia. Il CAD introduce misure premiali e sanzionatorie, incentivando o sanzionando le amministrazioni con la possibilità di quantificare e riutilizzare i risparmi ottenuti grazie alle tecnologie digitali (principio di effettività). Dalla razionalizzazione della propria organizzazione e dall’informatizzazione dei procedimenti, le pubbliche amministrazioni ricaveranno risparmi che potranno utilizzare per l’incentivazione del personale coinvolto e per il finanziamento di progetti di innovazione (principio di risparmio).
Il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale segna così il passaggio dall’amministrazione novecentesca (fatta di carta e timbri) all’amministrazione del XXI secolo (digitalizzata e sburocratizzata), modernizzando la PA con la diffusione di soluzioni tecnologiche e organizzative che consentono un forte recupero di produttività. La riduzione dei costi di transazione che risulterà da tale processo di digitalizzazione, si rifletterà in un aumento dell’offerta di lavoro e risparmi monetari. Questi possono tradursi, per i consumatori, nell’acquisto di una maggiore quantità di beni forniti dal settore privato e, per le imprese, in una riduzione dei costi unitari di produzione.
Il nuovo CAD e la Riforma della PA sono le leve fondamentali per aumentare l’efficienza e la produttività della PA. Il moltiplicatore del reddito associato a queste misure raggiunge un valore di 1,7. Ipotizzando plausibili elasticità rispetto all’efficienza del settore pubblico, si può pertanto stimare che un incremento del 10% dell’efficienza della PA produrrà nell’arco di 20 anni un aumento cumulato del 17% del PIL.

Entro i prossimi 3 anni (in coerenza quindi con il Piano e-Gov 2012) la nuova PA sarà dunque completamente digitale e sburocratizzata. Queste le tappe del processo:
- entro 3 mesi le pubbliche amministrazioni utilizzeranno soltanto la Posta Elettronica Certificata (PEC) per tutte le comunicazioni che richiedono una ricevuta di consegna ai soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo;
- entro 4 mesi le amministrazioni individueranno un unico ufficio responsabile dell’attività ICT;
- entro 6 mesi le pubbliche amministrazioni centrali pubblicheranno i bandi di concorso sui propri siti istituzionali;
- entro 12 mesi saranno emanate le regole tecniche che consentiranno di dare piena validità alle copie cartacee e soprattutto a quelle digitali dei documenti informatici, dando così piena effettività al processo di dematerializzazione dei documenti della PA. Le pubbliche amministrazioni non potranno richiedere l’uso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati sui propri siti istituzionali. Il cittadino fornirà una sola volta i propri dati alla Pubblica Amministrazione: sarà onere delle amministrazioni in possesso di tali dati assicurare, tramite convenzioni, l’accessibilità delle informazioni alle altre amministrazioni richiedenti;
- entro 15 mesi le pubbliche amministrazioni predisporranno appositi piani di emergenza idonei ad assicurare, in caso di eventi disastrosi, la continuità delle operazioni indispensabili a fornire servizi e il ritorno alla normale operatività.

Dopo la Riforma Brunetta della Pubblica Amministrazione (il decreto legislativo n. 150/2009 che ha introdotto meritocrazia, premialità, trasparenza e responsabilizzazione dei dirigenti), l’approvazione del nuovo CAD va a costituire così il secondo pilastro su cui poggia il disegno di modernizzazione e digitalizzazione della PA definito nel Piano industriale presentato dallo stesso Ministro Brunetta nel maggio 2008. Resasi necessaria per effetto della rapida evoluzione delle tecnologie informatiche, la Riforma risponde in maniera puntuale alla necessità di mettere a disposizione delle amministrazioni e dei pubblici dipendenti strumenti (soprattutto digitali) in grado di incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’intero sistema pubblico. I cittadini e le imprese richiedono infatti mezzi più snelli, rapidi e meno costosi per comunicare con le pubbliche amministrazioni. L’obiettivo è quindi evitare che strutture obsolete e procedure interminabili continuino a gravare il sistema Italia di costi e di adempimenti tali da scoraggiare l’afflusso di capitali internazionali a vantaggio di Paesi, anche emergenti, che hanno più decisamente imboccato la strada della modernizzazione e della semplificazione amministrativa.

Sul sito ministeriale c’è anche un link che reca la scritta “Il nuovo CAD“, ma, anziché aprirsi il PDF del testo normativo, si apre una presentazione in power point.

Mi sembra pessima la scelta di non rendere immediatamente accessibile il testo nella pagina istituzionale che ne annuncia l’approvazione.

Non diverso è il risultato sul sito di DigitPA che, com’è noto, ha sostituito il CNIPA.

Nella sezione dedicata al Codice dell’Amministrazione Digitale è presente, ad oggi, solo il testo vigente del Codice, ossia il d.lgs. 82/2005 e ss.mm.ii. (successive moficihe ed integrazioni), ma non la versione che lo sostituirà a breve.

Sul sito PADigitale (di PA Digitale S.p.a., non riconducibile, a quanto mi consta, ad alcuna pubblica amministrazione italiana) c’è una pagina interamente dedicata al Nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale, intitolata “Testo integrale del Nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale“, ma, con grande stupore e molte perplessità, si trova solamente il testo integrale del predetto comunicato stampa e non il testo del codice.

Ci vorrebbe più trasparenza ed una migliore efficacia nell’accesso alle fonti. In fin dei conti siamo nella società dell’informazione e le istituzioni interessate sono quelle deputate a traghettare l’Italia verso l’innovazione.

Fabio Bravo

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Firme elettroniche. Profili informatico-giuridici

L’amico e collega Michele Martoni ha recentemente pubblicato un interessante volume dal titolo “Firme elettroniche. Profili informatico-giuridici“, con Aracne editrice, che Vi consiglio di leggere.

Come precisato in quarta di copertina,

L’opera nasce dalla consapevolezza del ruolo sempre maggiore che la “rete” riveste nelle relazioni interpersonali. L’identità digitale di ciascuno, il valore e l’efficacia, la riservatezza e la protezione del dato informatico sono soltanto alcuni dei temi trattati in questo volume. L’autore definisce anche in chiave storico–evolutiva gli effetti e il valore giuridico del documento informatico e delle firme elettroniche, con un approccio innovativo e interdisciplinare, soffermandosi anche sugli aspetti strettamente tecnici e con una interessante disamina delle tecniche crittografiche generalmente impiegate.

Il volume contiene la Prefazione della Prof. ssa Monica Palmirani, nella quale si trova precisato che

Dopo oltre dieci anni dalla nascita della firma digitale in Italia ancora tale argomento anima il dibattito scientifico, legislativo e dottrinale in modo assolutamente non artificioso ma guidato da una genuina necessità di raggiungere la quadratura del cerchio fra tecnologia, diritto e semplificazione applicativa.

Questo controverso e fluido cammino, che pare debba presto vedere una nuova tappa con l’attesa emanazione delle modifiche al CAD, è dovuto essenzialmente a tre motivi.

Il primo risiede nel peccato originale con cui il diritto storicamente affronta l’utilizzo della tecnologia ossia con una metodologia ex-post invece che ex-ante, tentando di regolamentare l’introduzione del mezzo informatico ingabbiandolo spesso all’interno di processi organizzativi tradizionali e istituti giuridici sorti per la carta.

Il secondo motivo deve essere ricercato nella continua evoluzione tecnologica, evoluzione che sollecita nuove prospettive e quindi mette in crisi le regole poste in essere, che con lentezza vengono adeguate. Questo impedisce di fatto allo strumento giuridico di agire come volano dell’innovazione nella pubblica amministrazione e di liberare quelle potenzialità di semplificazione, razionalizzazione e miglioramento che invece gli strumenti tecnologici, se ben condotti anche sul lato organizzativo, sono in grado di produrre.

Il terzo aspetto risiede nell’insieme di applicazioni concrete che negli ultimi tre anni sono fiorite in ambito eGov accompagnate da un’analisi organizzativa, di processo e di servizio. L’esigenza di risolvere dei problemi fattuali ha portato a definire scenari nuovi neppure immaginati dal mondo giuridico e quindi non modellati nella normativa (e.g. il timbro digitale, le firme remote, le firme multiple, etc.).

Per questi motivi il presente elaborato affronta con energia nuova e con un approccio metodologico inconsueto la materia in oggetto, iniziando da una comprensione dei fenomeni tecnologici per poterne liberare tutta la potenza di azione mediante il corredo essenziale di un adeguato impianto normativo. Il ruolo del diritto in questa ottica è di creare una cassa di risonanza delle potenzialità inespresse dalla tecnologia, ipotizzando anzi tempo scenari nuovi e processi lavorativi ancora inesplorati.

Il presente elaborato non dimentica però la funzione contenitiva e regolativa del diritto, il quale deve nel contempo impedire usi illeciti o non appropriati del mezzo tecnologico, salvaguardare i principi fondanti il diritto, preservare l’identità dei documenti giuridici, evitare ogni abuso e distorsione da parte del nuovo media digitale.
L’analisi condotta quindi dall’Autore segue questa duplice funzione assegnata al diritto delle nuove tecnologie, propositiva e contenitiva, fornendo una lettura inedita della disciplina delle firme elettroniche alla luce anche dei molti casi che l’Autore ha avuto modo di affrontare e modellare nelle applicazioni concrete a servizio dell’eGov.

L’opera è interessante. Riporto anche il link per chi volesse consultare l’indice e le prime pagine del Capitolo I (intitolato “Dalla crittografia alle firme elettroniche”).

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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Firme elettroniche e riproduzione elettronica di firme. Aspetti giuridici

Ieri ho partecipato ad un convegno nazionale a Roma, giunto alla quinta edizione, sull’aggiornamento professionale e la responsabilizzazione dei consulenti tecnici e dei periti, organizzato dall’Istituto Superiore di Grafologia.

La mia relazione ha avuto per titolo “Firme elettroniche e riproduzione elettronica di firme. Aspetti giuridici”.

Appena mi sarà possibile preparerò un paper da pubblicare su una rivista scientifica e da consegnare all’attenzione anche di chi, pur interessato all’argomento, non ha potuto presenziare all’evento.

Fabio Bravo

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