Diritto dell’informatica

Apple e la garanzia biennale. Multa di 900.000 euro dall’Antitrust

La Apple ha posto in essere pratiche commerciali scorrette nel mercato italiano (e probabilmente anche europeo) con riguardo alla garanzia biennale dovuta nelle vendite commerciali con i consumatori.

Dopo numerosi casi, alcuni segnalati anche su Information Society & ICT Law, l’Antitrust italiana (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – AGCM), nel corso dell’adunanza del 21 dicembre 2011, ha sanzionato tre società del gruppo Apple per un importo complessivo di 900.000 euro, per due distinte condotte.

Ecco il provvedimento integrale dell’AGCM (82 pag.) e l’estratto (1 pag.)

Come precisato dall’Authority,

In particolare (…) le tre società del gruppo, Apple Sales International, Apple Italia S.r.l. e Apple Retail Italia hanno messo in atto due distinte pratiche commerciali scorrette:

 

1) presso i propri punti vendita e/o sui siti internet apple.com e store.apple.com, sia al momento dell’acquisto che al momento della richiesta di assistenza, non informavano in modo adeguato i consumatori sui diritti di assistenza gratuita biennale previsti dal Codice del Consumo, ostacolando l’esercizio degli stessi e limitandosi a riconoscere la garanzia convenzionale del produttore di 1 anno;

 

2) le informazioni date su natura, contenuto e durata dei servizi di assistenza aggiuntivi a pagamento AppleCare Protection Plan, unite ai mancati chiarimenti sull’esistenza della garanzia legale biennale, erano tali da indurre i consumatori a sottoscrivere un contratto aggiuntivo quando la ‘copertura’ del servizio a pagamento si sovrappone in parte alla garanzia legale gratuita prevista dal Codice del Consumo.

 

In conseguenza dell’accertamento delle due violazioni sono state comminate diverse sanzioni:

Le sanzioni sono pari a 400mila euro per la prima pratica e 500mila per la seconda pratica. Per la prima pratica, l’Autorità ha infatti tenuto conto delle modifiche adottate dalle società del gruppo nel corso del procedimento, in grado di garantire una migliore informazione ai consumatori, riducendo così il massimo edittale di 500mila che è stato invece applicato per la seconda pratica.

 

Tali importi sono stati ripartiti tra le tre società in ragione del loro fatturato, secondo il seguente schema:

 

1) Mancata informazione e riconoscimento della garanzia legale:

 

- Apple Sales International 240 (duecentoquaranta) mila euro;

 

- Apple Italia S.r.l. 80 (ottanta) mila euro;

 

- Apple retail Italia S.r.l. 80 (ottanta) mila euro;

 

2) informazioni fuorvianti per indurre alla sottoscrizione del contratto di assistenza aggiuntiva a pagamento:

 

- Apple Sales International 300 (trecento) mila euro;

 

- Apple Italia S.r.l. 100 (cento) mila euro;

 

- Apple retail Italia S.r.l. 100 (cento) mila euro;

 

Le società, oltre a cessare le pratiche e comunicare all’Autorità le misure assunte per ottemperare al provvedimento, dovranno pubblicare un estratto della delibera dell’Antitrust sul sito www.apple.com in modo da informare i consumatori.

 

La società Apple Sales International, infine, entro 90 giorni, dovrà adeguare le confezioni di vendita dei servizi AppleCare Protection Plan, inserendo l’indicazione sulla esistenza e durata biennale della garanzia di conformità nonché indicando correttamente la durata del periodo di assistenza con riferimento alla scadenza della garanzia legale di conformità (…).

 

Fabio Bravo

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Ancora sulla garanzia biennale dei prodotti Apple in favore dei consumatori. L’esperienza di Massimo Russo

Avevo affrontato il tema della garanzia biennale della Apple nel precedente post. Vi segnalo, sullo stesso tema, l’esperienza raccontata da Massimo Russo su Cablogrammi, nella quale si evince la difficoltà pratica nel farsi riconoscere la garanzia biennale accordata dal codice del consumo per la vendita di prodotti difettosi, pur formalmente riconosciuta nelle clausole presenti nelle condizioni generali del contratto di vendita della Apple (cfr. art. 10.3, tra l’altro riformulato in maniera più dettagliata proprio in questi ultimi giorni).

Rimane il dubbio sulla legittima pretesa ad invocare la garanzia, dal momento che, nel caso citato, si parla di “fattura”. Infatti è noto che l’acquisto effettuato per scopi professionali o per scopi promiscui rende inapplicazione la disciplina a favore del consumatore, a meno che lo scopo professionale sia da considerare trascurabile e marginale rispetto a quello non professionale (in tal caso la giurisprudenza torna ad ammettere l’applicabilità della disciplina a favore del consumatore).

Tuttavia, il vero problema non è il disservizio verso gli utenti, ma la posizione dei rivenditori, letteralmente schiacciati, per un verso, dal potere economico della società produttrice e, per l’altro verso, dalle previsioni di tutela accordate dal nostro ordinamento giuridico a favore dei consumatori. Così il rivenditore, ove non coincida con il produttore, finisce spesso per assorbire su di sè il costo della riparazione o della sostituzione del prodotto durante il periodo biennale di garanzia.

Fabio Bravo

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Su Google Books: Contrattazione telematica e contrattazione cibernetica

E’ consultabile su Google Books il mio volume dal titolo “Contrattazione telematica e contrattazione cibernetica“, edito da Giuffrè nel 2007, con la presentazione del Prof. Guido Alpa. Il volume riproduce per intero la mia tesi di dottorato di ricerca in “Informatica giuridica e diritto dell’informatica”  presso l’Università di Bologna, con la quale ho vinto la terza edizione del premio Frosini (verbale).

Fabio Bravo

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