Anche Apple è tenuta alla garanzia biennale (Aggiornamento)

Apple accorda sui propri prodotti una garanzia annuale, estesa convenzionalmente a tre anni.

La contrarietà di tale prassi alla normativa vigente, ove l’acquisto venga effettuato da consumatori (dunque nell’ambito di un rapporto di vendita business to consumer e non business to business), è palese se si ha a mente la disciplina della garanzia di cui agli artt. 128 e ss. del codice del consumo.

In particolare si veda l’art. 130, rubricato “Termini”, che fissa la durata legale della garanzia in due anni.

Pochi consumatori, tuttavia, sono disposti ad affrontare i costi di un’azione legale contro la Apple e preferiscono adeguarsi alla prassi commerciale del colosso americano.

Recentemente, tuttavia, è stato reso un precedente giurisprudenziale, che ha visto protagonista un ventiduenne  vicentino, il quale, acquistato un Mac rivelatosi malfunzionante dopo un anno dall’acquisto, aveva invocato, tra le altre rivendicazioni, la garanzia legale biennale post-vendita riservata ai consumatori, pur in difetto di acquisto della garanzia convenzionale triennale offerta dalla Apple.

La notizia, diffusa on-line dal Corriere, rimarca che

Prima ancora che il giudice di pace si esprimesse nel merito la Apple è corsa ai ripari e si è adeguata agli standard italiani garantendo ai consumatori i computer per due anni. Il giudice di pace di Vicenza intanto ha condannato l’azienda del compianto Steve Jobs a pagare al consumatore 1.300 euro, costo sostenuto dallo studente per il computer, una somma analoga di interessi legali, 350 euro per le spese sostenute dal ragazzo per riparare un vecchio pc da utilizzare in sostituzione di quello nuovo non funzionante, e 1.800 euro di spese legali sostenute per la causa.

Qui il link all’articolo in versione integrale.

Il discorso cambia, ovviamente, se l’acquisto viene fatto da un soggetto che agisce per scopi inerenti alla propria attività” professionale”, inclusa quella imprenditoriale, ovvero da un soggetto diverso da persona fisica. In tali casi, infatti, non trova applicazione la disciplina del codice del consumo.

Sulla vicenda, che è meno lineare di quanto sempri prima facie per via della ripartizione tra produttore e venditore (ove tali soggetti non coincidano) dell’obbligazione relativa alla garanzia, sta indagando anche l’antitrust.

Seguiremo gli sviluppi.

 ***** AGGIORNAMENTO (07.10.2011) *******

Per approfondire il discorso ho verificato, dal testo della sentenza in questione, che (diversamente da quanto rappresentato dalla fonte giornalistica!) la controversia intentata dal consumatore non ha coinvolto la Apple in qualità di convenuta, ma un rivenditore autorizzato. La Apple, pertanto, è rimasta estranea al giudizio.

La sentenza (ottenuta dalla collega che ha difeso l’attore e che ringrazio per la gentile disponibilità) si sofferma sulla disciplina delle garanzie nella vendita dei beni di consumo, accertando il rispetto dei termini decadenziali previsti per la denuncia dei vizi ex art. 132 del codice del consumo e la mancata eliminazione, ad opera del (ri)venditore, dei vizi lamentati dal consumatore, consistenti nella apparizione di linee verticali sul monitor di un iMac G5 1.9 Ghz, che poi cessava di funzionare. Il comportamento del venditore è stato apprezzato però sul piano dell’inadempimento alle proprie obbligazioni contrattuali e, pertanto, è stato ritenuto idoneo a determinare la risoluzione del contratto, con condanna alla restituzione della somma equivalente al prezzo di acquisto del computer in questione, oltre alla somma di 532,00 euro sborsati dal medesimo consumatore per potenziare un vecchio computer, da utilizzare nell’attesa della rimozione dei difetti o della sostituzione di quello nuovo.

Più che nella garanzia post vendita, la sentenza riconduce poi la fattispecie nei tradizionali rimedi di cui agli artt. 1490 e 1492 c.c., con facoltà del compratore di richiedere la risoluzione del contratto ove la res venduta sia affetta da vizi che la rendono inidonea all’uso o nel compromettano in modo significativo (“apprezzabile”) il valore.

Va notato che la risoluzione del contratto può essere applicata anche in forza della disciplina contenuta nel codice del consuno, ex art. 130, co. 7, lett. c), ove, come nel caso di specie, il venditore non abbia provveduto entro un congruo termine alla riparazione dei difetti o alla sostituzione del prodotto difettato.

Va poi precisato che, in caso di acquisto da un Apple Store o dall’Apple Online Store, il regime applicabile, compreso quello di garanzia biennale post-vendita in favore dei consumatori, obbliga direttamente la Apple (in caso di acquisti sull’Apple Online Store, la società venditrice è, più precisamente, la “Apple Sales International“, che “è una società di diritto irlandese con sede in Irlanda, con sede a Hollyhill Industrial Estate, Hollyhill, Cork, Irlanda e con numero di registrazione 157192“, così come precisato nelle condizioni generali di vendita presenti sul sito dell’AppleStore)

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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