Diritto industriale

Deposito online di domande di brevetto, marchio e disegno industriale

E’ possibile, a partire da oggi 2 febbraio 2015, depositare direttamente on-line le domande di brevetto, marchio e disegno industriale.

Fabio Bravo | www.fabiobravo.it

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Lo Schema di Regolamento allegato alla Delibera AGCOM sulla tutela del diritto d’autore on-line (testo integrale)

L’AGCOM (dopo gli esiti della discussa Delibera 668/2010/CONS contenente la disciplina degli strumenti di tutela del diritto d’autore on-line con procedura di rimozione dei contenuti digitali) ha pubblicato la Delibera 398/11/CONS (intitolata “CONSULTAZIONE PUBBLICA SULLO SCHEMA DI REGOLAMENTO IN MATERIA DI TUTELA DEL DIRITTO D’AUTORE SULLE RETI DI COMUNICAZIONE ELETTRONICA“), accompagnata dall’Allegato Schema di Regolamento.

Rimandando ad altro momento i commenti analitici su entrambi i testi, consultabili sul sito dell’AGCOM in versione integrale. Preme qui rimarcare ancora una volta che, a mio sommesso avviso, le procedure di rimozione del materiale illecito vanno disciplinate, perché previste dalla normativa in materia di commercio elettronico, ma non con queste modalità.

Innanzitutto non convince l’estromissione del Parlamento, sede appropriata per disciplinare il settore in esame, e il pericoloso effetto dell’accentramento dei poteri in capo all’Authority (stabilisce le norme, decide sulle norme che stabilisce e le fa attuare, con buona pace degli elementari principi di suddivisione die poteri tipici di un ordinamento democratico).

Non convince il sostanziale effetto espropriante delle prerogative della magistratura, dato che con Regolamento di un’autorità amministrativa indipendente (e non per legge) le controversie sull’utilizzo del materiale coperto da diritto d’autore e sulla sua eventuale rimozione dalla Rete vengono sottratte alle sezioni specializzate dell’autorità giudiziaria ordinaria (giudice naturale precostituito per legge) e affidate prima all’AGCOM e poi al TAR in caso di impugnazione. Non convince l’idea che non se ne possa occupare la magitratura, dal momento che il codice di rito prevede già una procedura d’urgenza, quantomeno con il procedimento di cui all’art. 700 c.p.c. (che, se si ritenesse “lento”, potrebbe essere oggetto di modifica).

Non convince neanche la sostanziale disparità di trattamento tra chi si trova a chiedere la rimozione dei contenuti per violazione del copyright e chi invece si trova vittima di altri illeciti on-line (ad esempio, chi è diffamato). La rimozione dei contenuti diffamatori segue infatti altri percorsi e la tutela per il cittadino sarebbe diversa da quella di chi ha interesse alla rimozione delle violazioni della disciplina sul diritto d’autore. Tale diversità di trattamento è a dir poco inconcepibile, se si pensa che la disciplina in materia di commercio elettronico di cui al d.lgs. 70/2003, così come la Direttiva 2000/31/CE, affrontano il tema della rinmozione dei contenuti illeciti o della inizione all’accesso dei medesimi in maniera trasversale, senza distinguere se si tratti di un illecito in violazione delle norme sul diritto d’autore, sul diritto alla reputazione e così via.

Sarebbe invece opportuno che la disciplina venisse affrontata in sede parlamentare, ragionata e valutata in relazione alle norme sul commercio elettronico e alle prerogative della magistratura (visto il rischio di compromissione dei diritti costituzionali di libertà e manifestazione del pensiero), tenendo altresì conto dell’esigenza di normare le procedure di rimozione dei contenuti illeciti non solo con riferimento al diritto d’autore, ma trasversalmente anche con riferimento ad altre tipologie di illecito.

 

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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Il Comunicato Stampa dell’AGCOM e lo Schema di Regolamento su Copyright e Internet. Il problema non risolto

La mobilitazione civile si è fatta sentire. L’AGCOM, come da suo comunicato stampa, annuncia i contenuti dello Schema di Regolamento sul diritto d’autore in Rete, elaborato a seguito della consultazione avviata con la Delibera 668/2010/CONS, contenente una procedura di rimozione selettiva.

Stando al comunicato stampa, l’AGCOM presenta una posizione decisamente più morbida, in particolare per la volontà di escludere dalla procedura tutti i casi di fair use.

Al riguardo, nel comunicato, si legge che

“La procedura non riguarda (sulla base del principio del fair use):

- i siti non aventi finalità commerciale o scopo di lucro;

- l’esercizio del diritto di cronaca, commento, critica o discussione;

- l’uso didattico e scientifico;

- la riproduzione parziale, per quantità e qualità, del contenuto rispetto all’opera integrale che non nuoccia alla valorizzazione commerciale di questa”.

 

Inoltre, stando sempre al comunicato, la procedura:

“- non si rivolge all’utente finale, né interviene sulle applicazioni

peer-to-peer;

- non limita la libertà di espressione e di informazione, ma assicura

piena garanzia dei diritti di cronaca, commenti, e discussione o di

diffusione a fini didattici e scientifici, nonché ogni uso non lesivo

del normale sfruttamento dei contenuti;

(…)

- inoltre, differentemente da quanto avviene nella maggior parte

dei Paesi europei, in caso di upload, l’upoloader riceverà l’avviso

di notifica e potrà avviare la procedura di contro notifica.

Nel caso dei siti esteri, qualora, in esito all’attività istruttoria, l’Agcom

richieda la rimozione dei contenuti destinati al pubblico italiano in

violazione delle norme sul diritto d’autore e il sito non ottemperi alla

richiesta, il caso verrà segnalato alla magistratura per i provvedimenti di

competenza”.

 

La procedura viene ora così esposta dall’AGCOM:

“(…)

si articola in due fasi: una relativa al procedimento dinanzi al gestore del sito, la seconda al procedimento dinanzi all’Autorità.

Nella prima fase, se riconosce che i diritti del contenuto oggetto di segnalazione sono effettivamente riconducibili al segnalante, il gestore del sito può rimuoverlo lui stesso entro 4 giorni, accogliendo la richiesta rivoltagli (notice and take down).

Nella seconda fase, qualora l’esito della procedura di notice and take down non risulti soddisfacente per una delle parti, questa potrà rivolgersi all’Autorità, la quale, a seguito di un trasparente contraddittorio della durata di 10 giorni, potrà impartire nei successivi 20 giorni (prorogabili di altri 15) un ordine di rimozione selettiva dei contenuti illegali o, rispettivamente, di loro ripristino, a seconda di quale delle richieste rivoltegli risulti fondata”.

 

Quanto al rapporto con l’autorità giudiziaria, il Comunicato dell’AGCOM prevede:

La procedura dinanzi all’Autorità è alternativa e non sostitutiva della via giudiziaria e si blocca in caso di ricorso al giudice di una delle parti.

Inoltre, come tutti i provvedimenti dell’Agcom, anche le decisioni in materia di diritto d’autore potranno essere impugnati dinanzi al TAR del Lazio.

 

Nonostante le diverse aperture, le criticità non mancano.

Come ben sa chi studia la disciplina sul commercio elettronico di derivazione comunitaria, si avvertiva da tempo l’esigenza di introdurre, nel nostro ordinamento, una procedura di rimozione dei contenuti illeciti, al fine di meglio definire l’ambito di responsabilità dei providers per i casi in cui venga contestata la mancata rimozione dei contenuti medesimi.

IL PROBLEMA NON RISOLTO. - In attesa di vedere il testo completo dello Schema di Regolamento (non essendo sufficiente per una analisi il comunicato stampa), balza agli occhi una criticità non rimossa: la fonte normativa che introduce tali norme non può essere un regolamento dell’AGCOM.

Occorre un passaggio parlamentare. E’ quella la sede normativa corretta per l’emanazione delle norme.

La cosa è evidente non solo per la già dedotta (illo tempore) violazione del principio democratico di suddivisione dei poteri (normativo, giudiziario, esecutivo), ma anche perché la disposizione incide sia su diritti fondamentali (come la libertà di espressione, menomata a seguito della rimozione selettiva o anche della sola fase di notice and take down), sia sull’accesso alla magistratura, dal momento che il comunicato precisa che la procedura innanzi all’Authority è alternativa a quella giudiziaria, salvo la paralisi della procedura stessa ove (presumibilmente l’altra parte) ricorrerà all’autorità giudiziaria, sia perché sottrae la controversia sul diritto d’autore all’autorità giudiziaria ordinaria (con competenza ex lege delle Sezioni Specializzate per la  Proprietà Industriale e Intellettuale), per affidarla ad un’autorità amministrativa (in forza di un provvedimento di “auto-normazione” dell’Authority) e, in caso di impugnazione, al TAR che, ad ogni modo, non è il giudice competente previsto per legge per dirimere i contenziosi in materia di diritto d’autore.

Tale ultimo rilievo ha un’ovvia ricaduta sul piano costituzionale, perché finisce per violare il principio espresso dall’art. 25, co. 1, Cost. secondo cui “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge“.

Qui, invece, si assiste ad un congegno normativo che finisce, con fonte regolamentare e non legislativa, per distogliere le controversie sulla violazione del diritto d’autore in Rete dal giudice naturale precostituito per legge (le sezioni specializzate dell’Autorità giudiziaria ordinaria) per affidarla ad un’autorità amministativa indipendente e, in caso di ricorso, ad altro giudice (il giudice amministrativo) che ha ben altre competenze rispetto a quelle richieste per dirimere le decisioni.

Inoltre, il sistema normativo finirebbe per gestire in violazione del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost. le controversie sulla violazione del diritto d’autore, affidandole alle sezioni specializzate della Magistratura ordinaria, come previsto per legge, in caso di controversia relativa a violazioni “off-line” e ad un’autorità amministrativa (e successivamente al TAR in caso di impugnazione), ove le medesime controversie riguardino violazioni “on-line“.

Sottrarre al Parlamento la normazione di tale disciplina è, oltre che un pericoloso precedente, un attacco al principio della sovranità popolare, epressa all’art. 1, co. 2, Cost. (“La sovranità appartiene al popolo, chela esercita nelel forme e nei limiti della Costituzione”).

L’Authority non mi pare legittimata ad emanare tali norme, sostituendosi (arbitrariamente) alle prerogative del Parlamento, che, eletto dal Popolo, ne ha la rappresentanza. Inoltre, non va trascurato che il Parlamento ha su di sè quella responsabilità politica che invece difetta all’Authority e che lo porta a rispondere del suo operato di fronte all’elettorato a fine di ogni legislatura.

Tali rilievi, mossi coralmente nei confronti delle emanande norme dell’AGCOM, presentano pesanti vizi genetici, che non mi pare possano essere risolti con una modifica dello Schema di Regolamento a seguito di nuove consultazioni, neanche ove il testo finale del Regolamento fosse ulteriormente edulcorato.

La via normativa da seguire in subjecta materia rimane, a mio sommesso avviso, quella Parlamentare.

Fabio Bravo

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Delibera AGCOM: Intervista a Stallman

Richard Stallman si è pronunciato sui contenuti della delibera dell’AGCOM 668/2010/CONS, con cui si vorrebbe introdurre nel nostro ordinamento, in via amministrativa, una procedura di rimozione selettiva dei contenuti web, bypassando il Parlamento e l’Autorità giudiziaria (come già detto tempo addietro, in contrasto con il principio democratico di suddivisione dei poteri legislativo-giudiziario-esecutivo).

Le parole di Stallman sono state consegnate ad Alessandro Longo, in una intervista per l’Espresso, che consiglio caldamente di leggere per intero (“Censura la Web: ribellatevi“).

Riassume bene, in più punti, la situazione che nel nostro Paese stiamo vivendo. Riporto di seguito i passaggi che mi paiono più significativi:

“Questa delibera della vostra Agcom è sbagliata due volte. Perché darà gli strumenti per censurare le voci fuori dal coro, con la scusa della lotta alla pirateria, e perché mira a impedire agli utenti di condividere contenuti”.

 

Signficativamente, poi, aggiunge:

 

Che opinione si è fatto?

“Ho capito che è un tentativo, da parte dei detentori di copyright, di saltare il sistema giudiziario per attaccare siti e servizi che considerano una minaccia ai propri interessi. Il nuovo sistema, diretto da Agcom invece che da un tribunale con regolare processo, porterà a decisioni accelerate contro contenuti internet presunti illegali: è proprio questo il motivo per cui l’industria del copyright lo vuole. Ma, essendo una via abbreviata e rapida, probabilmente calpesterà i diritti degli utenti”.

(…)

 

Che di democrazia si sta parlando lo ha compreso bene anche Stallman, che, da osservatore straniero attento alle dinamiche della Rete, così conclude il suo discorso:

 

Una previsione: come andrà a finire?
“Non posso farla perché dipende da voi. Da voi italiani. Se riuscirete o no a usare quello che vi resta della democrazia per contrastare le minacce, alla libertà, che vengono dalla politica e dalle aziende”.

 

Fabio Bravo

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Delibera AGCOM sulla rimozione selettiva: mobilitazione 2.0 ed eco della politica (la Protesta dei Palloncini e la Notte della Rete)

Sulla delibera AGCOM 668/2010/CONS, con la quale si intende operare una rimozione selettiva in via amministrativa introdotta d’imperio (escludendo il parlamento dall’attività di normazione e l’auorità giudiziaria in ordine alla soluzione della controversia), abbiamo già dimostrato il nostro disappunto appoggiando l’iniziativa di “sito non raggiungibile” (qui l’homepage): la scelta non è condivisa e andrebbe meditata.

Sia chiaro, ciò che non si condivide non è la scelta di operare una rimozione dei contenuti illeciti, di per sè praticabile ed il linea con la direttiva europea sul commercio elettronico, ma le modalità con cui la si vuole introdurre ed eseguire nel nostro Paese.

La blogosfera, grazie all’iniziativa di sito non raggiungibile e, in particolare, agli amici Fulvio Sarzana e Marco Scialdone e l’associazione Agorà Digitale, ha avuto un’eco crescente.

Sono stati organizzati incontri e convegni, anche presso la Camera, con presentazione di un e-Book, è stato lanciato il tam tam su Internet e si è ottenuta anche presenza televisiva (AnnoZero).

Dalla blogosfera la campagna di sensibilizzazione, proprio perché condivisa nei contenuti, ha portato a sensibilizzare giornalisti e politici.

Alle prime voci di Di Pietro ed altri, ora si aggiungono quelle del Presendente della Camera Gianfranco Fini e del Ministro della Giorventù Giorgia Meloni, nonché quella di Pier Luigi Bersani ed altri ancora.

Fulvio rimarca l’eco internazionale che ha la vicenda.

Partita dalla Rete, la mobilitazione si fa anche al di fuori, nel mondo fisico. Le iniziative sono diverse, cocnentrare per il 4 luglio (la Protesta dei Palloncini) e per il 5 luglio (la Notte della Rete) nell’ambito delle quale l’attivitsmo di Agorà Digitale e di Valigia Blu ha un ruolo decisivo.

E’ un esempio bello di democrazia. Riporto un passaggio significativo di un post firmato da Arianna Ciccone di Valigia Blu:

Che sta succedendo?
Succede che la Rete ha dettato l’agenda e la politica in ritardo e a fatica ha risposto. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini con un intervento su La Stampa ha detto: “No a troppi paletti…”, avrei preferito proprio no paletti ma va bene anche così; il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani con una dichiarazione ufficiale sostiene che l’AgCom deve fermarsi: nessun bavaglio alla nostra democrazia; il deputato del PDL Roberto Cassinelli, in solitaria nel suo partito, si augura che l’AgCom sospenda immediatamente l’esame del provvedimento e lasci al Parlamento l’incombenza di predisporre gli strumenti più idonei alla tutela del diritto d’autore; il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro, sul suo profilo Facebook fa sapere che: ”La Rete è l’ultimo baluardo per la libera informazione e non deve subire censure. Per questo, abbiamo già presentato un’interrogazione parlamentare contro la delibera dell’Agcom”.
L’Agcom ha comunicato – si vede che la pressione sta salendo – che dopo il 6 luglio ci saranno altri 15 giorni per le osservazioni e poi l’approvazione. Che significa secondo me? Che ci stanno provando. Il 6 faranno calmare le acque e poi in piena estate quando l’attenzione sarà calata potranno far passare liberamente e senza tante polemiche la delibera che farà del nostro Paese un vero e proprio laboratorio per la censura “globale” alla Rete.

 

A parte la considerazione che nel PDL la questione inizia a far breccia da più parti, se si considerano le esternazioni del Ministro Meloni (PDL), riportate da Anna masera unitamente a quelle di Fini, la cosa interessante è come il web inizia a costruire i processi democratici.

Se ne è avuta forte la percezione con le recenti amministrative e, soprattutto, con il referendum.

L’informazione di stato vacilla e si rende sempre meno credibile. L’inchiesta di RE (Repubblica e l’Espresso) sulla Struttura Delta in RAI ha svelato i retroscena raccapriccianti.

La Rete consente di far passare l’informazione senza il controllo del potere. Non è tutto, però. Ha una forza in più, perché consente anche di commentarla, di aggiungere opinioni, di replicare e di dissentire, nonché di organizzare il dissenso anche con la mobilitazione civile. E’ un processo che va sorretto con convinzione e tenacia, perché percorre una strada in salita e controvento.

L’Italia non poteva scegliere il modo migliore per festeggiare i suoi 150 anni.

Fabio Bravo

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Sito non raggiungibile

Sito Non raggiungibile

Diversi amici, come Fulvio Sarzana e Marco Scialdone, insieme a molti altri, stanno portando avanti una campagna di sensibilizzazione contro la cancellazione automatica dei contenuti su Internet, intitolata “Sito Non Raggiungibile” (per la quale rinvio al banner clickabile).

Non sono uno dei guru a cui fa riferimento Marco nel suo post (“Poi scopri di non essere più solo“), ma le accorate parole e l’impegno che ci sta mettendo in questa inziativa mi hanno indotto a dare, nel mio piccolo, il mio contributo alla diffusione della campagna, che nella sostanza condivido pienamente.

Marco cita anche le parole della costituzionalista Giovanna De Minico, per il Sole 24 Ore, nella parte in cui dice

“Eravamo convinti che il diritto alla libera informazione prevalesse sul diritto allo sfruttamento dell’opera d’ingegno. Confidavamo che le decisioni contro un soggetto non potessero essere prese senza prima sentirlo. Ritenevamo che l’affidamento in esclusiva di una materia litigiosa al potere giudiziario impedisse l’intervento di ogni altro potere. Certezze giuridiche tuttora corrispondenti a regole costituzionali scritte e non, ma da ultimo indebolite dal decreto 44/2010 e dallo schema di regolamento sul diritto d’autore online dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni” [sott. Delibera ACGOM 668/2010/CONS].

Riassumono bene il cuore del problema.

Fabio Bravo

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About Elly! Ecco il testo dell’ordinanza del Tribunale di Roma

Sul caso Yahoo! vs. PFA Films, in tema di responsabilità del provider per l’omessa rimozione di link a contenuti illeciti (relativi all’opera cinematografica “About Elly“), ecco il testo integrale dell’ordinanza cautelare resa il 20 marzo 2011 dal Tribunale Ordinario di Roma, IX sez., Dott.ssa Muscolo (reso disponibile sul sito leggioggi.it).

Non mancherò di commentarlo nei consueti canali accademici e, perché no, anche su Information SOciety & ICT Law.

Fabio Bravo

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Tribunale di Roma: dopo Google e YouTube, ora è il turno di Yahoo!

Dopo la sentenza milanese sul caso Google vs. Vividown e le ordinanze cautelari, anche in sede di reclamo, sul caso Google-YouTube vs. RTI, ora il Tribunale romano si pronuncia nella controversia che vede contrapposta Yahoo! a Open Gate Italia, in rappresentanza della società di produzione cinematografica PFA.

A Yahoo! si è contestata l’attività di linking a siti contenenti video presenti in rete illecitamente, in quanto diffusi senza il consenso del titolare dei diritti sull’opera.

Come riportato da il Velino,

La Nona Sezione del Tribunale di Roma “inibisce a Yahoo! la prosecuzione e la ripetizione della violazione dei diritti di sfruttamento economico sul film ‘About Elly’ mediante il collegamento a mezzo dell’omonimo motore di ricerca ai siti riproducenti in tutto o in parte l’opera, diversi dal sito ufficiale del film”.

 

La notizia è stata diffusa per Repubblica da Longo, il quale parla di “sentenza”. Nell’attesa di vedere il testo del provvedimento, accoglierei con elasticità il termine sentenza, dato che potrebbe a ragioni trattarsi di ordinanza resa in sede cautelare (reclamabile e, comunque, suscettibile di essere rivista nel merito con la successiva sentenza, ove il giudizio cautelare sia stato incardinato in corso di causa oppure ove sia stato incardinato ante causam e si decidesse per la riassunzione nel merito).

In questa fattispecie si profilano delel novità:
a) sarebbe stato concesso una inibitoria per attività di linking a materiale asseritamente illecito;
b) sarebbe stata accertata, quantomeno sotto il profilo del “fumus” tipico dei procedimenti cautelari, la responsabilità di un “motore di ricerca” e non di un fornitore di servizi di “hosting”.

Dalla ricostruzione di alessandro Longo apprendiamo (con l’accortezza di prendere in maniera elastica il concetto di “sentenza”):

(1)

“La nona Sezione del Tribunale di Roma “inibisce a Yahoo! la prosecuzione e la ripetizione della violazione dei diritti di sfruttamento economico sul film ‘About Elly’ mediante il collegamento a mezzo dell’omonimo motore di ricerca ai siti riproducenti in tutto o in parte l’opera, diversi dal sito ufficiale del film”. Dunque i giudici obbligano Yahoo! a offrire, nei risultati, solo risultati “ufficiali”.”

(2)

“Il giudice ha riconosciuto che i motori di ricerca non possano esercitare “un controllo preventivo sui contenuti dei siti sorgente a cui è effettuato il link“.

(3)

“Nondimeno, ha deciso in tal senso perché Yahoo! sapeva della violazione del copyright ma non ha rimosso comunque i link ai siti pirata. Per questo motivo il giudice ne ha riconosciuto la responsabilità“.

(4)

La società di produzione cinematografica PFA, che distribuisce il film in Italia, aveva infatti mandato a Yahoo! una diffida, senza successo, chiedendo di ripulire i risultati della ricerca dai “siti riproducenti in tutto o in parte l’opera diversi dal sito ufficiale del film“, si legge ancora nella sentenza. E’ intervenuta quindi Open Gate Italia, società che segue le controversie sul copyright, portando avanti la causa in rappresentanza di Pfa. Open Gate ha fatto notare al tribunale che, facendo una ricerca con le parole “About Elly” su Yahoo!, il sito ufficiale del film non era nemmeno tra le prime posizioni, scalzato da link a pagine che consentivano di scaricare il film.”

Si noti la straordinaria coincidenza con lo schema preso a base delle decisioni rese con ordinanza dal Tribunale di Roma sul caso RTI-Google/YouTube.

In entrambi i casi il titolare dei diritti manda una diffida per contestare la violazione. La contestazione, a quanto consta (almeno nel caso RTI-Google/YouTube) appare generica, ossia non ha indicazione esatta degli URL a cui corrispondere il materiale o il link da rimuovere.

Dalla diffida il Provider, secondo tale schema, può rendersi conto della presenza o meno delle violazioni.

Prima della diffida non ha un obbligo di controllo. Dopo la diffida, essendo in grado di acquisire consapevolezza della violazione, scattano i meccanismi di responsabilità, anche prima che venga attivata la richiesta di rimozione tramite l’autorità giudiziaria (o quella amministrativa) ai sensi del d.lgs. 70/2003 sul commercio elettronico.

Sorprende, invero, le possibilità di estensione delle responsabilità se, come sta avvenendo, si assesta questo modello. Occorre estrema cautela nell’applicazione del principi giuridici emergenti dalla recente giurisprudenza.

La materia dovrà essere quanto prima aggiornata a livello normativo, attraverso il processo di revisione della direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico.

Ritornerò quanto prima su tale argomento, attendendo il deposito del provvedimento in questione, comprensivo delle motivazioni.

Fabio Bravo

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Pubblicità ingannevole. Ordine di cessazione per lo spot di ForumNucleare

L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) ha dichiarato ingannevole il messaggio pubblicitario diffuso da ForumNucleare, su cui avevo avanzato diverse perplessità (ma il coro di voci era nutrito).

L’IAP ha ordinato la cessazione del messaggio in questione con pronuncia n. 12/2011 del 18.2.2011:

Pronuncia n. 12/2011 del 18/2/2011
Parti Comitato di Controllo nei confronti di Forum Nucleare Italiano
Mezzi televisione
Presidente Spada
Relatore Libertini

Prodotto

Energia nucleare

Messaggio

“E tu sei a favore o contro l’energia nucleare o non hai ancora una posizione?” – www.forumnucleare.it

Dispositivo

Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la pubblicità contestata non è conforme all’art. 2 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, letto ed applicato alla luce delle ‘Norme preliminari e generali’ e integrato dal disposto dell’art. 46, e ne ordina la cessazione nei sensi di cui in motivazione.

(Art. 2 – Comunicazione commerciale ingannevole)

Come rilevato da ZeroEmission,

In altri parole, più che promuovere un dibattito aperto e spregiudicato sul tema nucleare, lo spot del Forum nucleare cercava di pilotare un’opinione precisa creando un clima favorevole al ritorno del nucleare in Italia e dando quasi l’impressione che i cittadini siano stati messi in condizione di scegliere.

Troppo tardi?

Qui il controspot di ReferendumNucleare.info

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YouTube, la selezione ex ante e il controllo dei contenuti

Avevo mosso nel precedente post alcuni dubbi sull’applicazione o meno dei regolamenti AGCOM sulle WebTV (e sule WebRadio) a YouTube, ragionando sul significato di “selezione ex ante” dei contenuti nelle piattaforme UGC (User Generated Content).  La riflessione si innesta su una conversazione già avviata in rete, che vede soluzioni contrapposte, tra cui quella di Guido Scorza e di Marco Scialdone.

Marco, che ringrazio, ha avuto la bontà di lasciarmi un commento, che riporto di seguito, al quale, per l’importanza della questione e per l’ampio respiro della riposta che stavo approntando, ho preferito dare seguito con questo post.

Riporto il suo commento:

(…) personalmente non ritengo che la presentazione dei “video più popolari” integri una selezione ex ante, ma al contrario operi una mera classificazione sulla base della popolarità degli stessi.

L’attività di selezione implica necessariamente, a mio avviso, che l’operatore conoscendo i video decida prima che gli stessi vengano visualizzati quali saranno proposti e quali no (altrimenti non ci sarebbe tecnicamente “selezione”).

Nel caso dei video popolari YouTube non opera alcuna selezione, ma si limita a proporre una “classifica” sulla base delle preferenze espresse dagli utenti.

Uno dei punti cruciali sta proprio nel concetto di “selezione”. Secondo tale prospettazione l’attività di selezione implicherebbe ex se la conoscenza dei contenuti del video. Con ciò però si finirebbe per escluderedalla definzione (di selezione) l’attività con cui l’individuazione dei video venga fatta utilizzando volontariamente (coscientemente e consapevolmente) criteri in grado di operare ex ante in via automatica la scelta dei contenuti (“selezione automatica”).

L’effetto è quello di escludere la disciplina intervenendo con una interpretazione restrittiva dell’accezione tecnica di “selezione” ex ante, escludendo la selezione automatica basata sull’interazione con gli utenti per sondare l’indice di gradimento (lo “share“).

Ragionando “a voce” alta, facendovi partecipi delle riflessioni che sto maturando, mi sembra che più di un dubbio permanga. A ben guardare, infatti, la scelta di individuare automaticamente (nel senso di “selezionare” automaticamente) ex ante i video da proporre nel “catalogo” sulla base dell’indicide di gradimento riscontrato dall’interazione con gli utenti è già una realtà nella selezione dei palinsesti di TV innovative come Current_TV.

Leggendo su wikipedia la Mission e la Vision di Current TV si vede bene come il criterio di formazione dei palinsesti televisivi per la TV satellitare sia basato proprio sulla selezione automatica dei video più popolari scelti dagli utenti sul canale telematico di trasmissione:

“Current ha implementato il modello dei contenuti creati dallo spettatore (VC2 – Viewer Created Content). Per VC² (si legge “vi si squerd”) si intendono tutti quei video-contenuti ideati, prodotti e realizzati dal pubblico e che costituiscono circa il 30% della programmazione sul canale televisivo. Vengono trasmessi sul canale satellitare i video più votati dalla community internet all’indrizzo [1]. L’interazione fra Web e TV è infatti totale. Gli argomenti della programmazione televisiva riflettono i temi affrontati all’interno della community e viceversa, in uno scambio diretto e costante tra canale e sito, quest’ultimo autentico luogo d’incontro e integrazione degli utenti”.

Dunque il dubbio continuerebbe a sussistere se si rimanesse a disquisire sul requisito di “selezione ex ante” dei contenuti trasmessi sulle piattaforme di UGC e la categoria dei video più popolari, proposta da YouTube, in fondo può essere interpretata, a mio sommesso parere, come una “selezione ex ante” dei contenuti.

Tuttavia, e qui vado un po’ oltre, il problema interpretativo nell’applicazione delle norme in questione forse non concerne l’accezione tecnica di “selezione”, ma ulteriori requisiti, quali la presenza o meno di un’attività di controllo sui contenuti e il grado (la profondità) di controllo che verrebbe ad essere richiesta al provider. Qui i dubbi mi sembra si dipanano.

In questo senso può leggersi la risposta alla FAQ n. 21 ai regolamenti dell’AGCOM, ove l’Authority ha voluto precisare che

(…) affinché si determini la responsabilità editoriale, sono invece richiesti due elementi concorrenti: l’esercizio di un controllo effettivo sia sulla selezione dei programmi, ivi inclusi i programmi-dati, sia sulla loro organizzazione in un palinsesto cronologico, nel caso delle radiodiffusioni televisive o radiofoniche, o in un catalogo nel caso dei servizi a richiesta. Pertanto, i siti che non selezionano ex ante i contenuti generati dagli utenti, ma effettuano una mera classificazione dei contenuti stessi, non rientrano nel campo di applicazione della norma.

Il testo della risposta alla FAQ ricalca il dettato normativo.

Risalendo direttamente alle fonti normative, infatti, si scorge che l’art. 1, co. 1, lett. i), del Regolamento AGCOM allegato “A” alla delibera 607/10/CONS, relativo alla fornitura di servizi di media audiovisivi a richiesta, definisce espressamente la “Responsabilità editoriale“, rilevante ai fini dell’applicazione della disciplina de qua, come

“l’esercizio di un controllo effettivo sia sulla selezione dei programmi, ivi inclusi i programmi-dati, sia sulla loro organizzazione in un palinsesto cronologico, nel caso delle radiodiffusioni televisive o radiofoniche, o in un catalogo, nel caso dei servizi di media audiovisivi a richiesta”.

Il problema vero, dunque, dovrebbe concernere il concetto di “controllo effettivo” esercitato sui contenuti.

Percorrendo questa strada può sostenersi che, là dove si richiede, per ravvisare la responsabilità editoriale, che venga esercitato un controllo effettivo ex ante sui contenuti, YouTube rimarrebbe fuori dall’ambito di applicazione dei regolamenti AGCOM, ma non perché non faccia una selezione ex ante, quanto perché si limiterebbe a porre in essere una selezione ex ante senza un effettivo controllo dei contenuti.

Poiché l’art. 2, co. 1, del citato Regolamento richiede, per potersi applicare la normativa anche ai siti internet, la sussistenza di una “responsabilità editoriale”, si potrebbe concludere che il regolamento dell’AGCOM non troverebbe applicazione a YouTube se, come sembrerebbe prima facie, pur selezionando ex ante i contenuti e organizzandoli, non esercita un “effettivo” controllo sui contenuti medesimi.

Per contrastare tale interpretazione, occorrerebbe affermare che l’ “effettivo controllo” si ha qualora YouTube facesse ricorso a filtri automatici per il controllo dei contenuti, come avviene, ad esempio, in caso di filtri in grado di individuare le possibili violazioni del copyright.

Il ragionamento, si noti, finisce per allacciarsi a quello concernente la disciplina sulla responsabilità degli intermediari nella società dell’intermediazione (responsabilità dei providers) ex d.lgs. 70/2003, di recepimento della direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico, in corso di revisione, nell’ambito della quale l’attività ed il grado di controllo sui contenuti assume rilievo decisivo.

Ritornerò ancora sull’argomento.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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