Caso Laziogate. L’intrusione nei computer dell’anagrafe: ecco il testo integrale della sentenza

Sul caso Laziogate, che ha portato alla condanna di Francesco Storace ed all’insolito ritiro della costituzione di parte civile dal sindaco subentrato Alemanno, è stata pubblicata dal collega Fulvio Sarzana il testo integrale della sentenza n. 9122 del 5 maggio 2010 di condanna resa dal Tribunale penale di Roma (Giudice Dr.ssa Maria Bonaventura), riassunta in queste righe da un articolo della Stampa (pubblicato nel medesimo giorno di pronuncia del provvedimento di condanna):

Responsabile dell’incursione illecita nel sistema informatico del comune di Roma, tra il 9 e 10 marzo del 2005, un’azione delittuosa che puntava ad interferire sul regolare svolgimento delle elezioni regionali e, in particolare, a penalizzare il movimento Alternativa Sociale guidato da Alessandra Mussolini. Per questo Francesco Storace oggi, al termine di un processo durato circa tre anni, è stato condannato ad 1 anno e 6 mesi di reclusione.

L’allora governatore del Lazio (ndr era presidente della regione all’epoca dell’illecito, ma ministro della Salute al momento dell’avvio dell’inchiesta, carica da cui si dimise) è stato giudicato «promotore o istigatore» di questa iniziativa.

Con lui, il giudice monocratico della IV sezione del Tribunale di Roma, ha condannato altre sette persone coinvolte, a vario titolo, nel Laziogate. Per tutti la pena è sospesa.

L’incursione, secondo quanto ricostruito dai magistrati capitolini, fu effettuata materialmente dal suo ex portavoce Nicolò Accame, condannato a due anni di reclusione, dall’ex direttore di Laziomatica (ora Lait Spa), Mirko Maceri, condannato ad un anno di reclusione, così come Nicola Santoro, un militante di An.

Gli altri reati contestati, a vario titolo, sono quelli di concorso in accesso abusivo in un sistema informatico, di interferenza illecita nella vita privata e favoreggiamento personale.

L’interferenza illecita nella vita privata era attribuita ad Accame e ai detective privati Pierpaolo Pasqua, condannato oggi ad un anno di reclusione, e Gaspare Gallo (che ha già patteggiato la pena a dieci mesi), questi ultimi due materialmente introdottisi il 28 febbraio del 2005 negli uffici romani di Azione Sociale, che aderiva al cartello di Alternativa Sociale, per girare dei filmati non autorizzati.

Ovviamente si tratta di sentenza non definitiva, che probabilmente verrà appellata dagli interessati.

E’ comunque interessante la lettura integrale del testo della sentenza, depositata con tanto di motivazioni in cancelleria il 4 ottobre 2010, perché rappresenta un caso di condanna per reati informatici commesso per finalità politiche.

Nella sentenza, oltre ai profili di responsabilità penale, c’è anche la condanna civilistica al risarcimento del danno in favore delle parti civili costituite (“Lait” e “Alternativa Sociale per Mussolini”), da liquidarsi in separata sede, ma non per il Comune di Roma che ha ritirato la costituzione di parte civile sul presupposto, da quanto ho capito dalle esternazioni del Sindaco Alemanno, della innocenza, da dimostrarsi in grado di appello, di Storace e degli altri coimputati condannati.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Information Society & ICT Law

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